musica e linguaggi
La poesia di un processo creativo
Dopo
vent’anni di promesse mancate e di attese deluse, è arrivato il Nobel
per Zushe ben Avraham, alias Robert Allen Zimmerman, alias Bob Dylan. I
suoi testi – Blowin’ in the Wind, The Times They are a-changing, Mr
Tambourine Man, Desolation Row, It’s All Right, Ma (I’m only bleeding),
Not Dark Yet, A Hard Rain’s Gonna Fall, Masters of War, e infiniti
altri – costringono oggi a rivedere e ad ampliare l’idea di
‘letteratura’, a dispetto di pedantesche e superate distinzioni. Un
Nobel molto discusso. In effetti, è l’investitura di un artista che ha
recuperato e rielaborato la cultura popolare e la tradizione folk per
fonderle con la letteratura tradizionale in un modo tanto significativo
e originale che le sue liriche hanno costituito un punto di non
ritorno. La motivazione ufficiale – “ha creato una nuova espressione
poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana” –
suona riduttiva, perché il peso della sua influenza sulla poesia e
sulla canzone d’autore – ma è stato anche pittore, scultore, scrittore,
attore, regista, conduttore radiofonico – è incalcolabile.
Fabio Fantuzzi
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