Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

19 agosto 2015 - 4 Elul 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“... il dono di corruzione rende ciechi gli occhi dei Saggi e distorce le giuste Leggi...” (Devarìm 16, 19). Il Grande Admòr Rabbì Yehudà Lieb Alter di Gur, conosciuto come Sefàt ‘Emèt dice a proposito di questo verso: da questo divieto della Torah è possibile imparare in senso inverso un insegnamento positivo. Cioè che a chi si allontana da qualsiasi corruzione e inciampo, e insegue la verità, gli occhi si apriranno e si illumineranno così che potrà percepire la verità.
David
Assael,
ricercatore
Esiste un principio ermeneutico per cui il significato di una frase va letto alla luce dell'intero testo. Una regola che sarebbe bene applicare anche alla politica. Matteo Salvini sta preparando il suo tour propagandistico d'autunno con diverse tappe, tra cui Israele, dove il leader leghista ha in programma un incontro con Liberman e, se possibile, Netanyahu. Quando gli si chiede dei rapporti con Casa Pound, Salvini, senza imbarazzo, dichiara che i problemi di Bibi sono Hamas, l'Iran e l'Isis non certo i neofascisti romani. Si ripropone, così, il vecchio schema secondo cui il nemico del mio nemico è mio amico. Si spera che gli israeliani rifiutino sdegnati di fare da foglia di fico a chi sta usando parole, che se fossero state rivolte ai profughi ebrei nelle varie migrazioni verso tanti Paesi, sarebbero studiate a scuola come esempio di antisemitismo mondiale. Si è arrivati in passato ad appoggiare governi impresentabili, che facevano ridere tutto il mondo, infarciti dei vari Ciarrapico e La Russa (che, va ricordato, conserva nel suo studio milanese un bel busto del Duce in bella mostra) in nome di una presunta ragion di Stato che nulla, ma dico nulla, ha portato a Israele. Il nemico del mio nemico è mio amico? Dipende chi è.
Libia, i paesi arabi
cercano l'unità
È stata positiva ma cauta la risposta data dal vertice straordinario dei paesi della Lega Araba convocato ieri al Cairo in seguito alla richiesta del governo libico di Tobruk di assistenza militare per affrontare l'Isis. In attesa di una risposta definitiva, nel comunicato congiunto diffuso al termine della riunione si sottolinea che data la difficile situazione vi è urgente bisogno di pianificare una strategia araba che agisca direttamente sul campo, che comprenda anche la relativa assistenza militare alla Libia per affrontare la minaccia del Califfato. Nessuna azione concreta viene però specificata, sottolinea il Corriere della sera, se non l'appuntamento con una nuova riunione il 27 di agosto, sempre al Cairo. Il quotidiano riporta inoltre che nel frattempo a Palmira, in Siria, il capo del sito archeologico Khaled Assad è stato decapitato dai miliziani dello Stato Islamico.

“Fermate Corbyn, è negazionista”. È bufera su Jeremy Corbyn, candidato favorito alle primarie che sanciranno la leadership del partito laburista britannico, attaccato dal giornale ebraico Jewish Chronicle per aver preso parte ad alcuni eventi del Deir Yassin Remembered, gruppo fondato dal negazionista della Shoah Paul Eisen. In risposta, Corbyn ha negato simpatie negazioniste o antisemite e ha dichiarato di aver frequentato Eisen quando ancora non prendeva queste posizioni (Corriere).

Urtisti, c'è una proposta. Piazza Risorgimento, largo del Colonnato, via della Conciliazione. Queste le possibili destinazioni degli urtisti, i venditori di ricordi allontanati lo scorso luglio dall'area del Colosseo e dei Fori Imperiali. Questa, secondo il Messaggero, la soluzione individuata dal gabinetto del sindaco Marino.

Bds, vergogna europea. La Stampa racconta la vicenda che coinvolge il cantante ebreo newyorchese Matisyahu, che ha annunciato che non si esibirà al festival Rototom dopo la richiesta preventiva degli organizzatori di una dichiarazione a favore della nascita di uno Stato palestinese. Questo ed altri episodi nella cronaca del “tranquillo week end antisemita” che appare oggi sul Foglio.
 
Leggi

 
  davar
qui roma - parla il leader degli urtisti
"Vogliamo rimanere al Colosseo.
Altre proposte non praticabili"

“Leggo sulla stampa romana che per gli urtisti sarebbero stati pensati degli spazi tra piazza Risorgimento e via della Conciliazione. È una cosa tutta da verificare. E se fosse vero, sarebbe inaccettabile”.
Fabio Gigli (nell'immagine), storico presidente di categoria, parla a cuore aperto con Pagine Ebraiche. “Gli accordi erano altri – sostiene – e altre le prospettive. C'era stato garantito che saremmo tornati, in posizioni diverse, nell'area del Colosseo. Più passa il tempo e più quelle rassicurazioni sembrano perdere valore”.
È passato oltre un mese dal trasloco ordinato dall'Amministrazione capitolina. Un mese in cui gli urtisti, gli ambulanti che esercitano questa professione dall'Ottocento (ad autorizzarli un provvedimento del papa), hanno continuato ad alzare la voce contro quella che ritengono un'ingiustizia: l'accostamento ad alcune realtà protagoniste del degrado urbano. Parole di fuoco contro il loro trasferimento, veicolate anche attraverso i social network, e denuncia quotidiana dell'emergenza sociale in cui versa l'intera categoria. Nelle nuove postazioni di via di San Gregorio, conseguenza di un flusso turistico assai meno significativo rispetto a prima, i più favoriti non riuscirebbero comunque a raggiungere la soglia di sopravvivenza.Lo aveva raccontato lo stesso Gigli, in un'intervista al nostro notiziario quotidiano di qualche giorno fa.
Leggi

le rivelazioni dello storico patrice gueniffey
Bonaparte e gli ebrei francesi.
Qualche ombra, molte luci

