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8 luglio 2014 - 10 Tamuz 5774
alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Roberto Della Rocca e di Dario Calimani. Nella sezione pilpul una riflessione di Tobia Zevi e Mario Avagliano.
 
Shimon Peres@PresidentPeres
7 lug
The only thing left for all of us to do is to ensure that no more children are murdered, and no more tears are shed are by mothers.

Maurizio Molinari
@Maumol

7 lug
#Israele, un razzo lanciato da #Gaza cade a Gad Yavneh, al centro del Paese, segno che #Hamas sta lanciando ordigni a lunga gittata.
 
a
 
Hamas, nuove minacce a Israele
Decine e decine di lanci. Una pioggia di fuoco incessante dalla Striscia di Gaza, come non si vedeva da anni. È la nuova emergenza con la quale si trova a fare i conti Israele in queste ore di tensione per tutto il Medio Oriente. Scrive Davide Frattini sul Corriere della sera: “Hamas ha deciso che la calma non tornava utile ai suoi piani e in un’ora ha sparato assieme alle altre fazioni palestinesi quasi 70 tra razzi e missili verso il sud e il centro di Israele: il suo esercito ha rivendicato i bombardamenti con la gittata più lunga, quelli che hanno fatto risuonare le sirene ad ovest di Gerusalemme. Non succedeva dagli otto giorni di guerra della fine di novembre del 2012”. Ferma le reazione del governo Netanyahu, con una riunione d’emergenza durata tre ore che ha portato alle seguenti decisioni, elencate da Maurizio Molinari sulla Stampa: apertura dei rifugi pubblici nel Sud; aumento delle batterie anti-missile Iron Dome attorno alle città; richiamo a ondate di 1500 ufficiali riservisti ai confini di Gaza; impegno ad aumentare la pressione militare su Hamas fino a quando non tornerà la quiete. L’intento di Netanyahu, scrive Molinari, “è obbligare Hamas a ripristinare la tregua siglata alla fine del 2012”. Anche se dalla stessa Hamas arrivano segnali poco incoraggianti e, anzi, ripetute e infuocate minacce.


Iniziano intanto a collaborare alcuni degli arrestati per l’omicidio del giovane palestinese bruciato vivo come “vendetta” all’uccisione dei tre studenti di yeshiva rapiti e assassinati nel Gush Etzion. Sempre più forte la pista che vorrebbe questa brutale azione originata da una comune appartenenza agli ambienti più estremisti della tifoseria del Beitar. In un editoriale intitolato ‘Israele e l’orrore dei ragazzi assassini’ Gad Lerner, su Repubblica, scrive: “Oggi Israele deve guardarli in faccia, questi suoi figli che per vendetta hanno afferrato un coetaneo palestinese di 16 anni, Mohammad Abu Khdeir, e lo hanno bruciato vivo in un bosco di Gerusalemme. Li guarda in faccia e li riconosce perché gli sono ben noti, familiari. Magari finora se ne vergognava un po’, ma liquidava la loro esuberanza come teppismo generazionale proletario. Sono i ragazzi di stadio della curva scalmanata del Beitar, organizzati come ultràs in un raggruppamento dal nome sefardita, La Familia’, scelto in contrapposizione linguistica all’élite tradizionalmente ashkenazita dello Stato”.

Sul Garantista, il nuovo quotidiano diretto da Piero Sansonetti, Aurelio Mancuso dà spazio alle reazioni del mondo ebraico italiano: “Da segnalare – sottolinea – una forte presa di posizione dell’Ugei, l’organizzazione giovanile, che definisce ‘abominio morale’ l’assassinio di Mohammed e chiede: ‘basta giovani vite spezzate in Medio Oriente’. L’assemblea dei rabbini si dice preoccupata per gli avvenimenti e prega affinché le grandi sofferenze patite in questi giorni possano rivelarsi quali dolorose doglie, capaci non solo di mettere fine all’attuale spirale di violenza, ma di schiudere un nuovo spiraglio di speranza per un’autentica pace”.

Alla grande lezione di civiltà impartita dalla giustizia israeliana si richiama oggi Maria Giovanna Maglie su Libero. Nell’attacco del suo intervento viene citato il commento del primo ministro Netanyahu, che ieri ha detto: Noi processiamo i killer, i palestinesi li esaltano nelle scuole. “Basterebbe questa frase – spiega la giornalista – e l’articolo sull’abisso esistenziale tra Israele e Hamas sarebbe scritto”.

Su Repubblica la testimonianza di una ragazza fuggita dallo stato di prigionia – tra stupri, violenze e vessazioni di ogni genere – in cui era confinata per mano degli integralisti islamici di Boko Haram in Nigeria. “Il ricordo più terribile? Poche ore dopo il rapimento – racconta Sakinah a Pietro Del Re – ci hanno parcheggiate in una foresta che pullulava di serpenti velenosi: due di noi sono state morse e dopo atroci sofferenze sono morte entrambe”.

Nelle librerie il volume “Giovanni Palatucci. Una vita da (ri)scoprire” pubblicato dalla casa editrice Tra le Righe. L’opera, scritta da Nazareno Giusti, si prefigge di “riabilitare l’immagine” dell’ex questore di Fiume insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni e oggi al centro di un’indagine storiografica sui suoi effettivi meriti che porterà a un pronunciamento del pool coordinato da Michele Sarfatti in settembre. Su Libero un breve articolo di presentazione del libro.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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