Benedetto Carucci Viterbi,
rabbino
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Aman: la cecità di vedere tutto sempre come un caso.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Il
futuro non si fa da solo, nasce dal decidere di esserci, dal dire a se
stessi, “mi riguarda”. Mosè sale, prende le prime tavole, scende, nel
frattempo giù in basso molti, pensando di essere stati abbandonati,
hanno trovato conforto e sollievo altrove. È sempre così quando si
pensa che il futuro ci verrà dato senza metterci del proprio e che è
responsabilità di altri. Alla prima difficoltà la tentazione di andarsi
a cercare un “padrone” che consoli e che si prenda cura di te è
fortissima.
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Sicurezza, nuova allerta
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L’attacco
all’aeroporto di Orly riaccende l’attenzione dei giornali sul tema
della sicurezza. Secondo Repubblica, i vertici della sicurezza
nazionale restano convinti che il terrorismo jihadista colpirà anche in
Italia. Non è fatalismo, viene spiegato, “ma l’analisi dei segnali
aggiornata continuamente e che mostra aspiranti kamikaze privi di armi
ma capaci di usare qualunque strumento per cercare di uccidere: un
coltello, un auto, un camion”. Una minaccia che si cerca di contrastare
ogni giorno, con ottomila soldati a presidiare piazze e monumenti e con
la richiesta agli agenti di girare sempre armati, anche quando sono
fuori servizio.
Il Messaggero tra gli altri dà voce ad alcuni esperti di sicurezza
degli scali. Tra le maggiori criticità al riguardo l’impossibilità di
verificare tutte le auto che entrano nel perimetro dell’aeroporto, come
si fa in Israele, o di piazzare i metal detector all’ingresso
dell’aerostazione, come si fece, ma solo per alcune settimane, a
Bruxelles dopo l’attentato del 22 marzo dello scorso anno. Misure che,
viene detto, creano un rischio supplementare: provocano code e file di
persone al di fuori degli edifici, “che diventano a loro volta facili
obiettivi dall’esterno”.
“I piccoli incidenti si stanno moltiplicando e credo che la tensione
sia destinata ad aumentare. Le elezioni francesi sono cruciali, i
vertici dell’Isis cercheranno di influenzarne l’esito con una campagna
di attentati. La sicurezza è destinata a tornare al centro della
campagna” dice al Corriere l’intellettuale francese Pascal Bruckner,
recente autore di un saggio sull’islamofobia.
Si legge oggi su Libero: “Calma, camerati e nostalgici del Duce. Benito
Mussolini avrà avuto certo delle virtù. Ma, anche a prescindere dalle
abominevoli leggi razziali, ha avuto un torto immarcescibile: è stato
lo statista che ha trasformato l’Italia in un avamposto filomusulmano
del mondo occidentale. Quasi quasi è stato un leader italo-arabo, le
cui conseguenze si stanno trascinando ancora oggi, dato che siamo la
terra di approdo privilegiata da qualunque migrante della Mezzaluna”.
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#roma60 - LE CELEBRAZIONI AL SENATO
"Solidarietà, diritti e diplomazia Questa è la ricetta dell'Europa"
“Reagire
chiudendosi, alzando muri fisici, ideologici e morali è la negazione
della nostra storia e non paga: nessuno può sentirsi al sicuro, nessuno
può fare da solo. Multilateralismo, solidarietà, diplomazia,
pluralismo: questi sono i fondamenti del metodo che ci ha condotto fin
qui, l’unico che ci porterà avanti”. Lo ha affermato il Presidente del
Senato Pietro Grasso, aprendo la conferenza dei presidenti dei
Parlamenti nazionali degli Stati membri e del Parlamento europeo
svoltasi venerdì scorso a Palazzo Madama per i 60 anni dei Trattati di
Roma.
Svoltasi alla presenza tra gli altri dalla Presidente UCEI Noemi Di
Segni, invitata a rappresentare l’ebraismo italiano in questa solenne
iniziativa, la cerimonia ha visto gli interventi dei più alti
rappresentanti delle istituzioni europee. Al centro degli interventi,
le politiche e le strategie per assicurare un futuro di pace, libertà e
democrazia al continente. “Stiamo affrontando uno dei momenti più
difficili nei 60 anni della nostra storia, molti cittadini hanno un
senso di smarrimento e cresce la distanza verso le Istituzioni. Ma il
recente voto in Olanda dimostra che c’è ancora voglia di Europa” ha
sottolineato il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. “Sta
a noi, rappresentanti dei cittadini europei – ha quindi aggiunto –
cambiare l’immagine di un’Europa astratta, troppo burocratica e poco
efficace. Sta a noi regalare un nuovo sogno a mezzo miliardo di
persone. Ce lo chiedono soprattutto i giovani”.
