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3 dicembre 2015 - 21 Kislev 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
La parola iniziale, che dà il nome alla Parashah, “Wa-yeshev“, si presta a più di una traduzione. In base al contesto è evidente che essa significa “si stabilì”: “Ya‘aqòv si stabilì nella terra di residenza di suo padre, in terra di Kenà‘an”. Ma il commento di Rashì indica un’altra accezione del verbo: “Ya‘aqòv avrebbe voluto sedersene in tranquillità, ma gli saltò addosso la travagliata vicenda di Yosèf”.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Romano Prodi, rispettato professore di economia, duplice ex primo ministro italiano, ed ex presidente della Commissione europea, ha rilasciato al Fatto Quotidiano del Primo dicembre la seguente dichiarazione: "Il conflitto israelo-palestinese rimane l'origine e la madre di tutti i conflitti, ma finché al governo di Israele ci sarà Netanyahu la pace è impossibile". Queste parole vanno respinte con scherno e con disgusto. Con scherno, perché Prodi, in quanto stimato accademico, sa o dovrebbe sapere che affrontando qualsiasi problema complesso, le spiegazioni monocausali sono inaccettabili e vanno respinte. Prodi ci vuol dire che la strage del Bataclan, l'attacco alle torri gemelle, l'Afghanistan, la guerra civile in Siria, lo sfracello della Libia, lo Yemen, il Mali, il Museo del Bardo in Tunisia, i Fratelli Musulmani in Egitto, i massacri alla stazione ferroviaria di Madrid e nel subway di Londra, la guerra fra Iraq e Iran e le minacce di quest'ultimo all'America, magari anche il conflitto India-Pakistan, e la violenza in Venezuela, tutto questo si spiega con una e una sola causa: il conflitto israelo-palestinese. Con disgusto, perché nella fattispecie dell'attuale discorso sulla crisi in Medio Oriente e in Europa, l'asserzione di Prodi è troppo simile a quella già sentita tante volte in passato secondo cui "all'origine di tutti i mali del mondo ci sono gli ebrei". O per lo meno metà dei mali del mondo, dato che uno dei due attori coinvolti nel conflitto è lo Stato Ebraico che insieme allo Stato Arabo è stato proclamato dall'Assemblea dell'ONU il 29 novembre 1947 sul territorio del Mandato britannico in Palestina. Prodi sembra o vuole dimenticare che la soluzione del conflitto israelo-palestinese ha due attori, e richiede la disponibilità di entrambe le parti. Legga Prodi (perché certamente non li ha mai letti) l'articolo 15 della carta dell'OLP e l'articolo 7 della carta di Hamas, e dia il suo parere sulla disponibilità alla pace da parte dei movimenti palestinesi. Di quale pace stiamo parlando? La pace assoluta per uno dei due attori, senza la fastidiosa presenza dell'altro. Sappia Prodi che analisi immature e deterministe come la sua suscitano in Israele due tipi di risposta: una è quella di chi prende in mano la penna e risponde con delusione e magari con ironia. L'altra, ben più diffusa, è quella di chi sente nelle parole di Prodi una forma di aggressione e si rinchiude in una reazione più fortemente nazionalista. E così proprio grazie a Romano Prodi e ai suoi simili il governo di Netanyahu si rinforza. Con buona pace della pace.
 
