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2 ottobre 2016 - 29 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
Teshuvà vuol dire anche riflettere su quanto siamo stati adeguati nello svolgere il compito per cui siamo venuti al mondo.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Nella sentenza numero 4004/2016 del Consiglio di Stato italiano di alcuni giorni fa si dice che l’Ungheria di Viktor Orbán non rispetta i diritti elementari dei migranti. Un paese, è scritto, in cui è alto “il rischio fondato che lo straniero richiedente asilo venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti”. Con molta probabilità, entreremo nel 5777 con Victor Orbán che celebra la sua leadership con un referendum che si tiene oggi e che lo accredita con il futuro leader dell’altra Europa, quella dei muri. Per alcuni, la democrazia è un lusso per tempi di “vacche grasse”.
Ungheria al voto
sui migranti
Otto milioni di ungheresi sono chiamati in queste ore a rispondere con un si o un no al referendum sul piano di redistribuzione dei migranti tra i Paesi Ue voluto da Bruxelles. Un referendum definito “ostentatamente xenofobo” da molti, e voluto dal presidente Viktor Orban per consolidare la sua forza, riporta La Stampa. Il Corriere sottolinea come la campagna per il no al referendum sia stata appoggiata dall’estrema destra, con bande di filonazisti in strada che dicevano alla gente: “anche i terroristi del Bataclan erano migranti”. A tratteggiare poi un quadro della situazione ungherese, la filosofa ungherese Agnes Heller: intervistata dal Corriere, Heller, scampata durante l’occupazione nazista alla deportazione e che nella Shoah perse il padre, spiega che Il governo di Orban “ha creato un’oligarchia legata da logiche clientelari che salda potere e corruzione e nega lo stesso principio capitalista del libero mercato. Sfugge alla frustrazione solo chi conserva memoria della vita priva delle libertà fondamentali. Tuttavia negli ultimi sei anni le libertà si sono progressivamente deteriorate nel mio Paese, una liberaldemocrazia con elementi sempre più illiberali”.

Le Pagine Ebraiche di Momigliano. Sul numero di ottobre del giornale dell’ebraismo italiano, attualmente in distribuzione, un ampio approfondimento sul ritorno in libreria del volume Pagine ebraiche di Arnaldo Momigliano. La nuova edizione, riporta oggi Avvenire parlando de libro di Momigliano, verrà presentata mercoledì prossimo a Cuneo alle 17,30 presso la Biblioteca Davide Cavaglion e giovedì a Torino al Circolo dei lettori alle 21 da Alberto Cavaglion, Silvia Berti e Walter Barberis.

Rosha HaShannah 5777. Il mondo ebraico si prepara a festeggiare questa sera l’entrata nel nuovo anno, il 5777. Tra coloro che hanno inviato un messaggio di auguri per la festa, anche Bergoglio. “L’Altissimo ci conceda la pace e l’instancabile desiderio di pro-muoverla” e “nella sua eterna misericordia, doni speranza e serenità ai nostri giorni e rafforzi i cordiali legami di amicizia tra di noi”, ha scritto il papa in un messaggio inviato al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, in occasione delle ricorrenze di Rosh ha-shanah 5777, Yom kippur e Sukkot (Osservatore Romano).
 
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  davar
rosh hashanah 5777 - la presidente di segni
"La collaborazione è la chiave
per avere fiducia nel futuro"

Alla vigilia del capodanno ebraico, Rosh Hashanah 5777, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato il seguente messaggio augurale:

