Jonathan Sacks,
rabbino
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Quando la religione trasforma gli uomini in assassini, D.o piange e dice “Non nel mio nome"
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Davide
Assael,
ricercatore
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Ma
il referendum per la Brexit è una scommessa win-win o lose-lose, come
si usa dire con un linguaggio caro ai bookmakers? Cioè, si vince
comunque vada, o si perde comunque vada? Un ginepraio degno di un
dibattito talmudico. Alcuni dicono: se la Gran Bretagna restasse,
sarebbe un segnale di tenuta dell’UE, se andasse via un’occasione di un
ripensamento più razionale dei suoi equilibri interni. Secondo altri:
se rimanesse altri Paesi chiederebbero subito una permanenza ad
analoghe condizioni, se uscisse si scatenerebbe un effetto domino che
smonterebbe l’Unione pezzo dopo pezzo. Nell’attesa di risolvere
l’annosa questione, una certezza l’abbiamo di sicuro: David Cameron
passerà alla storia come l’allocco degli allocchi. Decide di indire un
referendum per disinnescare la minaccia Ukip e si ritrova a subire la
sua stessa iniziativa. Usa toni degni di Marine Le Pen per ottenere
vantaggi da Bruxelles, per poi minacciare scenari di guerra in caso di
abbandono. Nel frattempo perde drammaticamente il suo partito, con
molti dei suoi stessi ministri che gli fanno campagna contro.
Finalmente, dopo le sue disastrose comparsate televisive, qualcuno lo
ha convinto a farsi da parte per lasciare spazio al Labour, che, tra
l’altro, è il peggiore da 30 anni a questa parte con la guida di un
antimperialista militante, oltreché antisemita dei peggiori. Un
personaggio che descrive l’Europa come strumento del neoliberismo
globale, che vuole schiavizzare i popoli di tutto il mondo. E lui
dovrebbe convincere il popolo britannico? Bravo Cameron, un posto nei
libri di storia te lo sei guadagnato di diritto! Nelle pagine nere,
però.
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Francia, jihadismo 3.0
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“Euro
2016 sarà un cimitero”, minaccia l’Isis. La Francia torna così a
scoprirsi vulnerabile, dopo l’uccisione della coppia di poliziotti a
Parigi da parte del 25enne Larossi Abballa. Una nuova pagina di orrore
che colpisce anche per l’uso sempre più intenso e sofisticato che gli
adepti del jihadismo fanno dei social e delle piattaforme digitali.
“Larossi Abballa ha appena sgozzato un poliziotto e sua moglie. Alle
sue spalle, un bambino di 3 anni. L’uomo è circondato dalle teste di
cuoio del Raid francese. Sa che sta per morire. L’orrore deve andare in
diretta, tutti devono sapere. Ed è per questo – scrive Marta Serafini
sul Corriere – che posta l’omicidio su Facebook Live, l’applicazione di
streaming online lanciata di recente da Zuckerberg”. Oggi è Facebook
Live. Domani potrebbe essere Snapchat, l’app di messaggistica
istantanea “che tanto piace agli adolescenti”. Non importa su che
piattaforma o per mano di chi. L’importante è diffondere l’odio.
“Mentre noi – si legge ancora – possiamo solo stare a guardare,
impotenti”.
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PAGINE EBRAICHE GIUGNO 2016
Comunicazione, risorse, futuro
Cosa
abbiamo da dirci fra noi? E cosa abbiamo da dire alla società nel suo
complesso? E cosa è davvero la Community dell’ebraismo italiano? E
inoltre, quando molti sembrano inclini a gettarsi nelle discussioni più
accese per definire come suddividere le scarse e incerte risorse
disponibili, come invece sarebbe possibile garantire la migliore tutela
delle risorse esistenti e se possibile accrescerle?
