Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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Teshuvà vuol dire anche riflettere su quanto siamo stati adeguati nello svolgere il compito per cui siamo venuti al mondo.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Nella
sentenza numero 4004/2016 del Consiglio di Stato italiano di alcuni
giorni fa si dice che l’Ungheria di Viktor Orbán non rispetta i diritti
elementari dei migranti. Un paese, è scritto, in cui è alto “il rischio
fondato che lo straniero richiedente asilo venga sottoposto a
trattamenti inumani e degradanti”. Con molta probabilità, entreremo nel
5777 con Victor Orbán che celebra la sua leadership con un referendum
che si tiene oggi e che lo accredita con il futuro leader dell’altra
Europa, quella dei muri. Per alcuni, la democrazia è un lusso per tempi
di “vacche grasse”.
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Ungheria al voto
sui migranti
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Otto
milioni di ungheresi sono chiamati in queste ore a rispondere con un si
o un no al referendum sul piano di redistribuzione dei migranti tra i
Paesi Ue voluto da Bruxelles. Un referendum definito “ostentatamente
xenofobo” da molti, e voluto dal presidente Viktor Orban per
consolidare la sua forza, riporta La Stampa. Il Corriere sottolinea
come la campagna per il no al referendum sia stata appoggiata
dall’estrema destra, con bande di filonazisti in strada che dicevano
alla gente: “anche i terroristi del Bataclan erano migranti”. A
tratteggiare poi un quadro della situazione ungherese, la filosofa
ungherese Agnes Heller: intervistata dal Corriere, Heller, scampata
durante l’occupazione nazista alla deportazione e che nella Shoah perse
il padre, spiega che Il governo di Orban “ha creato un’oligarchia
legata da logiche clientelari che salda potere e corruzione e nega lo
stesso principio capitalista del libero mercato. Sfugge alla
frustrazione solo chi conserva memoria della vita priva delle libertà
fondamentali. Tuttavia negli ultimi sei anni le libertà si sono
progressivamente deteriorate nel mio Paese, una liberaldemocrazia con
elementi sempre più illiberali”.
Le Pagine Ebraiche di Momigliano. Sul numero di ottobre del giornale
dell’ebraismo italiano, attualmente in distribuzione, un ampio
approfondimento sul ritorno in libreria del volume Pagine ebraiche di
Arnaldo Momigliano. La nuova edizione, riporta oggi Avvenire parlando
de libro di Momigliano, verrà presentata mercoledì prossimo a Cuneo
alle 17,30 presso la Biblioteca Davide Cavaglion e giovedì a Torino al
Circolo dei lettori alle 21 da Alberto Cavaglion, Silvia Berti e Walter
Barberis.
Rosha HaShannah 5777. Il mondo ebraico si prepara a festeggiare questa
sera l’entrata nel nuovo anno, il 5777. Tra coloro che hanno inviato un
messaggio di auguri per la festa, anche Bergoglio. “L’Altissimo ci
conceda la pace e l’instancabile desiderio di pro-muoverla” e “nella
sua eterna misericordia, doni speranza e serenità ai nostri giorni e
rafforzi i cordiali legami di amicizia tra di noi”, ha scritto il papa
in un messaggio inviato al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, in
occasione delle ricorrenze di Rosh ha-shanah 5777, Yom kippur e Sukkot
(Osservatore Romano).
