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1 dicembre 2016 - 1 Kislev 5777
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PAROLE E SOCIETà

Le bugie che mettono a rischio il futuro

img headerI redattori di Oxford Dictionary hanno scelto di inserire la parola “Post-Truth” ovvero “post verità” come parola non solo accreditata, ma come parola dell’anno. La cosa è meno bizzarra di quanto si potrebbe pensare e soprattutto ha molto a che fare con l’atmosfera culturale e politica che caratterizza il nostro presente. Che cosa s’intende con il termine “Post verità”? Soprattutto, che cosa s’intende per politica della post-verità, o più in generale per società post-fattuale? Si tratta della tendenza della società contemporanea ad accettare come vere informazioni (politiche e non) senza alcuna base reale. Non è una novità. Nella storia le verità affermate come vere, vissute come vere ma prive di fondamento hanno avuto molto successo in passato. Smontarle, in altre parole nell’ordine: decostruirle, dimostrarne l’infondatezza, e dunque uscire dal campo magnetico della loro forza di persuasione e di convinzione, non è stato facile e ha richiesto molte energie e molte competenze. Un esempio: la decostruzione della forza persuasiva dei Protocolli è stata una dura battaglia culturale, politica, emozionale, comunicativa che è durata non meno di mezzo secolo. Non è stato un mezzo secolo senza pesanti eventi: la vicenda è iniziata nel 1921 con il primo processo e si è finita negli anni ‘70. In mezzo ci sono stati milioni di morti, anche come conseguenza della capacità persuasiva dei falsi.

David Bidussa, Pagine Ebraiche, dicembre 2016

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MUSICA E LINGUAGGi

Bob Dylan, un sentiero di dipinti

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“Penso che la chiave del futuro sia in ciò che rimane del passato. Che devi essere in grado di padroneggiare gli idiomi del tuo tempo prima di poter avere una qualunque identità nel tempo presente. Il tuo passato inizia nel giorno in cui nasci, e non tenerlo in considerazione vuol dire auto-ingannarsi su chi si è veramente”. Chissà se il cantautore americano Bob Dylan, oltre ai citati impegni precedenti, aveva in mente anche questi principi di vita nel declinare l’invito a Stoccolma per ritirare il Premio Nobel per la Letteratura assegnatogli quest’anno. La citazione, opera dell’artista stesso, proviene dal testo di presentazione di una mostra a lui dedicata presso la Halcyon Gallery di Londra. Che fino al prossimo 11 dicembre, racconta un lato di Dylan inedito: non la sua musica, ma i dipinti.
“Quando la Halcyon Gallery ha suggerito di ritrarre i paesaggi americani per una mostra, non hanno dovuto ripeterlo due volte. Dopo qualche chiarimento, ci ho messo il cuore e ho iniziato a correre. Il tema di questi lavori è il fatto di avere qualcosa a che fare i panorami del paese: come lo puoi vedere incrociando la terra e guardandola per quello che vale. Rimanendo fuori dal modo di pensare convenzionale e viaggiando per le strade secondarie, da anima libera” si legge ancora nell’introduzione alla rassegna firmata dall’artista.

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musica e linguaggi

La poesia di un processo creativo

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Dopo vent’anni di promesse mancate e di attese deluse, è arrivato il Nobel per Zushe ben Avraham, alias Robert Allen Zimmerman, alias Bob Dylan. I suoi testi – Blowin’ in the Wind, The Times They are a-changing, Mr Tambourine Man, Desolation Row, It’s All Right, Ma (I’m only bleeding), Not Dark Yet, A Hard Rain’s Gonna Fall, Masters of War, e infiniti altri – costringono oggi a rivedere e ad ampliare l’idea di ‘letteratura’, a dispetto di pedantesche e superate distinzioni. Un Nobel molto discusso. In effetti, è l’investitura di un artista che ha recuperato e rielaborato la cultura popolare e la tradizione folk per fonderle con la letteratura tradizionale in un modo tanto significativo e originale che le sue liriche hanno costituito un punto di non ritorno. La motivazione ufficiale – “ha creato una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana” – suona riduttiva, perché il peso della sua influenza sulla poesia e sulla canzone d’autore – ma è stato anche pittore, scultore, scrittore, attore, regista, conduttore radiofonico – è incalcolabile.

