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11 giugno 2014 - 13 Sivan 5774
alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav David Sciunnach e Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto Cavaglion e Francesco Lucrezi.
 
Maurizio Molinari
@Maumol

10 giu
#Medioriente, in 7 giorni eletti 3 presidenti che non potrebbero essere più diversi: #Assad, #AlSisi e #Rivlin

Pierluigi Battista@PierluigiBattis
10 giu
Giardini del Tempio. Museo Ebraico. Roma
 
 
 
Rivlin: "Presidente di tutti"
Grande attenzione sui giornali per la nomina del nuovo presidente israeliano, l'ex speaker della Knesset Reuven Rivlin. Spesso in conflittualità con Netanyahu pur facendo parte dello stesso partito (Likud), succede a Shimon Peres ed entrerà in carica a partire dalla fine del mese di luglio. Di Rivlin si parla come di un “falco” anche se con diverse sfumature. “In passato si è più volte detto contrario alla soluzione del conflitto con la creazione di due Stati preferendo un’unione speciale per estendere ai palestinesi la cittadinanza israeliana. Ma ogni volta che si è trattato di difendere i diritti degli arabi – spiega Maurizio Molinari sulla Stampa – è stato in prima fila contro l’ala estrema dei nazionalisti e ieri, a elezione avvenuta, ha precisato che un presidente deve ‘spogliarsi della politica’ e ‘rappresentare tutto il popolo’. A cominciare dagli accordi di pace”. Su posizioni simili il Corriere della sera, che titola: “Rivlin, il falco di Israele che vuole diritti per gli arabi”. Nell’articolo Lorenzo Cremonesi scrive: “Per i favorevoli al dialogo con i palestinesi, la nomina di Rivlin rappresenta uno smacco grave, specie in questo momento di crisi profonda nel processo di pace e crescita dell’estrema destra favorevole all’annessionismo unilaterale. I suoi biografi e i compagni nel Likud però insistono sul lato ‘liberale’ della sua personalità”. Fiduciosa per la nomina di Rivlin appare tra gli altri Fiamma Nirenstein che, in un breve intervento sul Giornale, osserva: "È difficile infilarsi negli stivali dalle sette leghe di Shimon Peres, il grande padre della patria e della pace che ha rappresentato Israele nel mondo con successo. Ma il decimo presidente, nonostante qualche uscita bizzarra (‘Preferisco condividere lo Stato con i palestinesi piuttosto che dividere Gerusalemme’) ha numeri che fanno di lui un pilota sicuro dopo molte avventure”.

Preoccupa intanto, sempre dal Medio Oriente, l’avanzata delle milizie sunnite di Al Qaeda in Iraq. Dopo sei mesi di sanguinosa battaglia con le forze governative è infatti caduta Mosul e 200mila civili sarebbero in fuga. “Bandiera nera sventola su Mosul, e l’Iraq sprofonda ancor più nel caos settario” riflette Cremonesi. Nelle stesse ore si infittisce il mistero attorno alla sorte di padre Dall’Oglio, il religioso rapito in Siria ormai oltre un anno fa. Stando ad alcune rivelazioni della stampa libanese il gesuita sarebbe vivo e il governo italiano starebbe trattando il suo rilancio. Ma la Farnesina al momento smentisce (Paolo Brera su Repubblica).


Guardando invece all’Europa estremamente significativa la decisione della Corte costituzionale tedesca, che ha respinto un ricorso dell’estrema destra contro il presidente della Repubblica, l’ex pastore evangelico Joachim Gauck, che aveva pubblicamente definito “mattoidi” alcuni militanti neonazisti scesi in piazza contro il diritto all’asilo. Scrive Paolo Lepri sul Corriere: “Gauck non ha violato i confini costituzionali che riguardano i giudizi negativi sui partiti politici perché si riferiva a persone che ‘non hanno imparato la lezione della Storia’. Si tratta di un segnale chiaro del fatto che la Germania mantiene alta la guardia, nelle sue istituzioni, contro ogni nostalgia del passato. È un impegno importante, questo, in un’Europa che qualche volta sembra smarrire i propri valori”.

Di grande interesse l’intervista di Wlodek Goldkorn (Repubblica) allo scrittore Yuri Andrukhovych, che molti libri ha dedicato alla Galizia ebraica e che è oggi interpellato per riflettere sul conflitto tra Russia e Ucraina. Alla domanda se la letteratura possa redimere il mondo e l’umanità, l’intellettuale ucraino risponde: “Sì. È uno strumento di resistenza. Può resuscitare chi non c’è più, e può restituirci il mondo degli sconfitti”. Ad essere citata è la figura di Bruno Schulz, che fu ucciso dalle SS nel ghetto Drohobycz. “Era un modesto insegnante e ha scritto romanzi che allora pochi erano in grado di apprezzare. Ma oggi – spiega Andrukhovych – è considerato un maestro dai più grandi scrittori viventi. Ha cambiato la maniera di raccontare lo spazio e il tempo. Era capace di farlo, perché abitava negli stessi luoghi dove fino alla catastrofe dimorava, come dice lei, il Messia”.

Prosegue, con nuove contrapposizioni, la faida familiare dei Le Pen. Ormai è “guerra aperta” tra padre e figlia, come sottolinea Paolo Levi sulla Stampa. “Oscurato, censurato, ammutolito. Per Jean-Marie Le Pen – racconta Levi – è l’umiliazione più grande. Da ieri, il presidente onorario del Front National non potrà più esprimersi sul sito internet del partito da lui stesso fondato oltre 40 anni fa, nel 1972, insieme a un gruppo di neo-nazisti e nostalgici dell’ex impero coloniale”. In un’intervista rilasciata alla rivista Les Inrockuptibles Le Pen (padre) ha nuovamente attaccato la figlia: “Mi ha pugnalato alle spalle”.

Roma: si inaugura nel pomeriggio, alla Casa della Memoria e della Storia, la mostra “Attraverso il Mediterraneo per la libertà” dedicata alla Brigata ebraica (Leggo). Nelle librerie “Superman è nato in Egitto” (ed. Bietti), ultimo romanzo di Franco Palmieri. “Un romanzo sulla memoria, un romanzo sull’invenzione della vita, un romanzo che racconta la vita mentre la sta immaginando. Un romanzo sul peso del passato che diventa destino”, scrive Cesare Cavalleri su Avvenire. L'opera sarà presentata lunedì 16 giugno alla Libreria Kiryat Sefer con interventi di Sonia Oranges e Claudia Pagan.


Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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