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rosh hashanah 5777 - la presidente di segni
"La collaborazione è la chiave
per avere fiducia nel futuro"
Alla
vigilia del capodanno ebraico, Rosh Hashanah 5777, la Presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato
il seguente messaggio augurale:
In queste ore dolorose di ultimo commiato a Shimon Peres,
in questi giorni di ulteriori manifestazione di odio razziale e boicottaggio di manifestazioni culturali,
in queste settimane che hanno visto ancora terribili atti di terrorismo
in Israele e il suo mancato riconoscimento al diritto di esistere da
parte di molte nazioni non affatto unite,
in questi ultimi mesi nei quali l’Europa intera e altri remoti luoghi
subiscono strazianti massacri, disintegrazione, sfinimento dei più
basilari valori dell’umanità,
in questi ultimi anni di trasmissione continua di odio attraverso le reti sociali e globali dell’orrore,
in questi momenti nei quali la nostra resilienza è messa a dura prova,
il nostro sguardo deve mantenersi fermo e deciso,
la nostra capacità di agire collaborativamente più determinata,
il nostro spirito e la nostra fiducia nel cambiamento immutati,
la nostra Tikvà cantata a voce alta.
Nell'avviarci agli ultimi preparativi per le festività solenni che tra
pochissimo si stanno per celebrare, e prima di raccoglierci ciascuno
nelle proprie preghiere, invio a voi tutti l’augurio che l’anno 5777
sia ricco di iniziative, di piccole e grandi gioie che attraversano il
nostro quotidiano, di Unione delle, e nelle, nostre Comunità, di
giovani che con fiducia guardano e coltivano il loro futuro, di una
Gerusalemme Capitale che festeggia il suo giubileo e irradia la sua
unicità, di una continua fioritura - in ogni campo - di una Israele,
che con la sua bandiera, rappresenta i valori della vita, della
convivenza e della pace.
Shanà Tova u-mevorechet a voi tutti,
Noemi Di Segni,
presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Leggi
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CLAUDIO GATTI FIRMA L’INCHIESTA DELL’ANNO
Elena Ferrante, un’ebrea italiana: è la germanista Anita Raja
Napoletana,
figlia di una sopravvissuta alla Shoah di origini polacche. Ebrea
italiana. Una inchiesta giornalistica magistrale firmata sul Domenicale
del Sole 24 ore da uno dei più brillanti giornalisti investigativi
italiani, Claudio Gatti, e in uscita contemporaneamente sul quotidiano
più prestigioso quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine e sul
periodico culturale New York Review of Books, rivela l’identità che si
cela dietro allo pseudonimo di Elena Ferrante. Cade così il velo su una
delle autrici più rispettate e vendute al mondo e il giallo che ha
tenuto per anni con il fiato sospeso il mondo della cultura
internazionale ha ora una soluzione.
La letterata e germanista Anita Raja, traduttrice di riferimento
dell’autrice berlinese Christa Wolf e di tanti altri classici della
letteratura tedesca, moglie dello scrittore Domenico Starnone, ebrea
italiana figlia di una sopravvissuta alla Shoah di origini polacche,
Frida Petzenbaum, detta Goldi.
A poche ore dalla solennità del Capodanno ebraico il mondo della
cultura in tutto il mondo entra in fibrillazione per comprendere meglio
la vita e le origini di questa letterata schiva e raffinatissima che
stando all’inchiesta avrebbe mosso uno dei maggiori casi letterari di
questi ultimi decenni.
Nata a Napoli nel 1953, Anita Raja vive a Roma. Laureata in lettere, ha
tradotto dal tedesco gran parte dell'opera di Christa Wolf: “Sotto i
tigli” (1986), “Cassandra” (1984), “Premesse a Cassandra” (1984),
“Guasto” (1987), “Trama d'infanzia” (1992), “Recita estiva” (1989),
“Medea” (1997), “Che cosa resta” (1990), “Congedo dai fantasmi” (1995),
“In carne ed ossa” (2002), “Un giorno all’anno” (2006), “Con uno
sguardo diverso” (2008), tutti per le edizioni e/o. Oltre a “Il
processo” di Franz Kafka (Feltrinelli 2000), ha tradotto poesie e testi
di Ingeborg Bachmann, Hermann Hesse, Ilse Aichinger, Irmtraud Morgner,
Sarah Kirsch, Christoph Hein, Hanz Magnus Enzensberger, Bertolt Brecht
per antologie e riviste. Ha pubblicato articoli e saggi sulla
letteratura italiana e tedesca e sui problemi relativi alla traduzione.
