Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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“Per
arrivare ad una verità più elevata bisogna essere pronti a buttar via
la propria verità” (sentita ieri alla tavola di Shabbat a nome di rabbi
Natan, discepolo di rabbi Nachman di Breslav).
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Perché
dovremmo ricordarci della foto di Alan? Ci siamo forse ricordati delle
bare bianche di Lampedusa in questi due anni? Non mi piacciono le foto
che diventano icone, perché non generano domande, ma solo affermazioni.
Il loro valore è dottrinario e la loro funzione consolatoria. È solo
misurandosi con (e non solo raccontando o ascoltando) la storia che sta
dentro l’immagine di cui la foto ci fornisce un’istantanea che forse si
riesce, con lentezza, a modificare le convinzioni profonde.
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Emergenza profughi,
l'impegno di Berlino |
Sono
oltre 7000 i profughi accolti ieri da Germania e Austria. Così Angela
Merkel: “Il diritto all’asilo politico non ha limite per quanto
riguarda il numero di richiedenti in Germania”. Un reportage del
Corriere della sera ne racconta l’arrivo, tra canti di gioia e wi-fi
gratuito. Sul Corriere, inoltre, una riflessione a firma del germanista
Claudio Magris.
Forte resta l’impegno anche sul territorio italiano. Sull’edizione
milanese di Avvenire si fa ed esempio il punto sulle iniziative di
solidarietà realizzate congiuntamente da Memoriale della Shoah di
Milano e Comunità di Sant’Egidio. Ad oggi sono stati accolti oltre 2500
profughi provenienti da Siria, Iraq, Eritrea e Sudan.
La Giornata dei ponti.
Vari approfondimenti sulle iniziative in programma oggi in tutta Italia
per la Giornata Europea della Cultura Ebraica. Sull’edizione fiorentina
di Repubblica uno speciale con gli eventi odierni, che vedranno tra gli
altri il coinvolgimento della redazione di Pagine Ebraiche. Lo sguardo
si allarga anche altrove: sul Corriere Milano gli incontri al Tempio
Centrale e al Memoriale della Shoah, mentre sulle pagine romane si
parla del confronto pomeridiano con Alain Elkann. Grande attivismo
anche nelle altre realtà locali: a Bologna inaugurazione della mostra
“Zachor/Ricorda”, dedicata ai progetti per il Memoriale della Shoah
cittadino. A tal proposito sul Corriere Bologna appare una riflessione
sul legame tra l’ebraismo, la città e il concetto di accoglienza.
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L'annuncio del presidente ucei renzo gattegna
La nostra Giornata per i profughi
Tuteliamo chi soffre di più
Di
seguito il testo dell'intervento tenuto a Firenze dal presidente
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna in
occasione dell'apertura della Giornata Europea della Cultura Ebraica
che ha nel capoluogo toscano la città capofila per l'Italia per il
2015.
"Nell'inaugurare questa
Giornata - ha affermato il presidente UCEI - propongo a tutti i
partecipanti, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di
religione, di opinione politica, di dedicarla a quella parte
dell'umanità, innocente e indifesa, che è costretta ad una fuga
disperata dalla propria terra per tentare di salvare la vita propria e
dei propri figli".
Illustri autorità e cari amici,
nel dichiarare aperta questa sedicesima edizione della Giornata Europea
della Cultura Ebraica mi tornano alla mente le parole pronunciate da
Elie Wiesel, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e premio Nobel
per la Pace nel 1986: “L'opposto di amore non è odio, è indifferenza.
L'opposto di arte non è brutto, è indifferenza. L'opposto di fede non è
eresia, è indifferenza. L'opposto di vita non è morte, è indifferenza”.
Sono parole tremendamente attuali perché in questo periodo, più che in
passato, sentiamo quanto sia pericolosa l'indifferenza di fronte alla
crudeltà e alla violazione della sacralità della vita umana,
soprattutto quando gli assassinii vengono collegati a presunte
motivazioni di carattere religioso e assumono la connotazione di
fenomeni di razzismo, di xenofobia o di fondamentalismo religioso.
L'indifferenza di fronte alle sofferenze e alla morte degli altri
comporta la perdita della propria coscienza e della propria dignità e
la caduta nell'abisso del cinismo e della complicità con assassini e
criminali.
