GUERRA E VALORI – IL CASO DI HEBRON
“Ho scritto il Codice etico di Tzahal.
Ecco cosa penso di quanto successo”
Il
dibattito pubblico israeliano in questi giorni è concentrato su un
incidente apparentemente semplice: a Hebron, due terroristi palestinesi
hanno attaccato una squadra di soldati delle Forze di difesa
israeliane, riuscendo ad accoltellarne uno prima di essere a loro volta
colpiti. Un terrorista è stato ucciso e un altro ferito. Quest’ultimo
si trovava steso a terra quando è arrivato un soldato, ha osservato la
scena e, senza che gli venisse ordinato, ha sparato in testa al
terrorista. L’autopsia, svolta da medici forensi israeliani alla
presenza di un medico forense palestinese, ha rivelato che è stato
quell’ultimo colpo a uccidere il terrorista.
Da più di vent’anni, mi occupo dello studio dell’etica militare
dell’IDF e di scrivere documenti a essa correlati, come il Codice etico
dell’IDF del 1994. Vorrei fare alcune osservazioni sull’incidente
da questa prospettiva.
La prima cosa da notare è che l’episodio è stato immediatamente
denunciato ai comandanti dell’IDF di dovere, che si sono occupati
subito di condurre i debriefing di routine. L’inchiesta militare
professionale è stata ripetuta diverse volte lungo la catena di
comando, dal livello del plotone e del battaglione, fino alla brigata e
alla divisione, e poi al capo di stato maggiore. Tutti sono arrivati
alla conclusione che ciò che il soldato ha fatto è stato completamente
sbagliato, in netta violazione degli ordini, delle regole d’ingaggio, e
dei valori specificati nello “Spirito dell’IDF”, il codice etico che
richiede il rispetto della dignità umana (e specialmente della vita
umana) e il contenimento della forza (o “purezza delle armi,” com’è
definita in ebraico).
Asa Kasher, The Forward, 6 aprile 2016
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