
Elia Richetti,
rabbino
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La parola iniziale, che dà il nome alla Parashah, “Wa-yeshev“,
si presta a più di una traduzione. In base al contesto è evidente che
essa significa “si stabilì”: “Ya‘aqòv si stabilì nella terra di
residenza di suo padre, in terra di Kenà‘an”. Ma il commento di Rashì
indica un’altra accezione del verbo: “Ya‘aqòv avrebbe voluto sedersene
in tranquillità, ma gli saltò addosso la travagliata vicenda di Yosèf”.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Romano
Prodi, rispettato professore di economia, duplice ex primo ministro
italiano, ed ex presidente della Commissione europea, ha rilasciato al Fatto Quotidiano del
Primo dicembre la seguente dichiarazione: "Il conflitto
israelo-palestinese rimane l'origine e la madre di tutti i conflitti,
ma finché al governo di Israele ci sarà Netanyahu la pace è
impossibile". Queste parole vanno respinte con scherno e con disgusto.
Con scherno, perché Prodi, in quanto stimato accademico, sa o dovrebbe
sapere che affrontando qualsiasi problema complesso, le spiegazioni
monocausali sono inaccettabili e vanno respinte. Prodi ci vuol dire che
la strage del Bataclan, l'attacco alle torri gemelle, l'Afghanistan, la
guerra civile in Siria, lo sfracello della Libia, lo Yemen, il Mali, il
Museo del Bardo in Tunisia, i Fratelli Musulmani in Egitto, i massacri
alla stazione ferroviaria di Madrid e nel subway di Londra, la guerra
fra Iraq e Iran e le minacce di quest'ultimo all'America, magari anche
il conflitto India-Pakistan, e la violenza in Venezuela, tutto questo
si spiega con una e una sola causa: il conflitto israelo-palestinese.
Con disgusto, perché nella fattispecie dell'attuale discorso sulla
crisi in Medio Oriente e in Europa, l'asserzione di Prodi è troppo
simile a quella già sentita tante volte in passato secondo cui
"all'origine di tutti i mali del mondo ci sono gli ebrei". O per lo
meno metà dei mali del mondo, dato che uno dei due attori coinvolti nel
conflitto è lo Stato Ebraico che insieme allo Stato Arabo è stato
proclamato dall'Assemblea dell'ONU il 29 novembre 1947 sul territorio
del Mandato britannico in Palestina. Prodi sembra o vuole dimenticare
che la soluzione del conflitto israelo-palestinese ha due attori, e
richiede la disponibilità di entrambe le parti. Legga Prodi (perché
certamente non li ha mai letti) l'articolo 15 della carta dell'OLP e
l'articolo 7 della carta di Hamas, e dia il suo parere sulla
disponibilità alla pace da parte dei movimenti palestinesi. Di quale
pace stiamo parlando? La pace assoluta per uno dei due attori, senza la
fastidiosa presenza dell'altro. Sappia Prodi che analisi immature e
deterministe come la sua suscitano in Israele due tipi di risposta: una
è quella di chi prende in mano la penna e risponde con delusione e
magari con ironia. L'altra, ben più diffusa, è quella di chi sente
nelle parole di Prodi una forma di aggressione e si rinchiude in una
reazione più fortemente nazionalista. E così proprio grazie a Romano
Prodi e ai suoi simili il governo di Netanyahu si rinforza. Con buona
pace della pace.
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Russia, Turchia, Usa
Gli equilibri si incrinano
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Si
incrinano ulteriormente i rapporti tra Russia e Turchia, con l’accusa
da parte di Mosca direttamente alla famiglia del presidente Recep
Tayyep Erdogan di fare affari con lo Stato Islamico, acquistandone il
petrolio che permetterebbe ai terroristi di finanziarsi. L’esercito
russo avrebbe dunque le prove che da tre diverse rotte l’oro nero
valichi senza controlli il confine tra Siria e Turchia su 800mila
autocisterne camuffate da semplici tir, ma anche che gran parte dei
pagamenti arriverebbe direttamente sotto forma di armi e aiuti
militari. Il traffico, riporta Repubblica, sarebbe gestito direttamente
dal figlio di Erdogan, Bilal, e con la complicità del cognato Berat
Albayark, appena nominato ministro dell’Energia. “Quattrocentomila
persone sono morte per mano di Assad anche con il vostro aiuto”, la
risposta del presidente turco alle accuse russe. “Spieghino – ha
continuato – chi si deve dimettere per questi massacri. Se la Russia
continua ad avere delle reazioni così sproporzionate, dovremo prendere
provvedimenti”.