Tutti temi, questi, che rimandano all’impegno sull’informazione, perché
è sullo scenario dell’informazione che si scaricano molte tensioni
dell’ebraismo italiano, ma è sempre sullo stesso scenario che si
determina la nostra capacità di reagire alle sollecitazioni e di
rispondere agli interrogativi che ci provengono dalla società
circostante. E questo è ancora lo stesso orizzonte, l’unico possibile,
dove una minoranza può sperare di garantire la propria sicurezza e di
accrescere le risorse disponibili, il futuro delle proprie istituzioni.
Negli scorsi anni la Community dell’ebraismo italiano (la componente
della società italiana attenta ai valori e alla testimonianza degli
ebrei italiani) è cresciuta sensibilmente. E con essa la cintura di
protezione attorno a una piccola minoranza e le risorse disponibili.
Questa crescita è andata per ora di pari passo con una precisa scelta
strategica: disinvestire dalle costosissime campagne pubblicitarie
condotte da tutte le realtà socioreligiose per sostenere la raccolta
dell’Otto per mille e offrire piuttosto alla società italiana strumenti
di conoscenza e di informazione.
La crescita della Community, è ovvio, non può rispondere a criteri
misurabili con certezza matematica, ma leggere il fenomeno con
intelligenza e con trasparenza è l’unica strada che abbiamo davanti per
capire dove agire e come agire.
Stando ai dati di bilancio, circa l’80 per cento delle risorse
disponibili vengono dalla nostra capacità di sviluppare un dialogo con
la società. E queste risorse che l’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane ha la responsabilità di raccogliere vengono poi largamente
redistribuite alle realtà comunitarie, traducendosi in un importante
vantaggio per tutta la collettività.
Certo l’immagine di una minoranza è una complessa alchimia di fattori.
Può essere incentivata, o anche irrimediabilmente danneggiata, a
seconda della credibilità o della moralità dei comportamenti dei
singoli e delle istituzioni. Lo sanno bene gli ebrei italiani che nel
loro impegno quotidiano agiscono in quasi tutte le realtà come
moltiplicatori della simpatia e del consenso di tanti altri cittadini.
Certo il lavoro sull’informazione non può da solo sanare tutti i
problemi. Ma analizzando i dati a disposizione è possibile vedere dove
e come è stato faticosamente conquistato terreno. E, a seconda delle
nostre scelte, determinare un futuro di progresso e di sicurezza di cui
tutti noi possiamo essere gli artefici.
Clicca qui per leggere Pagine Ebraiche di giugno (l'approfondimento sul lavoro dell'informazione e della comunicazione UCEI è alle pagine 8 e 9)
Clicca qui per leggere il giornale sul nostro sfogliatore Facebook
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PAGINE EBRAICHE GIUGNO 2016 Il lavoro svolto, i risultati
––
Ogni mese tre giornali stampati in tabloid ad alta tiratura (il
giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche, il giornale di
cronache comunitarie Italia Ebraica e il giornale ebraico dei bambini
DafDaf). Tutti gli iscritti alle Comunità ebraiche italiane raggiunti
assieme a migliaia di abbonati, decision maker e molte componenti della
società civile
––
Ogni giorno, con la sola sosta dello Shabbat e delle solennità
ebraiche, nuovi notiziari in rete (sei notiziari quotidiani e
settimanali online: Bokertov, per il commento della rassegna stampa e
delle notizie del giorno, Pagine Ebraiche 24, il notiziario generale di
metà giornata, Pagine Ebraiche International, il notiziario
plurilingue, Sheva Melamed, dedicato al mondo della scuola e
dell’educazione, Sheva Eretz, dedicato alla società israeliana fuori
dagli stereotipi della propaganda e del conflitto, Sheva Idee, dedicato
ai grandi
temi del dibattito)
–– Portale dell’ebraismo italiano www.moked.it
