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8 Settembre 2016 - 5 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
È noto il versetto “Tzédeq tzédeq tirdòf”, “giustizia, giustizia perseguirai”. I Maestri hanno dato questa spiegazione alla ripetizione della parola “tzédeq”: la giustizia va perseguita con mezzi giusti. Non basta che il risultato sia giusto, devono essere giusti anche i mezzi per ottenerlo. In altri termini, la strada della Torà è opposta all’idea che “il fine giustifica i mezzi”, sono i mezzi giusti la garanzia che il fine sia giusto.
 
Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Sarà a causa della disillusione di fronte al fallimento delle promesse di prosperità e di giustizia sociale delle moderne società occidentali, o a causa della crisi di valori e di credibilità morale di parti della Chiesa cattolica? Sta di fatto che – specialmente nei paesi dell'America Latina – negli ultimi anni decine di milioni di cattolici si sono convertiti a diverse chiese evangeliche o hanno perfino riscoperto i fascini dell'animismo. Come parte di questo fenomeno più generale, anche l'ebraismo attrae nuovi adepti. Una parte considerevole di questi vantano antiche radici in quel mondo ebraico che fu crudelmente e vanamente perseguitato dal tribunale dell'Inquisizione, e cercano oggi di riscoprire la loro identità ebraica. In questi ultimi anni molte nuove comunità di ex-cripto ebrei si formano e sviluppano una loro vita in varie parti del continente latino, e numerosi membri di questi gruppi hanno scelto di convertirsi all'ebraismo e si sono trasferiti in Israele dove affrontano diverse difficili trasformazioni: da un continente a un altro tanto diverso, spesso da un ambiente rurale a uno urbano, da una fede religiosa a un'altra, e anche dalla rarefatta beatitudine delle Ande alla torrida politica dei territori in Gudea e Samaria. Su questa fame di ebraismo si erge però l'ostacolo non facile da superare del Rabbinato israeliano, tutt'altro che disposto a considerare la storia e la sociologia, la memoria e l'endogamia, l'onomastica e le tradizioni familiari come parte delle procedure del giyur – la conversione all'ebraismo. L'atteggiamento leniente del rabbinato nei confronti dei distanti discendenti delle comunità ebraiche in Etiopia, per esempio, non viene applicato ai distanti discendenti delle comunità ebraiche in Spagna. Lunga e accidentata è dunque la via del ritorno dei discendenti degli anusím, dei conversos, questi nostri cugini dei quali nessuno può oggi dire seriamente quanti siano. 35 milioni? Forse meno? Forse più?
 
Saluti romani, la Figc:
"Puniamo i responsabili"
Sui vergognosi saluti romani di alcuni tifosi azzurri in Israele, episodio che dal portale dell’ebraismo italiano www.moked.it è poi arrivato a tutta la stampa nazionale, da registrare l’intervento del presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio. “Condanniamo fermamente quanto accaduto lunedì sera allo stadio di Haifa. E auspichiamo che le autorità competenti possano al più presto accertare quanto accaduto e individuare i responsabili” ha detto il numero uno della Figc al telefono con l’ambasciatore italiano in Israele Francesco Maria Talò.
Significativi passi avanti in questo senso. “Da una prima analisi delle immagini amatoriali – scrive Repubblica – la sezione della tribuna in cui si sono svolti i fatti è quella in cui sedevano nove soggetti noti sia alla Figc sia alle forze dell’ordine: si tratta di nove tifosi appartenenti al gruppo di estrema destra ‘Ultras Italia’, lo stesso che tra il 2000 e il 2011 aveva rovinato alcune apparizioni degli azzurri tra cui Bulgaria-Italia nel 2008, ma che attualmente, caduto un po’ in disgrazia, conta appena una cinquantina di aderenti”.

Presentata ieri a Roma la nona edizione del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica, in programma dal 10 al 14 settembre. Un’edizione fortemente legata al rapporto tra uomo, identità e scienza. Il centenario dalla pubblicazione della teoria della relatività di Albert Einstein, la straordinaria concomitanza che ha visto le onde gravitazionali da lui teorizzate misurate quest’anno per la prima volta grazie al lavoro congiunto di importanti istituzioni scientifiche di tutto il mondo, la ricorrenza dei trent’anni dal conferimento del Premio Nobel per la medicina a Rita Levi Montalcini. Questi, sottolinea il Corriere (ricordando come la manifestazione “sfiori” la Giornata Europea della Cultura Ebraica del 18 settembre), i tre eventi che hanno deciso il tema del Festival. Tra i vari approfondimenti, La Stampa sviluppa un ricordo privato di Rita Levi-Montalcini attraverso le parole della nipote Piera.
 
