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24 dicembre 2013 - 21 Tevet 5774



alef/tav


Guido Vitale
I segni di lutto per la distruzione del Tempio che manifestiamo nelle tre settimane precedenti al 9 di Av, sono progressivamente stringenti, sino ad attenuarsi già nel pomeriggio dello stesso Tisha' be Av e a trasformarsi in consolazione a metà del giorno successivo alla tragedia. Non succede così, invece, quando muore un congiunto dove le manifestazioni di lutto hanno inizio solo dopo la sepoltura con i sette dì, i trenta giorni e i dodici mesi. Come se il lutto collettivo per la distruzione del Tempio debba manifestarsi prima della tragedia, per sottolineare e per riflettere piuttosto sulle cause che hanno portato alla distruzione e all'esilio del popolo ebraico. Ma vi è anche un'altra significativa differenza tra quella che sono le modalità del lutto pubblico e quelle del lutto privato. Si piange una persona dopo che lascia questo mondo perché siamo impotenti: dopo la morte dell’individuo non possiamo fare niente per riportarlo in vita. Viceversa, dobbiamo vivere con la certezza che il nostro esilio avrà termine e che rivedremo Yerushalaim ricostruita presto e ai nostri giorni.
 
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Nel nome di Vittorio
Il popolo ebraico è santo e non ha bisogno di leader) o da interessi personali (secondo Rashì Kòrach si sarebbe ribellato dopo che era stato nominato a capo della famiglia di Kehat, sua famiglia d'origine, un'altra persona). Il popolo ebraico è santo e non ha bisogno di leader) o da interessi personali (secondo Rashì Kòrach si sarebbe ribellato dopo che era stato nominato a capo della famiglia di Kehat, sua famiglia d'origine, un'altra persona).
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