In queste ore dolorose di ultimo commiato a Shimon Peres,
in questi giorni di ulteriori manifestazione di odio razziale e boicottaggio di manifestazioni culturali,
in queste settimane che hanno visto ancora terribili atti di terrorismo in Israele e il suo mancato riconoscimento al diritto di esistere da parte di molte nazioni non affatto unite,
in questi ultimi mesi nei quali l’Europa intera e altri remoti luoghi subiscono strazianti massacri, disintegrazione, sfinimento dei più basilari valori dell’umanità,
in questi ultimi anni di trasmissione continua di odio attraverso le reti sociali e globali dell’orrore,
in questi momenti nei quali la nostra resilienza è messa a dura prova,
il nostro sguardo deve mantenersi fermo e deciso,
la nostra capacità di agire collaborativamente più determinata,
il nostro spirito e la nostra fiducia nel cambiamento immutati,
la nostra Tikvà cantata a voce alta.
Nell'avviarci agli ultimi preparativi per le festività solenni che tra pochissimo si stanno per celebrare, e prima di raccoglierci ciascuno nelle proprie preghiere, invio a voi tutti l’augurio che l’anno 5777 sia ricco di iniziative, di piccole e grandi gioie che attraversano il nostro quotidiano, di Unione delle, e nelle, nostre Comunità, di giovani che con fiducia guardano e coltivano il loro futuro, di una Gerusalemme Capitale che festeggia il suo giubileo e irradia la sua unicità, di una continua fioritura - in ogni campo - di una Israele, che con la sua bandiera, rappresenta i valori della vita, della convivenza e della pace.

Shanà Tova u-mevorechet a voi tutti,

Noemi Di Segni,
presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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rosh hashanah 5777 - gli auguri del premier 
"Auguri a tutti gli ebrei italiani
per questo nuovo anno
"
"Alla comunità ebraica in Italia e nel mondo, i migliori auguri di buon anno nuovo. #ShanaTova a tutti".
È quanto scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi sul proprio profilo Twitter.
Numerosi i messaggi inviati in queste ore, ai leader ebraici, da rappresentanti delle istituzioni e della società italiana nel suo insieme.
 

CLAUDIO GATTI FIRMA L’INCHIESTA DELL’ANNO
Elena Ferrante, un’ebrea italiana: è la germanista Anita Raja
Napoletana, figlia di una sopravvissuta alla Shoah di origini polacche. Ebrea italiana. Una inchiesta giornalistica magistrale firmata sul Domenicale del Sole 24 ore da uno dei più brillanti giornalisti investigativi italiani, Claudio Gatti, e in uscita contemporaneamente sul quotidiano più prestigioso quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine e sul periodico culturale New York Review of Books, rivela l’identità che si cela dietro allo pseudonimo di Elena Ferrante. Cade così il velo su una delle autrici più rispettate e vendute al mondo e il giallo che ha tenuto per anni con il fiato sospeso il mondo della cultura internazionale ha ora una soluzione.
La letterata e germanista Anita Raja, traduttrice di riferimento dell’autrice berlinese Christa Wolf e di tanti altri classici della letteratura tedesca, moglie dello scrittore Domenico Starnone, ebrea italiana figlia di una sopravvissuta alla Shoah di origini polacche, Frida Petzenbaum, detta Goldi.
A poche ore dalla solennità del Capodanno ebraico il mondo della cultura in tutto il mondo entra in fibrillazione per comprendere meglio la vita e le origini di questa letterata schiva e raffinatissima che stando all’inchiesta avrebbe mosso uno dei maggiori casi letterari di questi ultimi decenni.
Nata a Napoli nel 1953, Anita Raja vive a Roma. Laureata in lettere, ha tradotto dal tedesco gran parte dell'opera di Christa Wolf: “Sotto i tigli” (1986), “Cassandra” (1984), “Premesse a Cassandra” (1984), “Guasto” (1987), “Trama d'infanzia” (1992), “Recita estiva” (1989), “Medea” (1997), “Che cosa resta” (1990), “Congedo dai fantasmi” (1995), “In carne ed ossa” (2002), “Un giorno all’anno” (2006), “Con uno sguardo diverso” (2008), tutti per le edizioni e/o. Oltre a “Il processo” di Franz Kafka (Feltrinelli 2000), ha tradotto poesie e testi di Ingeborg Bachmann, Hermann Hesse, Ilse Aichinger, Irmtraud Morgner, Sarah Kirsch, Christoph Hein, Hanz Magnus Enzensberger, Bertolt Brecht per antologie e riviste. Ha pubblicato articoli e saggi sulla letteratura italiana e tedesca e sui problemi relativi alla traduzione. Nel 2007 ha vinto il Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria, assegnato dal ministero degli Esteri tedesco e dall’Incaricato del Governo federale per la Cultura e i media in collaborazione col Goethe Institut.
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rosh hashanah 5777 - l'ambasciatore sachs
"Italia e Israele, legame profondo
su cui continuare a costruire"

