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11 giugno 2015 - 24 Sivan 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
L’invio di dodici uomini ad esplorare la Terra d’Israele, le loro relazioni contrastanti, la reazione del popolo, la minaccia e la punizione divina, alcuni precetti, sono gli argomenti di cui tratta questa ricca Parashà.
Tutto sommato, però, il brano che più ci fornisce elementi di approfondimento è il versetto più breve: “Wa-yò’mer Ha-Shèm: Salàchti ki-dvarékha”, “Disse D.o: Ho perdonato secondo la tua parola”.
In quel momento il popolo d’Israele era meritevole di distruzione totale, tanto grave era la sua colpa; ed ecco che un uomo ha potuto modificare il decreto divino! L’uomo può far cambiare idea al Creatore! Come è possibile?
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Singapore in sanscrito vuol dire la città del leone. Nell’isola-città-stato 137 km. a nord dell’equatore, su un territorio di 718 km quadrati (il doppio di Gaza) vivono 5 milioni e mezzo di abitanti (il triplo di Gaza). Singapore ha raggiunto il nono posto su oltre 180 paesi come livello di sviluppo umano (Israele è 19esima, l’Italia è 26esima). Da paese poverissimo di pescatori e fumatori di oppio, a primario svincolo logistico e commerciale mondiale. Nel 1819 all’arrivo degli inglesi, vivevano sul luogo 2000 malesi. Oggi dei 5 milioni e mezzo di abitanti, 74% sono cinesi, 13% malesi, il 9% indiani. Dunque, un completo avvicendamento di popolazione. In Israele gli ebrei riconosciuti dal rabbinato sono il 75%. Singapore nel 1965 è diventato indipendente staccandosi dalla Malesia musulmana. Due stati per due popoli?
 
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Terrore a Luxor
Sono tutti salvi i turisti obiettivo del fallito attentato terroristico al sito dei templi di Luxor, in Egitto. Un’auto con tre uomini a bordo è stata fermata da un poliziotto davanti al parcheggio del Grande tempio dedicato al dio Amon di Karnak. Uno di loro è sceso azionando una cintura esplosiva, facendosi saltare in aria e ferendo due poliziotti e due venditori del bazar. Gli agenti hanno quindi circondato la vettura, sparato a un altro dei terroristi e colpito alla testa il terzo, ferendolo gravemente. Le autorità, sottolinea il Corriere, non hanno rivelato l’identità degli artefici e non è ancora pervenuta alcuna rivendicazione dell’attentato.

Lotta all’Isis, l’intervento di Washington. Più armi e altri 450 militari statunitensi inviati in Iraq in aggiunta ai 3100 che vi sono già tornati per addestrare l’esercito di Bagdad. Questo il piano annunciato ieri dalla Casa Bianca per intensificare la lotta contro l’Isis. I soldati del nuovo contingente andranno prevalentemente nella nuova base di Habbaniyah, da dove dovrebbe riprendere l’offensiva con l’obiettivo di riconquistare almeno Ramadi, a meno di cento chilometri dalla capitale, da un mese nelle mani del Califfato. Secondo un rapporto dei servizi segreti australiani ripreso ieri dalla stampa inglese, scrive il Corriere, lo Stato Islamico starebbe al momento cercando di procurarsi il materiale radioattivo per costruire un ordigno.
Nel frattempo è stato diffuso un video girato nella penisola egiziana del Sinai che mostra un uomo, accusato di lavorare per il Mossad, che dopo essere stato costretto a scavarsi la fossa viene ucciso a sangue freddo da un militante di un gruppo jihadista egiziano affiliato all’Isis (Libero).
 
