Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Nella Parashah
di Va-jakhel ci viene raccontato che quando i nostri padri nel
deserto erano occupati con entusiasmo nell'edificazione del Santuario e
cercando disperatamente di recuperare il tempo perduto per il
conseguimento di questo grande progetto, Moshè ritiene necessario
ricordare agli ebrei l'osservanza dello Shabbat, prima ancora di
parlare loro della costruzione del Santuario.
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Dario
Calimani,
anglista
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Sto cercando di abituarmi all’idea che questo sia il mio ultimo intervento. E non per motivi di salute.
Sull’utilità dell’incontro con il Papa ho già scritto. Ho lasciato poi
decantare un po’ l’argomento, non certo per seppellirlo.
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Ue, l'emergenza profughi:
la strada turca costa cara
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Altri
tre miliardi di euro, oltre a quelli già stanziati, accelerazione del
negoziato per l’adesione della Turchia all’Unione europea e abolizione
dal giugno prossimo dei visti d’ingresso per i cittadini turchi
nell’Ue. Sono le condizioni dettate da Ankara a Bruxelles per
impegnarsi a riprendere tutti i migranti irregolari che sbarcano sulle
coste greche. Una proposta che trova ampio spazio sui quotidiani di
oggi (Corriere della Sera e Repubblica, tra gli altri) e che divide i
paesi europei. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha appoggiato,
almeno nella sua prima versione, l’iniziativa turca, vista come argine
efficace contro il flusso incontrollato di migranti verso l’Europa: i
turchi si impegnano a riprendere tutti i migranti che in futuro
sbarcheranno illegalmente in Grecia, rifugiati e non, e in cambio, per
ognuno di questi, gli europei daranno legalmente asilo a un siriano
presente in Turchia. L’iter permetterebbe di controllare l’identità
delle persone che arrivano in Europa. Gli incontri vanno avanti a
Bruxelles ma le trattative sono complicate. Il Premier italiano Matteo
Renzi ha messo il veto sulla proposta turca chiedendo al presidente
Erdogan di garantire, in cambio del sì di Roma, la libertà di stampa
(Avvenire) nel suo paese. L’Ungheria di Orban si oppone invece a tutto
il piano che prevederebbe una ridistribuzione delle quote dei migranti
nell’Ue.
L’arma d’Israele contro i tunnel di Hamas. Israele ha forse trovato un
metodo per contrastare in modo efficace i tunnel del terrore costruiti
dai miliziani di Hamas a Gaza. Usati dai terroristi palestinesi per
introdursi illegalmente oltreconfine e minacciare la sicurezza dei
cittadini israeliani, questi tunnel nell’ultimo periodo stanno
collassando, racconta la Stampa, a un ritmo molto elevato. “Testimoni,
poco prima del crollo, hanno visto ‘soldati israeliani che maneggiavano
esplosivo liquido, poco distante’”, scrive il quotidiano.
Netanyahu e il presunto no a Obama. Il primo ministro israeliano
Benjamin Netanyahu, secondo la Casa Bianca, avrebbe rifiutato un
incontro con il presidente Barack Obama a Washington. Diverse le
versioni delle due diplomazie, scrive il Corriere, sui motivi che
riportano i riflettori sul rapporto molto difficile fra i due leader.
Il boia di Marzabotto e la medaglia da ritirare. “Dobbiamo chiedere
documenti al ministero di Giustizia e poi, sì certo, il Consiglio
comunale prenderà atto e chiederà a Kusterer la restituzione della
medaglia. Senza saperlo abbiamo offeso tante persone. Chiedo scusa.
Proprio non volevamo”. Si scusa così il sindaco della cittadina tedesca
di Engelsbrand Bastian Rosenau dopo aver scatenato la rabbia e
l’indignazione di centinaia di persone per aver conferito una medaglia
al merito all’ex SS nazista Wilhelm Kusterer, condannato in contumacia
dal tribunale di La Spezia per aver partecipato attivamente, durante la
guerra, all’eccidio di Marzabotto (Corriere). “Un errore imperdonabile,
che la nostra comunità intende denunciare pubblicamente”, ribadisce il
sindaco di Bologna Virginio Merola, che ha chiesto alla Merkel di
intervenire per cancellare l’onta dell’onorificenza che “offende la
memoria delle vittime” (Repubblica Bologna).
Firenze, il Giusto Meneghello. La medaglia di Giusto tra le Nazioni
verrà conferita oggi a Firenze alla memoria di monsignor Giacomo
Meneghello, segretario del cardinale Elia Dalla Costa e parte
integrante della rete costruita da quest’ultimo per salvare gli ebrei
dalla persecuzione nazifascista. All’evento, ricorda il Corriere
fiorentino, parleranno “l’arcivescovo Giuseppe Betori, l’ambasciatore
di Israele in Italia, Naor Gilon, la presidente della comunità ebraica
fiorentina Sara Cividalli, e ci sarà la testimonianza dei sopravvissuti
grazie all a sua opera”.
