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30 Luglio 2017 - 7 Av 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
"Rabbi Eleazar diceva: - Resta sempre nell'ombra e vivrai" (Tb Sanhedrin 14a).
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Sono tornati in Italia i luoghi dove non tutti sono accolti o non possono entrare.
Non è l’espressione della libertà di pensiero e del diritto a manifestarla, ma è una violazione del principio di eguaglianza e della legge. Non si tratta di mettere dei paletti alla libertà di pensiero, ma si tratta di sapere che in democrazia e in regime di eguaglianza dei diritti, l’eguale trattamento delle persone non è un optional. È la legge.
 
L'attacco sventato
Dopo l’attentato di Amburgo da parte di un richiedente asilo di origine palestinese, ancora terrorismo islamico al centro delle cronache. È delle scorse ore infatti la notizia che in Australia è stato sventato un piano che aveva come obiettivo una bomba da piazzare su un aereo in volo.
Quattro le persone fermate dalla polizia australiana al termine di un’indagine scattata dopo alcune informazioni ricevute in merito a un possibile attacco, riporta tra gli altri il Corriere. La notizia è stata confermata dal premier Malcolm Turnbull, che ha anche annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza in tutto il paese.

“Nazitalia”. È il titolo della grande inchiesta sull’estrema destra dell’Espresso, lanciata sulla copertina del settimanale. “Braccia tese dietro le barricate. Ombre nere sulle periferie, strette nella morsa del degrado. Scontri con le forze dell’ordine per difendere ‘il diritto alla casa degli italiani’ nelle borgate, sempre più distanti dai centri storici, da Palazzo Chigi, dal Parlamento, dal Campidoglio. I fascisti – si legge – sono tornati”.
 
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  davar
israele 
Il ministro in televisione:

"Vicini alla fine della crisi"
Sembra calare l’allerta sicurezza a Gerusalemme dopo le fortissime tensioni delle scorse settimane. Situazione in controllo, riferiscono le forze di polizia. “Credo che stiamo arrivando alla fine di una crisi” ha detto in televisione Avigdor Liberman, ministro della Difesa del governo Netanyahu.
Parole che arrivano a pochi giorni da un’altra potenziale situazione di difficoltà per l’ordine pubblico: il digiuno ebraico del 9 di Av, che ricorda la distruzione del Tempio di Gerusalemme.
Oltre un migliaio le persone che martedì dovrebbero recarsi all’area del Monte del Tempio durante il digiuno. Un flusso non irrilevante che dovrà essere tutelato con tutti gli strumenti possibili: basandosi sugli accordi stabiliti per regolare l’ingresso alla zona a fedeli non islamici ma anche in ragione di eventuali segnali di pericoli delle ultime ore. In caso di grave allarme, riferisce la stampa israeliana, non è escluso che si decida qualche accorgimento particolare.
Nel suo intervento al secondo canale della televisione il ministro Liberman ha parlato anche del modo in cui Israele ha gestito la recente crisi, che ha avuto origine proprio in quel luogo dopo l’attentato mortale a due soldati israeliani (14 luglio), cui erano seguite una stretta sulla sicurezza, diversi episodi di terrorismo e la sollevazione di una parte significativa di cittadini palestinesi, aizzati anche dagli appelli di Hamas a una guerra santa.
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israele
Gerusalemme, la rabbia istigata
Il 14 luglio scorso tre terroristi arabo-israeliani hanno aperto il fuoco alla Porta dei Leoni, nei pressi del Monte del Tempio a Gerusalemme, uccidendo due agenti di polizia israeliana (Kamil Shnaan, di 22 anni, e Hail Satawi, 30 anni). I terroristi, uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, erano riusciti a introdurre le armi all’interno della zona della Spianata delle Moschee (Monte del Tempio per l’ebraismo) grazie a un complice, ora sotto custodia. L’attacco ha fatto così emergere una breccia nella sicurezza israeliana ed è stata aperta un’indagine per fare chiarezza. Nel mentre sono stati presi dei provvedimenti temporanei che hanno scatenato le proteste dei palestinesi e innescato l’escalation di violenza di cui a lungo hanno parlato i quotidiani di tutto il mondo.
Ma è necessario ricordare che il punto di partenza è stato l’attentato del 14 luglio.


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italia ebraica agosto 2017
Busseto ebraica, l'ultima voce

e le testimonianze ritrovate 
Elisa Muggia Long è l’ultima rappresentante dell’antica Comunità ebraica di Busseto. Vive a Milano da molti anni ma è “emiliana dalla punta dei piedi alla cima dei capelli” come ama ripetere. In giugno, ospite del Museo ebraico di Soragna, ha donato alcune delle ultime memorie e degli oggetti della comunità ebraica bussetana di cui è stata depositaria per tutta la vita. La Comunità ebraica di Busseto è scomparsa nel dopoguerra ed Elisa e sua madre Alice sono state per lungo tempo le sole testimoni di un passato ricco di storia. Gli arredi dell’antica sinagoga sono stati trasferiti in Israele nel corso di una vicenda curiosa. Il caso ha voluto che rimanesse dimenticata a Busseto la chiave dell’Aron. Elisa Long l’ha custodita gelosamente per più di mezzo secolo prima di donarla al Fausto Levi.


Roberta Tonnarelli
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pilpul

Il medioevo a venire
Francamente crea disagio ed imbarazzo vedere come nella discussione pubblica le versioni complottiste sui tanti fatti sociali che costellano la nostra cronaca quotidiana, trovino abbondante seguito. Con una morbosa enfatizzazione, quasi che ognuno potesse scegliersi una realtà costruita a sua immagine e somiglianza, nella quale poi accomodarsi. Se poi si tratta di questioni di politica internazionale, le scempiaggini del “furbo” di turno sono garantite. Tra calcolato clamore, finto scandalo e falso dibattito, in un polverone che nel circuito della comunicazione fa tanto seguito così quanto permette di lasciare girare i contatori della pubblicità. Come se ci fosse qualcosa di cui discutere, partendo da questi atteggiamenti il cui unico obiettivo è, invece, quello di auto-affermarsi sull’opinione altrui, ripetendo ossessivamente una serie di preconcetti eretti a sistema di giudizio. Così, tra le altre, le letture “critiche”, di matrice “revisionista”, sulle cosiddette “versioni ufficiali” dell’uccisione dei redattori di Charlie Hebdo, dove le demenziali teorizzazioni di una colossale messinscena seguono a ruota quelle già espresse, divulgate, amplificate, riprodotte indefinitamente riguardo all’11 settembre 2001 (l’«Inside Job», secondo certuni), il mancato viaggio (e sbarco) sulla Luna, l’esistenza in vita di Elvis Plesley (che naturalmente «vive e lotta con noi», chissà perché, tuttavia, nascondendosi o negandosi alla vista dei più) e quant’altro.

Claudio Vercelli
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