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1 dicembre 2015 - 19 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
“Giacobbe arrivò integro alla città di Shechem” (Bereshìt; 33, 18). Rashì interpreta ‘shalem’, integro, come integro nel corpo (guarito dalla sua zoppia), integro nelle sue proprietà economiche, integro nella sua conoscenza della Torah “perché, durante il suo soggiorno in casa di Labano, egli non aveva dimenticato l’insegnamento che aveva ricevuto”.
Giacobbe dunque è ‘shalem’, integro, dopo che è riuscito ad affrontare e superare il problema aperto rappresentato da Esaù, dopo aver ricomposto le sue fratture e le sue ambiguità.
Quando non si deve più travestire da Esaù per carpire la benedizione, allora può rispondere fieramente al fratello che gli dice “iesh li rav” (io ho molto) con “iesh li kol” (io ho tutto). A una concezione di vita caratterizzata dall’avidità, dove chi ostenta di avere molto finisce col volere sempre di più, Giacobbe contrappone una concezione dell’appagamento secondo la quale, quando si ha l’essenziale, ci si percepisce come se si avesse tutto.
Dario
Calimani,
anglista
Un presepe negato in una scuola ed è subito notte. Notte della ragione. Gli integralisti della logica si risvegliano, spengono il cervello, mettono in movimento le interiora e la passionalità più bassa impazza sui media. E vada pure per la stampa cattolica. Ma ci si mettono soprattutto certi conservatori che di cristiano non hanno nulla se non, forse, un lontano certificato di battesimo, preoccupati più dall’imminente invasione islamista che dai loro principi laici, messi da tempo nel cassetto. Povero, antico liberalismo! E ci si mette, terribile dictu, anche la sinistra luminescente, cui di sinistra ormai è rimasto ben poco. Il ragionamento è semplice, ed è tanto più condiviso dai cultori del pensiero indolente quanto più è semplificato. Si tratta – si dice – di salvaguardare la tradizione culturale della civiltà italiana, ossia quella cristiana. Qualcuno rispolvera Pontida e Lepanto; ne va della sacralità del nostro suolo. Così per invocare il giusto diritto all’identità si propone di affermare il valore del vino e del maiale. Se questa è l’identità, caro Michele Serra (Repubblica del 30 novembre), il paese è ridotto davvero male. Qualche argomentazione più sensata ci si potrebbe anche sforzare di concepirla. Peccato che a pochi, o a nessuno, passi per la mente che per conciliare la salvaguardia della propria civiltà con il rispetto degli altri si debba passare attraverso la cultura e non attraverso la prevaricazione. Perché prevaricazione dei diritti altrui in spregio alla laicità dello stato è stata la politica della scuola italiana fino a oggi, con l’imposizione, pagata cara in tutti i sensi, dell’insegnamento della religione cattolica come fosse ‘religione di stato’, con l’affissione del crocifisso che ti osserva dolente e dall’alto ti protegge. E passi per la scuola, luogo di ‘educazione’ e formazione, ma, scandalo inaudito e mai riconosciuto, anche nei tribunali e in mille uffici pubblici.
 
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Lotta al terrorismo,
i leader a confronto
La conferenza sul clima di Parigi è oggi al centro delle cronache dei giornali italiani, in particolare per i vari incontri tra i leader mondiali avvenuti a margine dei lavori per discutere di lotta al terrorismo ed equilibri internazionali. Grande rilievo in merito ha avuto il colloquio tra il presidente statunitense Barack Obama e quello russo Vladimir Putin, raccontato dalla Stampa. “L’ostacolo principale alla collaborazione – si legge sul quotidiano torinese – resta il destino di Assad. La Casa Bianca infatti punta sul processo politico avviato durante il recente incontro di Vienna per stabilizzare la Siria e concentrare le forze di tutte le parti coinvolte contro lo Stato islamico”. Ma per procedere su questa strada, si legge ancora, “è necessario che la Russia accetti l’uscita di scena del leader di Damasco come punto di arrivo della transizione”.
Putin dal suo canto ha rifiutato di incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a differenza di Obama che ha dunque assunto il ruolo informale di mediatore. Il presidente russo ha invece parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e, secondo Libero, la collaborazione militare già avviata nei giorni scorsi tra i due Stati “si sarebbe intensificata” con il premesso accordato da Israele ai jet di Mosca di sorvolare una striscia del suo spazio aereo per colpire i terroristi islamici nel sud della Siria.
Il consiglio dei ministri tedesco voterà intanto oggi per il via libera alla missione contro il Califfato, e anche in Gran Bretagna il premier David Cameron ha comunicato che il voto per autorizzare il governo a effettuare raid in Siria è stato fissato per domani. Una questione che, riporta Repubblica, spacca in due il partito laburista guidato da Jeremy Corbyn, contrario ai bombardamenti, il quale dopo un lungo braccio di ferro ha deciso di lasciare libertà di scelta ai suoi elettori, che non dovranno dunque adeguarsi alla posizione espressa dalla leadership.

