David
Sciunnach,
rabbino
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“…Perché
gridi. Parla ai figli d’Israele …” (Shemòt 14, 15). Il Grande Admor
Rabbì Yehudà Leib di Gur, conosciuto per il suo commentario come Sefat
Emèt, si domanda per quale motivo Moshé gridi al Signore.
Egli infatti sapeva benissimo che la redenzione sarebbe arrivata visto che l’Eterno glielo aveva già anticipato.
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David
Assael,
ricercatore
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La
Regione Lombardia ha presentato ieri una modifica alla Legge Regionale
urbanistica del 12/2005, che limita, di fatto la possibilità di
costruzione di nuovi luoghi di culto non cattolici. La modifica, di
chiara impronta anti islamica, finisce, in questo modo, per riversarsi
su altre confessioni, le quali, compattamente, protestano contro un
provvedimento giudicato un esplicito attacco alla libertà religiosa.
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Dopo il 27 gennaio |
Commemorazioni
ufficiali ieri in Polonia per ricordare il settantesimo anniversario
della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Trecento
sopravvissuti – tra loro Alberto Israel, 88 anni, deportato dalla Rodi
italiana il 24 luglio 1944 – hanno ricordato l’orrore del genocidio
nazista e ammonito i quindici capi di Stato presenti a non rimanere mai
più indifferenti di fronte all’odio e alle persecuzioni (Corriere della
Sera e La Stampa). A rappresentare l’Italia, il presidente della
Repubblica supplente Piero Grasso, accompagnato dal presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna (Avvenire).
Come raccontano diversi quotidiani oggi, entrambi in mattinata avevano
parlato, assieme al presidente della Camera Laura Boldrini, dagli
scranni di Montecitorio nel corso della celebrazione italiana del
Giorno della Memoria. A ricostruire i passaggi chiave dei loro
discorsi, Carlo Marroni sul Sole 24 Ore, il cui articolo apre con le
parole del presidente Gattegna: “Il valore della memoria, una memoria
attiva e consapevole, è il cardine delle nostre società libere, plurali
e democratiche”.
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AUSCHWITZ-BIRKENAU, 70 ANNI DOPO
"La Memoria è vita"
Capi di Stato, leader ebraici, Testimoni della Shoah.
Hanno suscitato emozione in tutto il mondo le immagini delle
celebrazioni per il 70esimo anniversario della liberazione del campo di
sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Ad intervenire, tra gli altri, il presidente della Repubblica polacca
Bronislaw Komorowski, tre Testimoni diretti dell'orrore, il regista
premio Oscar Steven Spielberg. “La Memoria è vita”, il significativo
messaggio lanciato da quest'ultimo. Preoccupazione per il crescente
antisemitismo in Europa è stata invece espressa dal presidente del
World Jewish Congress Ronald Lauder, nato da cittadino libero a New
York mentre in Europa, e in particolare nella 'sua' Ungheria, la
macchina dello sterminio era ancora in pieno movimento.
A guidare la delegazione ufficiale arrivata da Roma il presidente della
Repubblica facente funzione senatore Pietro Grasso, accompagnato dal
presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna
e dalle più alte autorità. Una missione che è arrivata a poche ore
dalla cerimonia istituzionale per il 27 gennaio svoltasi nell'aula di
Montecitorio, la stessa aula in cui nel '38 furono emanate dal fascismo
le infami Leggi Razziste.
"A 70 anni dall'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, a 70 anni dalla
fine dell'orrore, i leader del mondo hanno scritto una pagina di storia
ricordando all'umanità intera come il valore della Memoria, una Memoria
attiva e consapevole, sia il cardine delle nostre società libere,
plurali e democratiche. Ricordando la barbarie di ieri – il monito di
Gattegna – facciamo tutti fronte comune affinché siano rese vane le
minacce di chi attenta oggi ai nostri valori e alle nostre conquiste
fondamentali".
Tra i momenti emblematici della cerimonia l'omaggio dei capi
delegazione e dei sopravvissuti all'altezza del monumento che commemora
le vittime di Birkenau e la deposizione di candele alla memorie di
tutte le vittime della Shoah e della barbarie nazifascista. Tra gli
oltre trecento reduci del lager invitati in Polonia anche Alberto
Israel, uno dei pochi a salvarsi dall'annientamento perpetrato ai danni
della comunità ebraica rodiota.