La responsabilità per tanti orrori non deve essere addebitata solo ai
gruppi o ai regimi estremisti e fanatici che li commettono, ma anche
alle maggioranze inerti e silenziose che invece di impegnarsi e lottare
per il rispetto dei diritti fondamentali di tutti voltano la testa
dall'altra parte e fingono di non vedere.
Per questo motivo nell'inaugurare questa Giornata propongo a tutti i
partecipanti, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di
religione, di opinione politica, di dedicarla a quella parte
dell'umanità, innocente e indifesa, che è costretta ad una fuga
disperata dalla propria terra per tentare di salvare la vita propria e
dei propri figli.
Il tema “Ponti” è stato scelto dall'associazione europea per la
conservazione e la promozione della cultura ebraica come argomento di
dibattito e approfondimento e come linea guida di questa Giornata.
Si tratta di un argomento di grande attualità, in quanto negli ultimi
anni siamo stati costretti ad assistere a qualcosa di molto più
degradante e degradato di una guerra combattuta tra eserciti.
La morte e l'omicidio vile di persone inermi e indifese sono stati
proposti come modello, come proposta etica, come metodo di governo e di
dominio.
Lo spettacolo perverso e raccapricciante dell'agonia e della morte è
stato usato senza pudore e senza pietà come forma di pubblicità
finalizzata al reclutamento di nuovi giovani volontari.
In questo orrore senza fine coloro che tentano di sfuggire a un destino
inaccettabile sono costretti a passare attraverso trafficanti e
mercanti di esseri umani che delle tragedie altrui fanno la loro
fortuna.
Tergiversare non è più possibile. È giunto il momento nel quale i
leader politici e religiosi, gli Stati democratici, le organizzazioni e
i tribunali internazionali assumano, uniti e solidali, tutte le
iniziative adeguate e necessarie a indurre o a costringere tutti al
rispetto della legalità.
Ritengo necessario che oltre a parlare dei ponti si chiariscano oggi
anche i presupposti necessari e indispensabili senza i quali la loro
edificazione sarebbe inutile o impossibile.
L'ebraismo si basa su solidi principi e profonde radici che contemplano
l'obbligo dell'accoglienza e del rispetto del diverso e dello straniero.
La storia e le tradizioni ebraiche sono quelle di un popolo che convive da millenni in mezzo ad altri popoli.
L'accoglienza e il rispetto di altre fedi e culture risalgono alle origini stesse dell'ebraismo.
Questo è il significato della biblica tenda di Abramo, aperta sui lati
per essere sempre pronta ad ospitare da parte di lui, straniero,
qualsiasi altro straniero di qualunque provenienza.
Le Comunità ebraiche di Firenze e di Milano, nel rispetto di queste
civilissime tradizioni, si sono concretamente e rapidamente mobilitate
per soddisfare le pressanti richieste delle rispettive autorità
comunali e hanno destinato all'accoglienza di migranti, bisognosi di
tutti i beni di prima necessità, ospitalità in propri locali,
provvedendo alla loro sussistenza.
Rivolgo un sentito ringraziamento a queste due Comunità rappresentate
dalla dottoressa Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica di
Firenze, che come città capofila offre anche la generosa ospitalità di
cui stiamo usufruendo, e all'ingegner Roberto Jarach di Milano,
vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e del
Memoriale “Binario 21”.
Ringrazio infine voi tutti per la vostra presenza e la partecipazione.
E in particolare il sottosegretario Filippo Bubbico, in rappresentanza
del Governo, e Sara Funaro, assessore del Comune di Firenze.
In vista della prossima festa di Rosh haShanah auguro a tutti un felice e dolce nuovo anno 5776.
Shanah Tovah
Renzo Gattegna,
presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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Qui firenze - giornata della cultura ebraica
"La sfida è il Tikkun Olam"
“Cos’è
un ponte? È la nostra capacità di relazionarci con gli altri,
mantenendo forte la nostra identità. Altrimenti il rischio è
l’appiattimento”. Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica
fiorentina, descrive con questa immagine la sfida della sedicesima
edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata al tema
‘Ponti e AttraversaMenti’ e con il capoluogo toscano città capofila per
il 2015. Simbolo di questa edizione, che il presidente UCEI Renzo
Gattegna ha scelto di dedicare al dramma dei profughi, è per Cividalli
il cancello aperto all’ingresso della sinagoga di via Farini. Un
simbolo importante, il simbolo di una Comunità protesa verso l’esterno,
“attiva e vitale, con una scuola materna, con ragazzi che studiano”. E
costruire ponti significa anche fare “Tikkun Olam”, riparare il mondo.