Rohani in Italia a gennaio. È stata rimandata alla seconda metà di gennaio la visita ufficiale in Italia del presidente iraniano Hassan Rohani, prevista inizialmente per il 14 novembre scorso e annullata dopo gli attacchi terroristici di Parigi. Questa l’indiscrezione riportata dalla Stampa a margine della missione economica a Teheran guidata dal viceministro Carlo Calenda e dalla vicepresidente di Confindustria, Licia Mattioli, con Ice, Abi e Sace.

L’accusa di Prodi: niente pace con Netanyahu. “Il conflitto israelo-palestinese rimane l’origine e la madre di tutti i conflitti, ma finché al governo di Israele ci sarà Netanyahu la pace è impossibile”. Così l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi in una intervista al Fatto Quotidiano. “Israele – dice ancora – non pensa sia importante trattare con l’Italia, è più che essere irrilevanti. Nonostante la nostra natura di Paese del Mediterraneo. È un segno di ingratitudine. Tra l’altro le nostre forze armate proteggono i loro confini in Libano. Il discorso così filoisraeliano di Renzi a Gerusalemme nel luglio scorso pensavo che sarebbe servito”.
 
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  davar
la nomina dell'ambasciatore de bernardin
Memoria, i nuovi orizzonti
Fresco di nomina alla guida della delegazione italiana presso l’International Holocaust Remembrance Alliance, l’ambasciatore Sandro De Bernardin trasmette entusiasmo e voglia di fare. Volto noto della diplomazia italiana, con numerosi incarichi di rilievo alla Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza della Farnesina, De Bernardin è stato ambasciatore italiano in Israele.

La sua competenza su Memoria, ricerca ed educazione, i temi chiave dell’IHRA, va di pari passo con una attenzione sviluppata durante lunghi anni di lavoro su argomenti sensibili e le sue prime parole sono volte a sottolineare l’importanza di una istituzione internazionale nata nel 1998 – si chiamava allora Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance, and Research (ITF) – su iniziativa del primo ministro svedese. Goran Persson era rimasto colpito dai risultati di un sondaggio che mostrava come moltissimi studenti non fossero convinti di quanto avvenuto durante la Shoah.
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il presidente ucei presenta il libro di alfano
“Libertà, il bene più prezioso”
Al suo fianco ha voluto il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
Per testimoniare il comune impegno a tutela dei valori fondamentali. Per ribadire l’indissolubile legame di amicizia tra istituzioni ebraiche e istituzioni di governo.
“Chi ha paura non è libero” dice il ministro degli Interni Angelino Alfano nel suo nuovo libro, pubblicato da Mondadori. Una
testimonianza preziosa, protagonista domani a Roma di una serata condotta da Bruno Vespa cui interverranno, oltre al presidente dell’Unione e al ministro, anche monsignor Rino Fisichella, l’imam Yahya Pallavicini, la giornalista Monica Maggioni. Appuntamento alla Biblioteca Angelica, a partire dalle 18.
“Non esistono luoghi a rischio zero, né all’interno dell’Italia, né purtroppo in altri luoghi del mondo, come dimostra la drammatica cronologia del terrore degli ultimi 15 anni”, ha affermato ieri Alfano nel corso di una visita istituzionale. Tenendo alta la soglia della sicurezza è però fondamentale proseguire nella vita di ogni giorno, senza mutare le proprie abitudini e i propri comportamenti. “Chi ha paura non è libero” lancia un chiaro messaggio in questo senso, efficacemente riassunto nel titolo.

