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29 settembre 2014 - 5 Tishri 5775

alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Paolo Sciunnach e di Anna Foa. Nella sezione pilpul una riflessione di Daniela Fubini e Daniele Liberanome.
 
Roberto Saviano  @robertosaviano
(28 settembre)
Addio Dan Segre. I tuoi libri mi hanno nutrito. Yihyé zichrò baruch

Christian Rocca @christianrocca
(28 settembre)
Vittorio Dan Segre, un gigante

tvsvizzera.it@tvsvizzera
(
27 settembre)
Vittorio Dan Segre in un'intervista del 2000 alla Televisione svizzera: http://bit.ly/1rsTIHT

 
#PE24BreakingNews
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Mario Limentani (1923-2014)
“Testimone dell'ora più buia di questa Comunità, ha vissuto sulla propria pelle l'orrore della deportazione, dello sterminio, dell'annientamento sia fisico che morale operato dal nazifascismo”. Le parole con cui il presidente UCEI Renzo Gattegna ha salutato Mario Limentani, sopravvissuto alla Shoah scomparso ieri a Roma, sono riportate tra gli altri da Gabriele Isman su Repubblica. Numerose le voci che si sono levate in suo ricordo. Sul Tempo si ricorda che la storia per tanti aspetti unica ed esemplare di Limentani, detto Zi' Mario, “è stata per la prima volta raccontata in modo organico e completo nel libro intitolato ‘La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen’ (Marlin editore), scritto da Grazia Di Veroli”, che ha “collezionato i suoi ricordi di oggi e le interviste rilasciate dallo stesso Limentani negli ultimi venti anni, a partire da quelle al Cdec e alla Shoah Foundation di Spielberg”. La notizia della morte di uno degli ultimi testimoni viene data anche da altre testate, che sottolineano il suo impegno e la sua assidua  partecipazione alle manifestazioni per la Memoria.

In un altro articolo (sempre su Repubblica) Isman scrive: “Alla vigilia della riunione che dovrebbe decidere dove si farà il Museo della Shoah, è vicina la rottura tra Comunità ebraica e Campidoglio”. Il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, dopo la decisione che sarebbe definitivamente maturata di mantenere la sede del museo a Villa Torlonia, avrebbe infatti manifestato l'intenzione di dimettersi. “Il consiglio della Comunità ebraica — afferma — si è riunito in seduta straordinaria e, da me interpellato, ha deliberato con voto unanime e dopo lunga discussione, di darmi mandato a rappresentare nel cda della Fondazione la volontà di realizzare quanto prima questo museo, con spese congrue e nel rispetto dei sacrifici che il Paese sta portando avanti, in una sede congrua per la quale aspettiamo ancora la proposta del sindaco”. Relativamente alle dichiarazioni del primo cittadino che nelle scorse settimane si era detto pronto ad assecondare la volontà della Comunità ebraica, Pacifici commenta: “Se tutto ciò nella riunione dovesse risultare vano per un iter di cui siamo troppo prigionieri come quello della sede a Villa Torlonia, non potrò far altro che dimettermi dal collegio dei fondatori come rappresentante della Comunità ebraica e dal cda del museo in rappresentanza dei Figli della Shoah. Sul piano personale rimane comunque l'amarezza di arrivare alla riunione del cda senza un previo confronto con il sindaco Marino”.
Della vicenda parla anche Alessandro Capponi sul Corriere Roma, il giornale che per primo aveva parlato del progetto Eur e che ieri aveva annunciato il ritorno al progetto originario di Villa Torlonia. Scrive Capponi: “Un messaggio chiarissimo. Pochi caratteri, ma concetti apparentemente definitivi: è con un paio di sms, di buon mattino, che il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, annuncia l'intenzione di uscire dal collegio dei fondatori della Fondazione museo della Shoah. A meno che in queste ore non cambi la linea scelta dal Campidoglio”. Capponi riporta inoltre l'incipit del messaggio inviato al delegato della Regione, Umberto Gentiloni, e allo stesso presidente Nicola Zingaretti: “Oggi è morto Mario Limentani...”. Insieme a Pacifici sarebbe pronto alle dimissioni anche il presidente dell'associazione Figli della Shoah, Settimio Di Porto.


Sul Corriere della Sera Battistini racconta come “i corvi del social network sono tornati a bombardare il Liverpool Football Club” . Dopo il caso Balotelli, che risale a pochi giorni prima, venerdì scorso la società ha fatto - sempre via twitter - gli auguri di Rosh haShanah ai suoi tifosi ebrei, un “normale gesto di cortesia” come lo definisce Battistini. Ma “molti hooligans l’hanno presa male: chi invocando un sano repulisti di «zio Adolfo», chi promettendo vendette nazi e nuove Shoah, chi postando le foto dei bambini ammazzati a Gaza... Fra il calcio e gli antisemiti, il rapporto è spesso d'un certo imbarazzo e la Premier League non fa eccezione: quando entra in campo il Tottenham, storica squadra degli ebrei di Londra, accade che dalle curve avversarie si levi un agghiacciante sibilo che ricorda le camere a gas.” I responsabili del Liverpool hanno reagito prima ricordando che gli auguri li fanno anche ai cristiani per Natale e ai musulmani durante il Ramadan, poi, dopo essersi rivolti alla polizia per denunciare il fatto, hanno cancellato il tweet, scatenando così l’indignazione di molti che li hanno invitati a “non darla vinta ai razzisti”.

