Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

24 novembre 2016 - 23 Cheswhan 5777
header

DEMENZA DIGITALE E LINGUAGGi

'Post-verità', la parola che racconta i social

img header

Una parola capace di catturare i nostri tempi. L’Oxford Dictionaries, dipartimento della prestigiosa Oxford University Press (che fa a sua volta capo al rinomato ateneo) di definizioni se ne intende. E così nello scegliere “post-verità”, post-truth in inglese, come parola per l’anno 2016, sembra essere riuscita a cogliere una realtà profonda del cambiamento del linguaggio (secondo i ricercatori dell’istituto, l’utilizzo della parola post-verità è aumentata del 2000% rispetto all’anno precedente), ma anche della sostanza.
“Post-verità è un aggettivo che esprime una situazione in cui i fatti oggettivi sono meno capaci di influenzare l’opinione pubblica rispetto al fare leva sulle emozioni o sulle opinioni personali,” il significato di post-verità secondo Oxford Dictionaries, che sottolinea come a influenzare la decisione sia stato soprattutto quanto accaduto nelle campagne elettorali per il referendum sulla Brexit e per le elezioni americane.
Il più importante teatro della post-verità sono stati senz’altro i social network. Al punto che negli ultimi giorni, Facebook ha dovuto ammettere la propria incapacità di distinguere le storie vere da quelle false, e provare a correre ai ripari.
“Poiché l’algoritmo di Facebook è pensato per determinare cosa gli utenti individuali vogliano vedere, ad essi spesso viene mostrato soltanto ciò che convalida le loro convinzioni già esistenti, a prescindere dal fatto che l’informazione condivisa sia vera” spiega un articolo dedicato al tema sul Washington Post.

Leggi tutto

 

musica e linguaggi

Ombre di Robert Zimmerman

img header

Se vi chiedete perché dopo il Nobel Bob Dylan si è chiuso nel silenzio sul grande schermo potreste di trovare parecchie risposte. L’ultima arriva nel 2007, grazie a Todd Haynes, tessitore di mirabili ritratti d’epoca. L’ambizione è raccontare Bob Dylan sotto diverse prospettive. Ma, come si annuncia fin dal titolo “Io non sono qui”, acchiapparlo è impossibile perché il menestrello del rock è un work in progress così inarrestabile e mutevole che per dargli volto e voce Todd Haynes alterna ben sei attori. Sei volti per un solo personaggio è senz’altro da record, soprattutto se si tiene conto che uno di sei è una donna. Todd ruota un caleidoscopio d’attori – Christian Bale, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Winshaw e un’androgina Cate Blanchett che per quest’interpretazione spunta la Coppa Volpi come migliore attrice protagonista. Il film intreccia le storie di sei personaggi, ciascuno ispirato a diverse età e aspetti di Bob Dylan, e lui appare in carne e ossa solo alla fine, in una ripresa di fine anni Sessanta. Quello di Haynes è un film complesso che aspira a fotografare un’epoca e un’icona. Dichiarandosi ispirato “alla musica e alle molte vite di Bob Dylan”, il lavoro suggella il mito della sua elusività: Dylan cambia e svolta così veloce che appena lo vedi è già da un’altra parte. .

Daniela Gross

Leggi tutto

 

musica e linguaggi

Signor Tamburino

img header
Il mondo rende omaggio a Bob Dylan, appena premiato con il Nobel della Letteratura dalla Swedish Academy di Stoccolma. Dario Calimani, anglista, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, regala a Pagine Ebraiche la traduzione di alcune canzoni che offrono spunti di riflessione unici.Questa settimana si tratta “Mr Tambourine Man”, uscita nel 1965.


Signor Tamburino

Ehi, signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
ehi, signor Tamburino, cantami una canzone
e nel tintinnio del mattino io ti accompagnerò

ma lo so, l’impero della sera è ridiventato sabbia
svanito dalla mia mano
m’ha lasciato cieco qui, ancora insonne
mi stupisce la stanchezza, i miei piedi sono inchiodati
e nessuno da incontrare
e la vecchia strada vuota troppo morta per sognare

Ehi, signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
ehi, signor Tamburino, cantami una canzone
e nel tintinnio del mattino io ti accompagnerò

Fammi viaggiare sul turbine della tua nave magica
mi sono spogliato dei sensi, le mie mani non sentono la presa
i miei piedi troppo intorpiditi per andare
aspettano solo che siano i tacchi dei miei stivali a vagabondare
son disposto a andare ovunque, son disposto anche a dissolvermi
nella mia sfilata personale, getta sul mio cammino il tuo incantesimo danzante
ti prometto che lo accetto

Ehi, signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
ehi, signor Tamburino, cantami una canzone
e nel tintinnio del mattino io ti accompagnerò

Anche se senti ridere, mulinare, e un dondolare folle attraverso il sole
non ha di mira nessuno, sta solo scappando via di corsa
e a parte il cielo non ci sono steccati davanti
e se senti vaghe tracce di rime saltellanti che si avvitano
al tempo del tuo tamburello, è solo un clown cencioso alle tue spalle
io non ci farei caso
quella che lui rincorre è solo un’ombra che vedi tu

Ehi, signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
ehi, signor Tamburino, cantami una canzone
e nel tintinnio del mattino io ti accompagnerò

Allora fammi scomparire fra gli anelli di fumo della mia mente
attraverso la foschia rovinosa del tempo, lontano oltre le foglie gelate
gli alberi spettrali, spauriti, verso la spiaggia ventosa
lontano dalla presa tortuosa del dolore impazzito
sì, a danzare sotto il cielo di adamantino con una mano che libera saluta
che spicca contro il mare, circondata dalle sabbie del circo
e la memoria e il fato trascinati in fondo, sotto i flutti
dammi l’oblio dell’oggi fino a domani

Ehi, signor Tamburino, suonami una canzone
non ho sonno e non ho dove andare
ehi, signor Tamburino, cantami una canzone
e nel tintinnio del mattino io ti accompagnerò

Testo di Bob Dylan, traduzione di Dario Calimani.