Russia, Turchia, Usa
Gli equilibri si incrinano
Si incrinano ulteriormente i rapporti tra Russia e Turchia, con l’accusa da parte di Mosca direttamente alla famiglia del presidente Recep Tayyep Erdogan di fare affari con lo Stato Islamico, acquistandone il petrolio che permetterebbe ai terroristi di finanziarsi. L’esercito russo avrebbe dunque le prove che da tre diverse rotte l’oro nero valichi senza controlli il confine tra Siria e Turchia su 800mila autocisterne camuffate da semplici tir, ma anche che gran parte dei pagamenti arriverebbe direttamente sotto forma di armi e aiuti militari. Il traffico, riporta Repubblica, sarebbe gestito direttamente dal figlio di Erdogan, Bilal, e con la complicità del cognato Berat Albayark, appena nominato ministro dell’Energia. “Quattrocentomila persone sono morte per mano di Assad anche con il vostro aiuto”, la risposta del presidente turco alle accuse russe. “Spieghino – ha continuato – chi si deve dimettere per questi massacri. Se la Russia continua ad avere delle reazioni così sproporzionate, dovremo prendere provvedimenti”.
Le accuse di Mosca hanno provocato la reazione degli Stati Uniti, che sono accorsi in sostegno del loro alleato in sede Nato. “Se i russi sono preoccupati per il petrolio dell’Isis, dovrebbero prendersela con Assad, il più largo consumatore” ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. Scettico nei confronti dell’azione di Vladimir Putin anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk il quale in un’intervista alla Stampa ha dichiarato che la presenza russa in Siria gli sembra “più parte del problema che della soluzione”.
Nei delicati equilibri della guerra al Califfato sono inoltre entrati anche gli inglesi dopo che il primo ministro David Cameron ha chiesto e ottenuto dalla Camera dei Comuni il via libera a effettuare raid aerei in Siria. “Dobbiamo distruggere questa minaccia lì da dove trama gli attacchi” l’appello di Cameron, a cui hanno risposto positivamente anche molti laburisti nonostante l’opinione contraria del leader Jeremy Corbyn. E ieri si è riunito anche il parlamento tedesco per discutere la partecipazione della Germania, che tuttavia non prevede raid ma tra le altre cose il dispiego di caccia da ricognizione.

Urtisti, il Tar dice no. Responso negativo del Tribunale Amministrativo del Lazio alle istanze di titolari di camion bar e agli urtisti che chiedevano l’annullamento della delibera capitolina 233, quella con cui la Giunta dell’allora sindaco Ignazio Marino aveva recepito le indicazioni del tavolo tecnico del decoro e allontanato gli ambulanti dal Colosseo e dall’area dei Fori. Solo in un caso, riporta Repubblica Roma, i giudici hanno accolto una parte del ricorso: quella in cui si denuncia un’eccessiva vicinanza tra le diverse postazioni stabilite oggi in via di San Gregorio. Il Comune dovrà fornire una spiegazione adeguata. “Altrimenti – si legge – dovrà collocarli in un altro luogo”.

Israelitico, Russo il nuovo commissario. Ex magistrato antimafia e già assessore alla sanità regionale in Sicilia, Massimo Russo è il nuovo commissario straordinario dell’Ospedale Israelitico. Nella conduzione della struttura affiancherà Alfonso Celotto, indicato per la stessa funzione dalla Comunità ebraica cittadina. “Due ruoli di garanzia autonomi e paralleli. Nel complesso un segnale di discontinuità rispetto al passato che conclude l’iter per potere ottenere nuovamente l’autorizzazione regionale a operare come struttura accreditata”, scrive il Messaggero. “Non siamo ancora in grado di dire esattamente in quale giorno l’ospedale riaprirà battenti – dice Celotto – ma lo farà senz’altro entro la fine della festività di Chanukkah, che si concluderà non questa ma la prossima domenica”.
 
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  davar
israele 
Massacro di Duma, nuovi arresti
nelle fila dell'estremismo interno 