Le accuse di Mosca hanno provocato la reazione degli Stati Uniti, che
sono accorsi in sostegno del loro alleato in sede Nato. “Se i russi
sono preoccupati per il petrolio dell’Isis, dovrebbero prendersela con
Assad, il più largo consumatore” ha detto il portavoce della Casa
Bianca Josh Earnest. Scettico nei confronti dell’azione di Vladimir
Putin anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk il quale in
un’intervista alla Stampa ha dichiarato che la presenza russa in Siria
gli sembra “più parte del problema che della soluzione”.
Nei delicati equilibri della guerra al Califfato sono inoltre entrati
anche gli inglesi dopo che il primo ministro David Cameron ha chiesto e
ottenuto dalla Camera dei Comuni il via libera a effettuare raid aerei
in Siria. “Dobbiamo distruggere questa minaccia lì da dove trama gli
attacchi” l’appello di Cameron, a cui hanno risposto positivamente
anche molti laburisti nonostante l’opinione contraria del leader Jeremy
Corbyn. E ieri si è riunito anche il parlamento tedesco per discutere
la partecipazione della Germania, che tuttavia non prevede raid ma tra
le altre cose il dispiego di caccia da ricognizione.
Urtisti, il Tar dice no.
Responso negativo del Tribunale Amministrativo del Lazio alle istanze
di titolari di camion bar e agli urtisti che chiedevano l’annullamento
della delibera capitolina 233, quella con cui la Giunta dell’allora
sindaco Ignazio Marino aveva recepito le indicazioni del tavolo tecnico
del decoro e allontanato gli ambulanti dal Colosseo e dall’area dei
Fori. Solo in un caso, riporta Repubblica Roma, i giudici hanno accolto
una parte del ricorso: quella in cui si denuncia un’eccessiva vicinanza
tra le diverse postazioni stabilite oggi in via di San Gregorio. Il
Comune dovrà fornire una spiegazione adeguata. “Altrimenti – si legge –
dovrà collocarli in un altro luogo”.
Israelitico, Russo il nuovo commissario.
Ex magistrato antimafia e già assessore alla sanità regionale in
Sicilia, Massimo Russo è il nuovo commissario straordinario
dell’Ospedale Israelitico. Nella conduzione della struttura affiancherà
Alfonso Celotto, indicato per la stessa funzione dalla Comunità ebraica
cittadina. “Due ruoli di garanzia autonomi e paralleli. Nel complesso
un segnale di discontinuità rispetto al passato che conclude l’iter per
potere ottenere nuovamente l’autorizzazione regionale a operare come
struttura accreditata”, scrive il Messaggero. “Non siamo ancora in
grado di dire esattamente in quale giorno l’ospedale riaprirà battenti
– dice Celotto – ma lo farà senz’altro entro la fine della festività di
Chanukkah, che si concluderà non questa ma la prossima domenica”.
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israele Massacro di Duma, nuovi arresti
nelle fila dell'estremismo interno
La
polizia israeliana e i servizi di intelligence dello Shin Bet hanno
arrestato diversi giovani ebrei ritenuti coinvolti nell'attacco
incendiario al villaggio palestinese di Duma, dove lo scorso luglio una
casa era stata data alle fiamme uccidendo tre persone, tra cui un
bambino di 18 mesi. Secondo le autorità, riportano i media israeliani,
ci sono “concreti sospetti” che gli arrestati siano legati agli
ambienti più estremisti presenti in Israele e siano connessi
all'attentato terroristico (nella definizione data dallo stesso governo
di Gerusalemme) che ha colpito la famiglia palestinese Dawabsheh il 31
luglio: nell'incendio il figlio più piccolo Ali aveva perso la vita e
nei giorni successivi anche il padre e la madre non erano sopravvissuti
alle ustioni. Sull'episodio, fermamente condannato dalle istituzioni
del paese, sta investigando da tempo la polizia israeliana assieme alla
procura di Stato e ai funzionari del ministero di Pubblica sicurezza. I
recenti arresti – per ordine del tribunale non si conoscono le identità
dei sospettati – arrivano a pochi giorni dalla condanna della Corte
distrettuale di Gerusalemme di due minori, entrambi ebrei, ritenuti
responsabili dell'omicidio del giovane palestinese Mohammed Abu Khdeir,
ucciso nella Capitale nel luglio 2014 (una terza persona, Yosef Haim
Ben-David, 31 anni, è in attesa di sentenza avendo richiesto la perizia
per infermità mentale). Questi provvedimenti dimostrano l'impegno
dell'autorità israeliana a contrastare il “terrorismo ebraico” ed
assicurare alla giustizia i colpevoli degli attentati.
