Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

23 febbraio 2017 - 27 shevat 5777
header

SOcietà

Zygmunt Bauman e i veleni dei social

img header

Il suo insegnamento è enorme, l’eredità che ha lasciato al mondo, e al mondo ebraico in particolare, inestimabile. Ma il capitolo del testamento del grande filosofo e sociologo Zygmunt Bauman (1925- 2017) che forse più corrisponde ai giorni nostri, quello che consideriamo dovrebbe essere patrimonio di tutti i giornalisti ebrei, è la sua messa in guardia nei confronti dei veleni dei social network. Scettico nei confronti delle nuove modalità espressive praticate da quelli che sono stati chiamati gli “attivisti in poltrona”, la gente che dal comodo di casa propria, spesso sfuggendo a ogni assunzione di responsabilità, non risparmia maldicenze, calunnie e invettive sconclusionate, inventa notizie infondate, diffonde il sospetto e la sfiducia, il vittimismo e l’ossessione; Bauman anche in questo caso ha parlato molto chiaro. Da giornalisti, da ebrei, da cittadini, vale la pena di ascoltarlo ancora. “Il problema dell’identità – ha spiegato il grande pensatore polacco – è oggi percepito in una maniera nuova. Dall’ipotesi di essere qualcuno che è nato con un compito da realizzare a quella di creare una tua propria comunità. Ma le comunità non lasciano creare a tavolino, o esistono o non esistono. E i social network possono offrirci solo una artificiosa sostituzione”.

gv, Pagine Ebraiche, febbraio 2017

Leggi tutto

 

Società

Parigi, Georges Bensoussan in tribunale
Con lui sotto accusa il vero anti-razzismo

img headerQualcuno non esita a chiamarlo l’Affaire Bensoussan. E se a confermare o meno la portata del paragone con il caso Dreyfus dovrà essere la storia, non c’è dubbio che il processo contro lo storico Georges Bensoussan, che si è aperto a Parigi nelle scorse settimane stia facendo discutere la Francia. A carico dello studioso, uno dei massimi esperti di storia della Shoah, un’imputazione per incitamento all’odio razziale per aver denunciato come nel paese “nelle famiglie arabe, tutti sanno, ma nessuno ammette come l’antisemitismo sia trasmesso con il latte della madre”. Queste parole vengono pronunciate nel corso di un dibattito radiofonico nel dicembre 2015. Nonostante Bensoussan abbia ripetutamente tentato di spiegare che la sua fosse semplicemente una metafora per riferirsi a un pregiudizio culturalmente diffuso, le grandi associazioni antirazzismo d’Oltralpe, Ligue des droits de l’homme, Licra, MRAP, SOS-Racisme ainsi que le Collectif contre l’islamophobie en France (CCIF) lo denunciano. E ora che il caso è  davanti ai giudici, accademici, intellettuali ne discutono, interrogandosi su quale sia il suo significato non solo per la reputazione dello storico, ma per il futuro della Francia. Perché la sentenza determinerà il confine della libertà di espressione, e il caso rappresenta anche la contrapposizione, forse mai così netta, fra attivisti che combattono l’intolleranza in ambiti diversi (o almeno dichiarano di farlo). Tra coloro che si sono schierati apertamente con Bensoussan, molti esponenti della comunità ebraica francese, che denunciano il crescente antisemitismo e gli atti di violenza, in massima parte compiuti proprio da giovani di famiglie arabe, ma anche Alain Finkielkraut, uno dei massimi pensatori contemporanei, che conduceva la trasmissione radiofonica nel corso della quale è stata pronunciata la frase incriminata e ha lasciato il suo posto di membro onorario del consiglio del Licra in segno di protesta. 

Leggi tutto

 

società  

Fatti alternativi

Gli avvocati lo sanno per lavoro; gli altri lo capiscono quando reclamano giustizia in tribunale. I politici, anche se fingono di no, lo sanno benissimo. Agli Ateniesi invece lo aveva spiegato Perirle, che a sua volta lo aveva imparato dai sofisti. Si ripete sempre che nella realtà contano solo i fatti; che l'accertamento dei fatti basta per stabilire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Ma non sempre è così. Il triangolo ha la somma degli angoli interni pari a 180 gradi, la Terra ruota intorno al Sole: questi sono fatti incontrovertibili, che nessuno può permettersi di negare. Nel mondo degli uomini, però, i fatti, da soli, non significano nulla. Ad Atene si conservava memoria di quella volta in cui Pericle e Protagora avevano perso un'intera giornata in una discussione senza senso. Durante una gara un tizio aveva colpito un'altra persona, uccidendola. Cosa c'era da discutere? Tutti avevano visto, il fatto era certo. E invece loro erano stati lì, cercando di distinguere tra causa e responsabilità, valutando quello che era successo: era stata colpa di chi aveva lanciato il giavellotto o degli arbitri? O forse anche della persona che era morta?

Mauro Bonazzi, Corriere La Lettura
19 febbraio 2017


Leggi tutto

Società 

Un team di cacciatori
(per 2.500 bufale)  

Oltre 2.500 bufale smascherate in sedici mesi di lavoro. Ma è solo una goccia nel mare della guerra di disinformazione scatenata dalla Russia contro gli Stati Uniti e l'Europa. Faticano non poco gli undici esperti della East StratCom, task force della Commissione europea, creata nel 2015 per contrastare la propaganda di Mosca. Difficile infatti vedersela con articoli che parlano di «scaffali vuoti nei supermercati di Norvegia e Danimarca», «politici gay europei che complottano per costringere i bambini a cambiare sesso» o «pupazzi di neve messi al bando perché razzisti». Le fake news, le notizie false sono fabbricate in modo da attirare l'attenzione degli utenti che le condividono sui social. In ballo però c'è molto di più. La cyberwar di Mosca ha un chiaro obiettivo: disinformare per influenzare il risultato delle elezioni (lo ha imparato a sue spese Hillary Clinton) e destabilizzare i governi. Ecco perché il Cremlino, secondo un rapporto della stessa East StratCom, ha investito più di un miliardo di euro per sostenere piattaforme come Russia Today o Sputnik (quest'ultimo tradotto in 33 lingue).

Marta Serafini, Corriere della Sera
22 febbraio 2017


Leggi tutto



moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici suFACEBOOK  TWITTER

Pagine Ebraiche 24, l’Unione Informa e Bokertov e Sheva sono pubblicazioni edite dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa, notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009. Pagine Ebraiche Reg. Tribunale di Roma – numero 218/2009. Moked, il portale dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 196/2009. Direttore responsabile: Guido Vitale.