e sito istituzionale Ucei www.ucei.it
–– Rassegna stampa
–– Ufficio stampa e assistenza alla Presidenza
–– Praticantato giornalistico (otto esperienze di praticantato già convalidate dall’Ordine dei giornalisti)
––
Formazione e corsi di aggiornamento per tutti i giornalisti italiani
(la redazione accreditata come ente formatore dai ministeri competenti
e dall’Ordine nazionale dei giornalisti)
––
Laboratori di lavoro giornalistico e di formazione (Trieste e Venezia:
Redazione aperta; Roma: Etica dell’informazione; Firenze: Economia e
mercato del lavoro; Torino: State of the jewish net; Milano: Grafica e
creatività)
––
Iniziative culturali, interventi e diffusione straordinaria per lo
sviluppo della Community nei grandi appuntamento di raccordo e incontro
(Torino Salone del Libro, Mantova Letteratura, Bologna Childrens Book
Fair, Lucca Comics, Pordenone Legge, Gorizia èStoria, Trento Economia,
Ferrara Inter
Comunicare cosa, comunicare perché
–– Rafforzare l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane nel suo ruolo
di raccordo fra le realtà ebraiche italiane e di rappresentanza delle
realtà ebraiche italiane nei confronti della società
–– Favorire la crescita dell’Unione come editore di testate giornalistiche professionali e autorevoli
––
Favorire la raccolta delle risorse e offrire un punto di contatto con
quella componente della società italiana che guarda con interesse alla
realtà ebraica
––
Aprire uno spazio comune di incontro e di confronto dove gli ebrei
italiani, a prescindere dal proprio orientamento ideologico, possano
sentirsi a casa e liberi di esprimersi
–– Favorire una conoscenza matura, ma accessibile a tutti, dei grandi temi di interesse ebraico
––
Restituire a Israele la sua dimensione di società viva e aperta e di
democrazia di incomparabile valore respingendo la tendenza a
rinchiudere la realtà dello Stato ebraico nella gabbia e nella
prospettiva distorta del conflitto mediorientale
––
Portare in campo ebraico lavoro giornalistico professionale, crescita
professionale per i giovani, formazione e aggiornamento professionale
per tutti i giornalisti italiani
In che quadro si opera
–– Una redazione composta da giornalisti professionisti e operativa a Roma, Milano e Torino
–– Oltre 120 collaboratori volontari e non retribuiti
–– Linee guida definite dal Consiglio UCEI che definiscono la strategia editoriale
–– Carta dei valori etici per l’informazione ebraica sviluppata con il rabbinato
–– Rigorosa adesione all’etica e alla disciplina professionale giornalistica
Il futuro e l’orizzonte dell’informazione televisiva
–– Conferimento all’area Comunicazione di due colleghi e della rubrica Sorgente di Vita
–– Sviluppo dei servizi di Ufficio stampa, di sito istituzionale Ucei e di social network
––
Valorizzare a tutto campo le professionalità presenti sull’orizzonte
televisivo senza limitarsi ai confini della specifica convenzione
Rai-Ucei
––
Favorire nell’ambito del personale esistente e soprattutto fra i
giovani la formazione di professionalità specifiche nel settore
televisivo
––
Impegnarsi per incrementare nell’Ente editore consapevolezza e
valutazione del risultato realizzato e sviluppare un confronto
strategico che deve necessariamente mettere in gioco tutte le forze e
tutte le competenze su cui l’Unione può contare.
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PAGINE EBRAICHE GIUGNO 2016 Le linee guida sull'informazione
VALORI
Trasmettere e affermare i valori dell’identItà ebraica, attribuendo al
rabbinato italiano un ruolo di autorevole guida spirituale e alle
cariche elettive delle istituzioni ebraiche italiane la responsabilità
di parlare con autorevolezza e con una voce alta e forte alla pubblica
opinione e alle Istituzioni del Paese.