(Nell’immagine il
Presidente di Israele Reuven Rivlin in visita a Ahmed Dawabsheh, il
bambino di cinque anni sopravvissuto all’attentato contro la sua casa a
Duma)
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libro alfano - l'intervento del presidente ucei
“Uniti, consapevoli, determinati
Così sconfiggeremo il terrore”
"Nella
lotta al terrore rifiutiamo ogni sorta di vittimismo,
autocommiserazione, autocolpevolizzazione. È fondamentale restare uniti
e compatti nella difesa dei nostri valori. È la nostra arma più forte".
Questa la strada indicata dal presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, che il ministro degli Interni
Angelino Alfano ha voluto al suo fianco per presentare Chi ha paura non è libero
(ed. Mondadori), la sua ultima fatica letteraria dedicata alla minaccia
del fondamentalismo islamico e alle iniziative da adottare in risposta
alla barbarie. “Il rischio zero non esiste, dobbiamo esserne
consapevoli. Per questo nei momenti di emergenza è importante alzare la
soglia. Al tempo stesso è fondamentale andare avanti con la propria
vita e con le proprie abitudini. Senza paura”, ha sottolineato il
presidente dell'Unione nel corso dell'incontro, condotto da Bruno Vespa
all'interno della biblioteca Angelica, e con ospiti anche monsignor
Rino Fisichella, l’imam Yahya Pallavicini e la giornalista Monica
Maggioni. Ricordando il contrasto stridente tra la gioia totale e
incondizionata prodotta dalla libertà e l'angosciosa vita dei giorni e
dei mesi precedenti, Gattegna ha evidenziato un punto di congiunzione
tra l'Italia del '44-45 che si affrancava dal nazifascismo gli ultimi
fatti di sangue che hanno sconvolto l'Europa. “Nella mia mente – le sue
parole, testimonianza diretta di quanto avvenne a Roma il 4 giugno del
'44 – quei fatti hanno sempre simboleggiato l'eterna lotta, che si
ripropone anche oggi, tra due opposte concezioni: una della quali pone
alla base il rispetto della sacralità della vita, l'altra invece si
fonda nella fanatica adorazione della morte, la morte intesa a volte
come supplizio da applicare a chiunque sia diverso o non pratichi la
stessa religione o non condivida le stesse idee, la morte come
purificazione oppure la morte come proprio martirio indispensabile”.
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ieri la ferma condanna dell'unione
Libro antisionista a Roma,
il passo indietro dell'Anpi
Non
si svolgerà l’annunciata presentazione, organizzata nella Capitale
dalla sezione Anpi don Pappagallo, del libro antisemita il “Sionismo.
Il vero nemico degli ebrei” di Alan Hart. Ad annunciarlo il presidente
dell’Anpi Roma Ernesto Nassi, che ha sottolineato (soltanto questa
mattina) come l’iniziativa non fosse “in linea con i valori e i
principi dell’associazione, che rifiutano qualsiasi forma di razzismo
ed antisemitismo”. Ferma la presa di posizione del presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, che ieri
aveva chiesto ai vertici nazionali dell’Anpi di prendere provvedimenti
contro un’iniziativa di “aperto odio antiebraico e anti-israeliano”.
“Il sionismo è un elemento fondante dell’identità ebraica
contemporanea. Qualsiasi operazione volta a screditare questo assunto
risulta così fuorviante e grottesca. Ma che questo avvenga sotto
l’egida dell’Anpi – le sue parole – è a dir poco inaccettabile”.
