i
vivai chiedono di rimanere aperti il sabato, ma la legge li sanziona
Lavorare
di Shabbat? Il dibattito si fa spinoso
"E il settimo giorno ti riposerai”. Così
indica la Torah e così indica la legge israeliana del 1951, titolata
genericamente “Ore di lavoro e ore di riposo”, che tutela i lavoratori
e ne impedisce lo sfruttamento. Una legge che – spiegano dal Ministero
dell'Economia – nasce per tutelare i lavoratori, permettendogli di
avere diritto ad un giorno di riposo a settimana nel quale il superiore
non può obbligarlo a proseguire le sue mansioni.
La legge in questione non proibisce che le attività commerciali restino
aperte durante il sabato ebraico, lo Shabbat, ma si rivolge ai
lavoratori che – se di religione ebraica – avranno il loro giorno di
riposo corrispondente allo Shabbat, mentre se non ebrei avranno diritto
al giorno di riposo previsto dalla loro religione. Un procedimento
piuttosto semplice se non per un piccolo particolare: cosa succede se
un'attività gestita da ebrei israeliani rimane aperta di sabato e se i
suoi dipendenti sono tutti di religione ebraica? Succede che il rischio
di una multa salatissima dal parte del Ministero diventi sempre più
concreta. Il caso – ultimo in ordine di tempo – riguarda il settore dei
vivai, il cui profitto si sostiene in larga parte proprio grazie ai
guadagni fatti durante lo Shabbat. Diversi proprietari, infatti, hanno
ricevuto lettere di avvertimento nelle quali si invitava a chiudere
l'attività di sabato per evitare di pagare penali.
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