In Francia il Front National ha per la prima volta due Senatori, e Anais Ginori, sulla Repubblica, ricostruisce lo scenario che ha visto il rinnovo della Camera alta francese favorire la destra, con l’Ump e i suoi alleati che arrivano a 189 seggi, e Hollande che, dati i 157 rappresentanti ottenuti dalla coalizione di sinistra, ha perso il Senato. Dalla sua fondazione, negli anni Settanta, il partito della famiglia Le Pen non aveva mai varcato il portone del Palais du Luxembourg. Marine Le Pen commentando il risultato appena ottenuto ha sottolineato che si tratta di “Una vittoria storica, siamo il partito del rinnovamento non solo politico, ma anche generazionale”: uno dei nuovi eletti del Fn, Rachline, ha solo 27 anni e diventa il più giovane eletto al Senato, così come Marion-Marechal Le Pen, 24 anni, nipote di Marine, vanta lo stesso primato all'Assemblée Nationale.

Sulla Stampa Maurizio Molinari scrive della diffidenza del Cremlino, che sospetta Washington abbia intenzione di rovesciare Bashar Assad, mascherando l’operazione con l'intervento della coalizione contro lo Stato Islamico in Siria. Mosca così avverte la Casa Bianca: “Se le forze della coalizione dovessero colpire quelle del governo siriano, siamo pronti a fornire armamenti aerei a Damasco”. Un funzionario del Cremlino alla tv libanese Al Maydin specifica che si tratta di “cacciabombardieri, elicotteri e difese anti-aeree”. gia negli scorsi giorni il ministro degli Esteri Sergei Lavrov aveva chiesto ad Usa ed alleati di “concordare le operazioni con Damasco”.

Oggi alle 10 nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini, la Camera dei Deputati, il Centro internazionale di studi giudaici, in collaborazione con la Comunità ebraica di Roma, presenterà “II Kaddish a Ferramonti, le anime ritrovate”, volume che ricostruisce storia e documenti del primo e più grande campo italiano per ebrei stranieri. Oltre agli autori Enrico Tromba, Stefano Nicola Sinicropi e Antonio Sorrenti, interverranno il rav Riccardo Di Segni, Massimo Bray, già ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e Ivan Basana, presidente di Evangelici d'Italia per Israele.

“La Shoah in me” scritto da Simcha Rotem, uno degli eroi del Ghetto di Varsavia, viene presentato da Gad Lerner su La Repubblica, che titola “L'ebreo ribelle che sfidò la furia nazista”. Lerner spiega “Simcha in ebraico è un forte sostantivo femminile che significa gioia, esultanza, divenuto poi nome proprio di persona di genere maschile. Suonerà forse beffardo ai lettori di questa straordinaria testimonianza, ma ben si addice a simboleggiare l'energia vitale di Simcha Rotem, l'indomito protagonista della rivolta del ghetto di Varsavia, uno degli episodi più eroici e tragici della storia. Lui l'ha scritta malvolentieri, non è uomo amante delle vanterie”. La storia dell’Organizzazione Ebraica di Combattimento, la Zob, incrocia così quella del protagonista di alcune delle sue azioni più spericolate, e dubbi, sensi di colpa e tutte quelle questioni che hanno dilaniato i sopravvissuti del ghetto. Lerner conclude scrivendo che “La ricerca di una nuova patria ebraica, lontano da quelle macerie, viene rivendicata qui come una scelta maturata fin dal principio della resistenza come unica prospettiva augurabile. La testimonianza di Simcha Rotem suscita ammirazione e gratitudine. Che non vada perduta.”

La Stampa racconta come siano state due gradi firme del giornalismo investigativo americano a ricostruire la storia di Aribert Heim, il medico adepto di Mengele che riuscì a sfuggire alla giustizia. Nicholas Kulish e Souad Mekhennet, del New York Times, hanno inseguito le tracce di quello che è stato il nazista più a lungo ricercato in tutto il mondo. Soprannominato nei lager Dottor Morte per la sua ferocia e crudeltà Heim, noto “sperimentatore della medicina nazista” ha vissuto in clandestinità e prodotto libelli antiebraici riuscendo a sfuggire non solo alla giustizia ma anche alla tenacia di un investigatore, Alfred Aedtner, che collaborava con Simon Wiesenthal. “II caso Heim - spiegano gli autori - oggi ci aiuta a capire le difficoltà che incontrano le nazioni impegnate a condannare i crimini di guerra. In Germania l'atteggiamento nei confronti degli ex nazisti per anni fu molto ambiguo.” Mirella Serri conclude scrivendo che “II percorso della Germania nel chiarire le responsabilità dell'Olocausto è stato dunque lungo e tortuoso ma fondamentale nel preparare il terreno per il Tribunale penale internazionale e nel far capire l'importanza di perseguire gli assassini anche a distanza di anni. Il caso del Dottor Morte ancora oggi ci insegna molte cose: per la caccia ai colpevoli bisogna anche cercare di trasformare con un'azione politica e culturale il contesto in cui si svolge, altrimenti può rivelarsi una lotta contro i mulini a vento”.

Ada Treves twitter @atrevesmoked
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