Partendo dalle cose semplici. Come il concetto evocato alcuni giorni fa
dal rav Pierpaolo Punturello sul nostro notiziario quotidiano.
“Salutammece”, salutiamoci. “L’altro bisogna riconoscerlo e vederlo.
Salutiamoci, appunto” l’invito della Cividalli nella sinagoga gremita.
Nel pubblico, tra gli altri, i consiglieri UCEI Dario Bedarida, Anselmo
Calò e Giorgio Giavarini.
Tanti i segnali positivi che arrivano da questa Giornata. A indicarli
il rabbino capo Joseph Levi, che cita la presenza di molteplici
rappresentanti religiosi e dell’ambasciatore iracheno, invitato dalla
Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia a visitare lo stand “Spazi
di incontro” che getta una luce sul lavoro di recupero di alcuni
patrimoni dell’umanità come sfida che accomuna tutti i popoli senza
distinzione di etnia, cultura, religione. “Iniziative come quella
odierna ci rassicurano e danno continuità a quello che è
tradizionalmente l’orizzonte fiorentino. Si pensi a La Pira – dice il
rav – e a tutti coloro che hanno agito in quel solco”. Fare ponti è
anche creare i presupposti per l’accoglienza. Una sfida quanto mai
attuale, come ricordato ieri sera dal vicepresidente UCEI Roberto
Jarach nel portare la propria testimonianza da vicepresidente del
Memoriale della Shoah di Milano. L’esempio che arriva da Binario 21,
dove ad oggi sono stati ospitati più di 2mila profughi, dà il senso
della centralità di questo tema nel mondo ebraico italiano: Jarach lo
ha affermato con chiare parole. “Voltare le spalle non è un’opzione
contemplabile. Oggi come allora. Al Memoriale – il suo appunto – lo
abbiamo segnalato chiaramente, con la grande scritta ‘Indifferenza’
suggeritaci da Liliana Segre che accoglie tutti i visitatori”. Sulle
stesse tematiche l’intervento dell’assessore comunale all’integrazione
Sara Funaro, che ha letto un messaggio di saluto del sindaco Dario
Nardella e tracciato poi la sfida di una città storicamente protesa
all’incontro. “Firenze è una città dell’accoglienza, una città a porte
aperte” ha sottolineato ricordando il contributo offerto dalla stessa
Comunità ebraica fiorentina, che ha messo a disposizione dei profughi
un proprio appartamento.
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qui milano - giornata della cultura ebraica
Ebraismo e Israele protagonisti
Dalla sinagoga all'Expo
Dal
Tempio di via Guastalla al Padiglione israeliano all'Expo, dal rapporto
del mondo ebraico con le altre religioni al legame tra Italia e
Israele. A Milano la Giornata della Cultura ebraica, dedicata
quest'anno ai “Ponti e AttraversaMenti”, trova diverse declinazioni,
diventando protagonista sia nel cuore della città, con gli appuntamenti
alla sinagoga centrale e al Memoriale della Shoah, sia nel palcoscenico
internazionale dell'Expo. In via della Guastalla - alla presenza dei
presidenti della Comunità ebraica di Milano Raffaele Besso e Milo
Hasbani - si parla di rapporti tra l'ebraismo e le altre religioni
abramitiche e del dialogo che si è sviluppato sul territorio milanese,
come spiegano in apertura i consiglieri della Keillah, Davide Romano e
Gadi Schoenheit. Tra i diversi relatori protagonisti dell'intenso
calendario, rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, rav Giuseppe
Laras, presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia, e, al
Memoriale della Shoah, il Consigliere dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Liliana Picciotto. La storia degli Italkim, la
comunità ebraica di Israele, è invece al centro dell'appuntamento
organizzato dalla Hevrat Yehudè Italia be-Israel: partendo dalla
presentazione dell'ultimo volume della Rassegna Mensile di Israel, la
rivista specialistica realizzata dall’UCEI, che dedica questo numero a
“L’Italia in Israele. Il contributo degli ebrei italiani alla nascita e
allo sviluppo dello Stato d’Israele”. In mattinata i relatori, rav
Gianfranco Di Segni, direttore della Rassegna, il demografo Sergio
Della Pergola e la direttrice del Museo Nahon di Gerusalemme Andreina
Contessa hanno dato un quadro del ruolo che hanno giocato gli Italkim
in Terra di Israele e nella costruzione dello Stato ebraico.
