Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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Shaddai,
uno dei nomi di Dio, è anche acronimo per Shomer Daletot Israel:
custode delle porte di Israel. Il sorvegliante ultimo della nostra
sicurezza è Dio; ma dobbiamo essere quotidianamente grati a tutti i
custodi delle nostre scuole e delle nostre sinagoghe, che permettono lo
svolgimento normale di tutte le nostre attività, istituzionali e
private. Come ha fatto ieri a Copenhagen Dan Uzan a costo della vita. E
come fanno ogni giorno tanti altri.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Questo
martedì, 17 febbraio, sarà l’anniversario dell’esecuzione in Campo dei
Fiori di Giordano Bruno, arso vivo per le proprie idee, da un potere
che pensava fosse sua competenza esclusiva decidere che cosa si dovesse
pensare e come si dovesse vivere. Non esiste alcun ideale o dottrina
puri, slegati dalle pratiche dei suoi sostenitori. Allo stesso tempo,
quelle pratiche non sono il risultato automatico, diretto e unico né di
quell’ideale, né di quella dottrina.
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Due attentati in Danimarca
colpita una sinagoga
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Nella
notte un uomo ha aperto il fuoco nei pressi della sinagoga
Krystalgalde, uccidendo un civile e ferendo due poliziotti. La vittima,
un giovane ebreo, stava prestando servizio di sicurezza volontario
davanti alla sinagoga, al cui interno si stava celebrando un Bar
Mitzvah. L'aggressione, come riporta il Corriere della Sera, si è
verificata a poche ore dall'attentato al jazz club in cui si stava
tenendo un convegno sulla libertà di espressione. Qui un uomo ha aperto
il fuoco, esplodendo quaranta colpi, uccidendo un passante, colpito
all'esterno dell'edificio, e ferendo tre agenti di guardia. “Maschio,
25-30 anni, circa un metro e 85, corporatura atletica, di aspetto arabo
ma con una pelle più chiara del solito, capelli neri lisci”, la
descrizione dell'attentatore rilasciata dai testimoni alle autorità. E
questa mattina presto la polizia di Copenaghen ha ucciso un uomo che
aveva aperto il fuoco contro alcuni agenti. Si sta indagando se si
tratti dell'attentatore responsabile di almeno uno dei due attacchi
avvenuti nella capitale danese.
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copenhagen - il cordoglio degli ebrei italiani
"Non cediamo il passo all'odio"
Il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna ha inviato al presidente della
Comunità ebraica di Copenhagen Dan Rosenberg Asmussen il seguente messaggio.
Caro presidente,
ti esprimo la vicinanza e il cordoglio di tutti gli ebrei italiani.
I terribili fatti di sangue delle scorse ore, l'agguato alla sinagoga
Krystalgalde e il precedente attacco al convegno sulla libertà
d'espressione, dimostrano come gli eventi di Parigi non siano un caso
isolato ma parte di una comune strategia per diffondere terrore e
insicurezza tra la popolazione.
Sono ore tremende, di indignazione e di lutto. Ma i fautori dell'odio e
i nemici della libertà di espressione sbagliano se pensano di riuscire
nel loro intento perché noi, gli ebrei d'Europa, non ci arrenderemo. E
soprattutto continueremo a vivere le nostre vite e a difendere con
forza i valori fondamentali che accomunano i popoli dell'Europa
democratica nata sulle ceneri dei più gravi crimini mai compiuti
dall'uomo contro l'uomo e fondata sugli ideali di chi lottò per la
libertà e contro odio e tirannie.
Questa è la nostra forza. Questa sarà la ragione della loro sconfitta.
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copenhagen - dopo l'attentato alla sinagoga
Il rav di Danimarca a Netanyahu: "L'Aliyah non è una risposta"
Si
chiamava Dan Uzan, il trentottenne danese assassinato questa notte
davanti alla sinagoga centrale di Copenhagen. Era lì come volontario
per svolgere un turno di sicurezza mentre nei locali della Comunità
ebraica si festeggiava un Bat Mitzvah. “Siamo scioccati da quanto è
accaduto, uno dei nostri giovani iscritti è morto. Tutti conoscevano
Dan”, ha dichiarato Dan Rosenberg Asmussen, presidente della Comunità
ebraica danese. A loro si è rivolto il primo ministro Benjamin
Netanyahu, mandando prima un messaggio di cordoglio a tutti i cittadini
danesi per poi rilanciare l'invito al mondo ebraico europeo a fare
l'Aliyah (emigrare in Israele). “Ancora una volta gli ebrei vengono
uccisi sul suolo europeo per il solo fatto di essere ebrei – ha
dichiarato il premier, utilizzando parole molto simili a quelle
pronunciate dopo l'attentato al supermarket casher di Parigi – Questa
ondata di attacchi terroristici prevedibilmente continuerà, incluse le
aggressioni omicide di matrice antisemita”. “Ci prepariamo per
un'immigrazione di massa dall'Europa; facciamo un appello perché ci sia
un'immigrazione di massa dall'Europa – l'invito di Netanyahu, a margine
della riunione di gabinetto di questa mattina – Voglio dire a tutti gli
ebrei d'Europa o ovunque essi siano: Israele è la vostra casa...