Per il Premier Paolo Gentiloni, l’ultimo a prendere la parola, il
terrorismo “ha destabilizzato in profondità i nostri paesi, poi i
flussi migratori”. Per difendere le conquiste acquisite servirà quindi
guardare negli occhi i problemi, ha aggiunto il primo ministro. “Una
parte dei nostri concittadini si sente sempre più minacciata, meno
protetta e cerca risposte. Tuttavia, molto spesso, si rivolge alla
riscoperta di valori sovranisti e procede verso nazionalismi che se non
fermiamo in tempo faremo fatica a fermare quando si saranno sviluppati
più del dovuto. Una risposta – ha detto Gentiloni – non può essere
un’Europa che si ferma”.
Ad intervenire anche Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo;
Frans Timmermans, Vice Presidente della Commissione europea; il
senatore a vita e Presidente emerito della Repubblica Giorgio
Napolitano; il senatore a vita, già Presidente del Consiglio e
Commissario europeo, Mario Monti; l’ideatrice del Programma Erasmus
Sofia Corradi.
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SORGENTE DI VITA
Dialogo a passo di danza
“Iniziative
come quella di oggi sono veramente utilissime, avete visto come erano
felici tutte? Hanno ballato, hanno cantato, dovrebbero essere
organizzate molto più spesso, almeno una volta a settimana. Le ragazze
sono giovani, minorenni, non possono uscire, non possono avere il
telefono cellulare, stanno qui dentro ad annoiarsi e queste attività
sono un bene anche per loro” dice Juliet, mediatrice culturale in un
centro migranti in Sicilia. L’intervista è nel servizio di Sorgente di
vita dedicato al progetto “Una cultura in tante culture” promosso
dall’Adei Wizo e dal Lions Club, sostenuto con i fondi dell’Otto per
Mille dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: la ragazza, di
origini nigeriane, ha partecipato al laboratorio animato da Edna Calò
Livnè, educatrice israeliana che ha alle spalle un’esperienza di lavoro
nel kibbutz Sasa con ragazzi di diverse provenienze e religioni. Leggi
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L'affaire Bensoussan / 1
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Non
finisce così, se ne può stare certi. E non per fare le Cassandre;
semmai si tratta di dotarsi di un minimo di preveggenza. La vicenda
giudiziaria che ha coinvolto lo storico e sociologo Georges Bensoussan,
della quale ci siamo già ripetutamente occupati su questa newsletter,
risoltasi quindi con l’assoluzione dai capi d’accusa attribuitigli, ha
il rancido sapore di una vendetta maturata nel corso del tempo (poco
importanza va attribuita al fatto che non abbia prodotto gli effetti
penali sperati) così come di una sorta di innalzamento della “soglia
dello scontro”. Rimane quindi plausibile pensare che a questa
iniziativa, abortita per volontà di una magistratura che ha dimostrato
di sapere tenere distinte le cose (legittima critica da «istigazione
all’odio razziale»), possano seguire, nei tempi a venire, altri ricorsi
alle autorità giudiziarie. Poiché il terreno sul quale screditare
un’opinione, ancorché secca ma comunque lecita, sta divenendo sempre di
più quello scivolosissimo della via giudiziaria alla “verità”. La quale
non esiste in sé – non essendo un tribunale la sede nella quale
sentenziare nel merito di ciò che è stato detto su questioni di ordine
capitale (migrazione, integrazione, cittadinanza e così via)
all’interno di un confronto di posizioni diversificate – ma serve
comunque a insinuare che il chiamato in correo, in questo caso lo
stesso Bensoussan, non sia esente da una qualche colpa, fosse anche
solo quella di avere detto delle parole non gradite.
Claudio Vercelli
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Levi Papers - Ulisse e qualcosa
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Nel
capitolo “Il canto di Ulisse” Pikolo e Primo camminano insieme diretti
alle cucine per prelevare la zuppa del Kommando chimico. Parlano di se
stessi, delle proprie madri. Nella versione 1947 è presente una frase
che non troviamo in quella del 1958. Una delle rare cancellazioni, dato
che per lo più sono aggiunte. Suona così: “Sua madre è finita a
Birkenau”. Perché l’ha cassata? Pikolo, ovvero Jean Samuel, era stato
arrestato con i genitori e con il fratello. È la parola Birkenau che
vuole togliere qui? In realtà figura già altre volte nella edizione del
1947, almeno cinque. Forse è un dettaglio che svia nel contesto? Levi
vuole mantenere una concentrazione su Pikolo, senza alludere al Lager
delle donne, alle camere a gas e ai forni crematori? Non è facile
rispondere. Interessante invece l’aggiunta che figura nella edizione
del 1958. Viene dopo i versi: “Considerate la vostra semenza:/ Fatti
non foste per viver come bruti,/ Ma per seguir virtute e conoscenza”.
Un punto decisivo del capitolo.
Marco Belpoliti, scrittore
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