CULTURA
Creare strumenti efficaci e moderni di approfondimento e di formazione
di cultura e identità̀ ebraica. Diffondere la cultura ebraica,
rafforzando la consapevolezza della presenza della minoranza ebraica
nella Penisola sin dall’antichità̀ e la conoscenza della cultura
ebraica da parte della cittadinanza.
ESSERE EBREI
Diffondere l’immagine positiva dell’essere ebrei raccontando
l’esperienza gioiosa di chi vive la propria identità come un profondo
arricchimento spirituale e culturale.
APERTURA ALLA SOCIETÀ
Comunicare con la società circostante in maniera attiva ed efficace,
raccogliendo il consenso e la solidarietà di ampie componenti della
popolazione, anche sollecitando la destinazione dell’ottopermille
all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Propagare e far conoscere
i valori sociali ebraici, come l’assistenza e la tutela dei diritti
delle fasce più deboli della popolazione anche sollecitando il
contributo del cinquepermille alle Comunità e alle Istituzioni sociali.
PLURALISMO
Offrire opportunità di espressione alla realtà ebraica italiana in
tutta la sua complessità̀ e varietà̀, favorendo un sereno confronto fra
idee, identità̀ e culture diverse, ponendo come solo confine alla
libertà di espressione il rispetto dell’identità̀ di ciascuno.
COMUNICAZIONE
Realizzare mezzi di comunicazione efficaci mediante un impegno
proporzionato e intelligente delle risorse, utilizzare i mezzi di
comunicazione per raccogliere simpatie e risorse.
ORIZZONTI INTERNAZIONALI E ISRAELE
Conoscere e comunicare con le realtà̀ ebraiche di tutto il mondo, a
cominciare da Israele, gli Stati Uniti e le principali comunità
europee. Controbattere alla politica dei mass media tesa a
rappresentare di Israele un volto esclusivamente e perennemente
conflittuale, esaltando la vera realtà̀ di Israele, fatta di società
civile, di cultura, di economia, di ricerca, di tutela alle categorie
più deboli, di capacità di integrazione fra persone diverse per origine
e provenienza geografica. Raccordarsi con la comunità degli italiani in
Israele, sviluppando progetti comuni e mantenendo un dialogo fatto di
comprensione e solidarietà costantemente aperto.
STORIA E MEMORIA
Favorire la conoscenza della storia ebraica, non come materia
accademica, ma come strumento indispensabile per la conoscenza della
realtà contemporanea. Riaffermare la Memoria in quanto valore ebraico
di vigile e attiva testimonianza e la Shoah come monito per la
salvaguardia dei diritti di tutti.
LAICITÀ E TUTELA DELLE MINORANZE
Difendere e rafforzare i diritti civili e coltivare strategie comuni
con le altre minoranze. Difendere la laicità dello Stato e delle
istituzioni, la libertà d’espressione e di ricerca, la separazione fra
poteri politici e poteri spirituali e gli equilibri costituzionali che
caratterizzano le società democratiche.
INTEGRAZIONE E RISPETTO DELLE REGOLE
Riaffermare il ruolo della minoranza ebraica come sigillo di garanzia e
contributo essenziale per costruire una società aperta, solidale,
giusta. Ma contemporaneamente dimostrare ed esigere il più rigoroso
rispetto delle regole del vivere comune e delle leggi vigenti.
GIOVANI
Offrire ai giovani ebrei italiani spazio di espressione e di confronto
e una visione positiva e consapevole della vita ebraica. Dare spazio a
nuove forme espressive più vicine alla loro sensibilità.