Nel 2007 ha vinto il Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria,
assegnato dal ministero degli Esteri tedesco e dall’Incaricato del
Governo federale per la Cultura e i media in collaborazione col Goethe
Institut.
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rosh hashanah 5777 - l'ambasciatore sachs
"Italia e Israele, legame profondo
su cui continuare a costruire"
A
poche settimane dal mio insediamento in qualità di nuovo ambasciatore
d’Israele in Italia, ringrazio Pagine Ebraiche per la gradita occasione
di poter scrivere queste righe di presentazione.
Nel poco tempo trascorso dal mio arrivo a Roma con la mia famiglia ho
potuto già conoscere un po’ la profondità del legame fra Israele e
l’Italia e anche il profondo legame fra le due comunità, la comunità
ebraica in Italia e quella che vive in Israele. Un legame profondo e
significativo, che porta con sé un saldo e lungo sodalizio di ideali.
Le comunità ebraiche della Diaspora hanno una grande importanza e
un’influenza immediata sulla salute e il vigore dello Stato d’Israele.
La comunità italiana è una comunità calorosa e molto coinvolta, i cui
figli migliori servono nell’esercito israeliano, alcuni di loro anche
come “soldati soli”, e prendono parte attiva nella difesa del nostro
Paese con grande rischio personale.
La lotta per il carattere e l’identità d’Israele da una parte, e per la
possibilità della comunità ebraica di vivere e prosperare anche al di
fuori dei confini d’Israele dall’altra parte, costituisce una sola
unica battaglia. Una battaglia che riguarda la nostra legittimità in
quanto popolo, e il nostro diritto di agire in una società intrisa di
pregiudizi e antisemitismo, nella quale ognuno possa vivere secondo le
proprie idee e la propria fede.
Sono molto colpito dal fatto che l’antisemitismo sia affrontato in
Italia anche dalle più alte cariche istituzionali, a partire dal
Presidente della Repubblica, passando dal Parlamento e fino al
Presidente del Consiglio. Il popolo italiano, per la stragrande
maggioranza, vede nella comunità ebraica un elemento importante nel
panorama culturale dell’Italia. I responsabili delle comunità operano
senza sosta per far conoscere la ricchezza culturale del nostro popolo
e la nostra magnifica storia.
Ofer Sachs, ambasciatore d’Israele in Italia Leggi
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rosh
hashanah 5777 - gli auguri dal mondo
Rivlin: "L'unità è la nostra forza"
"Restiamo
uniti, è la nostra forza”. È questo l’augurio che il capo dello Stato
israeliano Reuven Rivlin ha mandato non solo agli israeliani ma al
popolo ebraico tutto, in occasione di Rosh Hashanah, il capodanno
ebraico che al tramonto segnerà l’arrivo dell’anno 5777. “In questi
giorni ci riuniamo per sentire il suono dello shofar, con la speranza
che ogni nota porti le nostre preghiere alte nel cielo”, ha detto
Rivlin nel video messaggio. “Ma il suono dello shofar è anche un grido
d’allarme per la nostra comunità, la nostra famiglia, e a noi stessi –
il suo monito – dobbiamo ricordare che ogni ebreo avrà sempre una casa
in Israele, ma deve anche avere il diritto di vivere senza paura
dovunque desideri, ed è nostro compito difendere tale diritto”. E da
Israele arrivano anche gli auguri del primo ministro Benjamin
Netanyahu, il quale ha voluto dedicare un pensiero a Shimon Peres, “un
uomo lungimirante e ottimista. Credo – le parole di Netanyahu – che
Shimon vorrebbe che noi celebrassimo Rosh Hashanah quest’anno
guardandoci indietro con orgoglio e guardando avanti con speranza”. Ma
sono sempre all’insegna dell’unità e della convivenza anche i numerosi
messaggi di auguri per un anno buono e dolce che arrivano da leader e
istituzioni ebraiche di tutta Europa, a partire dallo European Jewish
Congress, per poi passare Oltralpe, con le parole del presidente del
Conseil Représentatif des Institutions Juives de France Francis
Khalifat, e Oltremanica, attraverso i pensieri dell’attuale rabbino
capo del Commonwealth Ephraim Mirvis, e il suo predecessore Jonathan
Sacks.