Fabio Fantuzzi

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musica e linguaggi

Vicolo della desolazione

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Il mondo rende omaggio a Bob Dylan, appena premiato con il Nobel della Letteratura dalla Swedish Academy di Stoccolma. Dario Calimani, anglista, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, regala a Pagine Ebraiche la traduzione di alcune canzoni che offrono spunti di riflessione unici.Questa settimana si tratta di Desolation Row, brano dell’album Highway 61 Rivisited, uscito nel 1965.


Vendono cartoline dell’impiccagione
sporcano di marrone i passaporti
nel salone di bellezza si affollano i marinai
il circo è in città
arriva il commissario cieco
l’hanno mandato in trance
una mano legata al funambolo
l’altra nei pantaloni
e la squadra di pronto intervento è sulle spine
vuole andare da qualche parte
mentre con la mia signora stasera sbirciamo
nel Vicolo della desolazione

Cenerentola sembra così leggera
“I simili si riconoscono,” sorride
con le mani dietro nelle tasche dei pantaloni
alla Bette Davis
e viene Romeo e si lamenta
“Tu, credo, mi appartieni”
e c’è chi dice: “Sei nel posto sbagliato amico mio
vattene che è meglio”
e l’unico suono che rimane
partite le ambulanze
è Cenerentola che spazza il selciato
in Vicolo della desolazione

Ora la luna si è nascosta un po’
le stelle si stanno nascondendo
la signora che legge le carte
ha riposto tutte le sue cose
tranne Caino e Abele
e il gobbo di Notre Dame
fanno tutti all’amore
o attendono la pioggia
e il buon samaritano si veste
si prepara per la scena
stasera andrà al carnevale
in Vicolo della Desolazione

Ora Ofelia è sotto la finestra
e ho paura per lei
ventidue anni oggi
e già zitella
per lei, la morte è una cosa romantica
ha addosso una cotta di maglia
la sua professione è la sua religione
il suo peccato è la sua vita smorta
e anche se ha gli occhi fissi sul
grande arcobaleno di Noè
passa il tempo a sbirciare
sul Vicolo della desolazione

Einstein, travestito da Robin Hood
coi ricordi in un baule
è passato di qui un’ora fa
con il suo amico, un monaco invidioso
sembrava così impeccabilmente spaurito
mentre scroccava una sigaretta
poi proseguì sniffando canali di scolo
e recitando l’alfabeto
ora non lo degneresti di uno sguardo
ma un tempo era famoso
per come suonava il suo violino elettrico
in Vicolo della desolazione

Il dottor Lercio tiene il suo mondo
dentro a una tazza di cuoio
ma tutti i suoi pazienti asessuati
cercano di farla esplodere
ora la sua infermiera, provinciale frustrata
è responsabile del buco di cianuro
e tiene anche le carte con su scritto
“Abbi pietà dell’anima sua”
tutti suonano dei fischietti
li senti fischiare
se ti sporgi abbastanza
dal Vicolo della desolazione

Dall’altra parte della strada hanno inchiodato le tendine
si preparano alla festa
il Fantasma dell’Opera
perfetta immagine di un prete
Stanno imboccando Casanova
perché si senta sicuro
poi lo uccideranno con fermezza
dopo averlo intossicato di parole
e il Fantasma grida a giovani rinsecchite
“Via di qua, non lo sapete che
Casanova verrà punito per essere entrato
nel Vicolo della desolazione”

A mezzanotte tutti i poliziotti
e la ciurma ultraterrena
escono ad arrestare
chi ne sa più di loro
poi li portano alla fabbrica
dove gli allacciano alle spalle
la macchina dell’infarto
e poi il kerosene
è portato a valle dai castelli
da assicuratori attenti
che nessuno cerchi riparo
in Vicolo della desolazione

Sia lode al Nettuno di Nerone
il Titanic salpa all’alba
e tutti lì a gridare
“Tu da che parte stai?”
ed Ezra Pound e T.S. Eliot
si battono in torre di comando
mentre cantanti di calypso ridono di loro
e i pescatori offrono fiori
fra le finestre del mare
dove guizzano graziose sirene
e nessuno deve darsi pensiero per
il Vicolo della desolazione

Sì, ieri ho ricevuto la tua lettera
(proprio quando sì è rotta la maniglia della porta)
quando mi hai chiesto come stavo
era forse una battuta?
Tutta la gente di cui parli
sì, li conosco, non mi dicono nulla
ne ho dovuto riordinare le facce
e dargli un altro nome
al momento non riesco a leggere bene
non mandarmi altre lettere no
non se non le spedisci
dal Vicolo della desolazione.