Immediata la solidarietà del presidente Anpi Milano Roberto Cenati, che
ha riconosciuto come il comitato provinciale di Roma “non sia nuovo a
prendere posizioni di questo tipo”. Cenati, in un messaggio rivolto al
vicepresidente dell’Unione Roberto Jarach, ha poi aggiunto: “Il libro
si caratterizza per la sua pericolosa carica antisemita, e suscita
profonda preoccupazione in tutti noi, proprio nel momento in cui
l’Europa sta attraversando una delicatissima fase per gli attacchi
terroristici della jihad islamica e per il rifiorire di movimenti
antisemiti, xenofobi e razzisti”. Scrive in una nota il presidente
nazionale dell’Anpi Carlo Smuraglia: “Della presentazione del volume
‘Sionismo, il vero nemico degli ebrei’ promossa dalla sezione Anpi Don
Pietro Pappagallo di Roma e prevista per il 7 dicembre non sapevamo
nulla, com’è naturale, trattandosi di un’iniziativa del tutto autonoma,
senza adeguate cautele, tant’è che è stata già revocata. Abbiamo letto
anche il comunicato del presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna e intendiamo assicurare che l’Anpi nazionale
non ha mai avuto, né potrebbe avere alcuna intenzione di promuovere
iniziative antiebraiche e/o antisemite. Siamo favorevoli ad ogni
tentativo di avvicinamento e di composizione di posizioni opposte, ma
riteniamo che ciò debba sempre essere fatto con la massima cautela e
senso di responsabilità. L’Anpi nazionale ribadisce la sua posizione di
sempre, di vicinanza alla Comunità ebraica, di perseguimento della
pace, del rispetto, della tolleranza e della convivenza pacifica e
contro ogni tipo di discriminazione”.
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dafdaf - numero 63 L'onestà delle ragazzine terribili
Si
sono trasformate in pennelli le trecce di Pippi Calzelunghe nella
copertina di Luisa Valenti, che coglie in un disegno lo spirito del
numero 63 di DafDaf. Idee, spunti, tanta voglia di giocare e il
coraggio di prendersi qualche rischio, senza dimenticare storia e
tradizioni ma sempre guardando avanti. E con altrettanta sensibilità
Nadia Terranova nella rubrica dedicata ai libri riesce a unire il
compleanno di un personaggio mitico come l’eroina di una generazione
con la storia di tante “Ragazzine terribili”, a partire da Lotta Combinaguai,
personaggio di Astrid Lindgren sino ad ora non tradotto nel nostro
paese. Arriva in Italia per Mondadori con le illustrazioni di Beatrice
Alemagna, e abbiamo scelto di accompagnarla a un disegno di Vanna
Vinci, dedicato proprio a tutte coloro che sono “orgogliosamente
femmine” per aprire pagine in cui da La bambina fulminante a La piccola battaglia portatile di Paolo Nori, da Matilde di Dahl a Elsina tutto parla di ragazzine in gamba. Come Hania, il personaggio del Cavaliere di luce di
Silvana De Mari, che “sembra incarnare tutto il male possibile ma in
realtà è solo ferocemente sincera. Ma la sincerità, sappiatelo, può
essere l’arma più terribile di tutte.” Leggi
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jciak
Naomi, Avi e il global warming
Sono
la coppia d’oro dell’attivismo ebraico americano. Lei, Naomi Klein,
nipote di immigrati russi e figlia di pacifisti trasferitisi a Montreal
al tempo della guerra del Vietnam, giornalista e scrittrice, è
diventata un’icona con No Logo, manifesto del movimento no global e
best seller internazionale. Sorretta da una bella presenza e
un’intelligenza al vetriolo, da allora (era il 2000) ha infilato un
successo dopo l’altro conquistando persino il plauso del Nobel Joseph
Stiglitz. Più smilzo il curriculum di lui, Avi Lewis, nipote di un
attivista polacco del Bund, filmaker e giornalista televisivo, già
conduttore di programmi di attualità su Al Jazeera e Cbc. Insieme,
oltre ad aver generato un figlio – tanto per essere in tema, lei si
scoprì incinta a Zuccotti Park, nel mezzo delle manifestazioni di
Occupy Wall Street – hanno realizzato il documentario The Take (2004),
dedicato alla vicenda di una fabbrica argentina rimessa in piedi da un
collettivo di operati e, adesso, il documentario This Changes
Everything, prodotto dal regista Alfonso Cuaròn. Ispirato all’ultimo
libro di lei, Una rivoluzione ci salverà (Rizzoli), affronta la
questione del cambiamento climatico e, non a caso, esce nelle sale in
questi giorni, in concomitanza con il vertice sul clima di Parigi.