A poche settimane dal mio insediamento in qualità di nuovo ambasciatore d’Israele in Italia, ringrazio Pagine Ebraiche per la gradita occasione di poter scrivere queste righe di presentazione.
Nel poco tempo trascorso dal mio arrivo a Roma con la mia famiglia ho potuto già conoscere un po’ la profondità del legame fra Israele e l’Italia e anche il profondo legame fra le due comunità, la comunità ebraica in Italia e quella che vive in Israele. Un legame profondo e significativo, che porta con sé un saldo e lungo sodalizio di ideali.
Le comunità ebraiche della Diaspora hanno una grande importanza e un’influenza immediata sulla salute e il vigore dello Stato d’Israele. La comunità italiana è una comunità calorosa e molto coinvolta, i cui figli migliori servono nell’esercito israeliano, alcuni di loro anche come “soldati soli”, e prendono parte attiva nella difesa del nostro Paese con grande rischio personale.
La lotta per il carattere e l’identità d’Israele da una parte, e per la possibilità della comunità ebraica di vivere e prosperare anche al di fuori dei confini d’Israele dall’altra parte, costituisce una sola unica battaglia. Una battaglia che riguarda la nostra legittimità in quanto popolo, e il nostro diritto di agire in una società intrisa di pregiudizi e antisemitismo, nella quale ognuno possa vivere secondo le proprie idee e la propria fede.
Sono molto colpito dal fatto che l’antisemitismo sia affrontato in Italia anche dalle più alte cariche istituzionali, a partire dal Presidente della Repubblica, passando dal Parlamento e fino al Presidente del Consiglio. Il popolo italiano, per la stragrande maggioranza, vede nella comunità ebraica un elemento importante nel panorama culturale dell’Italia. I responsabili delle comunità operano senza sosta per far conoscere la ricchezza culturale del nostro popolo e la nostra magnifica storia.

Ofer Sachs, ambasciatore d’Israele in Italia
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rosh hashanah 5777 - gli auguri dal mondo 
Rivlin: "L'unità è la nostra forza
"
"Restiamo uniti, è la nostra forza”. È questo l’augurio che il capo dello Stato israeliano Reuven Rivlin ha mandato non solo agli israeliani ma al popolo ebraico tutto, in occasione di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico che al tramonto segnerà l’arrivo dell’anno 5777. “In questi giorni ci riuniamo per sentire il suono dello shofar, con la speranza che ogni nota porti le nostre preghiere alte nel cielo”, ha detto Rivlin nel video messaggio. “Ma il suono dello shofar è anche un grido d’allarme per la nostra comunità, la nostra famiglia, e a noi stessi – il suo monito – dobbiamo ricordare che ogni ebreo avrà sempre una casa in Israele, ma deve anche avere il diritto di vivere senza paura dovunque desideri, ed è nostro compito difendere tale diritto”. E da Israele arrivano anche gli auguri del primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha voluto dedicare un pensiero a Shimon Peres, “un uomo lungimirante e ottimista. Credo – le parole di Netanyahu – che Shimon vorrebbe che noi celebrassimo Rosh Hashanah quest’anno guardandoci indietro con orgoglio e guardando avanti con speranza”. Ma sono sempre all’insegna dell’unità e della convivenza anche i numerosi messaggi di auguri per un anno buono e dolce che arrivano da leader e istituzioni ebraiche di tutta Europa, a partire dallo European Jewish Congress, per poi passare Oltralpe, con le parole del presidente del Conseil Représentatif des Institutions Juives de France Francis Khalifat, e Oltremanica, attraverso i pensieri dell’attuale rabbino capo del Commonwealth Ephraim Mirvis, e il suo predecessore Jonathan Sacks.
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qui milano - l'iniziativa all'università
Dall'orrore all'etica medica,
parole e immagini per capire 