La polizia israeliana e i servizi di intelligence dello Shin Bet hanno arrestato diversi giovani ebrei ritenuti coinvolti nell'attacco incendiario al villaggio palestinese di Duma, dove lo scorso luglio una casa era stata data alle fiamme uccidendo tre persone, tra cui un bambino di 18 mesi. Secondo le autorità, riportano i media israeliani, ci sono “concreti sospetti” che gli arrestati siano legati agli ambienti più estremisti presenti in Israele e siano connessi all'attentato terroristico (nella definizione data dallo stesso governo di Gerusalemme) che ha colpito la famiglia palestinese Dawabsheh il 31 luglio: nell'incendio il figlio più piccolo Ali aveva perso la vita e nei giorni successivi anche il padre e la madre non erano sopravvissuti alle ustioni. Sull'episodio, fermamente condannato dalle istituzioni del paese, sta investigando da tempo la polizia israeliana assieme alla procura di Stato e ai funzionari del ministero di Pubblica sicurezza. I recenti arresti – per ordine del tribunale non si conoscono le identità dei sospettati – arrivano a pochi giorni dalla condanna della Corte distrettuale di Gerusalemme di due minori, entrambi ebrei, ritenuti responsabili dell'omicidio del giovane palestinese Mohammed Abu Khdeir, ucciso nella Capitale nel luglio 2014 (una terza persona, Yosef Haim Ben-David, 31 anni, è in attesa di sentenza avendo richiesto la perizia per infermità mentale). Questi provvedimenti dimostrano l'impegno dell'autorità israeliana a contrastare il “terrorismo ebraico” ed assicurare alla giustizia i colpevoli degli attentati.

(Nell’immagine il Presidente di Israele Reuven Rivlin in visita a Ahmed Dawabsheh, il bambino di cinque anni sopravvissuto all’attentato contro la sua casa a Duma) 
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libro alfano - l'intervento del presidente ucei
“Uniti, consapevoli, determinati
Così sconfiggeremo il terrore”

"Nella lotta al terrore rifiutiamo ogni sorta di vittimismo, autocommiserazione, autocolpevolizzazione. È fondamentale restare uniti e compatti nella difesa dei nostri valori. È la nostra arma più forte". Questa la strada indicata dal presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, che il ministro degli Interni Angelino Alfano ha voluto al suo fianco per presentare Chi ha paura non è libero (ed. Mondadori), la sua ultima fatica letteraria dedicata alla minaccia del fondamentalismo islamico e alle iniziative da adottare in risposta alla barbarie. “Il rischio zero non esiste, dobbiamo esserne consapevoli. Per questo nei momenti di emergenza è importante alzare la soglia. Al tempo stesso è fondamentale andare avanti con la propria vita e con le proprie abitudini. Senza paura”, ha sottolineato il presidente dell'Unione nel corso dell'incontro, condotto da Bruno Vespa all'interno della biblioteca Angelica, e con ospiti anche monsignor Rino Fisichella, l’imam Yahya Pallavicini e la giornalista Monica Maggioni. Ricordando il contrasto stridente tra la gioia totale e incondizionata prodotta dalla libertà e l'angosciosa vita dei giorni e dei mesi precedenti, Gattegna ha evidenziato un punto di congiunzione tra l'Italia del '44-45 che si affrancava dal nazifascismo gli ultimi fatti di sangue che hanno sconvolto l'Europa. “Nella mia mente – le sue parole, testimonianza diretta di quanto avvenne a Roma il 4 giugno del '44 – quei fatti hanno sempre simboleggiato l'eterna lotta, che si ripropone anche oggi, tra due opposte concezioni: una della quali pone alla base il rispetto della sacralità della vita, l'altra invece si fonda nella fanatica adorazione della morte, la morte intesa a volte come supplizio da applicare a chiunque sia diverso o non pratichi la stessa religione o non condivida le stesse idee, la morte come purificazione oppure la morte come proprio martirio indispensabile”.

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ieri la ferma condanna dell'unione
Libro antisionista a Roma,
il passo indietro dell'Anpi