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qui roma - giornata della cultura ebraica Arte e scienza in dialogo
L’ebraismo
come ponte per la scienza, la psicanalisi e il cinema, l’ebraico come
ponte linguistico. Si apre con un seminario ricco di spunti, storie e
personaggi la Giornata Europea della Cultura Ebraica romana. Un
incontro, ospitato nella Sala Margana, che ha visto il neo-assessore
alla Cultura della Comunità ebraica Giorgia Calò (nell’immagine) fare
gli onori di casa: “Per noi il ponte è quello del Dialogo e del
confronto con le religioni diverse, ma anche un luogo fisico come il
Ponte Fabricio costruito nel 62 a.e.v che faceva da raccordo tra
Lungotevere Cenci e l’Isola Tiberina ed era conosciuto anche sotto il
nome di Pons Judaeorum perché collegava l’antico ghetto con la città.
Gli ebrei romani, membri di una comunità millenaria, sono sempre stati
un ponte: registravano i cambiamenti ed entravano in contatto con gli
altri ma mantenevano sempre una loro identità". La storia e le figure
del passato sono state protagoniste anche dell’incontro organizzato
dalla comunità Progressive Beth Hillel presso la Casa della Memoria e
della Storia, intitolata “Ponti – Convivenza tra comunità, culture e
religioni diverse: esperienze del passato, idee per il futuro”, con
modelli straordinari da prendere come esempio di dialogo proficuo per
la difesa dei diritti delle minoranze. Tra queste spicca quella di
Abraham Joshua Heschel, rabbino e filosofo polacco naturalizzato
statunitense, che negli anni cruciali del secolo scorso fu impegnato in
prima persona nelle lotte per i diritti civili dei neri, fianco a
fianco con Martin Luther King. “Heschel era davvero un uomo di ponti, e
individuava come suo contrario non il muro ma il concetto di isola,
scrivendo nel 1966 che ‘no religion is an island’, nessuna religione è
un’isola, e su questo principio basava le sue lotte contro il razzismo,
che vedeva come incompatibile con la natura dell’uomo come parte di un
unico creato”, ha sottolineato Elèna Mortara Di Veroli, docente di
letteratura anglo-americana all’università di Tor Vergata.
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qui bologna - giornata della cultura ebraica "Zachor, la Memoria è vita"
“La
Giornata si è aperta con grande partecipazione e interesse da parte di
tutta la cittadinanza. Oggi più che mai la Memoria è un ponte tra
passato e futuro, la Memoria è vita”. Sintetizza così il presidente
della Comunità ebraica di Bologna Daniele De Paz, la Giornata Europea
della Cultura Ebraica che ha avuto come evento centrale l’inaugurazione
presso la Salaborsa della mostra “Zachor/Ricorda”.
L’esibizione mette a disposizione dei visitatori i progetti e documenti
relativi alla costruzione del Memoriale della Shoah che sorgerà in
città, incastonato nel crocevia tra via Carracci e il ponte di via
Matteotti. Il Memoriale, i cui lavori inizieranno a novembre e che De
Paz auspica vedere conclusi il prossimo 27 gennaio in occasione del
Giorno della Memoria, è promosso dalla Comunità ebraica cittadina,
dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dalla Fondazione del
Monte di Bologna e Ravenna, dal Comune di Bologna, dall’Ordine degli
Architetti e dalle Ferrovie dello Stato. A presenziare
all’inaugurazione di oggi, Victor Magiar, consigliere UCEI con delega
alla Memoria (tra i componenti della giuria che ha selezionato i
vincitori) e il rabbino capo Alberto Sermoneta.
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qui venezia - giornata della cultura ebraica Religioni, l'unione fa la forza
Venezia
e i ponti. Ponti per attraversare gli inconfondibili canali cittadini,
unendo strade, piazze e quartieri. Ma anche ponti fra culture e idee.