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Conferenza stampa – I 500 anni del Ghetto
“La nostra incrollabile fiducia”
“I cinque secoli del primo ghetto del mondo. Dai diritti negati all’emancipazione”.
È una riflessione di
ampio respiro e a più voci quella che sarà sviluppata mercoledì 9 marzo
alle 11.30, presso la sede dell’Associazione Stampa Estera a Roma, nel
corso della conferenza organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane per far conoscere e divulgare il ricco programma di iniziative
che si svolgeranno a Venezia in occasione del Cinquecentenario del
Ghetto lagunare.
Interverranno nel corso
della conferenza stampa Renzo Gattegna, presidente UCEI; Luca Zaia,
presidente Regione Veneto; Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia; Shaul
Bassi, coordinatore scientifico comitato per i 500 anni del Ghetto;
Donatella Calabi, curatrice della mostra “Venezia, gli Ebrei,
l’Europa”; Toto Bergamo Rossi, fondazione Venetian Heritage Onlus;
Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice;
Mariacristina Gribaudi, presidente Fondazione Musei Civici; Paolo
Gnignati, presidente Comunità ebraica di Venezia.
L’incontro costituirà
inoltre l’occasione per presentare i numerosi servizi e approfondimenti
che appaiono sul numero di marzo del giornale dell’ebraismo italiano
Pagine Ebraiche. A partire dal dossier “Venezia – I 500 anni del
ghetto”, curato da Ada Treves, che costituisce un prezioso riferimento
per meglio cogliere il significato di questo impegno attraverso
approfondimenti e pagine ricche di memoria ma anche di futuro.
La
premessa d’obbligo ad ogni discorso sulla ricorrenza dei 500 anni dalla
istituzione, il 29 marzo 1516, da parte della Serenissima Repubblica,
del Ghetto di Venezia come luogo di dimora coatta degli ebrei, è che si
tratta non certo di una celebrazione, bensì di una data che non è
possibile, tanto in una prospettiva ebraica che civile, lasciar passare
inosservata.
Non si tratta di una celebrazione per l’ovvia ragione che non è certo
da celebrare la condizione di clausura in cui gli Ebrei vennero
costretti a vivere subendo una serie di gravosissime restrizioni
personali. Tanto meno è da celebrare il fatto che a partire dal ‘500 il
termine Ghetto venga usato anche dai Papi per individuare il luogo in
cui gli ebrei sono rinchiusi nei territori dello Stato della Chiesa,
assumendo progressivamente il significato universale di luogo
segregazione e discriminazione, immagine e sinonimo di esclusione e
minorità.
Paolo Gnignati, presidente Comunità ebraica di Venezia Leggi
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l'indagine del Pew Research Center
Le minacce della frammentazione
Israele e la transizione difficile
La
società israeliana affronta un intenso processo di mutazione e i
problemi sociopolitici all'orizzonte sono estremamente delicati. Ma per
valorizzare al meglio le straordinarie potenzialità che hanno
consentito e cotinuano a garantire il miracolo dello Stato ebraico,
chiamare con coraggio i problemi con il proprio nome e misurarne
l'amopiezza è un passaggio fondamentale. Una società in cui ogni
componente tende ad arroccarsi sulle proprie posizioni, un diffuso
senso di sfiducia e una diffusa tendenza alla polarizzazione dei suoi
componenti, che si allontanano dalle posizioni centrali. Non sono
sorprendenti ma colpiscono, i dati della grande ricerca presentata
questa mattina al presidente israeliano Reuven Rivlin e che sarà
oggetto nel pomeriggio di una symposium intitolato “The Israeli Mosaic:
Identity, Society and Religion”.
“Va sottolineato innanzitutto che si tratta di un lavoro importante,
oltre che imponente per mole e profondità, fatto da un’organizzazione
estremamente seria che con questa ricerca, condotta nel 2014 e nel 2015
su un campione importante di popolazione, ha voluto studiare la società
israeliana”. È questo il primo commento del demografo Sergio Della
Pergola, professore emerito dell’Università Ebraica di Gerusalemme, che
nella ricerca è citato come uno degli “expert advisers”. In seguito al
grande sondaggio sugli ebrei americani condotto nel 2013 il Pew
Research Center ha deciso di impegnarsi su un’indagine sulla società
israeliana che fosse in qualche modo con essa confrontabile, una scelta
che ha condizionato la strutturazione della ricerca resa pubblica in
queste ore. “In effetti hanno voluto fare in modo che i due questionari
fossero comparabili, cosa che ha sicuramente numerosi vantaggi, ma ha
anche condotto alla scelta di non fare domande specifiche che sarebbero
state secondo me importanti, per esempio sul senso di appartenenza al
popolo ebraico, o sull’antisemitismo”. Leggi
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qui firenze - MEMORIA
Don Meneghello, eroe silenzioso
Fu
uomo umile e riservato, ma tutt’altro che remissivo. Se questa grande
opera di salvezza fu compiuta lo si deve infatti anche alla sua
straordinaria forza d’animo”. Firenze, palazzo arcivescovile. In quella
che fu per molti anni la sua casa, il cardinale Giuseppe Betori rende
omaggio alla figura di monsignor Giacomo Meneghello, prete vicentino
che al fianco di Elia Dalla Costa (di cui fu storico segretario)
collaborò operativamente nella messa in sicurezza di molte centinaia di
ebrei perseguitati dal nazifascismo.