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  davar
l'accordo sul nucleare iraniano
Israele-Stati Uniti, le delegazioni

al tavolo della trattativa
Dopo aver invaso per giorni i quotidiani internazionali, l'accordo sul nucleare tra le potenze occidentali e l'Iran è caduto sotto silenzio. Ma l'argomento per le diplomazie di mezzo mondo rimane caldo. La deadline per la stipula definitiva dell'intesa tra Teheran e il gruppo dei 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia più la Germania) si avvicina: il 30 giugno è la data prescelta per l'ultima firma ma prima da allora in molti stanno lavorando per cambiare le carte in tavola. Tra questi, Israele, il cui primo ministro Benjamin Netanyahu ha sempre espresso la propria contrarietà rispetto ai termini dell'accordo stipulato dai 5+1 con il regime iraniano. “Nessuna in questa regione pensa che questo accordo bloccherà l'Iran dall'ottenere l'arma nucleare”, ha dichiarato recentemente Netanyahu, dirigendo il suo messaggio in particolare agli Stati Uniti di Barack Obama, vero motore delle trattative. E proprio oltreoceano sta per atterrare una delegazione israeliana, guidata dal Consigliere per la sicurezza nazionale Yossi Cohen, con l'obiettivo di modificare e correggere l'accordo di massima presentato all'Iran (nell'immagine il capo della Cia John Brennan, recentemente in Israele per discutere del nucleare iraniano).
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expo milano
Kasherut, dare valore al cibo 
“Racchiusi nelle regole alimentari ebraiche, nella casherut, troviamo valori condivisi non solo dal mondo ebraico ma dalla società intera”. Da qui, sottolinea l'assessore alla casherut dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Jacqueline Fellus, responsabile di K.it, il Progetto Kasherut dell’UCEI, occorre partire per capire il successo che il marchio casher sta riscuotendo sul mercato globale: nella normativa alimentare ebraica i principi etici sono legati alla garanzia della qualità e salubrità del prodotto, il che risponde all'esigenza sempre più sentita dai consumatori di tutto il mondo di restituire il giusto valore al cibo. Un tema tanto importante da essere il leitmotiv di Expo Milano 2015. E proprio nella cornice dell'Esposizione universale, durante la presentazione organizzata dall'Associazione Medica Ebraica del libro "La dieta Kasher. Storia, regole e benefici dell’alimentazione ebraica” pubblicato da Giuntina (a cura di Rossella Tercatin) si è parlato di cosa significhi per l'ebraismo seguire le norme alimentari della casherut, dei principi etici che ne sono il fondamento e delle opportunità racchiuse nel progetto K.it dell'UCEI. A confrontarsi sul tema, ospiti del Padiglione Israele e del Keren Kayemeth LeIsrael, oltre a Jacqueline Fellus, sono stati rav Alberto Moshe Somekh assieme a Victoria Acik, medico omeopata, e Laura Ravaioli, chef del Gambero Rosso Channel e collaboratrice di Pagine Ebraiche. A presentare l'incontro, davanti al folto pubblico presente, il Consigliere UCEI e presidente dell'Ame Italia Giorgio Mortara. Presente in sala tra gli altri, il presidente della Comunità ebraica di Milano Raffaele Besso.
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qui budapest 
Memoria, la sfida dell'educazione
Si è chiusa questo pomeriggio a Budapest la seduta plenaria della International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), la Task Force internazionale per l’educazione e la memoria della Shoah, svoltasi tra l’8 e l’11 di giugno. L’IHRA è stata creata quindici anni fa, e vede l’Italia, presente ai lavori con una delegazione, impegnata fin dal 1999. Nominati per decreto governativo dal Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, i delegati italiani (una parte dei quali sono segnalati dall’UCEI secondo un accordo con il MIUR) partecipano con i rappresentanti di altri 31 paesi membri a quattro gruppi di lavoro – Educazione, Musei e Memoriali, Accademia, Comunicazione – e a diverse commissioni trasversali. Obiettivo principale è quello di promuovere presso i governi conoscenza e consapevolezza attorno alla Shoah, nonché far avanzare la ricerca su questo tema ed ampliare la rete educativa.


