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14 settembre 2016 - 12 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Ephraim Mirvis, rabbino
Dobbiamo essere più consapevoli di quello che avviene nel mondo e più coinvolti nel fornire aiuto, in aggiunta a tutte le cose meravigliose che facciamo per la nostra Comunità e per Israele. Non dovremmo essere sempre rivolti egoisticamente verso noi stessi, e pensare soltanto in che modo qualcosa possa essere un bene per noi. L'elemento chiave del nostro approccio ebraico dovrebbe essere invece: "quale beneficio possiamo essere per il nostro mondo?".
 
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Davide
Assael,
ricercatore
Al di là delle barzellette su Pinochet e il suo Venezuela (sic!), le polemiche romane in casa 5Stelle mostrano, una volta di più, quello che è il problema chiave delle democrazie moderne: la selezione di una classe dirigente. Se già da tempo la logica era ormai quella del casting televisivo, per cui abbiamo avuto un Ministro sottratta al prezioso ruolo di valletta di Davide Mengacci e del suo tour fra i comuni italiani, ora abbiamo la grande rivoluzione del web.
 
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La Giornata della Cultura
Pinotti ospite d'onore
Sarà il ministro della Difesa Roberta Pinotti ad inaugurare domenica 18 settembre a Milano la diciassettesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica. Ad annunciarlo, i media nazionali, che hanno rilanciato la notizia dopo la conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa svoltasi ieri nel capoluogo lombardo. Milano, sottolinea il Corriere raccontando il programma, nei mesi in cui la sua Comunità ebraica festeggia i 150 anni dalla nascita sarà la città capofila di questa edizione della Giornata, dedicata al tema “Lingue e dialetti ebraici”, a cui parteciperanno oltre 70 località italiane. Un momento che richiama “l'importanza del contributo della comunità ebraica al dibattito pubblico della nostra città” (Il Giorno), ha spiegato l'assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno durante la conferenza stampa coordinata dal Consigliere comunitario con delega al festival 'Jewish in the city' Gadi Schoenheit, e che ha visto gli interventi del vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Giorgio Mortara, del direttore dell’Area Cultura e Formazione UCEI rav Roberto Della Rocca, dell'assessore alla Cultura della Comunità ebraica Gadi Schoenheit.  Ad aprire la Giornata nella città capofila - a cui parteciperà, come ricordano diversi quotidiani, la Presidente dell'Unione Noemi Di Segni – gli interventi in sinagoga centrale “del ministro della Difesa Roberta Pinotti, del rabbino capo di Milano Rav Alfonso Arbib e di Norman Stillman, docente nell'Università dell'Oklahoma”, riporta Repubblica sulle sue pagine locali. Il ministro declinerà una parola ebraica dai grandi risvolti simbolici: “shalom” (pace). Contemporaneamente, settantaquattro località distribuite in quattordici regioni apriranno contestualmente le proprie porte con iniziative rivolte a tutta la cittadinanza.

Peres, Israele e il mondo in apprensione. Shimon Peres, Premio Nobel per la Pace ed ex presiedente d'Israele, è stato ricoverato ieri in serata per un ictus. Le sue condizioni, spiegano i medici, sono serie, si trova in coma indotto e il figlio Hemi ha spiegato che “ci aspettano decisioni difficili, sono ore terribili per la famiglia”. “L'ultimo dei padri fondatori della patria, - scrive il Corriere della Sera - a 93 anni ha continuato a lottare con l'entusiasmo che non l'ha lasciato e che infonde in una delle sue massime preferite: “La vita dei pessimisti e degli ottimisti finisce allo stesso modo. Almeno noi ottimisti ci saremo goduti il viaggio'”.  Il premier Benjamin Netanyahu ha detto che “tutto il popolo prega per lui” (La Stampa).


Milano e chi invoca le "Camere a gas per i profughi".  “La vergognosa vignetta nazista pubblicata da chi raccoglie firme contro la presenza di immigrati alla caserma Montello rende chiara la sovrapposizione fra estremismo razzista e iniziative politiche contro gli immigrati. Chiederò alla magistratura di verificare se ci siano gli estremi per promuovere un'azione penale”, è quanto a dichiarato il deputato Pd Emanuele Fiano in merito alle inqualificabili vignette pubblicate da Daria Katarzyna Janik, alla guida del comitato che si oppone al trasferimento di 300 profughi nella caserma Montello di via Caracciolo, a Milano. Nelle immagini, un fotomontaggio che, spiega Repubblica, “raffigura Adolf Hitler di fronte al campo di Auschwitz. Il dittatore si dice pronto a mettere gli immigrati in camere a gas. In un'altra vignetta, diffusa dalla Janik il 14 agosto, si sostiene che gli ebrei vogliono 'rendere schiavo' il mondo”. “Per questi 'signori' l'odio contro i profughi è solo un pretesto per sfogare il loro becero razzismo”, le parole di Daniele Nahum, responsabile Cultura del Pd milanese ed esponente della comunità ebraica milanese, riportate da Repubblica e avvallate dal copresidente della Keillah Milo Hasbani.
 
