6 ottobre 2014 - 12 Tishri 5775 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Paolo Sciunnach e di
Anna Foa. Nella sezione pilpul una riflessione di Daniela Fubini e
Daniele Liberanome.
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Peter Lerner
@LTCPeterLerner (3 Ott) For
the 1st time in 33 years, #EidAlAhda coincides with the Jewish
#YomKippur if you're fasting or feasting I wish you a meaningful holiday
Harry Styles
@Harry_Styles (3 Ott)
Better load up now. Yom Kippur just around the corner.
David Cameron @David_Cameron (3 Ott) Yom Kippur gives us a chance to look back at the immense contribution Jewish people have made to Britain. Tzom Kal to everyone.
Mayim Bialik
@missmayim (3 Ott)
Shutting down for Yom Kippur/ Shabbat. Have a safe and meaningful fast. Happy 5775!
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#24PEBreakingNews
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Aggiornamenti regolari e notizie provenienti dal mondo ebraico, sulla homepage del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it oppure seguendo il link diretto http://bit.ly/1uQoBHo
Le notizie vengono pubblicate anche su twitter, @paginebraiche, con l'hashtag #PE24BreakingNews.
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Casa Pound - Lega Nord,
nuove prove di dialogo
L’avanzata dell’Isis
continua inesorabile: ieri Arin Merka, una giovane donna curda, si è
fatta esplodere nei pressi di un fortino nemico a Kobane. Nella cronaca
di Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera, vengono riportate le
parole dei compagni di battaglia di Arin: “Merkan non aveva la cintura
esplosiva dei fanatici islamici. Lei è una donna soldato. Ha usato le
bombe a mano che aveva nel tascapane. Sappiamo che alcuni jihadisti
sono morti con lei, non è chiaro però quanti”. Viene delineato poi il
ruolo delle donne nella lotta anti-Isis: “In tutto i miliziani curdi in
Siria sono circa 40.000 (con loro ci sono anche volontari yazidi e
cristiani), circa un terzo donne: combattenti a tutti gli effetti.
Negli ultimi giorni il ruolo di queste ultime è diventato sempre più
visibile. Sembra che la loro presenza sia di grande fastidio per i
jihadisti. Due settimane fa si sarebbero sentiti umiliati dal fatto che
proprio un drappello di donne curde aveva avuto la meglio in uno
scontro a fuoco centro le loro pattuglie avanzate”. Proprio questo
sarebbe il motivo che si cela dietro la scelta di decapitare tre
prigioniere la scorsa settimana: “Le combattenti curde sanno ormai che,
se catturate, non avranno scampo”.
Critiche le parole del politologo Edward Luttwak,
intervistato oggi dal Messaggero, nei confronti del ruolo USA nel
conflitto: “I raid arei sono efficaci contro una forza militare
compatta e visibile, ma questo non è il caso dell’ Isis, che più che un
esercito è un movimento. Fa muovere i propri militanti nascosti tra le
carovane dei rifugiati, e che evita di incolonnare i suoi carri armati
nel deserto. Le bandiere nere dello Stato Islamico sono invisibili sul
territorio, e spuntano invece a Baghdad e a Mosul dove non possono
essere raggiunte dalle bombe, che farebbero strage tra i civili”. Cosa
fare dunque? la risposta di Luttwak è dura: “La cosa migliore sarebbe
andarcene e occuparci dei fatti nostri, e permettere che l’Isis si
sviluppi contro l’Iran che è nostro nemico, e trovare un equilibrio
naturale nella regione senza la presenza di forze americane. Oppure
lasciare le cose come stanno. In fondo quello americano è un intervento
di facciata e non altererà lo sviluppo naturale della situazione”.
Prosegue inoltre il dibattito sulla pubblicazione dei video che
mostrano le cruente decapitazioni dei fanatici dell’Isis, da parte dei
media: sul Giornale si legge che l’Indipendent on Sunday ha deciso di
pubblicare uno sfondo nero invece delle immagini della vittima Alan
Hemming, titolando: “Qui ci sono notizie, non la propaganda”. Si
esprime anche il direttore del tg5 Clemente Mimun: “Non sarà trasmesso
più un solo fotogramma diffuso dallo Stato islamico”. A Repubblica John Micklethwait,
direttore dell’Economist dichiara: “Dubito che dovremmo approvare una
legge che proibisce la pubblicazione di proclami di organizzazioni come
l’Is. Sarebbe l’equivalente di una censura. Spetta piuttosto a ogni
singolo giornale decidere cosa pubblicare e cosa no, cercando di
distinguere fra ciò che costituisce una notizia di cui è necessario
informare il pubblico e quello che invece è solo propaganda”.
Intanto nuove decapitazioni ispirate al metodo dell’Isis si replicano sul Sinai.
Il Tempo riporta l’esistenza di un video, rimosso dalla rete, che
mostra tre uomini uccisi con l’accusa di essere informatori del Mossad:
“Continua la messe di spie degli ebrei” annuncia un portavoce del
gruppo del gruppo islamista Ansar Beit al-Maqdis. Una scena drammatica,
simile a quella dello scorso 28 agosto nella quale venivano decapitate
quattro presunte spie.
“Perché Israele teme gli effetti del riconoscimento dello Stato palestinese?”, con questa domanda si apre il focus di Maurizio Molinari,
firma de La Stampa, dopo la dichiarazione dell’intenzione del premier
svedese Steven Lovfen di riconoscere la Palestina. Molinari spiega:
“L’adesione della Svezia conta di più delle precedenti, trattandosi di
un Paese dell’Ue ovvero il maggior partner commerciale dello Stato
ebraico”. Le parole di Benjamin Netanyahu sulla questione sono
inequivocabili: “I passi unilaterali sono contrari agli accordi
esistenti, non avvicinano la pace ma la allontanano”.
Il Secolo XIX stila il drammatico bilancio dei suicidi tra i soldati
israeliani. Da quanto riporta l’associazione Breaking the silence, il
numero di vittime dello stress post traumatico che si tolgono la vita
sarebbe più alto di quanto si crede: “Una ventina tra le reclute della
Brigata Givati”. Il padre di Gidi Kinda, un ragazzo di 24 anni morto
suicida, ha dichiarato: “In mio figlio non credo ci fosse convinzione
ideologica. Era ovviamente un militare di leva, di quelli che si
rendono conto solo sul campo che la guerra è soprattutto dolore, sangue
e paura. Era partito già con l’animo dello sconfitto e sperava solo che
tutto andasse bene”.
Possibili nuovi legami tra Lega Nord e Casa Pound,
forse in vista del raduno anti-immigrazione che si terrà 18 ottobre a
Milano. A far visita agli esponenti di Casa Pound, nella sede romana in
via Napoleone III, Matteo Salvini che, a chi lo interroga, come scrive
Rodolfo Sala su la Repubblica, replica: “E allora? Non sono mica degli
appestati, e poi la Lega non fa la schizzinosa: dialoga con tutti”.
“Fatemi uscire, qui è un lager nazista”
questo l’appello di Fatì, come titola la Gazzetta di Bari. Il detenuto
tunisino, da due settimane ha infatti iniziato lo sciopero della fame
dopo essere stato trasferito da Roma al Centro di identificazione ed
espulsione di Bari. “Qui le condizioni di vita sono disumane” ha
continuato.
Rachel Silvera
twitter @rsilveramoked
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