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25 dicembre 2014 - 3 Tevet 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Nel raccontare il viaggio di Ya‘aqòv per raggiungere suo figlio Yosèf in Egitto, la Torah riferisce: <>. Una prima difficoltà di questo testo è data dall’appellativo “D. di Itzchàq”: perché non viene ricordato qui anche Avrahàm, come è sempre avvenuto finora? Rav Isacco Samuele Reggio osserva: “Ya‘aqòv offrì sacrifici a Be’èr Shéva‘, nella stessa città dove aveva offerto un sacrificio suo padre Itzchàq dopo che D. gli Si era rivelato. Ya‘aqòv fece ciò nella speranza che D. gli rivelasse la Sua volontà (ovvero se poteva o meno scendere in Egitto), visto che a Itzchàq l’uscita dalla terra d’Israele era stata proibita”.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Secondo il Corriere della Sera, "in un match sportivo Italia-Israele, tiferemmo Italia", dicono alla Comunità ebraica romana in occasione dell'incontro fra il presidente Riccardo Pacifici col ministro degli Esteri Gentiloni. Interessante sapere se l'ordine delle squadre sarebbe lo stesso se l'incontro fosse a Gerusalemme con il ministro degli Esteri Liberman. Ma al di là di questa particolare esternazione, la domanda sul tifo in occasione di un ipotetico incontro fra le due squadre del cuore costituisce un test ben noto nello studio delle identità collettive. Nella sua lezione magistrale al Congresso americano di studi ebraici del 2013, il noto sociologo Mort Weinfeld pose la stessa questione, contrapponendo il suo Canada a Israele. Il fatto è che nell’epoca in cui viviamo tutti coltiviamo più di una identità, se pensiamo in particolare a quelle familiari, religiose, geografiche, politiche e professionali che coinvolgono ognuno di noi. Fra queste diverse identità può stabilirsi un rapporto di gerarchia, di competizione, di conflitto inconciliabile, o di armoniosa convivenza.
 
