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27 aprile 2017 - 1 Iyar 5777
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CONTANDO L’OMER 

Sette settimane con l’etica del Mussar

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Le sette settimane che separano la festa di Pesach da quella di Shavuot rappresentano un momento spiritualmente intenso. La prescrizione è quella di contare ogni giorno, nella pratica detta ‘conteggio dell’omer’ il significato letterale della parola indica l’unità di misura usata per l’offerta di orzo che era necessario portare al Tempio di Gerusalemme il secondo giorno di Pesach). Una stagione che ha presto assunto anche una connotazione luttuosa, con varie proibizioni tra cui quella di sposarsi e di tagliarsi i capelli, in memoria della pestilenza che colpì e decimò gli allievi del grande Rabbi Akiva (II secolo e.v.). Pratica tradizionale di questo periodo è quella di dedicarsi a temi etici, come la lettura dei Pirkei Avot (“Massime dei Padri”), un capitolo per volta nel corso di ogni Shabbat che separa le due ricorrenze. Così, il giornale americano Tablet offre a tutti coloro che lo desiderano alcuni suggerimenti per concentrare lo sforzo teso all’etica anche nella pratica di vita quotidiana, leggendo testi sull’ebraismo del Mussar.

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FESTEGGIANDO ROSH CHODESH

La benedizione della nuova luna

img headerLa festività del capomese (Rosh Chodesh) porta all’attenzione i temi del rinnovamento e della marginalità. E dunque anche del riscatto e della redenzione che la marginalità richiama e richiede. C’è il rinnovamento del ciclo riproduttivo della donna, che ha il compito della procreazione, della cura e istruzione della prole. E tuttavia trova solo un posto marginale nelle sfere amministrative, politiche e religiose. C’è il rinnovamento del popolo Israele, che ha accettato la Torah tramandandola per millenni, ma ha dovuto vivere in marginalità, subendo discriminazioni e violenze di ogni sorta. E c’è il rinnovamento della luna, che governa il trascorrere del tempo, ma non brilla di certo come il sole. La stessa festività di Rosh Chodesh è considerata ‘minore’, nonostante il capomese (primo precetto) segni la nascita del calendario ebraico, rappresentando la costituzione stessa del popolo d’Israele, il suo cominciamento. Tanto importante che Rashi, il grande commentatore del Talmud, sosteneva che la Torah potesse cominciare da questo verso biblico: «Questo mese è per voi il capo dei mesi; sarà cioè per voi il primo dei mesi dell’anno» (Esodo, 12,2). Il ciclo della donna suggerisce un legame stretto con il ciclo lunare. E l’affinità – non solo biologica - trova riscontro nei testi della tradizione. Non a caso il capomese è giorno pienamente festivo per la donna, che si astiene dal lavoro e si riposa. Il privilegio trova origine nell’episodio del vitello d’oro, in Esodo 32,2 («staccate i pendenti d’oro che sono agli orecchi delle vostre donne dei vostri figli e delle vostre figlie e portatemeli»).

Nunzia Bonifati, giornalista

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identità

Valorizzare insieme un patrimonio comune

img headerGli ebrei vivono nella penisola italiana da oltre due millenni. Una presenza storica per una minoranza che, tra alterne vicende, ha fortemente inciso nella società. Sul numero di Pagine Ebraiche di aprile sono stati pubblicati al riguardo tre scritti di altissimo valore, con l’autorizzazione del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, realizzati per un concorso di selezione di personale all’interno dello stesso Meis. Riproponiamo questa settimana il secondo dei tre scritti.
Il disegno è di Giorgio Albertini.

È la fine del settembre 1943, ufficiali tedeschi si recano negli uffici della Comunità ebraica di Roma per ispezionare il posseduto della biblioteca della Comunità e del Collegio Rabbinico. Ispezioni di questo tipo si ripeteranno nei giorni seguenti. Il Presidente della Comunità romana Foà e il Presidente delle comunità israelitiche italiane Almansi cercano il coinvolgimento delle autorità italiane, intuendo il rischio di queste incursioni, e sottolineano che l’eventuale requisizione di questo materiale da parte delle truppe tedesche sarebbe una “gravissima perdita per l’Italia”. Questa, come scrive Micaela Procaccia in un suo saggio sulla conservazione e sulla musealizzazione del patrimonio ebraico italiano, è forse la prima volta che beni culturali ebraici vengono definiti parte del patrimonio culturale italiano. Significativamente avviene proprio quando lo Stato italiano non riconosce più gli ebrei italiani come suoi cittadini. Oggi il riconoscimento del patrimonio culturale ebraico come parte di quello nazionale italiano è inscritto nell’articolo 16 degli accordi che regolano i rapporti fra lo Stato italiano e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: esso sancisce la collaborazione fra il primo e le seconde al censimento, conservazione e valorizzazione del patrimonio ebraico in Italia.