Non si svolgerà l’annunciata presentazione, organizzata nella Capitale dalla sezione Anpi don Pappagallo, del libro antisemita il “Sionismo. Il vero nemico degli ebrei” di Alan Hart. Ad annunciarlo il presidente dell’Anpi Roma Ernesto Nassi, che ha sottolineato (soltanto questa mattina) come l’iniziativa non fosse “in linea con i valori e i principi dell’associazione, che rifiutano qualsiasi forma di razzismo ed antisemitismo”. Ferma la presa di posizione del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, che ieri aveva chiesto ai vertici nazionali dell’Anpi di prendere provvedimenti contro un’iniziativa di “aperto odio antiebraico e anti-israeliano”. “Il sionismo è un elemento fondante dell’identità ebraica contemporanea. Qualsiasi operazione volta a screditare questo assunto risulta così fuorviante e grottesca. Ma che questo avvenga sotto l’egida dell’Anpi – le sue parole – è a dir poco inaccettabile”. Immediata la solidarietà del presidente Anpi Milano Roberto Cenati, che ha riconosciuto come il comitato provinciale di Roma “non sia nuovo a prendere posizioni di questo tipo”. Cenati, in un messaggio rivolto al vicepresidente dell’Unione Roberto Jarach, ha poi aggiunto: “Il libro si caratterizza per la sua pericolosa carica antisemita, e suscita profonda preoccupazione in tutti noi, proprio nel momento in cui l’Europa sta attraversando una delicatissima fase per gli attacchi terroristici della jihad islamica e per il rifiorire di movimenti antisemiti, xenofobi e razzisti”. Scrive in una nota il presidente nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia: “Della presentazione del volume ‘Sionismo, il vero nemico degli ebrei’ promossa dalla sezione Anpi Don Pietro Pappagallo di Roma e prevista per il 7 dicembre non sapevamo nulla, com’è naturale, trattandosi di un’iniziativa del tutto autonoma, senza adeguate cautele, tant’è che è stata già revocata. Abbiamo letto anche il comunicato del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna e intendiamo assicurare che l’Anpi nazionale non ha mai avuto, né potrebbe avere alcuna intenzione di promuovere iniziative antiebraiche e/o antisemite. Siamo favorevoli ad ogni tentativo di avvicinamento e di composizione di posizioni opposte, ma riteniamo che ciò debba sempre essere fatto con la massima cautela e senso di responsabilità. L’Anpi nazionale ribadisce la sua posizione di sempre, di vicinanza alla Comunità ebraica, di perseguimento della pace, del rispetto, della tolleranza e della convivenza pacifica e contro ogni tipo di discriminazione”.

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qui berlino - premio ebraico ad angela merkel
"Custode dei valori democratici"
È per il suo impegno intenso e profondo come “garante dei valori democratici fondamentali e della libertà religiosa“ che la cancelliera Angela Merkel è stata insignita in una cerimonia svoltasi ieri al Museo ebraico di Berlino del Premio Abraham Geiger, il massimo riconoscimento conferito dal movimento dell’ebraismo riformato tedesco. Una libertà da tutelare particolarmente nel delicato momento attuale in cui la Germania accoglie centinaia di migliaia di nuovi migranti dai paesi arabi i quali – ha dichiarato Merkel in occasione della consegna del premio – “devono disimparare l’antisemitismo di cui vengono nutriti nei loro paesi d’origine“ e allo stesso tempo “rispettare la nostra lingua e la nostra cultura“.
 
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il nuovo libro di maurizio molinari 
Noi e il nemico che cambia 
“C’è un legame diretto tra quanto sta succedendo sul lato sud del Mediterraneo e i pericoli per la nostra sicurezza collettiva". Questa la tesi espressa da Maurizio Molinari, corrispondente da Gerusalemme e prossimo direttore del quotidiano La Stampa, nel suo nuovo libro “Jihad – Guerra all’Occidente” presentato ieri a Roma alla Residenza di Ripetta. Molteplici gli spunti di riflessione emersi nel corso della serata, cui sono intervenuti anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e la giornalista Lucia Annunziata, moderati da Eric Jozsef, corrispondente da Roma per il giornale francese Libération.