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il presidente dei rabbini italiani
“Tuteliamo la scuola pubblica
dalle interferenze dei politici"

“La scuola deve essere un luogo di educazione alla convivenza in cui ciascuno possa esprimere la propria identità e la propria fede. Il tema è complesso e non esistono soluzioni predeterminate. Ma una cosa è certa: le intromissioni della politica rappresentano soltanto un pericolo”. Rabbino capo della Comunità di Genova e presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, rav Giuseppe Momigliano esterna a Pagine Ebraiche il proprio disagio per il basso livello della disputa in corso attorno ai fatti di Rozzano (tra i protagonisti odierni il leader leghista Matteo Salvini, nella foto, che si è recato in visita alla scuola; l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ha intonato “Tu scendi dalle stelle” all’esterno dell’edificio; l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, giunto sul luogo con le bandiere di Fratelli d’Italia). Un caso comunque utile, riflette il rav, per sollevare molti problemi aperti.
“Siamo in uno Stato laico ed è bene che la scuola insegni a rispettare questa peculiarità. Al tempo stesso, vivendo in un mondo sfaccettato e plurale, è bene che le diverse identità abbiano la possibilità di emergere. Vale per i musulmani, vale per gli ebrei, vale per qualsiasi minoranza. Serve uno sforzo collettivo per mettere a proprio agio tutti, coltivando un equilibro armonico tra molteplici esigenze. L’importante – spiega rav Momigliano – è che non si ceda all’isteria”.

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qui torino
Comunità, progetti di futuro 
Positività, energia, slancio verso il futuro. Vanno in questa direzione le parole di Daniele De Paz, presidente della comunità ebraica di Bologna che a distanza di un giorno dal convegno “Piccole Comunità crescono. Ieri, oggi, domani” organizzato negli scorsi giorni a Torino dall’associazione culturale Anavim torna sul confronto avviato. “Sono molto contento di aver parteciapto a una simile occasione di confronto, che è stata utile e stimolante. Avere l’occasione di sentire le relazioni di presidenti e rabbini di comunità che affrontano questioni simili a quelle con cui quotidianamente ci confrontiamo a Bologna è stato non solo utile, ma importante sia per ampliare lo sguardo su realtà differentiche per provare a pensare a proposte future”. Moltiplicare le occasioni di confronto, parlarsi, confrontarsi, cercare soluzioni comuni o al contrario analizzare come situazioni simili abbiano portato a risposte diverse in comunità anche molto vicine fra loro, sono queste le esigenze espresse con forza da tutti i partecipanti, che hanno sottolineato come questo di Torino sia stato un apputamento importante, assolutamente da ripetere. E un passo avanti in questa direzione viene da De Paz, che con molto pragmatismo ha avviato subito un confronto con il vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Giulio Disegni per proporre di riattivare la Conferenza dei presidenti, luogo preposto proprio al confronto fra coloro che poi le problematiche comunitarie le devono affrontare in prima persona.

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qui parigi - l'incontro fra i due leader
Bibi-Abbas, una stretta di mano ancora tutta da interpretare

Già di per sé l’immagine immortalata a Parigi, durante la Conferenza sul clima, dai fotografi dell’Associated Press è una notizia. Una stretta di mano tra il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas è infatti un evento raro. Era dal settembre del 2010 che i due non si incontravano faccia a faccia; da allora nessuna stretta di mano era stata registrata. A Parigi, l’inatteso vis-a-vis, avvenuto nel corso dello scatto della fotografia ufficiale con tutti i leader del mondo, raccoltisi nelle scorse ore nella Capitale francese per parlare dei cambiamenti climatici e, a latere, di terrorismo e della guerra in Siria. Netanyahu e Abbas hanno scambiato poche parole ma, subito dopo, entrambi hanno dichiarato che la stretta di mano non significa un riavvicinamento tra le parti. “Solo una questione di protocollo”, come ha dichiarato Netanyahu.

