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Roberto
Della Rocca,
rabbino
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“Giacobbe
arrivò integro alla città di Shechem” (Bereshìt; 33, 18). Rashì
interpreta ‘shalem’, integro, come integro nel corpo (guarito dalla sua
zoppia), integro nelle sue proprietà economiche, integro nella sua
conoscenza della Torah “perché, durante il suo soggiorno in casa di
Labano, egli non aveva dimenticato l’insegnamento che aveva ricevuto”.
Giacobbe dunque è ‘shalem’, integro, dopo che è riuscito ad affrontare
e superare il problema aperto rappresentato da Esaù, dopo aver
ricomposto le sue fratture e le sue ambiguità.
Quando non si deve più travestire da Esaù per carpire la benedizione,
allora può rispondere fieramente al fratello che gli dice “iesh li rav”
(io ho molto) con “iesh li kol” (io ho tutto). A una concezione di vita
caratterizzata dall’avidità, dove chi ostenta di avere molto finisce
col volere sempre di più, Giacobbe contrappone una concezione
dell’appagamento secondo la quale, quando si ha l’essenziale, ci si
percepisce come se si avesse tutto.
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Dario
Calimani,
anglista
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Un
presepe negato in una scuola ed è subito notte. Notte della ragione.
Gli integralisti della logica si risvegliano, spengono il cervello,
mettono in movimento le interiora e la passionalità più bassa impazza
sui media. E vada pure per la stampa cattolica. Ma ci si mettono
soprattutto certi conservatori che di cristiano non hanno nulla se non,
forse, un lontano certificato di battesimo, preoccupati più
dall’imminente invasione islamista che dai loro principi laici, messi
da tempo nel cassetto. Povero, antico liberalismo! E ci si mette,
terribile dictu, anche la sinistra luminescente, cui di sinistra ormai
è rimasto ben poco. Il ragionamento è semplice, ed è tanto più
condiviso dai cultori del pensiero indolente quanto più è semplificato.
Si tratta – si dice – di salvaguardare la tradizione culturale della
civiltà italiana, ossia quella cristiana. Qualcuno rispolvera Pontida e
Lepanto; ne va della sacralità del nostro suolo. Così per invocare il
giusto diritto all’identità si propone di affermare il valore del vino
e del maiale. Se questa è l’identità, caro Michele Serra (Repubblica
del 30 novembre), il paese è ridotto davvero male. Qualche
argomentazione più sensata ci si potrebbe anche sforzare di concepirla.
Peccato che a pochi, o a nessuno, passi per la mente che per conciliare
la salvaguardia della propria civiltà con il rispetto degli altri si
debba passare attraverso la cultura e non attraverso la prevaricazione.
Perché prevaricazione dei diritti altrui in spregio alla laicità dello
stato è stata la politica della scuola italiana fino a oggi, con
l’imposizione, pagata cara in tutti i sensi, dell’insegnamento della
religione cattolica come fosse ‘religione di stato’, con l’affissione
del crocifisso che ti osserva dolente e dall’alto ti protegge. E passi
per la scuola, luogo di ‘educazione’ e formazione, ma, scandalo
inaudito e mai riconosciuto, anche nei tribunali e in mille uffici
pubblici.
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Lotta al terrorismo,
i leader a confronto |
La
conferenza sul clima di Parigi è oggi al centro delle cronache dei
giornali italiani, in particolare per i vari incontri tra i leader
mondiali avvenuti a margine dei lavori per discutere di lotta al
terrorismo ed equilibri internazionali. Grande rilievo in merito ha
avuto il colloquio tra il presidente statunitense Barack Obama e quello
russo Vladimir Putin, raccontato dalla Stampa. “L’ostacolo principale
alla collaborazione – si legge sul quotidiano torinese – resta il
destino di Assad. La Casa Bianca infatti punta sul processo politico
avviato durante il recente incontro di Vienna per stabilizzare la Siria
e concentrare le forze di tutte le parti coinvolte contro lo Stato
islamico”. Ma per procedere su questa strada, si legge ancora, “è
necessario che la Russia accetti l’uscita di scena del leader di
Damasco come punto di arrivo della transizione”.
Putin dal suo canto ha rifiutato di incontrare il presidente turco
Recep Tayyip Erdogan, a differenza di Obama che ha dunque assunto il
ruolo informale di mediatore. Il presidente russo ha invece parlato con
il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e, secondo Libero, la
collaborazione militare già avviata nei giorni scorsi tra i due Stati
“si sarebbe intensificata” con il premesso accordato da Israele ai jet
di Mosca di sorvolare una striscia del suo spazio aereo per colpire i
terroristi islamici nel sud della Siria.