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  davar
AL FESTIVALetteratura CON PAGINE EBRAICHE 
Venti anni di grandi autori e libri

Fari puntati sull'identità ebraica
Ha avuto un’apertura anticipata quest’anno il Festivaletteratura, che compie vent’anni in concomitanza con l’anno in cui Mantova è Capitale della Cultura. L’evento numero uno – tutti gli incontri del Festival sono infatti individuati da un numero, in ordine rigorosamente cronologico – era “Bentornato, mister Jonathan”, l’incontro che ha portato a Mantova Jonathan Safran Foer e il suo Eccomi si è infatti tenuto la sera del 3 settembre, qualche giorno prima dell’apertura ufficiale di ieri. Altra anticipazione, non numerata, la festosa ed emozionante “Gran parata dei volontari”, accompagnada dalla banda cittadina, che ha raccolto migliaia di volontari della presente e delle passate edizioni che con le loro magliette blu hanno percorso le vie cittadine, ringraziati con grande calore ed enorme affetto. L’apertura vera e propria, invece, con il grande concerto inaugurale, si è tenuta ieri, e le vie della città si sono andate man mano riempiendo della folla che da oggi a domenica andrà crescendo sempre più, sino a riempire completamente tutti gli incontri e le vie di Mantova, un pubblico appassionato e che spesso ritorna di anno in anno a colmare teatri, attendere pazientemente per entrare nonostante le lunghe file, ed entusiasmarsi per le mille occasioni di scoperta, conoscenza e approfondimento offerte da un Festival che ha saputo vincere la crisi e continua a crescere. Tante le occasioni anche per gli appassionati di cultura ebraica, per cui il festival ha da sempre un occhio di riguardo e che potranno anche trovare ad attenderli le copie di Pagine Ebraiche che come di consueto sono disponibili in città: a partire, per citarne alcuni, dall’incontro con Elena Loewenthal, che ieri sera ha parlato di “Salomone, Abramo, il Golem e altre storie ebraiche” presentando il suo ultimo libro, Miti ebraici, e proseguendo oggi con Wlodek Goldkorn e Jami Attenberg per “Le due facce della famiglia”, e “Un muro tra noi”, con Dorit Rabinyan e nuovamente Elena Loewenthal, fino al documentario su Hannah Arendt. Cultura ebraica che però sarà presente in molti altri incontri sia oggi che nei giorni prossimi, ad arricchire ulteriormente il programma di un festival che da sempre, e sempre più, è “il” festival culturale settembrino per eccellenza.

a.t. twitter @atrevesmoked

solidarietà ebraica per le popolazioni colpite
Dalla Capitale ad Amatrice

Nel nome di Gilad Shalit
Nelle prossime ore raggiungeranno il campo base Scai, frazione di Amatrice. Due i volontari che, per una settimana, aiuteranno la popolazione civile in tutte le esigenze e necessità. Sulla divisa, il nome di un ragazzo che molto ha sofferto ed è oggi un simbolo di tenacia per l’umanità intera.
Accreditato presso l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo, il gruppo di protezione civile “Gilad Shalit” nasce nel 2011, all’interno della Comunità ebraica romana, quando la drammatica vicenda del soldato israeliano prigioniero dei terroristi di Hamas era ancora ben lontana dal concludersi.
Gilad oggi è un uomo libero, ma l’associazione non ha smesso di impegnarsi al servizio della collettività. E l’intervento a Scai, che vedrà coinvolti due professori (non ebrei) della scuola ebraica della Capitale, è solo l’ultimo di una serie. “Nasciamo nel segno di valori e della tradizione ebraica e con lo spirito di promuovere ulteriormente l’associazionismo tra i giovani, per stimolarne l’impegno sociale in questo importante settore che riguarda la vita del nostro Paese. Forse non siamo così conosciuti, per un nostro difetto di comunicazione, ma siamo pienamente operativi da tempo. Per grandi eventi e manifestazioni, ma anche per emergenze come quella in corso” spiega Alberto Pontecorvo, dirigente dello Stato in pensione.
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il nuovo ambasciatore ISRAELIANO ofer sachs
"Con l'Italia un'amicizia solida"
Come annunciato negli scorsi mesi, è Ofer Sachs, già direttore dell’Istituto israeliano per l’esportazione, il nuovo ambasciatore d’Israele in Italia. Sachs, che dal 2006 al 2011 è stato a Bruxelles per curare i rapporti nel settore primario tra Israele e Unione europea, si è presentato nelle scorse ore al pubblico italiano in un video girato nell’ambasciata di Roma: “Italia e Israele condividono molti valori – ha dichiarato Sachs – e devo dire che nei pochi giorni trascorsi qui, ho trovato negli italiani persone aperte, disponibili ed entusiaste all’idea di sviluppare le buone relazioni di cooperazione che già esistenti”. Nel suo messaggio, il nuovo ambasciatore d’Israele in Italia ha sottolineato come i due paesi collaborino in molti campi, dalla scienza, all’economia, alla politica. “La nostra missione congiunta per i prossimi anni è di rafforzare questa collaborazione e avvicinare ancora di più il popolo israeliano e quello italiano”.
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scienza - israele protagonista
"Nel Dna la cura del futuro"