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qui roma - una giornata di studio
L'esodo forzato dal mondo arabo Lutti, sofferenza, rinascita
È la storia di un “esodo forzato”. Una storia che parla di lutti, sofferenza, affetti spezzati. Ma anche di una vita ricomposta. Altrove. Grande ricchezza e varietà di contenuti al seminario organizzato dall’ambasciata israeliana a Roma nel giorno decretato dal parlamento di Gerusalemme, la Knesset, come momento ufficiale di ricordo ed elaborazione della fuga di intere comunità ebraiche dai paesi arabi. L’iniziativa si è svolta nella biblioteca dell’Università degli studi Link Campus University con protagonista d’eccezione Haim Saadoun, decano della Open University, membro del Ben Zvi Institute e tra i massimi esperti internazionali in materia, introdotto nell’occasione dall’ambasciatore Naor Gilon e dal magnifico rettore dell’ateneo Adriano De Maio. Preziose inoltre le riflessioni del Consigliere UCEI Victor Magiar, che a quelle ferite ha dedicato un libro, “E venne la notte”, prossimamente in ristampa con Giuntina; dello storico Alberto Melloni, che ha riscontrato significative assenze storiografiche su quelle che furono le posizioni delle chiese del Maghreb in quegli anni; dell’analista Fabio Nicolucci, che ha approfondito l’assenza dei mizrahim (gli ebrei giunti dai paesi arabi) nel discorso politico e storico della sinistra europea. A trarre le conclusioni il presidente della Link University Vincenzo Scotti.

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laurea honoris causa ad alberto mieli
Zi' Pucchio, dottore in Umanità
Laurea honoris causa in “Filologia, Letterature e Storia” per il Testimone romano della Shoah Alberto Mieli.
A conferirla l’Università degli Studi di Foggia, che ha così riconosciuto l’impegno di Mieli nel racconto alle nuove generazioni delle ferite impresse nel suo corpo e nella sua mente dal mostro nazifascista. Un impegno incessante, segnato da un costante dialogo con gli studenti e tutta la società italiana.
Conosciuto anche come Zi' Pucchio, affettuoso nomignolo tributatogli nella Roma ebraica, Mieli è da ieri cittadino onorario della vicina Vieste. Al suo fianco l’assessore alla cultura della Comunità ebraica Giorgia Calò. “Due riconoscimenti importanti – dice Calò – che ci rallegrano e ci rendono orgogliosi di un uomo che continua a portare la sua testimonianza nelle scuole e negli atenei”.
“Per me Alberto Mieli è un grande uomo che ha avuto la forza di reagire, combattere e rendere tutti noi orgogliosi di essere ebrei. Con lui ho un rapporto di affetto profondo e questo riconoscimento pubblico è un orgoglio per tutti noi”, sottolinea la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello.
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spotlight - l'attrice sul celebre calendario
Pirelli immortala Amy Schumer
“Bella, orribile, forte, magra, grassa, carina, brutta, sexy, disgustosa, impeccabile, donna. Grazie Annie Leibovitz!”. La si immagina piuttosto su di giri mentre digita febbrilmente questo tweet, forse un po’ confusa ma inconfondibilmente entusiasta, la comica Amy Schumer, guardando per la prima volta il suo ritratto senza veli uscito dall’obbiettivo della fotografa statunitense Annie Leibovitz per il Calendario Pirelli 2016, disponibile da ieri.
Che novità, uno si può dire, donne in déshabillé nel Calendario Pirelli. E invece Amy, che del resto è abituata a distinguersi come quella controtendenza, è proprio un’eccezione: tanto per cominciare perché le sue curve non somigliano particolarmente a quelle delle varie Kate Moss e Gisele Bündchen degli scorsi anni, ma soprattutto perché su dodici mesi lei è l’unica a non indossare vestiti.
Leibovitz ha infatti optato per un radicale cambio di rotta selezionando alcune donne di tutte le età e di tutte le provenienze che hanno raggiunto importanti traguardi nella vita professionale, sociale, culturale, sportiva e artistica, lanciando un messaggio che parla del ruolo della donna e dei nuovi canoni di giudizio da parte di un mondo che cambia.

