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15 luglio 2015 - 28 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“… prendete tra di voi degli uomini come soldati per combattere Midiàn per infliggere la vendetta che l’Eterno [ha stabilito] nei confronti di Midiàn …” (Bemidbàr 31, 3). Ha detto il Grande Admòr Rabbì Yehudà Lieb Alter di Gur, conosciuto come Sefàt ‘Emèt: Con la parola Echaletzù letteralmente scalzate (prendete) Moshè Rabbenù vuole dire ai figli d’Israele di allontanare ogni interesse personale dalla guerra contro i midianiti, perché questa guerra non deve esser fatta per il loro onore, bensì per l’onore del Cielo.
David
Assael,
ricercatore
Non c’è niente da fare, l’argomento della settimana sono gli accordi ‘storici’ firmati in questi giorni. Da un lato il signor Tentenna, come da molti è stato definito Obama, che, dopo Cuba, lascia, con l’accordo iraniano, un’altra eredità storica ai suoi successori ed al mondo intero; dall’altro la resa assoluta di uno Tsipras al limite della schizofrenia (era lo stesso che arringava piazza Syntagma quello dell’intervista di ieri sera?), che apre le porte ad un patto con l’UE. Quali riflessi per l’ebraismo mondiale? Non ottimi. In Israele, esclusi i partiti arabi, la condanna per la legittimazione iraniana è pressoché unanime, in Europa parla per sé l’antica profezia del leader di Alba dorata Theodoros Koudounas alla vigilia delle elezioni di gennaio: “Vincerà Syriza, fallirà ed arriveremo noi”.
Iran, l'affondo di Bibi
“L’accordo minaccia la sicurezza di Israele e il mondo intero”. Così il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto l’intesa internazionale sul nucleare iraniano, manifestando il suo dissenso in una telefonata con il presidente statunitense Barack Obama raccontata oggi su La Stampa. Oltre al timore di violazioni e della possibilità che in ogni caso il paese si doti dell’atomica tra 15 anni, Netanyahu aggiunge che l’abolizione delle sanzioni porterebbe a “pompare miliardi di dollari nella macchina del terrorismo di Teheran che minaccia il mondo”. Obama dal canto suo ha difeso l’accordo, riaffermando l’impegno per la sicurezza di Israele con misure di “cooperazione senza precedenti” che il segretario alla Difesa Ash Carter vaglierà di persona a Gerusalemme durante una missione ad hoc la prossima settimana. L’accordo dovrà ancora essere approvato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e poi dal Congresso degli Stati Uniti, dove avverrà la battaglia politica più dura. “Questo accordo non si basa sulla fiducia ma sulle verifiche”, ha dichiarato il segretario di Stato americano John Kerry.

Mogherini: “Intesa storica grazie alla Ue”. Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, che ha coordinato i negoziati di Vienna, in un’intervista al Corriere della sera dice: “Fa bene all’Europa essere coscienti di essere stati noi a facilitare un’intesa storica”. E aggiunge: “Se da domani Teheran cominciasse a investire in nuovi rapporti con i paesi vicini, basati sull’idea della fiducia e sostenuti dalla comunità internazionale, il Medio Oriente e il mondo potrebbero essere diversi da qui a dieci anni”.
 
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  davar
nucleare - la nota del presidente ucei
Di fronte alla minaccia iraniana
la diplomazia non basta

"Il premier britannico Winston Churchill si rivolse nel 1938 ai diplomatici occidentali che rientravano dalla Conferenza di Monaco, dove avevano finito per assecondare le pretese territoriali del regime hitleriano sul territorio cecoslovacco, con un monito terribile e indimenticabile che purtroppo non ha perso il suo significato nemmeno ai tempi nostri: 'Potevate scegliere fra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore, avrete la guerra'.
L’accordo diplomatico sottoscritto dai governi occidentali con il regime iraniano che dovrebbe limitare, o addirittura porre sotto controllo, la catastrofica corsa al potere nucleare di una delle dittature più minacciose del mondo islamico, non lascia spazio, come molti in queste ore mostrano di credere, esclusivamente alla speranza di vivere in un mondo migliore. Rappresenta invece purtroppo anche un elemento di seria inquietudine e rinnova l’obbligo di un’accresciuta, incessante vigilanza di tutti coloro che hanno a cuore i destini dello Stato di Israele, il principale bersaglio della feroce dittatura degli ayatollah, degli ebrei nel mondo e con loro di tutte le realtà democratiche e progredite.
La diplomazia fa il suo corso, ma l’esperienza ci ha insegnato che quando si tratta di fronteggiare minacce mortali e feroci alla disponibilità alla trattativa le democrazie devono sempre accompagnare chiari elementi di deterrenza. È questo che speriamo avvenga anche e soprattutto in questo caso.
Gli ebrei italiani, così come quelli di tutte le comunità del mondo, si sentono partecipi dei destini di Israele e sono consapevoli che non sarà un pezzo di carta, ma la vigilanza e l’estrema determinazione di tutti coloro che non vogliono cedere alle minacce, a garantire la pace e la sicurezza cui Israele, come tutte le società democratiche, aspira nella piena legittimità".


nucleare - l'accordo con l'iran
Israele, diritti umani, terrorismo:
i grandi assenti di Vienna 

