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   6 giugno 2017 - 12 Sivan 5777

 



alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Roberto Della Rocca e di Dario Calimani. Nella sezione pilpul una riflessione di Tobia Zevi, Mario Avagliano ed Emanuele Calò.
 
 
 
Qatar isolato da sauditi e alleati,
si rompe il patto del Golfo 

Ampio spazio anche sui quotidiani italiani alla crisi interna ai Paesi del Golfo: Bahrein, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi hanno infatti deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Qatar. “Doha sostiene il terrorismo”, la motivazione ufficiale dell'azione dei cinque paesi arabi contro il piccolo quanto influente regno guidato dalla famiglia Al-Thani. Oltre al ritiro dei diplomatici, è stata decisa la chiusura di tutte le frontiere aeree e terrestri, isolando di fatto il Qatar, racconta tra gli altri il Corriere. “La grande alleanza araba contro il terrorismo, lanciata due settimane fa da Trump a Riad, perde un pezzo importante”, sottolinea La Stampa, che ricorda come il Qatar sia considerato un pericolo perché troppo vicino all'Iran, per l'influenza della sua rete Al Jazeera e perché da sempre sostenitore del gruppo dei Fratelli Musulmani, realtà politico-religiosa considerata un nemico da Egitto e Arabia Saudita in primis. A Doha, inoltre, ha trovato rifugio dal 2012 il leader del gruppo terroristico di Hamas Khaled Meshaal ma sembra che ad alcuni rappresentanti del movimento sia stato chiesto nelle scorse ore di lasciare il Paese. “Le accuse al Qatar di favorire il terrorismo potrebbero essere rivolte anche all'Arabia Saudita e alle altre monarchie del Golfo. - scrive Alberto Negri sul Sole 24 Ore - Quindi per i sauditi si tratta di trovare un capro espiatorio del terrorismo jihadista per poter contrastare il suo vero rivale nel Golfo, l'Iran”. Sole 24 Ore, Corriere e Repubblica ricordano poi come il Qatar abbia fatto molti investimenti a livello internazionale e in particolare in Italia: nel nostro Paese, dai grattacieli a Milano ai terreni in Costa Smeralda, la famiglia Al Tahani ha un giro di affari da 6 miliardi di euro.

Attentato a Melbourne. L'Isis ha colpito ancora, questa volta in Australia, dove un attentatore ha sparato a un uomo, uccidendolo e ha preso in ostaggio una donna in un condominio nel distretto di Brighton a Melbourne. Nella sparatoria che è seguita a un negoziato con la polizia sono rimasti feriti tre agenti. Il killer, Yacqub Khayre, di origini somale, alla fine è stato ucciso, ma prima di morire ha telefonato a un canale televisivo locale affermando di agire "in nome di al Qaeda e dell'Isis". In serata è arrivata la rivendicazione del Califfato che attraverso la sua 'agenzia', l'Amaq, ha affermato che il killer "è uno dei nostri soldati" (Repubblica).

Il terrorismo jihadista e il legame con l'ideologia nazista. Tra gli ospiti del global forum dell'American Jewish Committe, il filosofo francese Bernard-Henri Levy spiega a La Stampa il suo punto di vista sui terroristi islamisti, che “non sono pazzi e neppure dei poveri emarginati, seguono e applicano un'ideologia precisa”. “Il terrorismo è insieme un fenomeno politico e religioso. - spiega il filosofo -  Sul piano politico, questi gruppi sono nazionalsocialisti. Sono l'ultima "perla" prodotta dall'ostrica del nazismo. C'è un filo conduttore che li lega a quell'epoca. Se lo segui, la storia del terrorismo di oggi ci riporta all'inizio degli Anni Trenta, quando la rivoluzione del nazionalsocialismo si affermò prima in Europa, e poi si propagò in tutto il mondo, raggiungendo anche i Paesi arabi. La Fratellanza Musulmana nacque proprio in quel periodo, come una versione araba del nazionalsocialismo. Oggi Hamas, Hezbollah, e i Fratelli musulmani sono gli eredi di questi inizi. A ciò si è unito poi l'elemento religioso”.

1967, l'esodo dell'ebraismo libico. La Stampa e Messaggero ricordano l'anniversario dei cinquant'anni dall'esodo forzato della Comunità ebraica dalla Libia: il 5 giugno del 1967 l'ultimo di una serie di pogrom portò infatti migliaia di ebrei a scappare da quella terra, cercando rifugio in Italia e in Israele. Vicende che, come racconta il Messaggero, sono raccontate dal film “Libia - L'ultimo esodo” di Ruggero Gabbai e David Meghnagi che verrà proiettato questa sera al cinema Orfeo di Milano su iniziativa dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. A Roma invece domani sarà il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a intervenire al Tempio Maggiore, come ricorda La Stampa, in occasione della “celebrazione per i 50 anni dall'arrivo in Italia degli ebrei di Libia, assieme al Rabbino Capo Riccardo Di Segni, la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello e la Presidente dell'Unione delle Comunità Noemi Di Segni. Sarà conferito un riconoscimento a Shalom Tesciuba e Sion Burbea, ebrei di Tripoli che si sono distinti per aver mantenuto viva la cultura ebraica libica e per aver contribuito al processo di integrazione in Italia”.

Gran Bretagna, il problema sicurezza e l'incognita elezioni. “Enough is enough” (quando è troppo è troppo) è la nuova frase simbolo della premier britannica Theresa May, pronunciata a Downing Street assieme alla promessa di “una revisione completa della strategia contro il terrorismo”, come racconta il Corriere della Sera. Tra i punti in agenda nella lotta alla minaccia islamista che in pochi giorni ha colpito Manchester e Londra, un accordo internazionale “con altri Paesi democratici per regolare il cyberspazio e bloccare la diffusione dell'estremismo e della preparazione al terrorismo”. Il problema per May però ora sono le urne: tra 48 ore si vota in Gran Bretagna per delle elezioni volute proprio dall'attuale Premier ma che potrebbero diventare un clamoroso autogol. I laburisti guidati da Jeremy Corbyn hanno ripreso infatti terreno e nei sondaggi sono molto più vicini ai conservatori di quanto non ci si potesse aspettare fino a poche settimane fa (La Stampa).

Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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