ORIZZONTI
Shimon Peres, il più saggio dei nostri ultimi sognatori
L’uomo
è un mendicante quando pensa e un principe quando sogna». Non so se
Shimon Peres coltivasse la poesia di Hölderlin. E l'accostamento può
apparire incongruo fra il poeta svevo posseduto dagli dei greci, e
l'eroe della Haganah, nato nelle foreste della Polonia e ossessionato,
fino alla fine, dallo spettro della distruzione degli ebrei. Eppure, è
questa la frase che ho in mente, la mattina del 3o settembre, mentre i
suoi amici, giunti dal mondo intero, si accalcano attorno alla piccola
tomba dove sarà sepolto l'ultimo pioniere di Israele. È probabilmente
la parola «principe» che mi lega a quel verso. È il profumo di funerali
principeschi che aleggia nell'area riservata ai più grandi dirigenti
del Paese nel cimitero sul Monte Herzl. Ed è lo spettacolo di tutte le
teste coronate e di tutti i capi di Stato, è l'immagine di tutti gli
Obama, Hollande, re di Spagna e d'Inghilterra che vedo lì, in
raccoglimento attorno alla sua salma e che, già quando era in vita, che
avesse o meno il potere, da tempo avevano preso l'abitudine di
trattarlo come il più saggio e il più nobile fra loro: aveva una grazia
misteriosa che portava a rivolgersi a lui, chiamandolo ormai solo
«Shimon», con la deferenza del discepolo che interroga il suo rabbino.
Bernard-Henri Lévy, Corriere della Sera
5 ottobre 2016
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