(Livorno – Consiglio UCEI – 15 marzo 2009)
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due giorni di iniziative Ebrei italiani e Risorgimento
Moise, l'omaggio di Custoza
Nel
1848, con l’editto firmato da Carlo Alberto, agli ebrei (così come ai
valdesi) furono concessi pieni diritti di cittadinanza. Una svolta
decisiva nel processo di emancipazione e l’inizio di un percorso che
portò in breve tempo alla piena affermazione nei mestieri, nella
politica, nelle gerarchie militari. Un contributo che torna d’attualità
grazie a un significativo evento che si svolge a Verona in queste ore
in prossimità del 150 esimo anniversario della seconda battaglia di
Custoza. L’occasione per ricordare assieme a tutta la cittadinanza il
luogotenente della 29esima fanteria Moise Di Capua, ebreo romano,
ferito in combattimento e deceduto dopo alcuni giorni di agonia nella
città scaligera (dove è sepolto). Una memoria recuperata grazie
all’impegno e all’attivismo dei discendenti che, dall’Italia alla
Florida, con il sostegno della Comunità veronese, del suo presidente
Bruno Carmi e di una squadra di studiosi, hanno approfondito la vicenda
del luogotenente, il cui nome appare assieme ad altri caduti sulla
facciata del Tempio Maggiore della Capitale, e si sono prodigati
affinché un tassello importante di storia ebraica italiana fosse
restituito, come esempio di quella stagione, all’attenzione della
collettività.
“La grande Storia è fatta di tante piccole storie. Frammenti del
passato che appartengono a tutti per il profondo carico simbolico che
testimoniano” afferma Celeste Pavoncello Piperno, figura molto attiva
all’interno della Comunità romana. È il 2011 quando, assieme al marito
Bruno, ospite di alcuni amici che abitano nei paraggi, visita l’ossario
della città veneta. Due i nomi che la colpiscono, tra i tanti che
caddero in quei giorni. E non potrebbe essere altrimenti. Moise Esdra,
capitano medico del 51esimo reggimento di fanteria. E un altro Moise,
Di Capua appunto. Leggi
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qui roma Ebrei di Libia e delle colonie
Un viaggio nelle memorie
Come
sono stati vissuti gli anni del fascismo nelle colonie, luoghi che
geograficamente e culturalmente sono lontani dall'Italia, ma che di
fatto erano italiani? Ma soprattutto, come vengono ricordati – e dunque
raccontati – da chi li ha vissuti? Poiché se "la memoria è un
meccanismo complesso, in cui entrano in gioco meccanismi di psicologia
clinica e storia, antropologia e sociologia" questo caso già di per sé
composito non fa eccezione, come ha osservato David Meghnagi, direttore
direttore del Master in didattica della Shoah dell'Università di Roma
Tre. L'ateneo ha ospitato nelle giornate di ieri e di oggi il convegno
internazionale intitolato Italy and Italian Jews in Colonial
Territories During WWII: Libya, Dodecanese and East Africa ("L'Italia e
gli ebrei italiani nei territori coloniali durante la Seconda guerra
mondiale: Libia, Dodecanneso e Africa Orientale"), organizzato insieme
al Documentation Center of North African Jewry During WWII Ben Zvi
Institute, alla World Organization of Libyan Jews e al Centro di
Documentazione Ebraica Contemporanea. Ad aprire la due giorni insieme a
Meghnagi, i saluti di Haim Sadoun, direttore del Ben Zvi Institute,
dell'ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon, del direttore uscente
del CDEC Michele Sarfatti e del rettore di Roma Tre Mario Panizza. Tra
i moderatori delle varie sessioni, anche la Consigliera dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane e storica del CDEC Liliana Picciotto. Leggi
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Ticketless
- Incendiari
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La
scelta di vendere il Mein Kampf in edicola è tanto improvvida, quanto
furbesca. Improvvida, ma non inattuale nei giorni che seguono la
votazione di una divisiva legge sul negazionismo. La sincronia spaventa
più della decisione in sé. Fa infatti sorridere l’idea che si possa
mettere sullo stesso piano il direttore del “Giornale” e studiosi come
Furio Jesi o Giorgio Galli, che di quel libro e della cultura
reazionaria sono stati interpreti seri e per molti versi spregiudicati.