Il consiglio dei ministri tedesco voterà intanto oggi per il via libera
alla missione contro il Califfato, e anche in Gran Bretagna il premier
David Cameron ha comunicato che il voto per autorizzare il governo a
effettuare raid in Siria è stato fissato per domani. Una questione che,
riporta Repubblica, spacca in due il partito laburista guidato da
Jeremy Corbyn, contrario ai bombardamenti, il quale dopo un lungo
braccio di ferro ha deciso di lasciare libertà di scelta ai suoi
elettori, che non dovranno dunque adeguarsi alla posizione espressa
dalla leadership.
Rohani in Italia a gennaio.
È stata rimandata alla seconda metà di gennaio la visita ufficiale in
Italia del presidente iraniano Hassan Rohani, prevista inizialmente per
il 14 novembre scorso e annullata dopo gli attacchi terroristici di
Parigi. Questa l’indiscrezione riportata dalla Stampa a margine della
missione economica a Teheran guidata dal viceministro Carlo Calenda e
dalla vicepresidente di Confindustria, Licia Mattioli, con Ice, Abi e
Sace.
L’accusa di Prodi: niente pace con Netanyahu.
“Il conflitto israelo-palestinese rimane l’origine e la madre di tutti
i conflitti, ma finché al governo di Israele ci sarà Netanyahu la pace
è impossibile”. Così l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi in una
intervista al Fatto Quotidiano. “Israele – dice ancora – non pensa sia
importante trattare con l’Italia, è più che essere irrilevanti.
Nonostante la nostra natura di Paese del Mediterraneo. È un segno di
ingratitudine. Tra l’altro le nostre forze armate proteggono i loro
confini in Libano. Il discorso così filoisraeliano di Renzi a
Gerusalemme nel luglio scorso pensavo che sarebbe servito”.
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il presidente ucei presenta il libro di alfano
“Libertà, il bene più prezioso”
Al suo fianco ha voluto il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
Per testimoniare il comune impegno a tutela dei valori fondamentali.
Per ribadire l’indissolubile legame di amicizia tra istituzioni
ebraiche e istituzioni di governo.
“Chi ha paura non è libero” dice il ministro degli Interni Angelino Alfano nel suo nuovo libro, pubblicato da Mondadori. Una testimonianza
preziosa, protagonista domani a Roma di una serata condotta da Bruno
Vespa cui interverranno, oltre al presidente dell’Unione e al ministro,
anche monsignor Rino Fisichella, l’imam Yahya Pallavicini, la
giornalista Monica Maggioni. Appuntamento alla Biblioteca Angelica, a
partire dalle 18.
“Non esistono luoghi a rischio zero, né all’interno dell’Italia, né
purtroppo in altri luoghi del mondo, come dimostra la drammatica
cronologia del terrore degli ultimi 15 anni”, ha affermato ieri Alfano
nel corso di una visita istituzionale. Tenendo alta la soglia della
sicurezza è però fondamentale proseguire nella vita di ogni giorno,
senza mutare le proprie abitudini e i propri comportamenti. “Chi ha
paura non è libero” lancia un chiaro messaggio in questo senso,
efficacemente riassunto nel titolo.
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il presidente dei rabbini italiani
“Tuteliamo la scuola pubblica
dalle interferenze dei politici"
“La
scuola deve essere un luogo di educazione alla convivenza in cui
ciascuno possa esprimere la propria identità e la propria fede. Il tema
è complesso e non esistono soluzioni predeterminate. Ma una cosa è
certa: le intromissioni della politica rappresentano soltanto un
pericolo”. Rabbino capo della Comunità di Genova e presidente
dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, rav Giuseppe Momigliano esterna a
Pagine Ebraiche il proprio disagio per il basso livello della disputa
in corso attorno ai fatti di Rozzano (tra i protagonisti odierni il
leader leghista Matteo Salvini, nella foto, che si è recato in visita
alla scuola; l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ha
intonato “Tu scendi dalle stelle” all’esterno dell’edificio; l’ex
ministro della Difesa Ignazio La Russa, giunto sul luogo con le
bandiere di Fratelli d’Italia). Un caso comunque utile, riflette il
rav, per sollevare molti problemi aperti.
“Siamo in uno Stato laico ed è bene che la scuola insegni a rispettare
questa peculiarità. Al tempo stesso, vivendo in un mondo sfaccettato e
plurale, è bene che le diverse identità abbiano la possibilità di
emergere. Vale per i musulmani, vale per gli ebrei, vale per qualsiasi
minoranza. Serve uno sforzo collettivo per mettere a proprio agio
tutti, coltivando un equilibro armonico tra molteplici esigenze.
L’importante – spiega rav Momigliano – è che non si ceda all’isteria”.