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qui milano - l'iniziativa all'università
Dall'orrore all'etica medica,
parole e immagini per capire
Responsabilità
della scienza e etica della cura: la lezione della Shoah e le nuove
frontiere della bioetica”. È il titolo del convegno che si terrà
all’Università degli Studi di Milano il prossimo 6 ottobre e che
segnerà l’apertura della mostra “Medicina e Shoah”, realizzata
dall’università La Sapienza in collaborazione con l’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane e con la cura scientifica di Silvia
Marinozzi. La mostra, che ripercorre la storia della medicina nazista a
partire dalle origini dell’eugenetica sino alle politiche razziste e di
sterminio del Terzo Reich, sarà esposta nell’atrio dell’aula magna, di
via Festa del Perdono 7 fino al prossimo 2 novembre.
Tanti ed autorevoli gli ospiti previsti per il convegno inaugurale, che
prenderà il via nel primo pomeriggio di giovedì (ore 15): ad aprire le
due sessioni, gli interventi del rettore Gianluca Vago, del
vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e
presidente dell’Associazione medica ebraica Giorgio Mortara e del
direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano
Gadi Luzzatto Voghera. “Dalla Shoah alla bioetica”, sarà il titolo
della prima sessione, a cui prenderanno parte gli storici Michele
Sarfatti, che parlerà de le “Le dimensioni della Shoah”, e Marcello
Pezzetti, direttore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, il cui
intervento si intitola “Dalla T4 alla Shoah.
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a torino spiritualità con pagine ebraiche
Da Animali a dèi, storie umane
Si
chiude nelle prossime ore la dodicesima edizione di Torino
Spiritualità, la manifestazione “alla ricerca di significato” dedicata
quest’anno a “D’istinti animali”, che, sin dalla presentazione del
programma, ha mostrato grande attenzione alla cultura e alle tradizioni
della minoranza ebraica. Il curatore del festival, Armando Buonaiuto,
aveva fatto riferimento ai trentasei giusti che in ogni generazione
salvano il mondo, come scritto già nel Talmud Babilonese, per poi
citare i versi con cui Jorge Luis Borges elenca i gesti da loro
compiuti e suggerire che “El que acaricia a un animal dormido”, colui
che accarezza un animale addormentato, simbolo del bene disinteressato,
possa essere esempio ideale del tema intorno a cui è stato costruito il
programma. Un tema che ha incontrato l’interesse di un pubblico, che,
sempre più numeroso, ha riempito tutte le sale dedicate alla
manifestazione, a partire dalla giornata di apertura, che ha visto
Shaun Ellis, noto come “The Wolfman” dialogare con Buonaiuto,
raccontando la sua esperienza insieme a un branco di lupi selvatici,
con cui ha condiviso tane e prede, in un racconto sulla capacità di
ascoltare e capire quanto del mondo animale sa essere richiamo che ci
affascina e inquieta. Pagine Ebraiche ha consolidato quest’anno la
collaborazione con il festival, organizzando direttamente due dei tanti
eventi in programma: nel secondo giorno della manifestazione l’incontro
“Anima e corpo, teologia dell’uomo e teologia degli animali” ha portato
al pubblico una testimonianza di Paolo De Benedetti, che non ha potuto
intervenire a causa delle sue gravi condizioni di salute, prima che la
redazione dialogasse con il rav Roberto Della Rocca, direttore della
Formazione e della Cultura all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
A sera è stata la volta di Victoria Acik e rav Alberto Somekh per
“Anche Fido mangia casher” prima che il secondo incontro organizzato
dalla redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane vedesse la libreria Bardotto colma del pubblico riunitosi per
“Da animali a dei: il pensiero di Yuval Harari”, con Davide Assael.