Leggi tutto

 

ORIZZONTI  

Dalle trincee, la genesi
del Kurdistan

Sui campi di battaglia del Medio Oriente i combattenti peshmerga si stanno guadagnando il diritto di far nascere una nuova entità, il Kurdistan. Poiché si tratta di una regione in guerra, sono le cronache militari a descrivere quanto sta avvenendo. Sono stati i combattenti curdi siriano-iracheni a infliggere a Kobane, nel gennaio del 2015, la prima severa sconfitta di terra allo Stato Islamico (Isis) di Abu Bakr al Baghdadi. Sono state le unità curde espressione del governo regionale di Erbil a fronteggiare per oltre 18 mesi l'espansione di Isis nel Nord dell'Iraq ed ora sono gli stessi reparti a presidiare le posizioni più avanzate dell'attacco a Mosul, culla del Califfato jihadista. Nella Siria dell'Est lo scenario li vede ancora protagonisti: sono i curdi del Rojava ad aver annunciato l'inizio delle operazioni per riconquistare Raqqa, capitale dei jihadisti. Sebbene le battaglie per Mosul e Raqqa siano solamente all'inizio, il fatto che in entrambi i casi in prima linea vi siano i curdi testimonia la migliore struttura militare - e la più solida organizzazione sociale - di un popolo che aspira all'indipendenza dal 1920, quando a promettergliela nel Trattato di Sèvres furono le potenze alleate vincitrici della Prima Guerra Mondiale contro l'Impero Ottomano.


Maurizio Molinari, La Stampa
20 novembre 2016


Leggi tutto

orizzonti 

Marocco, Memoria viva

È stato stretto il 14 novembre a Rabat, su iniziativa marocchina, un accordo fra gli archivi nazionali del Marocco e il Mémorial de la Shoah di Parigi. Scopo dell'accordo, ricostruire la memoria ebraica del paese. Si tratta di una notizia importante per molti motivi: innanzitutto, perché la presenza ebraica in Marocco è antica e significativa, ricca di cultura e di intrecci con il mondo che la circondava. Uso il passato perché di ebrei in Marocco dopo la nascita dello stato di Israele nel 1948 ne sono rimasti pochi, ottomila circa su una popolazione di trecentomila. In secondo luogo, perché si tratta di un paese musulmano, e scambi culturali come questo - il primo in assoluto di un paese islamico con un'istituzione come il Mémorial de la Shoah - sono importanti anche dal punto di vista politico, e non solo di quello strettamente culturale. Ridare vita ai documenti che testimoniano una presenza radicata e forte degli ebrei nella società marocchina vuol dire contribuire a rendere meno monolitico il quadro complessivo di questa società e a mostrarne le radici complesse e intrecciate con le altre culture religiose. Il preambolo della costituzione emanata dopo la rivoluzione del 2011 riconosce infatti «che l'unità del paese si è nutrita e arricchita dei suoi affluenti africani, andalusi, ebraici e mediterranei».

Anna Foa, Osservatore romano
23 novembre 2016


Leggi tutto



Shir shishi, una poesia per erev shabbat

"Ora, i denti dei lupi"

img header
Il poeta Ronny Someck di cui ho già avuto modo di scrivere in questa rubrica, ha reagito con una lirica dura e sconvolgente alla paura espressa dalla poesia di Amir Gilboa, "Cerbiatta io ti manderò". La gazzella, metafora della figlia e della purezza, diventa nella poesia di Someck, emblema dell'innocenza violata dal mondo dei lupi, di uomini e guerre, che attendono con le zanne scoperte e gli artigli affilati, pronti ad attaccare l'essere indifeso. Someck pronuncia un'accusa forte nei confronti di chi abbandona la figlia, demarca la responsabilità e non nasconde la verità dietro a un lessico bello e poetico, nel componimento “Ora, i denti dei lupi” del 1977.

Ora, i denti dei lupi nel ventre della gazzella,
macchie di sangue rapprese sul suo collo,
ai piedi i profumi del bosco
e labbra pesanti di racconti di quel viaggio,
quando l'avevi mandata via mentre le rughe
si assiepavano come lupi sul tuo volto,
gli occhi stavano rintanati nelle orbite e fuori
faceva caldo e freddo,
freddo e caldo,
un tempo sballato.

E intanto i lupi bevevano vodka in tuo onore, nelle feste dello stupro, nelle notti del suo corpo.

Sarah Kaminski, Università di Torino

Leggi tutto

 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici suFACEBOOK  TWITTER

Pagine Ebraiche 24, l’Unione Informa e Bokertov e Sheva sono pubblicazioni edite dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa, notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009. Pagine Ebraiche Reg. Tribunale di Roma – numero 218/2009. Moked, il portale dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 196/2009. Direttore responsabile: Guido Vitale.