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qui torino Comunità, progetti di futuro
Positività,
energia, slancio verso il futuro. Vanno in questa direzione le parole
di Daniele De Paz, presidente della comunità ebraica di Bologna che a
distanza di un giorno dal convegno “Piccole Comunità crescono. Ieri,
oggi, domani” organizzato negli scorsi giorni a Torino
dall’associazione culturale Anavim torna sul confronto avviato. “Sono
molto contento di aver parteciapto a una simile occasione di confronto,
che è stata utile e stimolante. Avere l’occasione di sentire le
relazioni di presidenti e rabbini di comunità che affrontano questioni
simili a quelle con cui quotidianamente ci confrontiamo a Bologna è
stato non solo utile, ma importante sia per ampliare lo sguardo su
realtà differentiche per provare a pensare a proposte future”.
Moltiplicare le occasioni di confronto, parlarsi, confrontarsi, cercare
soluzioni comuni o al contrario analizzare come situazioni simili
abbiano portato a risposte diverse in comunità anche molto vicine fra
loro, sono queste le esigenze espresse con forza da tutti i
partecipanti, che hanno sottolineato come questo di Torino sia stato un
apputamento importante, assolutamente da ripetere. E un passo avanti in
questa direzione viene da De Paz, che con molto pragmatismo ha avviato
subito un confronto con il vicepresidente dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Giulio Disegni per proporre di riattivare la
Conferenza dei presidenti, luogo preposto proprio al confronto fra
coloro che poi le problematiche comunitarie le devono affrontare in
prima persona.
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qui parigi - l'incontro fra i due leader
Bibi-Abbas, una stretta di mano ancora tutta da interpretare
Già
di per sé l’immagine immortalata a Parigi, durante la Conferenza sul
clima, dai fotografi dell’Associated Press è una notizia. Una stretta
di mano tra il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il
presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas è infatti
un evento raro. Era dal settembre del 2010 che i due non si
incontravano faccia a faccia; da allora nessuna stretta di mano era
stata registrata. A Parigi, l’inatteso vis-a-vis, avvenuto nel corso
dello scatto della fotografia ufficiale con tutti i leader del mondo,
raccoltisi nelle scorse ore nella Capitale francese per parlare dei
cambiamenti climatici e, a latere, di terrorismo e della guerra in
Siria. Netanyahu e Abbas hanno scambiato poche parole ma, subito dopo,
entrambi hanno dichiarato che la stretta di mano non significa un
riavvicinamento tra le parti. “Solo una questione di protocollo”, come
ha dichiarato Netanyahu.
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qui roma - una giornata di studio L'esodo forzato dal mondo arabo Lutti, sofferenza, rinascita
È
la storia di un “esodo forzato”. Una storia che parla di lutti,
sofferenza, affetti spezzati. Ma anche di una vita ricomposta. Altrove.
Grande ricchezza e varietà di contenuti al seminario organizzato
dall’ambasciata israeliana a Roma nel giorno decretato dal parlamento
di Gerusalemme, la Knesset, come momento ufficiale di ricordo ed
elaborazione della fuga di intere comunità ebraiche dai paesi arabi.
L’iniziativa si è svolta nella biblioteca dell’Università degli studi
Link Campus University con protagonista d’eccezione Haim Saadoun,
decano della Open University, membro del Ben Zvi Institute e tra i
massimi esperti internazionali in materia, introdotto nell’occasione
dall’ambasciatore Naor Gilon e dal magnifico rettore dell’ateneo
Adriano De Maio. Preziose inoltre le riflessioni del Consigliere UCEI
Victor Magiar, che a quelle ferite ha dedicato un libro, “E venne la
notte”, prossimamente in ristampa con Giuntina; dello storico Alberto
Melloni, che ha riscontrato significative assenze storiografiche su
quelle che furono le posizioni delle chiese del Maghreb in quegli anni;
dell’analista Fabio Nicolucci, che ha approfondito l’assenza dei
mizrahim (gli ebrei giunti dai paesi arabi) nel discorso politico e
storico della sinistra europea. A trarre le conclusioni il presidente
della Link University Vincenzo Scotti.
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spotlight - l'attrice sul celebre calendario Pirelli immortala Amy Schumer
“Bella,
orribile, forte, magra, grassa, carina, brutta, sexy, disgustosa,
impeccabile, donna. Grazie Annie Leibovitz!”. La si immagina piuttosto
su di giri mentre digita febbrilmente questo tweet, forse un po’
confusa ma inconfondibilmente entusiasta, la comica Amy Schumer,
guardando per la prima volta il suo ritratto senza veli uscito
dall’obbiettivo della fotografa statunitense Annie Leibovitz per il
Calendario Pirelli 2016, disponibile da ieri.