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qui madrid - legge del ritorno
Re Felipe VI: "Ebrei sefarditi, 
la Spagna è la vostra casa"

Ritornare a casa. Dopo cinquecento anni. Questo il destino che accomuna migliaia di persone di origine sefardita che, dopo il recente via libera del Parlamento spagnolo, possono richiedere la cittadinanza e tornare nella patria dalla quale nel 1492 vennero cacciati i propri avi. “Quanto ci siete mancati – ha detto ieri il re Felipe VI, accogliendo una loro delegazione – Vi ringraziamo per la vostra lealtà. Vi ringraziamo per aver custodito come un tesoro prezioso la vostra lingua e i vostri costumi, che sono anche i nostri. Grazie per aver fatto prevalere l’amore sull’odio e per aver insegnato ai vostri figli ad amare questo paese”.

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segnalibro - qui roma
Metz Yeghern, il Grande Male
nei ricordi di un bambino

Immaginatevi di assistere con i vostri occhi al genocidio degli armeni perpetrato dai giovani turchi dell’Impero ottomano; di vedere i contadini deportati, le donne violate e vendute come schiave, i bambini abbandonati. Ora però, immaginatevi di essere testimoni di una tragedia tale e avere solo tredici anni. Sono queste le premesse con le quali è stato presentato Haigaz chiamava: ‘Mikael… Mikael’ (Libri liberi editore), il libro scritto da Michel Mikaelian (1901-1984), sopravvissuto al genocidio armeno, e curato da suo nipote, Alessandro Litta Modignani, con la postfazione di David Meghnagi. Protagonista di una serata al Centro Ebraico Pitigliani, il volume è stato discusso dallo storico Claudio Vercelli e dallo stesso Litta Modignani, moderati dal presentatore televisivo Alessandro Cecchi Paone.

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qui torino 
I giovani ricordano la Shoah
L'arte al servizio della Memoria

Era affollato di tanti giovani l’iniziativa di approfondimento che ha avuto luogo a Torino, all’Archivio di Stato, nell’ambito della mostra itinerante “I giovani ricordano la Shoah”, realizzata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in esposizione fino a domani nel capoluogo piemontese (prossima destinazione, dall’8 dicembre, Firenze). Una mostra che per due settimane ha visto tante scolaresche, insegnanti, utenti degli Archivi e semplici curiosi visitare il percorso artistico fatto di oltre settanta opere: dai quadri ai filmati alle installazioni artistiche, una summa delle opere più interessanti in oltre dieci anni di lavoro sulla Memoria delle scuole italiane che hanno partecipato al concorso. All’evento tenutosi all'Archivio di Stato, presentato da Sira Fatucci, coordinatrice della Memoria della Shoah per l’UCEI, sono intervenuti, assieme allo storico e direttore del Cdec Michele Sarfatti - che ha analizzato le conseguenze della legislazione antiebraica promulgata dal fascismo - il vicepresidente UCEI Giulio Disegni, il presidente della Comunità ebraica torinese Dario Disegni, il direttore delegato dell’archivio Maria Gattullo e il dirigente dell’Ufficio Scolastico del Piemonte Franco Calcagno.

Marco Di Porto

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pilpul
Il buon senso
“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”, scriveva Alessandro Manzoni a proposito della psicosi da peste a Milano. Ci ho ripensato in questi giorni, leggendo notizie e commenti provenienti da Rozzano, provincia di Milano.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

Storie - Il fratello di Simenon
Diversi grandi scrittori del Novecento nascondono qualche scheletro nell’armadio. Il tedesco Günter Grass, premio Nobel per la letteratura, rivelò all’età di 78 anni di essersi arruolato volontario nelle SS naziste. Un altro premio Nobel, l’italiano Dario Fo, è stato paracadutista della Repubblica Sociale di Mussolini. L’ultima scoperta riguarda il belga Georges Simenon, grande scrittore di gialli, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio del commissario Jules Maigret. Già in passato nella biografia di Pierre Assouline, come ha rilevato lo storico Eugenio di Rienzo, è emerso che nel periodo dell’occupazione nazista della Francia Simenon intrattenne cordiali rapporti con gli alti comandi tedeschi, scrivendo per il cinema e la stampa periodica gestiti dai nazisti e arrivò addirittura a vendere l’esclusiva del personaggio del Commissario Maigret all’industria cinematografica germanica. La nuova rivelazione riguarda il fratello minore, Christian, che come racconta il libro L’autre Simenon, di Patrick Roegiers, di recente pubblicato in Francia dall’editore Grasset, aderì al partito cattolico di estrema destra Rex e fu razzista e filonazista.

Mario Avagliano
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