Un premio con vista Nobel
L’epigenetica è la branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del Dna. O, in altre parole, è la scienza che se studiata potrebbe permettere di affidare la propria salute direttamente ai propri geni. E proprio l’eugenetica è l’oggetto di anni di ricerche di Howard Cedar e Aharon Razin, due ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme che insieme a Gary Felsenfeld dei National Institutes of Health statunitensi sono stati insigniti del Horwitz Prize, conferito dalla Columbia University di New York. Il premio è un riconoscimento prestigioso, che assume ancora più rilevanza se si guardano le statistiche: su 49 vincitori dalla sua istituzione nel 1967, 43 hanno infatti poi vinto anche il premio Nobel.
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L'INIZIATIVA DEL FONDO AMBIENTALE
Sciesopoli, luogo del cuore
Luoghi di ricordi, di emozioni. Luoghi di memoria, di storia. Luoghi del cuore. Così si chiama il progetto del Fondo Ambiente Italiano (Fai), un censimento nazionale che da tredici anni in collaborazione con Intesa San Paolo chiede a tutti i cittadini di segnalare i piccoli e grandi tesori a cui sono affezionati e che vorrebbero preservare in modo che rimangano così per sempre. E quest’anno, all’interno del censimento “I Luoghi del cuore” compare anche Sciesopoli, l’ex colonia fascista a Selvino, vicino a Bergamo, dove tra il 1945 e il 1948 vissero ottocento bambini sotto la cura di esponenti della Comunità ebraica di Milano e della Brigata Ebraica, amichevolmente accolti dalla popolazione locale.
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JCIAK
L'infinito dolore della Storia
Tre vite s’incontrano negli anni bui della seconda guerra mondiale. Olga è un’aristocratica russa immigrata, unitasi alla Resistenza francese, arrestata dalla polizia nazista per aver nascosto dei bambini ebrei. Jules è un collaborazionista francese che s’invaghisce di lei e le propone di alleviare la sua pena in cambio di favori sessuali. Helmut è un alto ufficiale delle SS, in passato innamorato di Olga, che la reincontra nel campo di concentramento dove lei è stata trasferita e di nuovo se ne innamora. Orchestrando questa trama Paradise di Andrej Konchalovsky – in proiezione questa sera al Festival del cinema di Venezia – ci conduce negli anni bui della Seconda guerra mondiale rileggendo, in chiave angosciosa e teatrale, la tragedia della Storia attraverso gli sguardi dei singoli.
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  pilpul
Setirot - Ma che paese
Ma che paese. Leggi

Stefano Jesurum, giornalista
In ascolto - Shalosh
L’ovazione del pubblico torinese segna il grande trionfo della compagnia di danza israeliana Batsheva, sul palco con Shalosh (Tre) firmato dallo straordinario coreografo e direttore artistico Ohad Naharin, di cui si è parlato su Pagine Ebraiche in questi giorni.
Shalosh è nato nel 2005 e come dice il titolo stesso, è diviso in tre parti: Bellus, Humus e Secus.
Humus è definito nella presentazione dello spettacolo come “un intenso unisono, ipnotico e incantatorio, tutto al femminile su musica di Ohad Fishof”, mentre Secus è “un disegno geometrico mosso da un eclettico miscuglio musicale pop ed elettronico”.
Ma oggi parliamo del primo quadro, Bellus, in cui i danzatori si muovono sulle Variazioni Goldberg di Bach, un’opera molto interessante in cui si intrecciano storia e leggenda.