Il Mein Kampf non è un falso come I protocolli dei Savi di Sion, che
alla vigilia della Marcia su Roma, Giovanni Preziosi regalava agli
abbonati della “Rivista di Milano”. Sempre Milano, dirà qualcuno con
malizia, ma non dobbiamo lasciarci prendere dal pathos, sarebbe troppo
facile. Ricordo una conversazione di circa tre decenni fa, tra due
protagonisti dell’Aned, Bruno Vasari e Gianfranco Maris, entrambi
convinti della necessità di una rilettura “scolastica” di quel libro
come vaccino contro il veleno delle fedi feroci. Una rilettura critica,
però, confortata dal tempo necessario per portarla a termine. Ricordo
che proprio Eco, di fronte ad un’intervista televisiva mandata in onda
in prima serata a un giovane neo-nazista della periferia romana, spiegò
dove stesse l’errore. Non nell’intervista in sé, ma nei riflettori
accesi troppo a lungo sul personaggio. Spenti i riflettori, il
messaggio evapora da solo. Non sempre è vile il tacere. Esiste il
silenzio virtuoso. Meno ne parleremo del Mein Kampf nei prossimi
giorni, meglio sarà.
Alberto Cavaglion
Leggi
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Periscopio - La vera ragione
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La
decisione de “il Giornale” di regalare gratuitamente ai lettori, come
grazioso gadget, una copia del Mein Kampf, è già stata abbondantemente
commentata, in Italia e all’estero, e c’è poco da aggiungere a quanto è
stato detto riguardo a tale incredibile scelta, che, per la sua
assoluta irresponsabilità, non può non suscitare la più ferma condanna
ed esecrazione. Essa rappresenta un ennesimo, sinistro segnale
dell’inarrestabile degrado dei tempi che viviamo. In passato, se un
signore rispettabile voleva comprare in edicola una rivista
pornografica, usava infilarla furtivamente in un giornale normale, per
non farla vedere, ma il tempo di queste ipocrisie è superato, le
riviste porno si possono esibire con naturalezza, anzi, vengono
regalate gratis, anche ai bambini.
Francesco Lucrezi, storico
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RiMEIScolando - A Ferrara
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Grazie
a un libro davvero speciale per i suoi contenuti e le sue vicende, sto
assaporando riga per riga la storia degli ebrei di Ferrara. Lo studio
storico sugli ebrei ferraresi (Storia degli Ebrei di Ferrara, dalle
origini al 1943, Belforte, Livorno 2015) è opera di Silvio Magrini,
fisico, combattente volontario nel Genio e Croce al Valore durante la
Prima Guerra Mondiale, fu a lungo presidente della Comunità Ebraica
ferrarese, deportato ad Auschwitz nel febbraio del 1944.
Il nipote Andrea Pesaro, attuale presidente della Comunità di Ferrara e
curatore del volume, racconta di aver trovato lo scritto originale del
nonno durante un trasloco interno alla casa materna. “Fogli
dattiloscritti su carta sottile.. fittamente annotati e corretti con
una scrittura minutissima a penna e matita”. Nel ricordo del nipote,
che mi ha fatto omaggio del volume come benvenuto a Ferrara, l’immagine
del nonno “è quella di un uomo mite ma severo, con un grandissimo
attaccamento alla famiglia e con una vita trascorsa tra i suoi impegni
di professore all’Università di Bologna, dove insegnava
elettromagnetismo nella Facoltà di Fisica, di partecipe alla comunità
ebraica, di conduzione della azienda agricola, con una visione della
vita fortemente moderna, dinamica e con forti contenuti morali”. Tratti
che emergono anche dalla lucida e chiara esposizione dell’articolato
racconto ebraico ferrarese, popolato di personaggi che prendono vita,
corredato di dettagliate descrizioni ambientali e valorizzato da
puntuali citazioni di documenti d’epoca.
Simonetta Della Seta
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