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21 luglio 2014 - 23 Tamuz 5774
alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Paolo Sciunnach e di Anna Foa. Nella sezione pilpul una riflessione di Daniela Fubini, Daniele Liberanome e Rachel Silvera.
 
Benjamin Netanyahu@netanyahu
21 lug
PM Netanyahu said Israel regrets any inadvertent strike on Pal. civilians whereas Hamas intentionally fires at millions of Israeli civilians
 
 
 
Il premier Netanyahu alla Cnn:
"Triste per ogni perdita civile"
Quarta giornata di operazioni militari nella Striscia di Gaza. Gli scontri si sono concentrati particolarmente nella zona di Shajaiya, dove l’esercito israeliano aveva annunciato un intervento invitando la popolazione civile ad abbandonare le abitazioni. Per sintetizzare una giornata segnata dalla perdita di molte vite umane il Corriere della sera parla di “battaglia dei cento morti”. Tra cui 13 soldati israeliani, tutti appartenenti alla brigata Golani. “Le perdite più gravi in una sola battaglia da quella nel villaggio libanese di Bint Jbeil, durante il conflitto contro Hezbollah di otto anni fa” ricorda Davide Frattini.

“Proviamo tristezza per ogni civile che viene ucciso. Non è nelle nostre intenzioni. È questa la differenza tra noi e loro. Hamas prende deliberatamente di mira i civili e deliberatamente si nasconde tra la popolazione civile. Nascondono tra i civili i loro soldati, i loro missili e le altre armi. Che scelta ci resta? Dobbiamo proteggerci. Ecco perché cerchiamo di prendere di mira coloro che lanciano i missili, è chiaro. Non intendiamo colpire i civili, è Hamas che intende farceli colpire”. Così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Cnn. Il colloquio con il giornalista Wolf Blitzer è interamente tradotto da Repubblica.

Secondo quanto riporta la stessa Repubblica, Hamas avrebbe intanto manifestato l’intenzione di farsi scudo non solo con la popolazione civile ma anche con alcuni giornalisti. Tanto che una quindicina tra reporter, fotografi e televisioni, approfittando delle ore di tregua, hanno immediatamente abbandonato la Striscia.

Sui giornali anche le voci di due autorevoli intellettuali. Intervistato da Repubblica, Abraham Yehoshua dice di farsi portavoce del desiderio di una parte della società di mediare con Hamas. “Ho servito nell’esercito fin dagli anni ’50 nel Sinai, a Gerusalemme sono stato tre mesi sotto le bombe giordane, vivendo nei rifugi: però abbiamo sempre scelto il dialogo e alla fine abbiamo fatto la pace. Dobbiamo trattare seriamente con Hamas, aprire il blocco della Striscia e ottenere la demilitarizzazione di Gaza”. Yehoshua afferma inoltre di essere in ansia per il figlio 40enne, impegnato in queste ore a Gaza. Ad Alain Elkann (La Stampa), lo scrittore Aharon Appelfeld motiva l’ineluttabilità dell’attacco: “Tutti i ricordi della seconda guerra mondiale mi stanno tornando in mente e sono sicuro che questo accada a tutti i sopravvissuti dell’Olocausto e a quelli della guerra dei sei giorni e di quella dello Yom Kippur. Non è facile vivere quando tutte le nostre città sono sotto l’attacco dei razzi”.

Preoccupazione per gli sviluppi del conflitto è stata espressa, tra gli altri dal presidente statunitense Obama e da papa Bergoglio durante l’Angelus domenicale. “Vi esorto a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto che persistono in diverse zone del mondo, specialmente in Medio Oriente e in Ucraina. Il Dio della pace – ha affermato Bergoglio – susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione”. Un pensiero è stato rivolto anche ai cristiani perseguitati dai criminali islamisti dell’Isis in Siria e Iraq. Da leggere in questo senso alcune testimonianze di cristiani scappati da Mosul dopo l’editto del Califfato: “Convertitevi o morirete” (Corriere).

Su Repubblica, in un editoriale intitolato Il vuoto occidentale, Vittorio Zucconi mette sullo stesso piano Hamas e l’esercito israeliano quasi che i morti civili generati da quest’ultimo siano parte di un piano deliberato e non conseguenza dell’utilizzo di scudi umani da parte di Hamas. Un’impostazione che si ritrova anche in altri giornali meno influenti ma comunque apertamente schierati. In uno dei passaggi più violenti Zucconi afferma: “L’Onu, come sempre, non conta. Dunque, che il massacro continui, ammazzateli ma ‘con juicio’, come avrebbe scritto Manzoni, che il fuoco bruci fino a consumare se stesso anche questa volta, lasciando le braci per il prossimo incendio. Un reciproco mattatoio, quotidianamente tentato senza grandi effetti da Hamas per provocare la furia israeliana e condotto con ben maggiore efficacia da Tsahal, l’armata israeliana, che non si fa ripetere l’invito, è ricominciato esattamente dove lo avevamo lasciato nel 2009 al termine dell’Operazione Piombo Fuso”.

Nuove scene di violenza per le strade di Parigi da parte di simpatizzanti della causa palestinese. Dopo gli scontri di sabato nel quartiere Barbes, a Sarcelles – nella periferia della Capitale – una molotov ha raggiunto la locale sinagoga. Nel tardo pomeriggio si è poi sparsa la voce di un possibile attacco a uno storico Beth haknesset del quartiere Marais, fortunatamente non verificatosi. In occasione del 72esimo anniversario della retata del Vel d’Hiv il premier Manuel Valls ha denunciato la nuova ventata di antisemitismo, che si diffonderebbe “su Internet e nei nostri quartieri popolari e che nasconde il suo ‘odio dell’ebreo’ dietro un antisionismo di facciata e dietro l’odio per lo Stato di Israele” (Stefano Montefiori sul Corriere).

In fase di preparazione una grande mostra, a cura del Museo della Shoah di Roma, in cui si racconterà la ‘endphase’ architettata dai nazisti a partire dal campo di Majdanek (1944). La mostra sarà inaugurata in occasione del prossimo Giorno della Memoria, che cadrà nel 70esimo anniversario della liberazione di Auschwitz. A proposito di Majdanek, il direttore del Museo della Shoah Marcello Pezzetti – intervistato da Gian Guido Vecchi sul Corriere – illustra alcuni punti che ancora tormentano gli storici: “II campo viene liberato sei mesi prima dell’arrivo dei russi ad Auschwitz, quasi un anno prima di Mauthausen. Centinaia di migliaia di ebrei, politici, zingari. Noi racconteremo la storia di tutti. Pensi che, quando inizia l’evacuazione di Majdanek, i nazisti stanno ancora uccidendo gli ebrei ungheresi e solo loro sono 438 mila. II numero più alto di uccisioni quotidiane a Birkenau è a giugno e luglio del ’44, il ghetto di Lódz non è ancora liquidato. E proprio quel giorno, il 23 luglio 1944, arrestano tutti gli ebrei italiani di Rodi, 1.800 persone, ci mettono un mese a giungere a Birkenau. Ecco: si poteva fare qualcosa, in quei mesi. Nessuno tocca le ferrovie. Dopo Majdanek, come si fa a non bombardare Auschwitz?”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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