
Elia Richetti,
rabbino
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È
noto il versetto “Tzédeq tzédeq tirdòf”, “giustizia, giustizia
perseguirai”. I Maestri hanno dato questa spiegazione alla ripetizione
della parola “tzédeq”: la giustizia va perseguita con mezzi giusti. Non
basta che il risultato sia giusto, devono essere giusti anche i mezzi
per ottenerlo. In altri termini, la strada della Torà è opposta
all’idea che “il fine giustifica i mezzi”, sono i mezzi giusti la
garanzia che il fine sia giusto.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Sarà
a causa della disillusione di fronte al fallimento delle promesse di
prosperità e di giustizia sociale delle moderne società occidentali, o
a causa della crisi di valori e di credibilità morale di parti della
Chiesa cattolica? Sta di fatto che – specialmente nei paesi
dell'America Latina – negli ultimi anni decine di milioni di cattolici
si sono convertiti a diverse chiese evangeliche o hanno perfino
riscoperto i fascini dell'animismo. Come parte di questo fenomeno più
generale, anche l'ebraismo attrae nuovi adepti. Una parte considerevole
di questi vantano antiche radici in quel mondo ebraico che fu
crudelmente e vanamente perseguitato dal tribunale dell'Inquisizione, e
cercano oggi di riscoprire la loro identità ebraica. In questi ultimi
anni molte nuove comunità di ex-cripto ebrei si formano e sviluppano
una loro vita in varie parti del continente latino, e numerosi membri
di questi gruppi hanno scelto di convertirsi all'ebraismo e si sono
trasferiti in Israele dove affrontano diverse difficili trasformazioni:
da un continente a un altro tanto diverso, spesso da un ambiente rurale
a uno urbano, da una fede religiosa a un'altra, e anche dalla rarefatta
beatitudine delle Ande alla torrida politica dei territori in Gudea e
Samaria. Su questa fame di ebraismo si erge però l'ostacolo non facile
da superare del Rabbinato israeliano, tutt'altro che disposto a
considerare la storia e la sociologia, la memoria e l'endogamia,
l'onomastica e le tradizioni familiari come parte delle procedure del
giyur – la conversione all'ebraismo. L'atteggiamento leniente del
rabbinato nei confronti dei distanti discendenti delle comunità
ebraiche in Etiopia, per esempio, non viene applicato ai distanti
discendenti delle comunità ebraiche in Spagna. Lunga e accidentata è
dunque la via del ritorno dei discendenti degli anusím, dei conversos,
questi nostri cugini dei quali nessuno può oggi dire seriamente quanti
siano. 35 milioni? Forse meno? Forse più?
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Saluti romani, la Figc:
"Puniamo i responsabili"
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Sui
vergognosi saluti romani di alcuni tifosi azzurri in Israele, episodio
che dal portale dell’ebraismo italiano www.moked.it è poi arrivato a
tutta la stampa nazionale, da registrare l’intervento del presidente
della Federcalcio Carlo Tavecchio. “Condanniamo fermamente quanto
accaduto lunedì sera allo stadio di Haifa. E auspichiamo che le
autorità competenti possano al più presto accertare quanto accaduto e
individuare i responsabili” ha detto il numero uno della Figc al
telefono con l’ambasciatore italiano in Israele Francesco Maria Talò.
Significativi passi avanti in questo senso. “Da una prima analisi delle
immagini amatoriali – scrive Repubblica – la sezione della tribuna in
cui si sono svolti i fatti è quella in cui sedevano nove soggetti noti
sia alla Figc sia alle forze dell’ordine: si tratta di nove tifosi
appartenenti al gruppo di estrema destra ‘Ultras Italia’, lo stesso che
tra il 2000 e il 2011 aveva rovinato alcune apparizioni degli azzurri
tra cui Bulgaria-Italia nel 2008, ma che attualmente, caduto un po’ in
disgrazia, conta appena una cinquantina di aderenti”.
Presentata ieri a Roma la nona edizione del Festival Internazionale di
Letteratura e Cultura Ebraica, in programma dal 10 al 14 settembre.
Un’edizione fortemente legata al rapporto tra uomo, identità e scienza.
Il centenario dalla pubblicazione della teoria della relatività di
Albert Einstein, la straordinaria concomitanza che ha visto le onde
gravitazionali da lui teorizzate misurate quest’anno per la prima volta
grazie al lavoro congiunto di importanti istituzioni scientifiche di
tutto il mondo, la ricorrenza dei trent’anni dal conferimento del
Premio Nobel per la medicina a Rita Levi Montalcini. Questi, sottolinea
il Corriere (ricordando come la manifestazione “sfiori” la Giornata
Europea della Cultura Ebraica del 18 settembre), i tre eventi che hanno
deciso il tema del Festival. Tra i vari approfondimenti, La Stampa
sviluppa un ricordo privato di Rita Levi-Montalcini attraverso le
parole della nipote Piera.
