
Elia Richetti,
rabbino
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L’invio
di dodici uomini ad esplorare la Terra d’Israele, le loro relazioni
contrastanti, la reazione del popolo, la minaccia e la punizione
divina, alcuni precetti, sono gli argomenti di cui tratta questa ricca
Parashà.
Tutto sommato, però, il brano che più ci fornisce elementi di
approfondimento è il versetto più breve: “Wa-yò’mer Ha-Shèm: Salàchti
ki-dvarékha”, “Disse D.o: Ho perdonato secondo la tua parola”.
In quel momento il popolo d’Israele era meritevole di distruzione
totale, tanto grave era la sua colpa; ed ecco che un uomo ha potuto
modificare il decreto divino! L’uomo può far cambiare idea al Creatore!
Come è possibile?
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Singapore
in sanscrito vuol dire la città del leone. Nell’isola-città-stato 137
km. a nord dell’equatore, su un territorio di 718 km quadrati (il
doppio di Gaza) vivono 5 milioni e mezzo di abitanti (il triplo di
Gaza). Singapore ha raggiunto il nono posto su oltre 180 paesi come
livello di sviluppo umano (Israele è 19esima, l’Italia è 26esima). Da
paese poverissimo di pescatori e fumatori di oppio, a primario svincolo
logistico e commerciale mondiale. Nel 1819 all’arrivo degli inglesi,
vivevano sul luogo 2000 malesi. Oggi dei 5 milioni e mezzo di abitanti,
74% sono cinesi, 13% malesi, il 9% indiani. Dunque, un completo
avvicendamento di popolazione. In Israele gli ebrei riconosciuti dal
rabbinato sono il 75%. Singapore nel 1965 è diventato indipendente
staccandosi dalla Malesia musulmana. Due stati per due popoli?
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Terrore a Luxor |
Sono
tutti salvi i turisti obiettivo del fallito attentato terroristico al
sito dei templi di Luxor, in Egitto. Un’auto con tre uomini a bordo è
stata fermata da un poliziotto davanti al parcheggio del Grande tempio
dedicato al dio Amon di Karnak. Uno di loro è sceso azionando una
cintura esplosiva, facendosi saltare in aria e ferendo due poliziotti e
due venditori del bazar. Gli agenti hanno quindi circondato la vettura,
sparato a un altro dei terroristi e colpito alla testa il terzo,
ferendolo gravemente. Le autorità, sottolinea il Corriere, non hanno
rivelato l’identità degli artefici e non è ancora pervenuta alcuna
rivendicazione dell’attentato.
Lotta all’Isis, l’intervento di Washington. Più armi e altri 450
militari statunitensi inviati in Iraq in aggiunta ai 3100 che vi sono
già tornati per addestrare l’esercito di Bagdad. Questo il piano
annunciato ieri dalla Casa Bianca per intensificare la lotta contro
l’Isis. I soldati del nuovo contingente andranno prevalentemente nella
nuova base di Habbaniyah, da dove dovrebbe riprendere l’offensiva con
l’obiettivo di riconquistare almeno Ramadi, a meno di cento chilometri
dalla capitale, da un mese nelle mani del Califfato. Secondo un
rapporto dei servizi segreti australiani ripreso ieri dalla stampa
inglese, scrive il Corriere, lo Stato Islamico starebbe al momento
cercando di procurarsi il materiale radioattivo per costruire un
ordigno.
Nel frattempo è stato diffuso un video girato nella penisola egiziana
del Sinai che mostra un uomo, accusato di lavorare per il Mossad, che
dopo essere stato costretto a scavarsi la fossa viene ucciso a sangue
freddo da un militante di un gruppo jihadista egiziano affiliato
all’Isis (Libero).
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l'accordo sul nucleare iraniano
Israele-Stati Uniti, le delegazioni
al tavolo della trattativa
Dopo
aver invaso per giorni i quotidiani internazionali, l'accordo sul
nucleare tra le potenze occidentali e l'Iran è caduto sotto silenzio.
Ma l'argomento per le diplomazie di mezzo mondo rimane caldo. La
deadline per la stipula definitiva dell'intesa tra Teheran e il gruppo
dei 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia più la
Germania) si avvicina: il 30 giugno è la data prescelta per l'ultima
firma ma prima da allora in molti stanno lavorando per cambiare le
carte in tavola. Tra questi, Israele, il cui primo ministro Benjamin
Netanyahu ha sempre espresso la propria contrarietà rispetto ai termini
dell'accordo stipulato dai 5+1 con il regime iraniano. “Nessuna in
questa regione pensa che questo accordo bloccherà l'Iran dall'ottenere
l'arma nucleare”, ha dichiarato recentemente Netanyahu, dirigendo il
suo messaggio in particolare agli Stati Uniti di Barack Obama, vero
motore delle trattative. E proprio oltreoceano sta per atterrare una
delegazione israeliana, guidata dal Consigliere per la sicurezza
nazionale Yossi Cohen, con l'obiettivo di modificare e correggere
l'accordo di massima presentato all'Iran (nell'immagine il capo della
Cia John Brennan, recentemente in Israele per discutere del nucleare
iraniano).