Simonetta Della Seta
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qui torino
In marcia per la solidarietà
“Noi siamo con voi” è il titolo della manifestazione di solidarietà alle vittime della persecuzione religiosa che si è svolta ieri sera a Torino, promossa dal Consiglio regionale del Piemonte. Una marcia silenziosa ha attraversato le vie del centro dalla piazza del municipio fino all’arsenale della pace del Sermig, dove per quasi due ore sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni (tra cui Mauro Laus, presidente del Consiglio regionale; Valentino Castellani, presidente del comitato Interfedi della Città di Torino, fino all’intervento conclusivo del sindaco Piero Fassino) e delle organizzazioni promotrici dell’iniziativa, tra cui numerose comunità religiose: erano rappresenti Bahai, mormoni, induisti, buddisti (con esponenti del buddismo tibetano e zen), musulmani, ebrei (con il rabbino capo Ariel Di Porto), valdesi, ortodossi e cattolici (con l’arcivescovo Cesare Nosiglia). Più volte è stato sottolineato quanto chi perseguita e uccide in nome della divinità stravolga il senso della religione stessa. “Questa sera ho visto un popolo che ama la vita più della morte” ha dichiarato Silvio Magliano, del Consiglio comunale cittadino.


Anna Segre
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roma al voto
Elezioni, la campagna è "social"
Dal web ai social network, la campagna elettorale per le elezioni di rinnovo del Consiglio della Comunità ebraica romana non è mai stata così virale. Un fenomeno catalizza in particolare l’attenzione degli iscritti, ed è quello dei video di presentazione dei singoli candidati alla presidenza e delle squadre (di aspiranti consiglieri e/o consultori) che li accompagnano in questa avventura.
Video amatoriali, ma in cui emerge comunque una certa professionalità e un’attenzione meticolosa al dettaglio. Lo sfondo privilegiato è quello del Portico d’Ottavia, il cuore della Roma ebraica, ma anche le strade tutto attorno. Da via della Reginella a via Catalana, dal Teatro Marcello a Ponte Quattro Capi, una delle più antiche testimonianze della presenza ebraica nella Capitale.
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roma al voto
L'impegno per il bene comune
Clima disteso, volti sorridenti, le conflittualità e le diversità ideologiche riposte per qualche ora da parte. Condotto dalla giornalista di Radio 24 Elisabetta Fiorito, il momento di incontro con i quattro candidati alla presidenza della Comunità ebraica romana organizzato al Centro Pitigliani da Hamos Guetta ha messo al centro le biografie dei singoli, il loro percorso professionale, i sentimenti con cui si affacciano a questa sfida. Significativa la partecipazione di pubblico, con molte centinaia di persone che si sono date appuntamento in Trastevere per una serata all’insegna della leggerezza.
Da parte di ciascun candidato (in ordine di presentazione di lista Ruth Dureghello, Maurizio Tagliacozzo, Claudia Fellus e Fiamma Nirenstein) l’impegno ad amministrare la Comunità per il bene comune.
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jciack
La furia di Brad
Lo avevamo lasciato, sei anni fa, che dava la caccia ai nazisti nei panni del tenente Aldo Raine in “Inglorious Basterds” di Quentin Tarantino. Lo ritroviamo ora in “Fury” alla guida di un tank che nella primavera del 1945 si fa strada nella Germania sconvolta dalla guerra. Questa volta Brad Pitt interpreta Don “Wardaddy” Collier, comandante di una squadra di cinque uomini che nel loro drammatico viaggio impareranno a conoscersi e, forse, a capirsi meglio.


Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Bethlehem
Solamente un israeliano (nato a Herzliya) o un israelo-palestinese (musulmano di Jaffa) – meglio ancora un israeliano e un israelo-palestinese insieme – può/possono raccontare con tanto sentimento, profondità, dolore, intimità, grandezza e sgomento quarantotto anni di occupazione. Così, l’altra sera allo Spazio Oberdan di Milano, alla fine del film “Bethlehem”, la gran parte della platea è rimasta per qualche minuto immobile e muta mentre scorrevano i titoli di coda; era fisicamente percepibile il bisogno collettivo e individuale di mettere a fuoco e lasciar decantare le proprie emozioni. Il film premiato a Venezia nel 2013, gratificato da molti riconoscimenti in patria, diretto dall’israeliano Yuval Adler (sceneggiatura co-firmata insieme al giornalista arabo Ali Waked) è stato proiettato durante l’ottava edizione della Rassegna Nuovo Cinema Israeliano meritoriamente organizzata dal Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC) e sponsorizzata da AcomeA sgr.
                                                                                                             Stefano Jesurum, giornalista
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