Società
Dio e i ragazzi 10 anni dopo
Mohamed,
nel suo schietto romanesco un po' pasoliniano, confida di i rivolgersi
a Dio quando ha un'interrogazione «perché pregando lui ti aiuta
sicuramente». Sofia sorride soavemente, bionda e botticelliana nel
verde di villa Sciarra a Roma, quando descrive la sua fede: «Dio per me
è come un supereroe, un po' come papà». Alessio parla con naturalezza
della morte, la immagina «come una porta che si apre, e comincia
un'altra vita». Sono normalissimi adolescenti. Potresti incontrarli in
autobus, in una pizzeria, in un parco. Ma ti prendono in contropiede
perché non discutono di cellulari o iPad, di amori o di sesso, di chat,
di realtà virtuale o di stupefacenti: parlano di Dio, del proprio
rapporto con chi è invisibile ma per loro rappresenta una presenza
certa. Sono cattolici, ebrei, musulmani, così diversi eppure così
identici perché maneggiano lo stesso argomento complesso, profondo, che
può persino esporli a possibili conflitti con i loro coetanei. Perché
Dio, si sa, ha scarso e faticoso spazio tra i Millennials, così immersi
nell'immediato presente e nella sua materialistica concretezza.
Paolo Conti, Corriere della Sera
2 marzo 2017
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