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  davar
israele - l'ex presidente colpito da un ictus
'Abbiamo bisogno della tua voce'
Il mondo al fianco di Peres

Migliora ma resta in condizioni critiche l'ex presidente d'Israele Shimon Peres, ricoverato ieri allo Sheba Medical Center di Tel HaShomer a causa di un ictus. Il genero nonché suo medico personale Rafi Walden ha spiegato alla stampa che il Premio Nobel per la Pace, quando è stato temporaneamente risvegliato dal coma indotto, è sembrato in grado di rispondere agli stimoli dei medici. “Tutti i parametri sono stabili” – ha proseguito Walden, aggiungendo che la situazione pur rimanendo seria apre spiragli per un “certo ottimismo”. “Le probabilità di sopravvivenza sono piuttosto buone. Per quanto riguarda la situazione neurologica, non è possibile dire nulla in questa fase”, ha detto Walden. “Shimon sa come si combatte. Se tutto dipendesse solo da lui, vincerebbe”, le parole dell'attuale Presidente d'Israele Reuven Rivlin, che ha inviato un messaggio di augurio e pronta guarigione “al mio amico Shimon”. “Shimon ti amiamo e l'intero popolo spera nella tua guarigione”, le parole del Primo ministro Benjamin Netanyahu. Vogliamo “sentire nuovamente la tua saggia e lucida voce piena di realismo”, l'auspicio di Itzhak Herzog, leader dei laburisti, il partito di cui Peres è stato uno dei grandi simboli. Ma l'affetto dimostrato allo statista israeliano ha varcato in queste ore i confini nazionali: tra i messaggi di vicinanza e incoraggiamento inviati alla famiglia, ad esempio, sono arrivati quelli di uomini delle politica come l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il presidente russo Vladimir Putin, l'ex Premier britannico Tony Blair, fino a autorevoli giornalisti come il capo dei corrispondenti della Cnn Christiane Amanpour e sportivi, come il giocatore di basket Amar'e Stoudemire.

(Nell'immagine, Shimon Peres con Giorgio Napolitano in un incontro al Quirinale nel 2014)
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a pordenonelegge con pagine ebraiche 
Banca, ghetto, emarginazione
Il passato dell'Italia al festival 

Continua la stagione dei grandi festival culturali settembrini aperta come di consueto dal Festivaletteratura di Mantova, arrivato alla ventesima edizione e conclusosi la scorsa domenica con il consueto grande successo, arricchito anche quest'anno da una presenza della cultura, della storia e delle tradizioni ebraiche nel segno di quella sensibilità e di quell'attenzione che il comitato organizzatore ha sempre riservato a una minoranza piccola nei numeri ma forte nelle idee e nei valori che sa trasmettere. Apre oggi il secondo grande appuntamento autunnale, con quello che è noto come "il festival del libro, con gli autori": Pordenonelegge, con le sue cinque giornate di incontri, presentazioni, tavole rotonde e discussioni raccoglie un pubblico che nonostante la collocazione geografica periferica si raccoglie numerosissimo in città a seguire un festival che sa proporre ogni anno spunti di grande interesse. I curatori, Alberto Garlini, Valentina Gasparet e Gian Mario Villalta, nel presentare l'edizione 2016 hanno spiegato come nel preparare il programma abbiano incontrato, rispetto agli anni scorsi, "meno formule magiche" e meno proposte per risolvere problemi, e più "narrazioni di esperienze, di problemi, di soluzioni provvisorie, meno trovate e più ricerche". Insieme a questo stimolo alla ricerca e all'approfondimento hanno sentito forte anche la richiesta di maggiori motivazioni personali, di più grande condivisione con gli altri, e una generalizzata minore attrazione per quei successi che a volte “si limitano a voler fare il pieno di soldi e narcisismo". Un ritorno al valore, non solo al profitto, che a partire da oggi viene declinato in giornate pienissime di proposte, con Pordenone che si tinge di quel giallo che da sempre è il colore caratteristico di un festival che, dopo le rotelle di liquirizia della scorsa edizione, è quest'anno vivacizzato dalla presenza ovunque del gatto nero che campeggia nel logo. Nella giornata di apertura grande attesa per l'inaugurazione ufficiale, al Teatro Verdi, dedicata a “La scrittura e la vita”, con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti insieme al direttore artistico di Pordenonelegge, Gian Mario Villalta, e a sera ci sarà il consueto incontro con il vincitore del Campiello, premio assegnato quest'anno a Simona Vinci. Ma la prima giornata del festival è ricca di spunti e proposte, tra cui la presentazione del libro La banca e il ghetto. Una storia italiana dello storico e collaboratore di Pagine Ebraiche Giacomo Todeschini.
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il web si mobilita contro il calciatore
Di Canio e il simbolo nostalgico
Un coro di reazioni indignate