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AL FESTIVALetteratura CON PAGINE EBRAICHE Venti anni di grandi autori e libri
Fari puntati sull'identità ebraica
Ha
avuto un’apertura anticipata quest’anno il Festivaletteratura, che
compie vent’anni in concomitanza con l’anno in cui Mantova è Capitale
della Cultura. L’evento numero uno – tutti gli incontri del Festival
sono infatti individuati da un numero, in ordine rigorosamente
cronologico – era “Bentornato, mister Jonathan”, l’incontro che ha
portato a Mantova Jonathan Safran Foer e il suo Eccomi
si è infatti tenuto la sera del 3 settembre, qualche giorno prima
dell’apertura ufficiale di ieri. Altra anticipazione, non numerata, la
festosa ed emozionante “Gran parata dei volontari”, accompagnada dalla
banda cittadina, che ha raccolto migliaia di volontari della presente e
delle passate edizioni che con le loro magliette blu hanno percorso le
vie cittadine, ringraziati con grande calore ed enorme affetto.
L’apertura vera e propria, invece, con il grande concerto inaugurale,
si è tenuta ieri, e le vie della città si sono andate man mano
riempiendo della folla che da oggi a domenica andrà crescendo sempre
più, sino a riempire completamente tutti gli incontri e le vie di
Mantova, un pubblico appassionato e che spesso ritorna di anno in anno
a colmare teatri, attendere pazientemente per entrare nonostante le
lunghe file, ed entusiasmarsi per le mille occasioni di scoperta,
conoscenza e approfondimento offerte da un Festival che ha saputo
vincere la crisi e continua a crescere. Tante le occasioni anche per
gli appassionati di cultura ebraica, per cui il festival ha da sempre
un occhio di riguardo e che potranno anche trovare ad attenderli le
copie di Pagine Ebraiche che come di consueto sono disponibili in
città: a partire, per citarne alcuni, dall’incontro con Elena
Loewenthal, che ieri sera ha parlato di “Salomone, Abramo, il Golem e
altre storie ebraiche” presentando il suo ultimo libro, Miti ebraici,
e proseguendo oggi con Wlodek Goldkorn e Jami Attenberg per “Le due
facce della famiglia”, e “Un muro tra noi”, con Dorit Rabinyan e
nuovamente Elena Loewenthal, fino al documentario su Hannah Arendt.
Cultura ebraica che però sarà presente in molti altri incontri sia oggi
che nei giorni prossimi, ad arricchire ulteriormente il programma di un
festival che da sempre, e sempre più, è “il” festival culturale
settembrino per eccellenza.
a.t. twitter @atrevesmoked
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solidarietà ebraica per le popolazioni colpite Dalla Capitale ad Amatrice
Nel nome di Gilad Shalit
Nelle
prossime ore raggiungeranno il campo base Scai, frazione di Amatrice.
Due i volontari che, per una settimana, aiuteranno la popolazione
civile in tutte le esigenze e necessità. Sulla divisa, il nome di un
ragazzo che molto ha sofferto ed è oggi un simbolo di tenacia per
l’umanità intera.
Accreditato presso l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in
Congedo, il gruppo di protezione civile “Gilad Shalit” nasce nel 2011,
all’interno della Comunità ebraica romana, quando la drammatica vicenda
del soldato israeliano prigioniero dei terroristi di Hamas era ancora
ben lontana dal concludersi.
Gilad oggi è un uomo libero, ma l’associazione non ha smesso di
impegnarsi al servizio della collettività. E l’intervento a Scai, che
vedrà coinvolti due professori (non ebrei) della scuola ebraica della
Capitale, è solo l’ultimo di una serie. “Nasciamo nel segno di valori e
della tradizione ebraica e con lo spirito di promuovere ulteriormente
l’associazionismo tra i giovani, per stimolarne l’impegno sociale in
questo importante settore che riguarda la vita del nostro Paese. Forse
non siamo così conosciuti, per un nostro difetto di comunicazione, ma
siamo pienamente operativi da tempo. Per grandi eventi e
manifestazioni, ma anche per emergenze come quella in corso” spiega
Alberto Pontecorvo, dirigente dello Stato in pensione. Leggi
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il nuovo ambasciatore ISRAELIANO ofer sachs "Con l'Italia un'amicizia solida"
Come
annunciato negli scorsi mesi, è Ofer Sachs, già direttore dell’Istituto
israeliano per l’esportazione, il nuovo ambasciatore d’Israele in
Italia. Sachs, che dal 2006 al 2011 è stato a Bruxelles per curare i
rapporti nel settore primario tra Israele e Unione europea, si è
presentato nelle scorse ore al pubblico italiano in un video girato
nell’ambasciata di Roma: “Italia e Israele condividono molti valori –
ha dichiarato Sachs – e devo dire che nei pochi giorni trascorsi qui,
ho trovato negli italiani persone aperte, disponibili ed entusiaste
all’idea di sviluppare le buone relazioni di cooperazione che già
esistenti”. Nel suo messaggio, il nuovo ambasciatore d’Israele in
Italia ha sottolineato come i due paesi collaborino in molti campi,
dalla scienza, all’economia, alla politica. “La nostra missione
congiunta per i prossimi anni è di rafforzare questa collaborazione e
avvicinare ancora di più il popolo israeliano e quello italiano”. Leggi
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Setirot
- Ma che paese
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Ma che paese. Leggi
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Shalosh
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L’ovazione
del pubblico torinese segna il grande trionfo della compagnia di danza
israeliana Batsheva, sul palco con Shalosh (Tre) firmato dallo
straordinario coreografo e direttore artistico Ohad Naharin, di cui si
è parlato su Pagine Ebraiche in questi giorni.