Maria Teresa Milano
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RiMEIScolando - Ferrara
La Festa del Libro di Ferrara si è svolta in un bel palazzo rinascimentale noto in città con il nome di Roverella, che sorge in Corso della Giovecca 47, all’angolo con la via dedicata al pittore Boldini. Il palazzo, sede oggi della associazione dei negozianti ferraresi, fu edificato nel 1508 per volontà di Guglielmo Magnanini, segretario del duca Alfonso I d’Este, lungo la strada tracciata alla fine del Quattrocento dove scorreva, prima che fosse costruita l’addizione erculea (dal nome del duca Ercole), il fossato delle antiche mura cittadine settentrionali. La paternità del progetto di questo edificio è stata attribuita dagli storici dell’arte all’architetto ferrarese Biagio Rossetti: vi sono stati riconosciuti elementi architettonici riconducibili all’operato di questa singolare personalità, padre del primo piano urbanistico di stampo moderno. In particolare fanno pensare a Rossetti il rigore geometrico, le proporzioni e l’apparato decorativo delle lesene dei fregi e del cornicione, analogo a quello di altre opere realizzate a Ferrara da Rossetti.

Simonetta Della Seta,  direttore Meis
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Un segno di speranza 
Da sabato sera con la Notte della Cabalà che dà inizio al Festival della Cultura e Letteratura Ebraica fino alla Giornata Europea della Cultura Ebraica si apre una settimana di eventi culturali a Roma e in Italia di cui l’ebraismo è protagonista. In una Roma che da tempo sembra aver perso quella capacità di essere motore di attività culturali di crescita per la città, la comunità ebraica si mobilità per dare un segnale forte di speranza. Si possono ancora fare cose belle e di valore che arricchiscono questa città e l’esperienza di chi la vive. Senza esserne neanche troppo orgogliosi, in fondo questo è parte del nostro compito e speriamo di affrontarlo al meglio.

Daniel Funaro

Eccomi?
Che senso ha rileggere, subito dopo averlo finito, un romanzo che non ti è piaciuto?
E mica uno breve, uno da 611 pagine e cartonato – che a tenerlo in mano ti piega i polsi? Per leggere di nuovo le sue tante pagine straordinarie? Per capire meglio, ora che sai tutto, della sua trama complessa quanto ben strutturata? Per trovare quel che ti è sfuggito, e cambiare idea? Per confermare i motivi per i quali non ti ha convinto?
A queste e alle altre ragioni che mi hanno costretto a rileggere libri che non mi sono piaciuti, per Eccomi (Safran Foer, Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini) ne va aggiunta un’altra, meno importante dal punto di vista letterario, ma decisivo e disturbante per me: devo capire se non mi è piaciuto il romanzo o non mi è piaciuto ciò che dice, ciò a cui mi ha fatto pensare.


Valerio Fiandra
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Una nuova casa
Iבָּעֶרֶב יָלִין בֶּכִי וְלַבֹּקֶר רִנָּ
BaErev yalin bekhi veLaBoker rinnà, “la sera ci si corica piangendo e la mattina si canta di gioia” (Tehillim 30,6). Se sempre si canta di gioia andando incontro ad un nuovo giorno e ringraziando il Re vivente ed Eterno per essere di nuovo coscienti, una giornata ricca di mitzvot e di serenità porta ad addormentarsi altrettanto tranquilli, ed infatti il salmo 30 termina ringraziando eternamente HaShem nostro D-o.
Non è un caso che questo canto, che si vuole composto da re David per l’inaugurazione del Tempio, sia intonato a Hanukkà in ricordo della riconsacrazione del Bet HaMikdash dopo la sconfitta dei seleucidi profanatori per mano maccabea, ed accompagni l’inaugurazione della casa con l’affissione della mezuzà, sulla quale vigono diverse regole non solo relative alla scrittura ma anche alla collocazione dell’astuccio contenente la mezuzà stessa.


Sara Valentina Di Palma
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