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qui roma
La mobilitazione degli urtisti
Aperto un tavolo tecnico

“La situazione già di per sé difficile, col Giubileo alle porte si è ulteriormente aggravata. Agli urtisti deve essere data la possibilità di tornare a lavorare”. Così a Pagine Ebraiche l’ex presidente del Consiglio del Municipio XII Alessia Salmoni, che ha accompagnato oggi una delegazione di ambulanti dal sub commissario di Roma Giuseppe Castaldo. Un incontro che arriva a poche ore dal responso negativo del Tribunale Amministrativo del Lazio alle istanze di titolari di camion bar e agli urtisti che chiedevano l’annullamento della delibera capitolina 233, quella con cui la Giunta dell’allora sindaco Ignazio Marino aveva recepito le indicazioni del tavolo tecnico del decoro e allontanato i venditori dal Colosseo e dall’area dei Fori. “Pur negativo nel suo complesso – dice Salmoni – il pronunciamento lascia comunque intravedere alcuni segnali positivi. Come l’invito a rivedere l’attuale collocazione in via di San Gregorio. Dobbiamo sforzarci di essere ottimisti”.

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qui milano - incontro fra leader religiosi 
Nostra Aetate, voci a confronto 
Un esponente per ognuna delle tre fedi monoteistiche a confronto sulla dichiarazione Nostra Aetate. Protagonisti il rav Elia Richetti (nell’immagine), monsignor Gianfranco Bottoni e l’Imam Abd al-Ghafur Masotti, incontratisi alla Fondazione Ambrosianeum in occasione dell’uscita del libro di Riccardo Burigana “Fratelli in cammino. Storia della Dichiarazione Nostra retate” (Edizioni Terra Santa).
 
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dafdaf - numero 63
L'onestà delle ragazzine terribili 
Si sono trasformate in pennelli le trecce di Pippi Calzelunghe nella copertina di Luisa Valenti, che coglie in un disegno lo spirito del numero 63 di DafDaf. Idee, spunti, tanta voglia di giocare e il coraggio di prendersi qualche rischio, senza dimenticare storia e tradizioni ma sempre guardando avanti. E con altrettanta sensibilità Nadia Terranova nella rubrica dedicata ai libri riesce a unire il compleanno di un personaggio mitico come l’eroina di una generazione con la storia di tante “Ragazzine terribili”, a partire da Lotta Combinaguai, personaggio di Astrid Lindgren sino ad ora non tradotto nel nostro paese. Arriva in Italia per Mondadori con le illustrazioni di Beatrice Alemagna, e abbiamo scelto di accompagnarla a un disegno di Vanna Vinci, dedicato proprio a tutte coloro che sono “orgogliosamente femmine” per aprire pagine in cui da La bambina fulminante a La piccola battaglia portatile di Paolo Nori, da Matilde di Dahl a Elsina tutto parla di ragazzine in gamba. Come Hania, il personaggio del Cavaliere di luce di Silvana De Mari, che “sembra incarnare tutto il male possibile ma in realtà è solo ferocemente sincera. Ma la sincerità, sappiatelo, può essere l’arma più terribile di tutte.”
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jciak
Naomi, Avi e il global warming 
Sono la coppia d’oro dell’attivismo ebraico americano. Lei, Naomi Klein, nipote di immigrati russi e figlia di pacifisti trasferitisi a Montreal al tempo della guerra del Vietnam, giornalista e scrittrice, è diventata un’icona con No Logo, manifesto del movimento no global e best seller internazionale. Sorretta da una bella presenza e un’intelligenza al vetriolo, da allora (era il 2000) ha infilato un successo dopo l’altro conquistando persino il plauso del Nobel Joseph Stiglitz. Più smilzo il curriculum di lui, Avi Lewis, nipote di un attivista polacco del Bund, filmaker e giornalista televisivo, già conduttore di programmi di attualità su Al Jazeera e Cbc. Insieme, oltre ad aver generato un figlio – tanto per essere in tema, lei si scoprì incinta a Zuccotti Park, nel mezzo delle manifestazioni di Occupy Wall Street – hanno realizzato il documentario The Take (2004), dedicato alla vicenda di una fabbrica argentina rimessa in piedi da un collettivo di operati e, adesso, il documentario This Changes Everything, prodotto dal regista Alfonso Cuaròn. Ispirato all’ultimo libro di lei, Una rivoluzione ci salverà (Rizzoli), affronta la questione del cambiamento climatico e, non a caso, esce nelle sale in questi giorni, in concomitanza con il vertice sul clima di Parigi.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - L'Anpi malata
Non è la prima volta che l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani di Roma si pone dalla parte dell’intolleranza più aggressiva anti israeliana e – diciamolo – del più o meno celato antisemitismo. Dopo i due ultimi 25 Aprile in cui Anpi e Comunità ebraica romana hanno partecipato a commemorazioni distinte e diverse, adesso è la volta della presentazione, nei locali della sezione don Pietro Pappagallo, del libro Sionismo. Il vero nemico degli ebrei. Non so come funzioni nel resto d’Italia, però noi fortunati milanesi abbiamo a che fare con ben altri dirigenti e militanti. L’abbraccio, fisico e ideale, tra Anpi di Milano e Brigata Ebraica ne è l’esempio più lampante, ma ce ne sono davvero molti altri. Forse è bene che qualcuno, nella Capitale, si dia una regolata e si svegli. Non tanto per noi ebrei, quanto per la tutela morale e politica di una storia luminosa che non può essere così squallidamente infangata.
 