Responsabilità della scienza e etica della cura: la lezione della Shoah e le nuove frontiere della bioetica”. È il titolo del convegno che si terrà all’Università degli Studi di Milano il prossimo 6 ottobre e che segnerà l’apertura della mostra “Medicina e Shoah”, realizzata dall’università La Sapienza in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con la cura scientifica di Silvia Marinozzi. La mostra, che ripercorre la storia della medicina nazista a partire dalle origini dell’eugenetica sino alle politiche razziste e di sterminio del Terzo Reich, sarà esposta nell’atrio dell’aula magna, di via Festa del Perdono 7 fino al prossimo 2 novembre.
Tanti ed autorevoli gli ospiti previsti per il convegno inaugurale, che prenderà il via nel primo pomeriggio di giovedì (ore 15): ad aprire le due sessioni, gli interventi del rettore Gianluca Vago, del vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e presidente dell’Associazione medica ebraica Giorgio Mortara e del direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano Gadi Luzzatto Voghera. “Dalla Shoah alla bioetica”, sarà il titolo della prima sessione, a cui prenderanno parte gli storici Michele Sarfatti, che parlerà de le “Le dimensioni della Shoah”, e Marcello Pezzetti, direttore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, il cui intervento si intitola “Dalla T4 alla Shoah.
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a torino spiritualità con pagine ebraiche
Da Animali a dèi, storie umane 
Si chiude nelle prossime ore la dodicesima edizione di Torino Spiritualità, la manifestazione “alla ricerca di significato” dedicata quest’anno a “D’istinti animali”, che, sin dalla presentazione del programma, ha mostrato grande attenzione alla cultura e alle tradizioni della minoranza ebraica. Il curatore del festival, Armando Buonaiuto, aveva fatto riferimento ai trentasei giusti che in ogni generazione salvano il mondo, come scritto già nel Talmud Babilonese, per poi citare i versi con cui Jorge Luis Borges elenca i gesti da loro compiuti e suggerire che “El que acaricia a un animal dormido”, colui che accarezza un animale addormentato, simbolo del bene disinteressato, possa essere esempio ideale del tema intorno a cui è stato costruito il programma. Un tema che ha incontrato l’interesse di un pubblico, che, sempre più numeroso, ha riempito tutte le sale dedicate alla manifestazione, a partire dalla giornata di apertura, che ha visto Shaun Ellis, noto come “The Wolfman” dialogare con Buonaiuto, raccontando la sua esperienza insieme a un branco di lupi selvatici, con cui ha condiviso tane e prede, in un racconto sulla capacità di ascoltare e capire quanto del mondo animale sa essere richiamo che ci affascina e inquieta. Pagine Ebraiche ha consolidato quest’anno la collaborazione con il festival, organizzando direttamente due dei tanti eventi in programma: nel secondo giorno della manifestazione l’incontro “Anima e corpo, teologia dell’uomo e teologia degli animali” ha portato al pubblico una testimonianza di Paolo De Benedetti, che non ha potuto intervenire a causa delle sue gravi condizioni di salute, prima che la redazione dialogasse con il rav Roberto Della Rocca, direttore della Formazione e della Cultura all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. A sera è stata la volta di Victoria Acik e rav Alberto Somekh per “Anche Fido mangia casher” prima che il secondo incontro organizzato dalla redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane vedesse la libreria Bardotto colma del pubblico riunitosi per “Da animali a dei: il pensiero di Yuval Harari”, con Davide Assael.
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vicino a israele e alla comunità di genova
Franco Bovio (1924-2016)
È scomparso lo scrittore, poeta e dirigente bancario Franco Bovio. Fondatore e a lungo presidente dell’Associazione per l’Amicizia Italo-Israeliana, nella sua vita si è molto speso per la pace, la cultura, il rafforzamento del legame di amicizia che vi è tra il popolo israeliano e quello italiano.
Molto vicino alla Comunità ebraica genovese, Bovio è ricordato in queste ore con profonda commozione per le molte iniziative che hanno segnato la sua presidenza e il suo impegno nella vita di ogni giorno.
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qui tel aviv - la mostra
Storia dell’Aliyah Bet in Italia
"Eravamo giovani, partimmo come volontari, senza sapere veramente in quale impresa saremmo stati coinvolti”, commenta Murray Greenfield parlando della sua partecipazione nel 1947, come marinaio, all’epopea dell’immigrazione clandestina in terra d’Israele. Emigrato negli Stati Uniti prima della Seconda guerra mondiale, arruolato nella marina americana, salì a bordo di una delle dieci navi partite dagli Usa verso l’Europa dove, come molte altre, avrebbero imbarcato migliaia di persone sopravvissute ai lager nazisti o scampate ad altre drammatiche vicissitudini per portarle nella Palestina allora sotto il mandato britannico. Greenfield non è voluto mancare all’apertura della mostra “In Response to an italian Captain. Aliya Bet from Italy, 1945-1948” inaugurata mercoledì 28 settembre all’Eretz Israel Museum di Tel Aviv.
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sorgente di vita
Shimon Peres (1923-2016)
L’addio a Shimon Peres, con le immagini dei grandi della terra riuniti nel cimitero del Monte Herzl a Gerusalemme per l’ultimo saluto, apre la puntata di Sorgente di vita di questa sera, domenica 2 ottobre, registrata come sempre nei giorni precedenti la messa in onda. Protagonista e testimone della storia di Israele, ultimo dei padri fondatori dello Stato ebraico, Peres è stato protagonista della scena politica israeliana per oltre settant’anni: ministro, premier e presidente, premio Nobel per la Pace nel 1994, insieme a Rabin e Arafat, è stato l’uomo simbolo del dialogo e della ricerca della pace.
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pilpul

