ORIZZONTI
Il sociologo: "Così dall’antisemitismo
si arriva al terrorismo"
Ha
scritto Paolo Mieli in un editoriale pubblicato sulla prima pagina del
Corriere della Sera negli scorsi giorni: “Alle solite. L’emozione
mediatica per l’uccisione, domenica, da parte di un palestinese di due
cittadini di Gerusalemme (una donna e un poliziotto) è stata pressoché
nulla. Come se ci si fosse trovati al cospetto di un non evento. Eppure
si trattava di un accadimento doloroso ma simile a tanti altri che di
trepidazione ne hanno provocata molta” si legge nell’articolo. “Un po’
quel che accade sempre più spesso in Europa e negli Stati Uniti dove
ultras islamisti muovono all’attacco di cittadini inermi, colpevoli
solo di trovarsi lì per caso. Solo che se questi cittadini sono ebrei,
la pietà generale si fa più tenue”, nota ancora il giornalista, già due
volte direttore della testata.
È proprio analizzando questa incongruenza, che lo studioso Shmuel
Trigano, professore emerito di sociologia all’Università di Parigi,
spiega come gli attacchi terroristici che hanno trafitto la Francia
nell’ultimo anno arrivino dopo, e siano la diretta conseguenza, di un
decennio e oltre di aggressioni contro la sua comunità ebraica.
Aggressioni spesso ignorate, minimizzate, in qualche modo giustificate
alla luce di una presunta correlazione con gli accadimenti in Medio
Oriente, in un crescendo di violenza impunita e maggiormente
organizzata che è arrivata infine a partorire anche Charlie Hebdo e
Nizza.
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