“Mio padre lo chiamava ‘malach’, angelo. Tale resta nella nostra
considerazione” spiega Cesare Sacerdoti, che fu nascosto bambino
assieme al fratello Vittorio e ad altri familiari.
Parole che segnano la cerimonia di conferimento del titolo di Giusto
tra le Nazioni da parte dello Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di
Gerusalemme, svoltasi questa mattina in una sala gremita di studenti
delle scuole del territorio. Al fianco di Betori l’ambasciatore
israeliano Naor Gilon ricorda la sfida educativa di Yad Vashem e il suo
ruolo nella costruzione di una Memoria viva e consapevole. “Ancora
oggi, in alcuni paesi, portare la kippah costituisce un pericolo. Leggi
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parla il neuroscienziato adrian raine
Leggere l'anatomia della violenza
Fra biologia e libero arbitrio
Fino
a che punto la nostra volontà e le nostre azioni sono libere? Quanto
siamo il risultato di una lunga serie di fattori biologici, chimici,
genetici? Dove e come possiamo collocare il concetto di libera scelta?
E, di conseguenza, quanto siamo responsabili delle nostre azioni?
Volontà, libertà d’azione, e di scelta, che ruolo hanno in un mondo in
cui le neuroscienze mostrano sempre più come ci siano processi mentali,
azioni e reazioni che dipendono molto più dal funzionamento del nostro
cervello di quanto si pensasse? Adrian Raine è convinto che trovare una
risposta sia necessario. È un noto e stimato professore universitario,
che dopo le prime ricerche dedicate alla psicologia sperimentale –
argomento dei suoi studi universitari – si è dedicato alla criminologia
e alle neuroscienze. Britannico, ma residente negli Stati Uniti da una
trentina d’anni, titolare della cattedra Richard Perry in Criminologia
e professore di Criminologia e Psichiatria all’Università della
Pennsylvania. Ricercatore, studioso, autore di pubblicazioni
importanti, Raine è in Italia in occasione dell’arrivo nelle librerie
di L’anatomia della violenza (Mondadori) che ha per sottotitolo Le
radici biologiche del crimine. Avere a che fare con lui è confrontarsi
con una sorta di folletto inquietante, ancor più inquietante di quanto
già non sia la lettura del suo ultimo libro, che obbliga a porsi
domande scomode, e a mettere in discussione principi che si pensavano
ovvi, e assodati.
Ada Treves Leggi
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qui milano - adrian raine al brainforum
I legami tra crimine e cervello
"Che
cosa è normalità? Che cosa patologia? E, soprattutto, fino a che punto
siamo responsabili delle nostre azioni”. Sono tanti gli interrogativi
messi sul tavolo da Adrian Raine, psichiatra e criminologo, tra i più
importanti studiosi di neuroscienze criminali al mondo, nel corso della
conferenza tenutasi al Teatro Parenti di Milano e organizzata
dall'associazione BrainCircleItalia. “In questi giorni è uscito in
libreria l'ultimo libro di Raine, L'anatomia della violenza –
sottolinea in apertura Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia –
Un'opera illuminante che porta a interrogarci sulla natura della
violenza, su quali legami abbia con il nostro cervello”. Una
connessione, quella tra violenza e cervello che porta peraltro a
rivalutare gli studi di Cesare Lombroso, afferma lo stesso Raine, che
nel corso della serata si è confrontato con un illustre panel di
studiosi. Leggi
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Il futuro degli ebrei d’Europa |
Chi
ha avuto la fortuna di conoscere Alberto Senderey, in questi anni, sa
bene quanto le conversazioni con lui siano stimolanti. Per decenni
direttore per l’Europa dell’American Joint Jewish Distribution
Committee (AJJDC), la più grande ONG ebraica nel mondo, Alberto
mantiene una sterminata rete di relazioni, amicizie e dati sulle
comunità ebraiche nel mondo. Nella primavera di tre anni fa mi fece
notare un elemento che non avevo messo a fuoco: il potere nel mondo
tende a spostarsi verso Oriente insieme ai flussi di denaro, ma in quei
paesi gli ebrei (praticamente) non ci sono.
Mentre le comunità esercitano un’influenza forte in America e
dispongono di una tradizione millenaria in Europa, pare difficile che a
breve possano esserci – chessò? – un Bernie Sanders oppure un Woody
Allen cinese, indiano o brasiliano. Gli ebrei dovevano dunque
ridefinire una collocazione nel mondo, e soprattutto individuare i
potenziali alleati nelle altre nazioni, etnie, comunità religiose.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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