Daniela Gross
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Setirot
- L'Anpi malata |
Non
è la prima volta che l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani di
Roma si pone dalla parte dell’intolleranza più aggressiva anti
israeliana e – diciamolo – del più o meno celato antisemitismo. Dopo i
due ultimi 25 Aprile in cui Anpi e Comunità ebraica romana hanno
partecipato a commemorazioni distinte e diverse, adesso è la volta
della presentazione, nei locali della sezione don Pietro Pappagallo,
del libro Sionismo. Il vero nemico degli ebrei.
Non so come funzioni nel resto d’Italia, però noi fortunati milanesi
abbiamo a che fare con ben altri dirigenti e militanti. L’abbraccio,
fisico e ideale, tra Anpi di Milano e Brigata Ebraica ne è l’esempio
più lampante, ma ce ne sono davvero molti altri. Forse è bene che
qualcuno, nella Capitale, si dia una regolata e si svegli. Non tanto
per noi ebrei, quanto per la tutela morale e politica di una storia
luminosa che non può essere così squallidamente infangata.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Jazz a Gerusalemme |
Dal
2 al 4 dicembre l’Israel Museum di Gerusalemme ospita il Jazz Festival,
evento internazionale di grande livello con la direzione artistica di
Avishai Cohen. Alcune delle sale, nonché l’Auditorium e il Yellow
Submarine Music Center, che di giorno funziona come scuola per
ingegneri del suono e sala prove mentre di sera è un locale molto
frequentato in cui trovano spazio concerti rock, jazz e artisti
emergenti, risuoneranno per diverse ore al giorno. È un evento
spettacolare, in cui il pubblico può ascoltare lo swing tradizionale
americano anni ’30, le improvvisazioni e i virtuosismi di pianisti
pluripremiati come il venezuelano Edward Simon o le contaminazioni di
gruppi come i Joca che combinano samba, baião, maracatu e bossa nova
con i suoni dell’Africa e del Medioriente, godendo la bellezza della
pittura europea del Settecento, i colori della pop art e i reperti
archeologici della sezione Brief History of Mankind. Il programma è
molto interessante e per chi in questo momento non ha la fortuna di
trovarsi a Gerusalemme, ecco alcuni consigli di ascolto “da casa”.
Maria Teresa Milano
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Time out - Laicità
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Sul
caso Rozzano si è detto e parlato troppo. Basterebbe ricordare che la
linea tra tradizione e laicità è sottile e che non è l’imposizione, né
tantomeno l’astensione, del vivere la propria identità la soluzione.
Come quasi sempre invece la soluzione è a metà. Bisogna costruire una
società che permetta di esprimere la propria tradizione culturale nel
rispetto delle regole del paese. La scuola italiana non è cattolica, ma
non sarà una celebrazione (non obbligatoria) di una festività a
offendere la sensibilità altrui, a patto che lo stesso spirito ci sia
nei confronti dell’altro e che nessuno si debba mai sentire in dovere
di partecipare ad alcunché come se fosse un vincolo di cittadinanza. Un
po’ di buon senso come è stato scritto è sempre la soluzione migliore.
Daniel Funaro
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Dina |
Abbiamo
appena letto nella Parashat Vaishlach del rapimento e dello stupro di
Dina, una delle poche violenze sessuali esplicitamente menzionate nella
Torah, eppure episodio parentetico di fronte agli accadimenti, ben più
determinanti per Am Israel, del temuto incontro tra Yakov ed Essav,
della lotta di Yakov con l’angelo e del conseguente cambio di nome da
Yakov ad Israel, infine della nascita di Byniamin e morte della madre
Rachel. Chi era Dina? Perché di lei si parla pochissimo e per brevi
cenni, solo tre volte a proposito della nascita, dello stupro e della
partenza verso l’Egitto a causa della carestia? Perché viene descritta
senza lasciarle voce e senza onorarla spiegandone il nome o
celebrandone la nascita con canti, come per gli altri nati, nonostante
sia l’unica figlia femmina di Yakov mai menzionata?
Sara Valentina Di Palma
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