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2 marzo 2017 - 4 Adar 5777
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IDENTITà

Grande guerra, le storie di coraggio riscoperte

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Ho voluto che si organizzasse a Trieste un convegno denominato “L'apporto degli ebrei all'assistenza sanitaria sul fronte della Grande guerra". L’ho fortemente voluto e Giorgio Mortara mi ha supportata e incoraggiata perché molti non sanno quanto gli ebrei si sentano italiani e quanto siano, almeno in questo caso, integrati nella vita pubblica italiana. Qualcuno ha scritto che gli ebrei durante la prima guerra mondiale erano più italiani degli italiani. Poi proseguendo con l’organizzazione del convegno e la ricerca degli studiosi, ho scoperto quanti erano interessati all’argomento e quanti libri era già stati editati sull’argomento stesso. Come Associazione Medica Ebraica ci siamo limitati a “L’apporto degli ebrei all’assistenza sanitaria al fronte della Grande Guerra”, ma anche qui gli studiosi non sono mancati.

Rosanna Supino, presidente Associazione Medica Ebraica
Pagine Ebraiche, febbraio 2017

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identità

1915-1918: dentro le vicende e i personaggi
per l'imperativo di non dimenticare

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La Tradizione ebraica è caratterizzata dall’imperativo categorico Zachor, ricorda. “Noi ebrei - scriveva Martin Buber nel 1938 - siamo una comunità basata sul ricordo. Il comune ricordo ci ha tenuti uniti e ci ha permesso di sopravvivere...”. “Ricorda i tempi antichi, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi, interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno....”. (Deuteronomio, 32; 7,) Nella lingua ebraica non c’è il termine storia che viene tradotto con “toledot” che letteralmente significa “generazioni”. Non vi è dunque Storia se non attraverso ciò che una generazione riesce a tramandare alla successiva. In questo risiede l’imperativo morale di ricordare. Da qualche anno gli studiosi analizzano seriamente le memorie individuali, cercando di organizzarle in maniera scientifica ai fini delle indagini storiche. E la cosiddetta storia orale è diventata uno dei filoni più fecondi, e inesplorati, della ricerca sul passato.

Giorgio Mortara, vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Pagine Ebraiche, febbraio 2017

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IDENTITà

Jüdisches Museum Berlin: la Grande Guerra,
storie e memorie presentate in rete

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Dodici storie, per commemorarne 12mila. Così il Museo ebraico di Berlino ha scelto di ricordare il centesimo anniversario dalla approvazione dello Judenzählung, il “censimento degli ebrei” che servivano nell’esercito tedesco, decisa dal Ministero prussiano della Guerra il 12 ottobre 1916, in risposta a velenose calunnie che circolavano nei loro confronti, secondo cui i cittadini di religione ebraica non adempievano al loro dovere di soldati. Spiega il sito del Museo che la notizia provocò grande indignazione nella comunità tedesca, fra le forze in campo e tra i civili, e i suoi risultati non furono pubblicati durante la guerra. Studi e statistiche usciti e partire dagli anni ‘20 indicano comunque che i caduti ebrei furono 12mila. Oggi, disponibili sul portale dell’istituto sono dodici i volti e le biografie che vogliono rendere omaggio a tutti gli altri. Come quelli di Otto Rothman, che sorride giovanissimo sotto l’elmo a punta, spazzato via a 18 anni dopo essersi arruolato volontario, in ossequio alla grande tradizione della sua famiglia, con il nonno Oscar che era stato medico militare in tre guerre (1864, 1866 e 1870).

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identità  

Le regole alimentari nell'ebraismo valgono come quelle etiche

Se è vero che, come dice un adagio indiano, siamo quello che mangiamo, non lo è meno il contrario: mangiamo quello che siamo. La nostra identità si fonda anche sul nostro rapporto col cibo, sulle nostre passioni e i nostri tabù. Del resto, siamo anche quello che "non mangiamo": siccome la carne è debole e le tentazioni abbondano la privazione deve sempre avere un senso, uno scopo, una certa qual gratificazione. E questo succede più che mai nell'ebraismo, perché a differenza di altre la fede d'Israele si fonda sull'assunto che essendo l'uomo fatto di materia e anima entrambe contano nella stessa misura. Non c'è mai nell'ebraismo un rifiuto della fisicità, perché il corpo è un dono di Dio non meno dello spirito. Questo spiega, ad esempio, la vasta serie di norme relative alla vita materiale, a incominciare dai divieti alimentari, che nell'ebraismo non sono considerate secondarie rispetto alle supreme leggi etiche come la fede in Dio o la pietà - e fanno invece parte integrante di una vita ebraicamente completa In questo contesto anche la astensione dal cibo fa ovviamente la sua parte: nel calendario ebraico ci sono infatti alcuni digiuni.

Elena Loewenthal, Stampa Origami
2 marzo 2017


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Società 

Dio e i ragazzi 10 anni dopo
 

Mohamed, nel suo schietto romanesco un po' pasoliniano, confida di i rivolgersi a Dio quando ha un'interrogazione «perché pregando lui ti aiuta sicuramente». Sofia sorride soavemente, bionda e botticelliana nel verde di villa Sciarra a Roma, quando descrive la sua fede: «Dio per me è come un supereroe, un po' come papà». Alessio parla con naturalezza della morte, la immagina «come una porta che si apre, e comincia un'altra vita». Sono normalissimi adolescenti. Potresti incontrarli in autobus, in una pizzeria, in un parco. Ma ti prendono in contropiede perché non discutono di cellulari o iPad, di amori o di sesso, di chat, di realtà virtuale o di stupefacenti: parlano di Dio, del proprio rapporto con chi è invisibile ma per loro rappresenta una presenza certa. Sono cattolici, ebrei, musulmani, così diversi eppure così identici perché maneggiano lo stesso argomento complesso, profondo, che può persino esporli a possibili conflitti con i loro coetanei. Perché Dio, si sa, ha scarso e faticoso spazio tra i Millennials, così immersi nell'immediato presente e nella sua materialistica concretezza.


Paolo Conti, Corriere della Sera
2 marzo 2017


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