Federica Pezzoli

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storia  

Il film che lo fece riflettere sull'antisemitismo

Due mondi è un film uscito nella sale italiane nel 1931. Racconta la storia di un amore impossibile. L'autore, l'ebreo tedesco Ewald André Dupont, è un regista famoso. Il film è ambientato durante la prima guerra mondiale in una cittadina occupata dagli austriaci, poi dai russi. Durante la Pasqua si accendono scontri nel quartiere ebraico: tra le vittime c'è Nathan, figlio di un orologiaio. Stanislaus, un tenente mandato a ripristinare l'ordine, salva da uno stupro Esther, sorella di Nathan. Quando i russi riconquistano il paese, il tenente ferito è salvato dalla ragazza, che convince il padre a nasconderlo nel ghetto. I due giovani si innamorano, ma i rispettivi genitori si alleano per impedire il matrimonio. Tatiana (Tania) Schucht, sorella maggiore di Giulia, moglie di Antonio Gramsci, vede il film e si riconosce nella protagonista, uscendone sconvolta. Riemergono le memorie dell'odio antiebraico sperimentato nell'infanzia. A Gramsci, detenuto in carcere, scrive di essere convinta che l'antisemitismo sia eterno: nessun dialogo fra «i due mondi» le sembra possibile. Gramsci reagisce con durezza, chiamandosi fuori da ogni distinzione, in nome delle sue origini: «Al contrario dei cosacchi, i sardi non distinguono gli ebrei dagli altri uomini».

Alberto Cavaglion, La Stampa
27 aprile 2017


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Orizzonti 

Il filo tragico che lega genocidio armeno e Shoah

“JUDEN UND ÜBERJUDEN, EBREI E SUPEREBREI”. Questo titolo delirante, antisemita e - come si vedrà - antiarmeno, corrispose alla normalità della politica, della cultura e dell'informazione tedesca dagli anni Novanta del XIX secolo sino al nazismo. Ciò basti per comprendere l'importanza e la preziosità della grande mostra sul Genocidio Armeno, il Metz Yeghern, che oggi si inaugura al Memoriale della Shoah di Milano. L'Islampolitik - economica, strategica e culturale - del Kaiser Guglielmo II normalizzo la stampa in chiave antiarmena e filoturca, adottando argomenti e stereotipi antisemiti contro questo antico popolo cristiano. Una delle poche eccezioni fu il Frankfurter Zeitung, quotidiano fondato da due ebrei tedeschi - L. Sonneman e H.B. Rosenthal - schieratosi in difesa degli armeni. Nel 1913 - dopo i massacri degli armeni di Adana (1909) - l'ambasciatore tedesco Wangenheim, sostenne che quella dell'alleato turco era "la naturale reazione al sistema parassitario dell'economia armena. E' noto che gli armeni sono gli ebrei di oriente". E ancora: "Le attività economiche, che altrove sono portate avanti dagli ebrei, ossia la spoliazione dei poveri, sono qui condotte esclusivamente dagli armeni".

Giuseppe Laras, Il Foglio
27 aprile 2017


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Shir shishì, una poesia per erev shabbat

"Una strega tutta trillo"

img headerEcco un'altra poesia di Rachel Halfi, scelta per la bellezza e la musicalità e non per nessun motivo celebrativo, come ad esempio il detestabile 8 marzo in cui tutti parlano dei diritti e della libertà della donna. I continui dibattiti avvengono troppi anni dopo il 1791, data in cui la scrittrice francese Olympe de Gouges contestò il testo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, pubblicata in Francia due anni prima. Nella generazione del terzo millennio le donne sono sempre più portatrici di nuove capacità, trilli, tamburelli e campanellini ma purtroppo la maledizione della lebbra rimane forte e colpisce ancora. Secondo le statistiche in Italia ogni tre giorni accade un femminicidio; meno che negli anni '50, troppo per i giorni nostri.
 
Sono dipinta con le tinte di stregoni e lebbra,
tiro cordoni di paura,
sono intoccabile.
Vi illumino di cremisi, di porpora e di vincoli
e di abissi da non valicare
 
Vicino al mio corpo, restano con me, fedeli per sempre
i miei campanellini restano con me, trillano limpidi
di un trillo sottile, a me, a me
in contraddizione
con la realtà.

(Liriche delle streghe, 1979)

Sarah Kaminski, Università di Torino

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