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  davar
israele
Rispondere alle violenze di Gaza
L'attacco palestinese di ieri sul confine con la Striscia di Gaza può portare a un deterioramento della situazione ma l'esercito israeliano è pronto a rispondere. A sostenerlo il capo di Stato Maggiore israeliano Benny Gantz (nell'immagine), che in una conferenza, ha affermato che quanto accaduto sul confine con Gaza, dove cecchini palestinesi hanno aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana, potrebbe portare un escalation di violenza. “Non intendiamo permettere che eventi di questo tipo si verifichino – ha dichiarato Gantz – risponderemo in modo appropriato e agiremo adeguatamente di fronte ad ogni incidente”.  L'aggressione di ieri, a cui è seguita la risposta di Tsahal nella Striscia di Gaza, ha coinvolto una pattuglia del battaglione di ricognizione beduino che si trovava nella zona di Kisufim per verificare lo stato della barriera di sicurezza. Un cecchino palestinese ha aperto il fuoco, colpendo al petto un soldato israeliano e ferendolo gravemente. E mentre sale la tensione con Gaza, l'attenzione israeliana è rivolta anche a nord. Secondo l'intelligence, infatti, la zona del Golan è a rischio a causa dello scontro tra i ribelli e le forze del presidente Assad in territorio siriano. Un'area caratterizzata da mesi per la sua instabilità, che fino ad oggi non aveva avuto però ripercussioni su Israele.
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pagine ebraiche - gennaio 2015
Un mese per riparare il mondo
Tikkun Olam, il concetto della riparazione del mondo, ritorna più volte e con diverse vesti nel numero di gennaio di Pagine Ebraiche. Una riparazione del mondo che inizia con il dossier curato da Daniel Reichel ed interamente dedicato alla medicina sulla falsariga della frase di Maimonide: “Il medico non dovrebbe curare la malattia ma il paziente”. Curare con valori ebraici significa quindi mettere al centro le persone. Il dossier ci guida attraverso scoperte e nuove frontiere nel campo della salute: da Do good, l’iniziativa dell’ebraismo europeo che fornisce assistenza oculistica gratuita, all’Ame, l’Associazione medica ebraica italiana presieduta dal dottor Giorgio Mortara. Un assaggio poi delle novità d’Israele, da sempre in prima linea per difendere il benessere: dal progetto Rewalk che permette a chi è paraplegico di provare l’emozione di guardare nuovamente i propri cari dritto negli occhi, alla lotta all’Ebola. Si discute di bioetica in vista del congresso che si terrà a Gerusalemme (6-8 gennaio) con il maskil e medico Cesare Efrati. Si parla poi di fecondazione assistita con il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, di ortotanasia con rav Alberto Moshe Somekh, mentre rav Ariel Di Porto affronta il delicato tema dell’aborto. Sulla riparazione del mondo torna anche l’intervistato di questo mese, rav Irving Greenberg, allievo del rav Joseph Soloveitchik che dichiara: “La missione dell’ebraismo è di aiutare l’umanità a fare Tikkun Olam ovvero far sì che il creato appaia come è raccontato in Bereshit. Siamo di fronte all’orizzonte di tutti, non solo del popolo ebraico”. A premiare poi chi si impegna a riparare il mondo ci pensa la Conferenza dei Rabbini Europei che, con la cerimonia del Cer Internet Entrepreneurs Prize svoltasi lo scorso mese a Roma, incoraggia gli imprenditori di start up a sviluppare progetti utili per la società. Sulle pagine di Economia un approfondimento sui tre finalisti. Dicembre è tempo di bilanci e Bilancio: le pagine che aprono il nuovo numero sono dedicate al Bilancio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane alla luce della riunione del Consiglio e sulla relazione depositata dalla Corte dei Conti riguardo l’Otto per Mille. A pagina 4 e 5 si spalanca la finestra sule nuove iniziative UCEI: dalla partecipazione al Meeting of Presidents di Milano, al progetto Educazione al dialogo ideato dalle Consigliere Daniela Pavoncello e Eva Ruth Palmieri fino alla relazione elaborata dalla redazione UCEI in tema di demenza digitale. Da nord a sud è anche tempo di nuovi arrivi: rav Scialom Bahbout è stato insediato come rabbino capo di Venezia e rav Umberto Piperno come rabbino capo di Napoli, un tema approfondito anche nell’inserto Italia Ebraica.
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lo chef israeliano e la rubrica sul corriere
In cucina con Yotam Ottolenghi
Sul sito del Corriere della Sera arriva un nuovo chef a deliziare i palati: è l’israeliano Yotam Ottolenghi, il cuoco preferito da star come Keira Knightley e inglesi radical chic, che con il suo sguardo vellutato e le sue ricette dal sapore di Medio Oriente ha conquistato il mondo intero. Metteteci poi il fatto insindacabile che una delle sue specialità è la cucina vegetariana ed ecco sfilare di fronte a voi lo chef più cool del momento. Nato a Gerusalemme nel ’68 da un professore di chimica italiano, Michael, e dalla madre tedesca, Ruth, Yotam è un miscuglio vincente di tradizioni ed eredità che confluiscono nelle sue coloratissime  e profumate ricette. Si laurea in letteratura comparata e lavora per un periodo persino nella redazione di Haaretz.
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  pilpul
Setirot - Vai e impara
Mi fanno letteralmente orrore le persone che – di fatto – incitano all'odio. Mi fa orrore ciò che affermano, per dire, gli Éric Zemmour o i Magdi Allam. Provo il medesimo disprezzo e altrettanto condanno le parole di un Dieudonné o dei sedicenti predicatori musulmani più legati evidentemente al Mein Kampf che al Corano.
Ciò detto, la risposta a questi incitamenti farneticanti non può e non deve essere la censura di alcun genere, bensì lo studio, la cultura, l'informazione e, beninteso, la condanna penale per chi infrange le leggi dello Stato. Non sono musulmano, non appartengo alla comunità gay, non sono rom, la mia immigrazione si perde nella notte dei tempi. Sono ebreo, quindi consiglio a tutti noi di ricordare Hillel il Saggio: «Ciò che è sgradito a te, non lo fare al tuo prossimo. Questa è la Legge, il resto non sono che commenti. Vai e impara».


Stefano Jesurum, giornalista

Time out - Quale impegno 
Quando diciamo di volere un ebraismo impegnato dovremmo forse chiarirci le idee su cosa vogliamo veramente. Un ebraismo che sposi solo le cause con cui siamo d'accordo individualmente, un ebraismo politically correct un po' buonista e che dice cose banali, o un ebraismo che si esprima secondo un'etica ebraica, in cui ebraica deriva dall'ebraismo e non dalle idee di alcuni ebrei noti. Secondo me la strada giusta è questa qua, ma forse, troppo timorosi delle risposte che deriverebbero da un ebraismo di questo tipo, scegliamo la prima e la seconda ipotesi che, in fondo, sono anche più convenienti per gli interessi personali di qualcuno. Peccato, perché l'ebraismo di cose da dire ne avrebbe parecchie.

Daniel Funaro




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