Centinaia di post, tweet, commenti indignati. Il vistoso tatuaggio “dux” sul braccio dell’ex bandiera biancoceleste Paolo Di Canio, in posa negli studi di Sky Sport di cui è opinionista di punta per questa stagione, continua a far discutere la rete e i grandi mezzi di informazione. “Opinioni a fior di pelle” titolavamo alcuni giorni fa, in un post subito segnalato e rilanciato dall’Ansa.
Un passo falso, di cui sta parlando tutta la stampa che conta (nell’immagine il Corriere della sera), ancora più clamoroso perché compiuto da una emittente che si distingue da tempo per l’alta professionalità e la qualità dei suoi prodotti editoriali.
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Qui Roma - Il Festival di letteratura ebraica
Il Talmud, palestra del pensiero
Nel grande dibattito sul rapporto tra scienza ed ebraismo, al centro della nona edizione del Festival internazionale di letteratura e cultura ebraica in corso fino a stasera nel quartiere dell'ex ghetto di Roma, non poteva mancare il Talmud. Sia perché i Maestri che nei secoli ne animarono le discussioni hanno disseminato tra le sue righe nozioni di fisica, biologia, matematica, con una sapienza che trascende la religione e tocca numerosi campi diversi. Sia perché oggi il testo è l'oggetto della ricerca scientifica in Italia, grazie al Progetto di traduzione italiana del Talmud babilonese, che mette in campo avanzate tecnologie informatiche. A raccontare tutto questo sono stati ieri sera alcuni dei protagonisti del Progetto: il coordinatore dei traduttori e direttore del Collegio Rabbinico Italiano, rav Gianfranco Di Segni, la direttrice del Progetto Clelia Piperno, e l'editore della Giuntina, che ha pubblicato il primo trattato, Shulim Vogelmann, tra i curatori della rassegna insieme ad Ariela Piattelli, Marco Panella e Raffaella Spizzichino. Una lezione, quella del Talmud, che come ha osservato la direttrice del Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah Simonetta Della Seta, moderatrice dell'incontro, svela dunque i numerosi parallelismi esistenti tra scienza ed ebraismo.
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pilpul
Ticketless - Oblio
La discussione che s’è svolta a Ferrara domenica scorsa, in occasione della Festa del libro ebraico, oltrepassa i confini della storiografia. Riguarda il modo di ripensare ai nostri bisnonni in trincea. Chi mi sa spiegare perché così a lungo li abbiamo dimenticati? È come se fossero morti invano. Gli storici hanno le colpe più gravi: tolte rare eccezioni hanno aspettato il 150esimo anniversario dell’Unità per riscoprire in fretta e furia il Risorgimento. Infastidiva il patriottismo, indigesto perché contaminato dal fascismo, ma inviso nel secondo dopoguerra anche alla cultura cattolica e comunista che guardava ad una visione sovranazionale della società. Gli ebrei italiani hanno verso i caduti della Grande Guerra non minori responsabilità. L’idea che l’ebraismo sia stato in quelle ore subalterno all’italianità era e temo sia ancora indigesto.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Odio parallelo
C’è davvero qualcosa di impressionante nel vedere la straordinaria analogia tra il mutamento del volto dell’Europa, in senso antiebraico, negli anni che stiamo vivendo, e la metamorfosi che si verificò a partire dagli ultimi due decenni del XIX secolo. È ovviamente impossibile, per entrambi i periodi storici, indicare un preciso anno d’inizio di tale fenomeno, ma, se proprio lo si volesse fare, indicherei due date: il 1883 e il 2000. Dopo l’unificazione dell’Italia e della Germania, infatti, l’Europa sembrava essere entrata in un’età felice di pace, tolleranza, cooperazione, cultura: gli ex nemici dialogavano e collaboravano, c’era una dirompente crescita di arte, cultura e creatività, quasi ogni giorno si registrava qualche importante scoperta scientifica, Vienna, Parigi e Berlino erano città cosmopolite e brulicanti di vita, piene di teatri, di circoli e caffè letterari, di giornali. I valori della Rivoluzione Francese sembravano essere ormai patrimonio comune di tutti, laicità, modernità, uguaglianza e libero pensiero parevano conquiste irreversibili.

Francesco Lucrezi, storico
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Vie tortuose
"E quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: 'Uccidere in nome di Dio è satanico'"
Sono  parole del papa espresse in occasione della messa in suffragio di Padre Jacques Hamel, il sacerdote vittima di terroristi islamici nei pressi di Rouen, nel luglio scorso.
In verità tutte le religioni dichiarano che è inammissibile l'omicidio nel nome del Signore: la storia attesta però che non sono mancate le eccezioni alla regola, pure numerose, ad esempio guardando all'Inquisizione praticata dalla Chiesa.
Oggi tocca all'Islam essere attraversato da questa aberrazione e, in special modo dinanzi alla persecuzione dei cristiani praticata sistematicamente in molte parti del mondo, assai tortuosa appare la via intrapresa dal papa che sembra dire ma non troppo, annacquando con troppa cautela il concetto in quel "tutte le confessioni religiose" che rischia di fare d'ogni erba un fascio.


Gadi Polacco
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