È stato richiesto al regime iraniano di fermare l’arricchimento dell’uranio, incluse le migliaia di centrifughe che girano nell’impianto di Natanz? È stato imposto all’Iran lo smantellamento del reattore per acque pesanti di Arak e dello stabilimento per la produzione del plutonio? È stato pretesa l’interruzione dello sviluppo del programma missilistico iraniano? O che il regime sia pronto a ispezioni delle proprie strutture nucleari in qualsiasi momento e luogo? Queste domande (per la cronaca tutte con risposta negativa) rappresentano alcuni dei 16 quesiti sollevati in un editoriale pubblicato sul Times of Israel a firma del direttore David Horovitz a poche ore dall’annuncio dell’accordo raggiunto tra la Repubblica degli Ayatollah e il cosiddetto 5+1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia, Cina più Germania, coordinati dal Rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea Federica Mogherini). Profonda la preoccupazione di Israele, espressa da più voci appartenenti alla maggior parte dell’arco politico, ma in particolare dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha parlato apertamente di “sconcertante errore di portata storica” non appena l’esito del vertice in corso da settimane a Vienna è rimbalzato sui media di tutto il mondo. “Siamo stati noi a portare la questione iraniana all’attenzione del mondo. Non fosse stato per Israele, l’Iran avrebbe raggiunto la bomba atomica anni fa” ha poi rincarato Netanyahu, che ha definito l’accordo negativo “in tutti gli aspetti”, rivendicando il diritto di difendersi dello Stato ebraico. Leggi

israele - i protagonisti della moda  
Da Holon alle passerelle di Dior,
il sogno di Sofia diventa realtà

“Avete una ragazza giovane che si chiama Sofia, da Israele... era in una boutique di Dior e non so per quale ragione, ma anche Raf Simons era nella stessa boutique di Dior, e l'ha incontrata e ora la vuole”. “Cosa? Cosa significa? Non ho mai sentito una storia così, mai. È straordinario”.
I due increduli protagonisti di questo dialogo sono un rappresentate della maison francese Dior e un impiegato dell'esclusiva agenzia di modelle parigina Viva. Ricapitolando, la Sofia di cui parlano è Sofia Mechanter, una quattordicenne di Holon al momento pressoché sconosciuta che però farà molto parlare di sé, mentre Raf Simons è proprio quel Raf Simons, direttore creativo di Dior, che da un momento all'altro l'ha scelta come sua nuova musa. Ebbene sì, la storia di Sofia è una via di mezzo tra quella di una nuova Kate Moss e una moderna Cenerentola. 
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qui roma - beautiful israel italia
Ambiente, patrimonio da tutelare
Nuove occasioni per diffondere le eccellenze israeliane. Ospite del centro estivo Shirat haYam di Ostia, l'architetto Fabrizio Manasse, consigliere dell'Italian Council for a Beautiful Israel, si è intrattenuto con i giovani ospiti della struttura per parlare principalmente di tre argomenti: tecniche di desalinizzazione del mare, bio architettura in Israele, valore del rispetto dell’ambiente. Il tutto, viene spiegato, nel solco dell’impegno assunto da Beautiful Israel Italia nella sensibilizzazione delle nuove generazioni alle problematiche ambientaliste. Nella stessa giornata, l’associazione ecologista presieduta da Dario Coen ha conferito a Micol Piazza Sed l’incarico di supervisore del progetto “Orto Urbano nella Casa di Riposo - Residenza Sanitaria Assistita Ebraica di Roma”, con l'obiettivo di occuparsi, in qualità di esperta in orticoltura, del coordinamento delle attività che verranno svolte in questo senso all'interno dell'istituto.
pilpul
Ticketless - In memoriam
È mancata negli scorsi giorni Eleonora Vincenti, già docente di filologia italiana alle università di Firenze e Torino, figlia di uno dei nostri più grandi germanisti. È mancata a Torino, nella sua bella casa in collina, in mezzo ai suoi libri. Vorrei ricordarla qui per più di una ragione. Intanto per il silenzio che persiste in questi giorni e mi ha sorpreso, ma solo fino a un certo punto.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Negoziati 
L’attenzione dei giornali di tutto il mondo è stata catturata, negli ultimi giorni e nelle ultime ore, da due eventi – quali i negoziati sul debito greco e sul nucleare iraniano – che, al di là delle notevoli differenze, sembrano presentare anche delle evidenti analogie. Difficile pronunciarsi nel merito dei particolari tecnici delle due trattative, che richiederebbero specifica competenza in materia di economia, politica monetaria, fissione nucleare ecc. Qualcosa si può certamente dire, però, sul piano politico, mediatico e psicologico.

Francesco Lucrezi, storico
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La solitudine di Israele
L’accordo tra Usa ed Iran, che dovrà essere approvato e ratificato nelle prossime settimane, dà lo spunto a una riflessione di differenti identità che a un certo punto divergono e confliggono nella storia: quella ebraica e quella del resto del mondo. Sembra che solo al popolo ebraico siano cari il tema della memoria e dell’eternità del tempo, della trasgressione e della teshuvà, di Amalek e del Kippur. Rispetto agli altri popoli che si inchinano alle leggi della politica e del trasformismo senza mantenere la dignità e i valori costruiti nel tempo. Perfino gli Stati Uniti di America tanto esaltati nei loro alti valori democratici dichiarati nella Costituzione sfuggono a questa prassi. Forse è proprio questa la solitudine di Israele e del suo popolo. 

Jonatan Della Rocca


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