“Fu vera gloria?”, si chiedeva Manzoni in quel fatidico 5 maggio, senza potersi dare una risposta. D'altra parte anche i posteri a cui aveva delegato il giudizio hanno qualche difficoltà, considerato quanto complessa fu la figura di Napoleone. Ad esempio, è possibile dire se fu un vero bene o un vero male per gli ebrei? A Patrice Gueniffey, storico francese direttore del Centre de recherche politiques Raymond Aron dell'Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi, l'ardua sentenza. In occasione dell'uscita della traduzione in inglese della sua biografia “Bonaparte: 1769-1802” (Harvard University Press, in Francia edito da Gallimard nel 2013), il giornale ebraico statunitense The Forward pubblica un'intervista in cui l'autore dà una risposta chiara alle molte domande e ai molti dubbi che riguardano il rapporto di Napoleone con gli ebrei, dimostrando che sebbene egli non nutrisse un sentimento particolarmente positivo o particolarmente negativo nei loro confronti, gli anni del suo impero ebbero in ultima analisi buone conseguenze per la popolazione ebraica francese ed europea.
“Le sue politiche per quanto riguarda la comunità ebraica in Francia e nell'Impero promossero l'assimilazione nella nazione francese”, spiega Gueniffey. “La rivoluzione francese liberò gli ebrei ma non li assimilò. Napoleone riprese la situazione in mano e decise di fare per gli ebrei quanto aveva fatto anche per le altre religioni, e la comunità ebraica francese divenne la più assimilata del 19esimo secolo”.
Secondo lo storico dunque, l'uomo che aprì i ghetti “non fu né antisemita né filosemita, non provò né simpatia né ostilità”. Ma in realtà, come per ogni storia straordinaria, non mancano racconti collaterali, tradizioni e qualche leggenda in entrambi i sensi.

Leggi

dafdaf estate 
Sulle note di Summertime
L’estate sta finendo, si avvicina l’inizio della scuola. Il pensiero è già alle prossime feste, ma ci sono ancora i compiti delle vacanze da finire… Fra la spiaggia e una passeggiata in montagna, fra un’espressione e i quaderni d’italiano, a riportare il pensiero all’estate pensa il numero 59 di DafDaf, grazie all’ebraista e musicologa Maria Teresa Milano, che racconta ai giovani lettori la storia di una delle canzoni più famose del mondo: Summertime.

È tempo d’estate, ragazzi, e le diamo il benvenuto con Summertime, una delle canzoni più famose al mondo, che risuona da 80 anni, ovvero da quell’autunno del 1935 quando fu messa in scena per la prima volta l’opera folk Porgy and Bess.
Chi di voi non ha mai sentito almeno una delle 25.000 versioni esistenti?

Maria Teresa Milano
Leggi
pilpul
Ticketless - Piange il clown 
Sarei disposto a pagare una bella cifra per il biglietto, pur di vedere “The Day the Clown Cried”, il film perduto di Jerry Lewis sulla Shoah. Lewis ha 89 anni e sappiamo che ha posto un veto alla Biblioteca del Congresso: non si potrà vedere questo suo lavoro se non dieci anni dopo la morte. Il frammento che si vede su Youtube non fa che incrementare il rammarico per la lunga – speriamo lunghissima – attesa. Vorremmo che Jerry emulasse Matusalemme, ma la prudenza di Lewis, soprattutto in rapporto alla fretta di Benigni e dei suoi milioni di spettatori ridenti e appagati, merita una riflessione. Per questo dissento dalla conclusione di Maurizio Molinari (“La Stampa”, 11 agosto scorso). Ridenti  e appagati di fronte al frettoloso “La vita è bella” si sono dimostrati nel 1998 migliaia di spettatori, anche israeliani, se non ricordo male. Il successo fu planetario.

Alberto Cavaglion
Leggi

Periscopio - La pace lontana
Purtroppo - e sottolineo il 'purtroppo' -, come sa chi legge le mie piccole note settimanali, sono sempre stato assolutamente pessimista su una possibile soluzione pacifica, in tempi ragionevolmente brevi, del conflitto mediorientale. I motivi del mio pessimismo sono molteplici, e tra questi c'è la radicata convinzione che le sorti di quel conflitto non si decidano in quella terra contestata, ma soprattutto altrove. Molti sognano una nuova bella stretta di mano tra i leader dei due popoli, al cospetto di tante autorità mondiali, tra sorrisi e applausi, per poter dire, finalmente, basta alle ostilità. Ma quella stretta di mano non ci sarà mai, o sarà solo una scena del tutto inutile e illusoria, se, nel frattempo, non avranno cessato le loro velenose attività i tanti malevoli seminatori di odio sparsi per il mondo, il cui unico obiettivo pare quello di rinfocolare, giorno per giorno, il rifiuto e l'eterna criminalizzazione di Israele: che è poi, a mio giudizio, la prima radice del conflitto.

Francesco Lucrezi, storico
Leggi


moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici su  FACEBOOK  TWITTER
Pagine Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it  Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 - direttore responsabile: Guido Vitale.