Stefano Jesurum, giornalista

In ascolto - Jazz a Gerusalemme 
Dal 2 al 4 dicembre l’Israel Museum di Gerusalemme ospita il Jazz Festival, evento internazionale di grande livello con la direzione artistica di Avishai Cohen. Alcune delle sale, nonché l’Auditorium e il Yellow Submarine Music Center, che di giorno funziona come scuola per ingegneri del suono e sala prove mentre di sera è un locale molto frequentato in cui trovano spazio concerti rock, jazz e artisti emergenti, risuoneranno per diverse ore al giorno. È un evento spettacolare, in cui il pubblico può ascoltare lo swing tradizionale americano anni ’30, le improvvisazioni e i virtuosismi di pianisti pluripremiati come il venezuelano Edward Simon o le contaminazioni di gruppi come i Joca che combinano samba, baião, maracatu e bossa nova con i suoni dell’Africa e del Medioriente, godendo la bellezza della pittura europea del Settecento, i colori della pop art e i reperti archeologici della sezione Brief History of Mankind. Il programma è molto interessante e per chi in questo momento non ha la fortuna di trovarsi a Gerusalemme, ecco alcuni consigli di ascolto “da casa”.

Maria Teresa Milano

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Time out - Laicità
Sul caso Rozzano si è detto e parlato troppo. Basterebbe ricordare che la linea tra tradizione e laicità è sottile e che non è l’imposizione, né tantomeno l’astensione, del vivere la propria identità la soluzione. Come quasi sempre invece la soluzione è a metà. Bisogna costruire una società che permetta di esprimere la propria tradizione culturale nel rispetto delle regole del paese. La scuola italiana non è cattolica, ma non sarà una celebrazione (non obbligatoria) di una festività a offendere la sensibilità altrui, a patto che lo stesso spirito ci sia nei confronti dell’altro e che nessuno si debba mai sentire in dovere di partecipare ad alcunché come se fosse un vincolo di cittadinanza. Un po’ di buon senso come è stato scritto è sempre la soluzione migliore.

Daniel Funaro

Dina
Abbiamo appena letto nella Parashat Vaishlach del rapimento e dello stupro di Dina, una delle poche violenze sessuali esplicitamente menzionate nella Torah, eppure episodio parentetico di fronte agli accadimenti, ben più determinanti per Am Israel, del temuto incontro tra Yakov ed Essav, della lotta di Yakov con l’angelo e del conseguente cambio di nome da Yakov ad Israel, infine della nascita di Byniamin e morte della madre Rachel. Chi era Dina? Perché di lei si parla pochissimo e per brevi cenni, solo tre volte a proposito della nascita, dello stupro e della partenza verso l’Egitto a causa della carestia? Perché viene descritta senza lasciarle voce e senza onorarla spiegandone il nome o celebrandone la nascita con canti, come per gli altri nati, nonostante sia l’unica figlia femmina di Yakov mai menzionata?

Sara Valentina Di Palma
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