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expo milano
Kasherut, dare valore al cibo
“Racchiusi
nelle regole alimentari ebraiche, nella casherut, troviamo valori
condivisi non solo dal mondo ebraico ma dalla società intera”. Da qui,
sottolinea l'assessore alla casherut dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Jacqueline Fellus, responsabile di K.it, il Progetto
Kasherut dell’UCEI, occorre partire per capire il successo che il
marchio casher sta riscuotendo sul mercato globale: nella normativa
alimentare ebraica i principi etici sono legati alla garanzia della
qualità e salubrità del prodotto, il che risponde all'esigenza sempre
più sentita dai consumatori di tutto il mondo di restituire il giusto
valore al cibo. Un tema tanto importante da essere il leitmotiv di Expo
Milano 2015. E proprio nella cornice dell'Esposizione universale,
durante la presentazione organizzata dall'Associazione Medica Ebraica
del libro "La dieta Kasher. Storia, regole e benefici dell’alimentazione
ebraica” pubblicato da Giuntina (a cura di Rossella Tercatin) si è
parlato di cosa significhi per l'ebraismo seguire le norme alimentari
della casherut, dei principi etici che ne sono il fondamento e delle
opportunità racchiuse nel progetto K.it dell'UCEI. A confrontarsi sul
tema, ospiti del Padiglione Israele e del Keren Kayemeth LeIsrael,
oltre a Jacqueline Fellus, sono stati rav Alberto Moshe Somekh assieme
a Victoria Acik, medico omeopata, e Laura Ravaioli, chef del Gambero
Rosso Channel e collaboratrice di Pagine Ebraiche. A presentare
l'incontro, davanti al folto pubblico presente, il Consigliere UCEI e
presidente dell'Ame Italia Giorgio Mortara. Presente in sala tra gli
altri, il presidente della Comunità ebraica di Milano Raffaele Besso.
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qui budapest
Memoria, la sfida dell'educazione
Si
è chiusa questo pomeriggio a Budapest la seduta plenaria della
International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), la Task Force
internazionale per l’educazione e la memoria della Shoah, svoltasi tra
l’8 e l’11 di giugno. L’IHRA è stata creata quindici anni fa, e vede
l’Italia, presente ai lavori con una delegazione, impegnata fin dal
1999. Nominati per decreto governativo dal Ministro per l’Istruzione,
l’Università e la Ricerca, i delegati italiani (una parte dei quali
sono segnalati dall’UCEI secondo un accordo con il MIUR) partecipano
con i rappresentanti di altri 31 paesi membri a quattro gruppi di
lavoro – Educazione, Musei e Memoriali, Accademia, Comunicazione – e a
diverse commissioni trasversali. Obiettivo principale è quello di
promuovere presso i governi conoscenza e consapevolezza attorno alla
Shoah, nonché far avanzare la ricerca su questo tema ed ampliare la
rete educativa.
Simonetta Della Seta
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qui torino In marcia per la solidarietà
“Noi
siamo con voi” è il titolo della manifestazione di solidarietà alle
vittime della persecuzione religiosa che si è svolta ieri sera a
Torino, promossa dal Consiglio regionale del Piemonte. Una marcia
silenziosa ha attraversato le vie del centro dalla piazza del municipio
fino all’arsenale della pace del Sermig, dove per quasi due ore sono
intervenuti rappresentanti delle istituzioni (tra cui Mauro Laus,
presidente del Consiglio regionale; Valentino Castellani, presidente
del comitato Interfedi della Città di Torino, fino all’intervento
conclusivo del sindaco Piero Fassino) e delle organizzazioni promotrici
dell’iniziativa, tra cui numerose comunità religiose: erano rappresenti
Bahai, mormoni, induisti, buddisti (con esponenti del buddismo tibetano
e zen), musulmani, ebrei (con il rabbino capo Ariel Di Porto), valdesi,
ortodossi e cattolici (con l’arcivescovo Cesare Nosiglia). Più volte è
stato sottolineato quanto chi perseguita e uccide in nome della
divinità stravolga il senso della religione stessa. “Questa sera ho
visto un popolo che ama la vita più della morte” ha dichiarato Silvio
Magliano, del Consiglio comunale cittadino.
Anna Segre
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Setirot
- Bethlehem |
Solamente
un israeliano (nato a Herzliya) o un israelo-palestinese (musulmano di
Jaffa) – meglio ancora un israeliano e un israelo-palestinese insieme –
può/possono raccontare con tanto sentimento, profondità, dolore,
intimità, grandezza e sgomento quarantotto anni di occupazione. Così,
l’altra sera allo Spazio Oberdan di Milano, alla fine del film
“Bethlehem”, la gran parte della platea è rimasta per qualche minuto
immobile e muta mentre scorrevano i titoli di coda; era fisicamente
percepibile il bisogno collettivo e individuale di mettere a fuoco e
lasciar decantare le proprie emozioni. Il film premiato a Venezia nel
2013, gratificato da molti riconoscimenti in patria, diretto
dall’israeliano Yuval Adler (sceneggiatura co-firmata insieme al
giornalista arabo Ali Waked) è stato proiettato durante l’ottava
edizione della Rassegna Nuovo Cinema Israeliano meritoriamente
organizzata dal Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC) e
sponsorizzata da AcomeA sgr.
Stefano Jesurum, giornalista
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