Shalosh è nato nel 2005 e come dice il titolo stesso, è diviso in tre parti: Bellus, Humus e Secus.
Humus è definito nella presentazione dello spettacolo come “un intenso
unisono, ipnotico e incantatorio, tutto al femminile su musica di Ohad
Fishof”, mentre Secus è “un disegno geometrico mosso da un eclettico
miscuglio musicale pop ed elettronico”.
Ma oggi parliamo del primo quadro, Bellus, in cui i danzatori si
muovono sulle Variazioni Goldberg di Bach, un’opera molto interessante
in cui si intrecciano storia e leggenda.
Maria Teresa Milano
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RiMEIScolando - Ferrara
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La
Festa del Libro di Ferrara si è svolta in un bel palazzo rinascimentale
noto in città con il nome di Roverella, che sorge in Corso della
Giovecca 47, all’angolo con la via dedicata al pittore Boldini. Il
palazzo, sede oggi della associazione dei negozianti ferraresi, fu
edificato nel 1508 per volontà di Guglielmo Magnanini, segretario del
duca Alfonso I d’Este, lungo la strada tracciata alla fine del
Quattrocento dove scorreva, prima che fosse costruita l’addizione
erculea (dal nome del duca Ercole), il fossato delle antiche mura
cittadine settentrionali. La paternità del progetto di questo edificio
è stata attribuita dagli storici dell’arte all’architetto ferrarese
Biagio Rossetti: vi sono stati riconosciuti elementi architettonici
riconducibili all’operato di questa singolare personalità, padre del
primo piano urbanistico di stampo moderno. In particolare fanno pensare
a Rossetti il rigore geometrico, le proporzioni e l’apparato decorativo
delle lesene dei fregi e del cornicione, analogo a quello di altre
opere realizzate a Ferrara da Rossetti.
Simonetta Della Seta, direttore Meis
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Un segno di speranza |
Da
sabato sera con la Notte della Cabalà che dà inizio al Festival della
Cultura e Letteratura Ebraica fino alla Giornata Europea della Cultura
Ebraica si apre una settimana di eventi culturali a Roma e in Italia di
cui l’ebraismo è protagonista. In una Roma che da tempo sembra aver
perso quella capacità di essere motore di attività culturali di
crescita per la città, la comunità ebraica si mobilità per dare un
segnale forte di speranza. Si possono ancora fare cose belle e di
valore che arricchiscono questa città e l’esperienza di chi la vive.
Senza esserne neanche troppo orgogliosi, in fondo questo è parte del
nostro compito e speriamo di affrontarlo al meglio.
Daniel Funaro
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Eccomi?
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Che senso ha rileggere, subito dopo averlo finito, un romanzo che non ti è piaciuto?
E mica uno breve, uno da 611 pagine e cartonato – che a tenerlo in mano
ti piega i polsi? Per leggere di nuovo le sue tante pagine
straordinarie? Per capire meglio, ora che sai tutto, della sua trama
complessa quanto ben strutturata? Per trovare quel che ti è sfuggito, e
cambiare idea? Per confermare i motivi per i quali non ti ha convinto?
A queste e alle altre ragioni che mi hanno costretto a rileggere libri che non mi sono piaciuti, per Eccomi (Safran
Foer, Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini) ne va aggiunta
un’altra, meno importante dal punto di vista letterario, ma decisivo e
disturbante per me: devo capire se non mi è piaciuto il romanzo o non
mi è piaciuto ciò che dice, ciò a cui mi ha fatto pensare.
Valerio Fiandra
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Una nuova casa
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Iבָּעֶרֶב יָלִין בֶּכִי וְלַבֹּקֶר רִנָּ
BaErev yalin bekhi veLaBoker rinnà, “la sera ci si corica piangendo e
la mattina si canta di gioia” (Tehillim 30,6). Se sempre si canta di
gioia andando incontro ad un nuovo giorno e ringraziando il Re vivente
ed Eterno per essere di nuovo coscienti, una giornata ricca di mitzvot
e di serenità porta ad addormentarsi altrettanto tranquilli, ed infatti
il salmo 30 termina ringraziando eternamente HaShem nostro D-o.
Non è un caso che questo canto, che si vuole composto da re David per
l’inaugurazione del Tempio, sia intonato a Hanukkà in ricordo della
riconsacrazione del Bet HaMikdash dopo la sconfitta dei seleucidi
profanatori per mano maccabea, ed accompagni l’inaugurazione della casa
con l’affissione della mezuzà, sulla quale vigono diverse regole non
solo relative alla scrittura ma anche alla collocazione dell’astuccio
contenente la mezuzà stessa.
Sara Valentina Di Palma
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