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17 marzo 2016 - 7 Adar II 5776
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Il dibattito sulla tzniut

Modestia e vita quotidiana: tre voci femminili

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A cosa si fa riferimento quando si parla di tzniut, modestia? È vero che questo concetto nella tradizione ebraica assume una particolare rilevanza nel mondo femminile? E cosa significa fare della tzniut un cardine della propria vita quotidiana? In un periodo in cui la nozione di tzniut è spesso oggetto di dibattito, Pagine Ebraiche ha posto alcuni quesiti sul tema a tre donne che vengono e vivono in mondi diversi. Ad accomunarle però il riconoscimento della tzniut come valore importante, da rispettare ogni giorno.

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VERSO PURIM

Avanti… con giudizio!

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Un tempo le porte degli uffici si dividevano in due categorie: quelle su cui compariva la scritta “Avanti” e quelle la cui targhetta diceva: “Si prega di farsi annunciare”. Le leggi sulla privacy non sono un’invenzione dell’età contemporanea. Già nella Torah si prescrive che chi si presentava a casa del debitore per effettuare un pignoramento doveva rimanere all’esterno: “sarà lui a portarti fuori il pegno” (Devarim 24,11). La medesima regola vale per il lavoratore che si presenta al datore di lavoro per incassare la sua paga (Sifrè ad loc.). Non si può infrangere la privacy neppure per ottenere ciò che legittimamente ci spetta. Nelle Parashot di queste settimane leggiamo degli abiti del Kohen Gadol. Il suo mantello (me’il) recava ai bordi delle campanelle “affinché se ne udisse il suono ogni volta che entrava nel Santuario” (Shemot 28,35). Spiega R. Bachyè che per entrare a casa del Re persino il suo più fido Segretario (il Gran Sacerdote, appunto) aveva l’obbligo di annunciarsi. Tanto più chiunque di noi, anche allorché entriamo a casa nostra. C’era un solo giorno all’anno in cui ciò non accadeva: Yom Kippur, in cui il Kohen Gadol non indossava il me’il e dunque non produceva scampanio. Egli entrava nel Qodesh ha-Qodashim, per così dire, senza permesso. I nostri Maestri dicono che Kippurim è ke- Purim, “come Purim”.

Alberto Somekh, rabbino
Pagine Ebraiche, marzo 2016

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STORIE DAL TALMUD

Discussioni tra rabbini

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Avvenne una volta che due testimoni giunsero al tribunale per comunicare l’avvistamento della nuova luna, necessario per la determinazione del capo mese. Essi dissero: Abbiamo visto la luna al tempo previsto ma la sera dopo no. Rabban Gamliel, che era il presidente del tribunale, li accettò. Rabbi Dosà ben Horkinas invece disse: Sono testimoni falsi, infatti come è possibile che si veda una donna partorire e il giorno dopo vederla con la pancia fino ai denti? Rabbi Yehoshua, che era il vicepresidente, disse a rabbi Dosà: Sono d’accordo con te. Rabban Gamliel mandò allora a dire a rabbi Yehoshua: Ti ordino di venire da me con bastone e denaro nel giorno di Kippur che capita secondo il tuo calcolo (in quel giorno è vietato portare alcunché). Rabbi Akivà andò a far visita a rabbi Yehoshua e lo trovò angosciato.

Gianfranco Di Segni
Collegio rabbinico italiano
Pagine Ebraiche, marzo 2016


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Così dice la gente

Il vitello e la mucca

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Pare che presto sarà indetto un nuovo concorsone per insegnanti della scuola di vari ordini e gradi. Ci si aspetta circa 250.000 domande per 60mila posti. Sebbene altre decine di migliaia di altre cattedre siano state assegnate attraverso le graduatorie delle ultime selezioni, non c’è stata quella “rinfrescata” di un corpo docente che è, e rimane, il più vecchio d’Europa. La buona notizia è che un grande numero di giovani ambiscono a insegnare, nonostante sia richiesto un complicato percorso di formazione e abilitazione dopo la laurea. Non credo che li attragga il posto fisso o il salario. Penso piuttosto che li spinga una sincera voglia di trasmettere e formare. Una passione che nasce dentro e che non può essere trattenuta.



Amedeo Spagnoletto, sofer
Pagine Ebraiche, marzo 2016


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Shir Shishi - una poesia per erev shabbat

Quanta, quanta guerra

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Rami Sa’ari nasce a Petah Tikva nel 1963, trascorre gli anni dell'infanzia a Buenos Aires e con il ritorno della famiglia in Israele frequenta le scuole locali. Si specializza in lingue semitiche
all'università di Helsinki e pubblica un libro sulla lingua maltese. Traduttore da diversi idiomi, (albanese, catalano, ungherese...), vincitore del Premio del Primo Ministro per la sua ricca
produzione letteraria, nel 2010 è stato insignito del premio Ashraf della Accademia della lingua ebraica di Gerusalemme.
                                
Quel che fu scritto nella muraglia
giace ora sottoterra,
nello stesso monte,
con lo stesso pino.
Quanta, quanta guerra.
Tanto ci importa,
tanto ci muoviamo:
non ci trasferiremo da qui,
né ci trasferiremo da lì.
Non smetteremo di trasferirci né smetteremo di cantare:
all'inizio spariamo e piangiamo,
poi ci calmiamo
e continuiamo a sparare.

Sarah Kaminski, Università di Torino

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