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qui milano - cerimonia al conservatorio verdi
Musiche e voci della Memoria
“È
la prima volta che nostro nonno non è presente. È una cosa che fa
pensare e ci fa sentire responsabili”. Sono le considerazioni semplici
ma dirette dei nipoti di Nedo Fiano, Davide e Michael, a segnare la
serata milanese dedicata alle celebrazioni del Giorno della Memoria.
Davanti al folto pubblico riunitosi al conservatorio Verdi per
l'appuntamento “La musica della Memoria” - organizzato
dall’Associazione Figli della Shoah assieme alla Comunità ebraica di
Milano, alla Fondazione Cdec e alla Fondazione Memoriale della Shoah –
sono saliti sul palco i figli e i nipoti dei sopravvissuti alla Shoah
Goti Bauer, Nedo Fiano e Liliana Segre: al fianco di Davide e Michael,
infatti, si sono presentati Alberto e Luciano Belli Paci e Rosanna
Bauer Biazzi (nell'immagine). Loro, facendo le veci del nonno e dei
genitori, hanno ricevuto il riconoscimento tributato dalla Comunità
ebraica milanese ai tre Testimoni: una targa che rappresenta un grazie
simbolico per il coraggioso e instancabile impegno a mantenere viva la
Memoria. A consegnare il riconoscimento il vicepresidente della
Comunità Ebraica di Milano Daniele Cohen. La serata, condotta dalla
giornalista Fiona Diwan e ideata da Lydia Cevidalli, si è aperta con
l'intervento di Ferruccio De Bortoli, presidente della Fondazione
Memoriale della Shoah di Milano, a cui sono seguiti quelli del sindaco
di Milano Giuliano Pisapia e di rav Alfonso Arbib, rabbino capo della
città. L'attrice Anna Nogara ha dato voce ai Testimoni, rievocando
alcuni drammatici passaggi dei loro racconti sulla deportazione e sul
campo di Auschwitz, di cui ieri si è celebrato il 70esimo anniversario
dalla liberazione. Poi la musica, con un omaggio al compositore
torinese Sergio Liberovici, di cui il figlio Andrea ha ricordato
l'impegno per il sociale. Presenti in sala tra gli altri, il
vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto
Jarach e il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker
Meghnagi.
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israele - colpito a nord convoglio di tsahal
Netanyahu a Hezbollah:
"Non metteteci alla prova"
Un
veicolo dell'esercito israeliano è stato colpito questa mattina nella
zona di Har Dov, lungo il confine con il Libano, da un missile
anticarro. I media israeliani parlano di otto feriti, di cui quattro
soldati di Tsahal. L'attacco è stato rivendicato dal movimento
terroristico di Hezbollah, responsabile ieri del lancio di due razzi,
da postazioni siriane, contro il territorio israeliano del Golan. In
risposta all'aggressione, Israele ha colpito nella notte alcune
posizioni militari in Siria di Hezbollah e delle forze governative di
Assad. “In questo momento l'esercito israeliano sta rispondendo a
quanto è accaduto al Nord. A tutti coloro che stanno cercando di
sfidarci sul confine settentrionale – ha dichiarato poche ore fa il
primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu durante una cerimonia a
Sderot, nel sud del paese - vi raccomando di guardare cosa è accaduto
qui, non lontano dalla città di Sderot, a Gaza. Hamas ha ricevuto il
più duro colpo da quanto è stato costituito e Tsahal è preparata per
agire in modo risoluto su tutti i fronti”.