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qui tel aviv - la mostra
Storia dell’Aliyah Bet in Italia
"Eravamo
giovani, partimmo come volontari, senza sapere veramente in quale
impresa saremmo stati coinvolti”, commenta Murray Greenfield parlando
della sua partecipazione nel 1947, come marinaio, all’epopea
dell’immigrazione clandestina in terra d’Israele. Emigrato negli Stati
Uniti prima della Seconda guerra mondiale, arruolato nella marina
americana, salì a bordo di una delle dieci navi partite dagli Usa verso
l’Europa dove, come molte altre, avrebbero imbarcato migliaia di
persone sopravvissute ai lager nazisti o scampate ad altre drammatiche
vicissitudini per portarle nella Palestina allora sotto il mandato
britannico. Greenfield non è voluto mancare all’apertura della mostra
“In Response to an italian Captain. Aliya Bet from Italy, 1945-1948”
inaugurata mercoledì 28 settembre all’Eretz Israel Museum di Tel Aviv.
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sorgente di vita
Shimon Peres (1923-2016)
L’addio
a Shimon Peres, con le immagini dei grandi della terra riuniti nel
cimitero del Monte Herzl a Gerusalemme per l’ultimo saluto, apre la
puntata di Sorgente di vita di questa sera, domenica 2 ottobre,
registrata come sempre nei giorni precedenti la messa in onda.
Protagonista e testimone della storia di Israele, ultimo dei padri
fondatori dello Stato ebraico, Peres è stato protagonista della scena
politica israeliana per oltre settant’anni: ministro, premier e
presidente, premio Nobel per la Pace nel 1994, insieme a Rabin e
Arafat, è stato l’uomo simbolo del dialogo e della ricerca della pace. Leggi
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Il signor Szymon Perski |
Quanto
l’impegno e l’azione di Shimon Peres abbiano pesato sui destini
d’Israele si incaricherà di dirlo il tempo con la dovuta esattezza. Al
netto del cordoglio, dell’immedesimazione ma anche dei distinguo che
già da adesso circolano emotivamente, sul web così come tra i diversi
mezzi di informazione. Lo si accosta, spesso con tono elogiativo, in
qualche altro caso, ben più raro, un po’ polemicamente, alla
fondamentale questione della “pace” con i palestinesi. Quindi alle
speranze e ai fallimenti legati ad una stagione che se è archiviata
come fatto politico non è mai del tutto decaduta come prospettiva.
Senz’altro di Peres era e rimane ineludibile il suo concorso
all’architettura del negoziato, quello che faticosamente si dipanò tra
la seconda metà degli anni Ottanta e la conclusione degli anni Novanta,
che nel qual caso non implicava solo la volontà di cercare un accordo
ma anche e soprattutto la possibilità di trovare qualcuno con cui
accordarsi.
Claudio Vercelli
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"Shanah tovah a tutti" |
Desidero
inviare a tutti i nostri concittadini della Comunità ebraica i miei più
calorosi auguri per Rosh haShannah. Il vecchio anno si è concluso con
la scomparsa del Premio Nobel per la Pace Shimon Peres: una perdita
importante non soltanto per il popolo ebraico, ma per tutto il mondo.
Un uomo che ha lasciato un messaggio di pace per tutti noi cittadini
che ci troviamo a vivere in un’epoca difficile e piena di
contraddizioni. Un esempio che rimarrà vivo per noi e i nostri figli,
nel cammino verso la costruzione di un futuro sempre più prospero.
Dario Nardella, sindaco di Firenze
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