Il signor Szymon Perski
Quanto l’impegno e l’azione di Shimon Peres abbiano pesato sui destini d’Israele si incaricherà di dirlo il tempo con la dovuta esattezza. Al netto del cordoglio, dell’immedesimazione ma anche dei distinguo che già da adesso circolano emotivamente, sul web così come tra i diversi mezzi di informazione. Lo si accosta, spesso con tono elogiativo, in qualche altro caso, ben più raro, un po’ polemicamente, alla fondamentale questione della “pace” con i palestinesi. Quindi alle speranze e ai fallimenti legati ad una stagione che se è archiviata come fatto politico non è mai del tutto decaduta come prospettiva. Senz’altro di Peres era e rimane ineludibile il suo concorso all’architettura del negoziato, quello che faticosamente si dipanò tra la seconda metà degli anni Ottanta e la conclusione degli anni Novanta, che nel qual caso non implicava solo la volontà di cercare un accordo ma anche e soprattutto la possibilità di trovare qualcuno con cui accordarsi.

Claudio Vercelli
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"Shanah tovah a tutti"
Desidero inviare a tutti i nostri concittadini della Comunità ebraica i miei più calorosi auguri per Rosh haShannah. Il vecchio anno si è concluso con la scomparsa del Premio Nobel per la Pace Shimon Peres: una perdita importante non soltanto per il popolo ebraico, ma per tutto il mondo. Un uomo che ha lasciato un messaggio di pace per tutti noi cittadini che ci troviamo a vivere in un’epoca difficile e piena di contraddizioni. Un esempio che rimarrà vivo per noi e i nostri figli, nel cammino verso la costruzione di un futuro sempre più prospero.

Dario Nardella, sindaco di Firenze
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