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qui Milano - consiglio regionale lombardia
La testimonianza di Goti Bauer
Su
invito del Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, ieri
mattina, in apertura della seduta settimanale si è ricordata la
ricorrenza del Giorno della Memoria, con la partecipazione del
vicepresidente UCEI Roberto Jarach (nell’immagine) e della testimone
Goti Bauer. Alla presenza dell’intero Consiglio e del membri di Giunta,
dopo il saluto del Presidente Cattaneo e del Sottosegretario Parolo in
rappresentanza del Governatore Maroni, Jarach ha sottolineato l’azione
dell’UCEI nel campo dell’educazione dei giovani e la funzione del
Memoriale della Shoah di Milano per le scolaresche in visita. È
fondamentale, ha ricordato, l’opera della scuola nella crescita della
coscienza civile dei giovani per migliorare la convivenza nella moderna
società multietnica e multiculturale. È seguita la toccante
testimonianza di Goti Bauer sulla sua vicenda personale e familiare e
sulla condizione di vita nei campi, fino al rientro in Italia ed alla
ripresa di una vita “normale”. Un caldo e prolungato applauso di tutti
i presenti ha accolto la fine dell’intervento di Goti Bauer, che ha
toccato le corde più intime dei sentimenti di tutti i consiglieri.
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QUI ROMA - LA MOSTRA AL VITTORIANO
La fine dell'orrore
Chi
immagina la liberazione dei campi di sterminio nazisti come un gioioso
momento di festa dovrà ricredersi. Aperti i cancelli, sorpassata la
diabolica scritta che invita a lavorare per essere liberi, la visione è
devastante: come gioire quando si pesa poco più di trenta chili e si ha
sulle spalle il grave senso di paura, di morte, di umiliazione? Con
questo spirito ieri è stata inaugurata al Complesso del Vittoriano la
mostra “La fine dell’orrore. La liberazione dei campi nazisti”
realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma con il supporto
della Comunità ebraica locale e la collaborazione dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane e il patrocinio della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, il Ministero dei Beni e delle Attività
culturali e del Turismo, la Regione Lazio e Roma Capitale e che sarà
possibile visitare fino al 15 marzo. A dare il benvenuto ai numerosi
visitatori accorsi, il presidente della Fondazione Leone Paserman: “La
mostra che vedrete oggi è stata fortemente voluta dalla Fondazione e
conferma il sodalizio creato da anni con il complesso del Vittoriano.
Perché è tanto importante? Perché, come ha detto il presidente della
Repubblica Pietro Grasso, dobbiamo ricordare quello che è avvenuto
anche il giorno dopo il 27 gennaio e quello dopo ancora. Quello che si
propone la Fondazione è di creare un museo attivo, che celi di più
oltre le teche e che diventi un vero e proprio centro di studi”. Leggi
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Qui Torino
In ricordo di Anna e Natalia
Tra
le tante iniziative torinesi promosse in occasione del Giorno della
Memoria, il Museo Diffuso di Torino ha organizzato un incontro dedicato
a due donne sopravvissute all’orrore dei campi: Anna Cherchi, deportata
politica in quanto partigiana combattente e Natalia Tedeschi, deportata
perché ebrea. Si tratta di due donne ‘resistenti’: internate,
seviziate, esposte a freddo, lavori forzati, fame, sono riuscite a non
soccombere, prima di tutto mentalmente e poi fisicamente, cercando di
non farsi annientare dagli aguzzini. A presentare queste due
emblematiche figure sono Barbara Berruti, vice Direttore di Istoreto,
Istituto Storico della Resistenza, Lucio Monaco e Maria Chiara Avalle,
due insegnati e storici che hanno preso parte al Progetto Memoria. Leggi
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Ticketless
- Specchio |
Il
volume di testimonianze (Primo Levi, “Così fu Auschwitz”, a c. di F.
Levi e D. Scarpa, Einaudi) presenta molti spunti di interesse, ma
colpisce – bene hanno fatto a rilevarlo i curatori nel sottotitolo – è
la dualità della voce. Le pagine di Levi e di Leonardo De Benedetti,
quando sono firmate singolarmente, tendono a confondersi. Specchiati
sembianti, si diceva una volta delle scritture gemellari. Sfido
chiunque a riconoscere, alla cieca, la mano dell’uno o dell’altro.
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Memoria |
Non
c’è dubbio che questa edizione del Giorno della Memoria cada in uno dei
momenti più oscuri e preoccupanti, a livello internazionale, sul piano
della difesa dei diritti civili e dei valori di libertà, civiltà e
umanità, non solo da quando, quindici anni fa, il Parlamento italiano
volle istituzionalizzare le celebrazioni per tale ricorrenza, ma anche
dell’intero secondo dopoguerra.
Francesco Lucrezi, storico
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