Così in laguna si è celebrata la sedicesima edizione della Giornata
Europea della Cultura ebraica, riflettendo sul filo conduttore scelto
per il 2015, “Ponti e AttraversaMenti” appunto, con una tavola rotonda
dal titolo “Venezia, ponte tra le religioni?”. Protagonisti del
confronto, moderato dallo storico Gadi Luzzatto Voghera, il rabbino
capo della città Scialom Bahbout, Caterina Griffante, pastora della
Chiesa evangelica valdese locale, Giovanni Levi, storico
dell’Università Ca’ Foscari, il teologo Simone Morandini dell’Istituto
di Studi Ecumenici “S.Bernardino” in Venezia, il responsabile della
Co.Re.Is Veneto, l’imam Yahya Abd al-Ahad. A organizzare l’iniziativa,
la Comunità ebraica di Venezia, con l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, il Museo ebraico di Venezia e la cooperativa CoopCulture, con
il patrocinio delle istituzioni locali.
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qui siena - giornata della cultura ebraica Piero Sadun, genesi di un artista
Commosso
e partecipato omaggio della cittadinanza senese alla memoria di Piero
Sadun, protagonista con le sue opere della mostra “Genesi di un
artista: 1938-1948″ inaugurata nella locale pinacoteca in occasione
della Giornata Europea della Cultura Ebraica.
Appartenente a una delle famiglie più note della città, arrivata a
Siena da Pitigliano dalla prima metà del diciannovesimo secolo, Piero
Sadun è scomparso nel 1974, a soli 55 anni.
La mostra è stata ben allestita, nel cortile e in un locale a terreno e
nella sala delle sculture, dalla cui finestre si apre uno spettacolare
panorama urbano, dove sono per la prima volta esposti i vari disegni
fatti da Sadun durante la sua militanza partigiana e i dipinti, con
falso nome, che abbelliscono a Putignano la residenza della famiglia
Bracci dove aveva subito trovato un sicuro rifugio dopo la retata
compiuta a Siena il 6 novembre 1943.
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qui roma
Al festival con Daniel Libeskind
"Architetti, artefici del futuro"
“Questo
è uno degli appuntamenti più importanti del nostro calendario. E ha
grande valore il tema scelto, Around the future, attraverso il quale si
darà spazio al progresso e alle nuove generazioni”. Così la presidente
della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello ha accolto l’ottava
edizione del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica
che si è aperta ieri sera con la consueta Notte della Cabbalà e con
ospite d’onore l’archistar Daniel Libeskind. La manifestazione,
promossa da Comune di Roma, Comunità ebraica, ambasciata d’Israele,
Regione Lazio e Camera di Commercio, andrà avanti fino a mercoledì 9
settembre. “L’ebraismo ha guardato sempre con una certa cautela al
futuro – aggiunge l’editore Shulim Vogelmann, organizzatore della
kermesse assieme a Raffaella Spizzichino, Ariela Piattelli e Marco
Panella – non è infatti permesso ricorrere a indovini o simili. Quando
Giona predisse la distruzione di Ninive a causa del cattivo
comportamento dei suoi abitanti, essi cambiarono atteggiamento e la
città fu mantenuta intatta. Il futuro per l’ebraismo infatti non è già
scritto, può cambiare a seconda degli uomini e delle loro scelte. È
nelle nostre mani. La lettera con cui il Signore ha creato il mondo è
la bet ed è disegnata in modo da avere una sola apertura che indica la
direzione in avanti. Andare avanti e guardare al futuro è l’unica
soluzione”.
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La leggenda nera |
Esiste
una leggenda nera e, come tutte le maledizioni che ti cadono addosso,
una volta che ti è affibbiata non te la levi più. Facciamo tuttavia un
passo indietro, per meglio intenderci. Anzi, compiamone due. Il primo:
quindici anni di stallo nel cosiddetto “processo di pace”, tra
israeliani e palestinesi, hanno contribuito enormemente ad ampliare i
divari preesistenti. Lo status quo, che non corrisponde alla mancanza
di intenzione politica ma alla sua sostanziale inerzialità, la quale si
esprime infine con l’unilateralità dei fatti compiuti, non sono
estranei a questa dinamica. Ma essa, ed è il secondo passaggio, gli
preesiste e trova il suo fondamento in quello che è l’assunto di
principio da cui tutto parte, ossia che lo Stato d’Israele e, prima
ancora, ciò che l’ha preceduto nel suo progressivo definirsi come
entità politica, ossia lo sviluppo dell’insediamento sionista fino al
1948, sia il prodotto di un esercizio di abusivismo storico.
Claudio Vercelli
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