Testo di Bob Dylan, traduzione di Dario Calimani.

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ORIZZONTI  

Uno spettro per l'Europa:
il populismo autoritario

Hanno sentimenti negativi verso i migranti, i diritti umani e l'Unione europea: piuttosto che allargare le maglie vorrebbero restringerle, su tutte e tre le questioni. Sono ostili ai giornali, e si fidano di più di un tuffo in Internet senza stare a sottilizzare particolarmente su quale sia la fonte a cui si affidano, nella scia della massima di Donald Trump «non credete ai giornali, credete a Internet». Uno studio condotto in Inghilterra da tre professori - David Sanders dell'University of Essex, Jason Reifler dell'University of Exeter, Tom Scotto dell'University of Strathclyde - per analizzare la questione del referendum sulla Brexit, ha scoperto che il 50 per cento degli inglesi condivide questa «mentalità» e questi «sentimenti negativi». I tre prof utilizzano, per definirla, l'etichetta di «populismo autoritario» (Pa), che è un vero e proprio «insieme coerente di convinzioni». Lo studio, bisogna rilevarlo, non è un sondaggio ma un'analisi sui dati di una serie di indagini su panel di You-Gov condotte tra il 2011 e il 2015, quindi nel quadriennio che porta dritti alla Brexit. Ne vien fuori questo ritratto: i populisti autoritari non sono, per capirci, esattamente dei «fascisti», o ciò che eravamo abituati a intendere con questa parola.

Jacopo Iacoboni, La Stampa
27 novembre 2016


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MEMORIE 

"Simpatico e diavolo. Bassani, il mio papà"

È lei Giannina, la bambina delle prime pagine del Giardino dei Finzi-Contini dalla natura allegra ed espansiva: «Si spingeva incontro alle ondate che venivano all'assalto della riva (...) Aveva l'aria di divertirsi un mondo (...) tanto che di lì a poco, quando rimontammo in macchina, vidi trascorrere nei suoi occhi neri e vividi, scintillanti, sopra due tenere guancine accaldate, un'ombra di schietto rimpianto». Sono passati tanti decenni da allora. Paola Bassani ha scritto un piccolo libro di memorie nutrito di amorosa delicatezza: Se avessi una piccola casa mia. Giorgio Bassani, il racconto di una figlia (La nave di Teseo). È tra le cose più difficili scrivere del proprio padre soprattutto se è stato una persona famosa. Paola è riuscita a farlo senza cadere nella trappola del ricordo acritico. Il libro è una biografia parallela, la bambina che cresce, il padre che al di là della porta scrive. La bambina ama leggere, il padre vigila anche sulla scelta delle sue letture, Pinocchio, poi L'isola del tesoro e, verso i quattordici anni, Guerra e pace. E via via, La lettera scarlatta, Madame de La Fayette e Guy de Maupassant, «un autore che ci ha legati per sempre».

Corrado Stajano, Corriere della Sera
28 novembre 2016


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Shir shishi, una poesia per erev shabbat

Cos’è l’amore

img headerDa molto tempo si scrive tanto su Bob Dylan, ma a che pro? Scriviamo tanto anche su israeliani mizrahi discriminati. E quindi? E “due stati per due popoli” è solo un’utopia di pace con l’ennesimo ripescaggio politico?
Di fronte ai grandi temi ci rifugiamo nelle piccole oasi dei sentimenti puri che purtroppo a volte non riescono a fare barriera tra noi e il mondo. Dalia Rabikovitch nasce a Ramat Gan nel 1936 e muore suicida a Tel Aviv dopo una lunga depressione, nel 2005. L’amore per suo figlio Idò è un sentimento puro che oltrepassa il tempo e le differenze linguistiche grazie alla poesia.

Cos’è l’amore? ho chiesto a Idò
e lui m’ha guardato brusco di traverso
e mi ha detto con rabbia e compassione:
se ancora non lo sai
non lo saprai mai più.
E allora io gli ho detto senza rabbia e senza compassione
ma con sguardo accattivante, un poco divertito
io lo so cos’è l’amore
volevo solo controllare la tua verbalità
la tua capacità di espressione in ebraico,
e poi volevo anche un pizzico di rabbia e compassione
per non perdere la tensione,
perché non si cominci ad annoiarci a vicenda
e non si bisticci e non ci si chieda scusa,
che poi mi ci rodo,
io lo so cos’è l’amore.
Amo te, per esempio.

Sarah Kaminski, Università di Torino

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