Che novità, uno si può dire, donne in déshabillé nel Calendario
Pirelli. E invece Amy, che del resto è abituata a distinguersi come
quella controtendenza, è proprio un’eccezione: tanto per cominciare
perché le sue curve non somigliano particolarmente a quelle delle varie
Kate Moss e Gisele Bündchen degli scorsi anni, ma soprattutto perché su
dodici mesi lei è l’unica a non indossare vestiti.
Leibovitz ha infatti optato per un radicale cambio di rotta
selezionando alcune donne di tutte le età e di tutte le provenienze che
hanno raggiunto importanti traguardi nella vita professionale, sociale,
culturale, sportiva e artistica, lanciando un messaggio che parla del
ruolo della donna e dei nuovi canoni di giudizio da parte di un mondo
che cambia.
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segnalibro - qui roma Metz Yeghern, il Grande Male
nei ricordi di un bambino
Immaginatevi
di assistere con i vostri occhi al genocidio degli armeni perpetrato
dai giovani turchi dell’Impero ottomano; di vedere i contadini
deportati, le donne violate e vendute come schiave, i bambini
abbandonati. Ora però, immaginatevi di essere testimoni di una tragedia
tale e avere solo tredici anni. Sono queste le premesse con le quali è
stato presentato Haigaz chiamava: ‘Mikael… Mikael’ (Libri liberi
editore), il libro scritto da Michel Mikaelian (1901-1984),
sopravvissuto al genocidio armeno, e curato da suo nipote, Alessandro
Litta Modignani, con la postfazione di David Meghnagi. Protagonista di
una serata al Centro Ebraico Pitigliani, il volume è stato discusso
dallo storico Claudio Vercelli e dallo stesso Litta Modignani, moderati
dal presentatore televisivo Alessandro Cecchi Paone.
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qui torino
I giovani ricordano la Shoah
L'arte al servizio della Memoria
Era
affollato di tanti giovani l’iniziativa di approfondimento che ha avuto
luogo a Torino, all’Archivio di Stato, nell’ambito della mostra
itinerante “I giovani ricordano la Shoah”, realizzata dal Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con
l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in esposizione fino a domani
nel capoluogo piemontese (prossima destinazione, dall’8 dicembre,
Firenze). Una mostra che per due settimane ha visto tante scolaresche,
insegnanti, utenti degli Archivi e semplici curiosi visitare il
percorso artistico fatto di oltre settanta opere: dai quadri ai filmati
alle installazioni artistiche, una summa delle opere più interessanti
in oltre dieci anni di lavoro sulla Memoria delle scuole italiane che
hanno partecipato al concorso. All’evento tenutosi all'Archivio di
Stato, presentato da Sira Fatucci, coordinatrice della Memoria della
Shoah per l’UCEI, sono intervenuti, assieme allo storico e direttore
del Cdec Michele Sarfatti - che ha analizzato le conseguenze della
legislazione antiebraica promulgata dal fascismo - il vicepresidente
UCEI Giulio Disegni, il presidente della Comunità ebraica torinese
Dario Disegni, il direttore delegato dell’archivio Maria Gattullo e il
dirigente dell’Ufficio Scolastico del Piemonte Franco Calcagno.
Marco Di Porto
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Il buon senso |
“Il
buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”,
scriveva Alessandro Manzoni a proposito della psicosi da peste a
Milano. Ci ho ripensato in questi giorni, leggendo notizie e commenti
provenienti da Rozzano, provincia di Milano.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Il fratello di Simenon
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Diversi
grandi scrittori del Novecento nascondono qualche scheletro
nell’armadio. Il tedesco Günter Grass, premio Nobel per la letteratura,
rivelò all’età di 78 anni di essersi arruolato volontario nelle SS
naziste. Un altro premio Nobel, l’italiano Dario Fo, è stato
paracadutista della Repubblica Sociale di Mussolini. L’ultima scoperta
riguarda il belga Georges Simenon, grande scrittore di gialli, noto al
grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio del
commissario Jules Maigret. Già in passato nella biografia di Pierre
Assouline, come ha rilevato lo storico Eugenio di Rienzo, è emerso che
nel periodo dell’occupazione nazista della Francia Simenon intrattenne
cordiali rapporti con gli alti comandi tedeschi, scrivendo per il
cinema e la stampa periodica gestiti dai nazisti e arrivò addirittura a
vendere l’esclusiva del personaggio del Commissario Maigret
all’industria cinematografica germanica. La nuova rivelazione riguarda
il fratello minore, Christian, che come racconta il libro L’autre Simenon,
di Patrick Roegiers, di recente pubblicato in Francia dall’editore
Grasset, aderì al partito cattolico di estrema destra Rex e fu razzista
e filonazista.
Mario Avagliano
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