Israele vi aspetta a braccia aperte”. A stretto giro è però arrivata la
risposta del rabbino capo di Danimarca Jair Melchior, dettosi deluso
dalle parole del premier israeliano. “Il terrorismo non è una ragione
per emigrare in Israele”, il commento lapidario di rav Melchior.
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LA NOMINA DI MONSIGNOR edoardo MENICHELLi
Il cardinale del dialogo
amico d'infanzia dei Di Segni
San
Severino Marche. Tre bambini giocano a cavallo di una botte: si
chiamano Edoardo, Elio e Frida. Il fratello di Elio e Frida, Riccardo,
è da 14 anni il rabbino capo della più antica Comunità della Diaspora.
Edoardo Menichelli, dal 2004 è arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo,
ottiene in queste ore il più alto incarico della Chiesa cattolica dopo
la carica pontificia: la nomina a cardinale. Un riconoscimento che ha
emozionato i suoi amici d’infanzia, che a Serripola – frazione del
Comune di San Severino – avrebbero trovato accoglienza e solidarietà
mentre tutt’attorno si addensavano le ombre della persecuzione
nazifascista.
Edoardo, Elio, Frida. Storia di un’amicizia fortissima, sancita dal
commovente abbraccio che li avrebbe visti protagonisti tre anni fa –
assieme a Riccardo, nato dopo la guerra – in occasione del conferimento
della cittadinanza onoraria del comune marchigiano ai fratelli Di
Segni. Partendo proprio da questa foto, pubblicata nel libro di memorie
del capofamiglia Mosè (“Mosè Di Segni, medico partigiano”) che si
presentava in quelle ore portando luce su due fronti: l’eroismo della
popolazione locale che aprì le porte delle proprie case ai
perseguitati; l’alto senso di servizio e la generosità del dottor Di
Segni, che oltre a partigiano fu un riferimento per tutta Serripola.
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La passione per la morte |
C’è
un nocciolo duro nei fascismi di sempre e che si riflette su chi ad
essi si richiama nell’oggi, del pari a come altri facevano nel passato.
Si tratta della tanatofilia.
Traduciamo la parola in questi termini: passione per l’inerte, per
quello che fu l’organico e che ora si fa massa inerme, per ciò che non
ha (più) vita, quindi per quanto è morto. Non pretendiamo, in questo
come in altri casi, di fare della filologia e neanche di dare una
definizione scientificamente coerente, ossia valida una volta per
sempre. Più plausibilmente, ci interroghiamo su quali siano i
fondamenti di certi pensieri ed umori che poi, all’atto pratico, si
trasfondono in scelte politiche, offrendo una coerenza paranoide e
allucinata a chi le fa proprie e trasformandosi in regimi o, più
comunemente, in correnti ideologiche d’uso comune Un viatico per lo
sterminio, da più punti di vista, soprattutto se tutto ciò viene
trasposto in condotte ed atteggiamenti variamente diffusi e ricorrenti.
Senza stabilire impropri nessi di continuità, peraltro assai
discutibili da un punto di vista storico, rimane tuttavia il fatto che
la tanatofilia sia uno dei tratti più importanti delle attuali
formazioni armate che compongono la variegata galassia dei movimenti
del radicalismo islamista.
Claudio Vercelli
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Nugae - Il museo che non c'è |
Ci
sono certe interviste in cui si capisce subito che l'autore non è al
cento per cento convinto dal personaggio che ha davanti. Si percepisce
lungo tutto il botta e risposta una specie d'ironia di sottofondo, come
un brusio che bisbiglia al lettore di non lasciarsi conquistare troppo.
Ecco, questa è esattamente l'atmosfera che avvolge un'intervista di
Haaretz a una giovane artista israeliana che vive a New York, Ziv
Schneider, ideatrice e curatrice del Museum of Stolen Art. Si tratta di
un museo virtuale da visitare indossando una sorta di parallelepipedo
di plastica nera, ossia una maschera da realtà virtuale, per ammirare
una serie di quadri rubati e mai ritrovati. Nella realtà reale invece
il museo non c'è, i quadri non ci sono, la guida che parla non c'è,
Bennato e lo spirito anni '80 si scatenano.
Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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