Paolo Sciunnach, insegnante | “Siate
Santi, perché Io, L’Eterno vostro D-o, sono Santo” (Levitico 19, 2);
“Io sono D-o onnipotente: cammina davanti a me e sii perfetto (integro)
[circoncisione del cuore e del prepuzio come perfezione fisica e
spirituale]” (Genesi 17, 1; Bereshith Rabba 46).
Su tre cose il mondo poggia: sulla Torah, sul servizio divino e sulle opere di amore verso il prossimo (Avoth 1, 2).
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Anna
Foa,
storica |
Non
c’erano solo gli slogan contro gli ebrei, oltre che contro i neri,
lanciati dai suprematisti bianchi a Charlottesville nel corso di queste
giornate di odio e di violenza, che alla fine hanno portato alla morte
di una ragazza che manifestava contro i razzisti. ma c’erano anche
molti ebrei, studenti delle scuole rabbiniche e rabbini, venuti da ogni
parte degli Stati Uniti a dire no al razzismo, alcuni con la kippah in
testa e il taled che li avvolgeva. Hanno pensato che quello fosse il
posto di un ebreo. Mi vengono in mente le manifestazione contro la
segregazione degli anni Sessanta, con Avraham Joshua Heschel e Martin
Luther King alla testa. Sono passati oltre cinquant’anni, molta acqua è
scorsa sotto i ponti, e siamo di nuovo là, a manifestare contro gli
orridi seguaci del KKK, i discepoli di Bannon e di Julius Evola. Non
passeranno.
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Bufera su Trump
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A
diverse ore dai fatti di Charlottesville è ancora bufera sul presidente
americano Donald Trump, che non ha ancora condannato in maniera
esplicita e diretta i suprematisti e neonazisti responsabili di una
giornata di follia (delle scorse ore l’arresto di James Alex Fields jr,
poco più di vent’anni, al volante dell’auto killer che ha ucciso una
donna nel corteo antirazzista). Spiega tra gli altri La Stampa: “Il
capo della Casa Bianca sabato ha condannato le violenze, e ieri ha
fatto le condoglianze via Twitter alle vittime. Però non ha citato
espressamente i nazionalisti bianchi, e ha richiamato le responsabilità
che esistono da più parti, mettendo in sostanza sullo stesso piano i
neonazisti e i loro oppositori. Questo ha provocato dure reazioni
all’interno dello stesso Partito repubblicano”.
A Lodi l’assessore alle Politiche per la casa Stefano Buzzi, membro di
una Giunta con a capo la sindaca leghista Sara Casanova, ha definito
anacronistiche le commemorazioni delle vittime del nazifascismo. Buzzi,
medico legale di 61 anni, un passato in Forza Italia e oggi in Fratelli
d’Italia, è alla prima esperienza amministrativa. Scrive al riguardo il
Corriere Milano: “Nonostante un carattere irruento e uscite talvolta
sopra le righe non è considerato un estremista. Stavolta però le sue
dichiarazioni hanno provocato un terremoto in città, a poco più di una
settimana dalla commemorazione dell’eccidio nazifascista nel poligono
di tiro di viale Milano”.
È polemica intanto in Calabria per la decisione del comune di Cardinale
(guidato da un’amministrazione di centrosinistra) di intitolare una
strada all’ex segretario del Movimento Sociale Italiano Pino Rauti,
nato appunto a Cardinale. La decisione dovrebbe diventare operativa
oggi e già nei giorni scorsi Anpi, Cgil, Si e Mdp locali si erano
scagliati contro tale “deprecabile scelta”, riporta La Stampa. Ieri
anche la segreteria regionale del Pd ha preso le distanze da questa
iniziativa.
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le testimonianze
Charlottesville, voci ebraiche
dal cuore nero del corteo
Un
pomeriggio al parco a Charlottesville, la città della Virginia in cui i
razzisti hanno sfilato e ucciso, insieme a un centinaio di suprematisti
bianchi che lanciavano cori minacciosi contro ebrei, afroamericani, la
stampa e tutte le categorie individuate come “nemiche”.
Il giornalista Nathan Guttman, a capo dell’ufficio di Washington del
giornale ebraico statunitense The Forward, ha raccontato
l’agghiacciante incontro in un articolo dal titolo “What a Jewish
Journalist Saw in Charlottesville”. Una testimonianza preziosa per
riflettere da una prospettiva ebraica sull’America più nera, tra i
nostalgici del nazismo, della segregazione razziale, del Ku Klux Klan,
mentre ancora infuriano le polemiche (anche da parte ebraica) per la
condanna non sufficientemente chiara e incisiva del presidente Trump.
Nemico numero uno dei suprematisti, racconta Guttman, il sindaco ebreo
di Charlottesville Michael Signer, “colpevole” della rimozione della
statua del generale eroe dei separatisti nella Guerra civile americana.
“Jew, Jew, Jew, Jew” grida la folla di fanatici, guidata dal leader
estremista Richard Spencer (uno degli esponenti più noti del movimento
Alt-Right, particolarmente minaccioso). Guttman racconta inoltre
l’incontro con David Duke, già a capo del Ku Klux Klan e noto
cospiratore antisemita e negazionista della Shoah. Anche per lui
un’ovazione.
A seguire il corteo anche la Jewish Telegraphic Agency, attraverso il
proprio corrispondente da Washington Ron Kampeas. Tra i diversi episodi
inquietanti di giornata Kampeas racconta l’incontro, al Dogwood Vietnam
Memorial, con un uomo che l’ha inseguito per raccontargli che “la Shoah
è una bugia, gli ebrei sono crudeli e che il dna è fondamentale per
definire la purezza”. Quindi, all’Emancipation Park, il coro di un
gruppo di ragazzini che l’ha circondato per gridargli: “Buttate giù il
muro in Israele, un confine aperto per tutti!”. Nelle loro minacce,
spiega Kampeas, c’è il riferimento a una teoria che ha preso piede
nell’estrema destra americana: gli ebrei vorrebbero confini aperti
negli Stati Uniti per portarli alla rovina e allo stesso tempo si
starebbero industriando per preservare la purezza di Israele. Leggi
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Oltremare - Cioccolata
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Durante
la lunga estate israeliana, che inizia a fine maggio e finisce dopo le
Feste ebraiche dell’autunno, fa un tale caldo e, almeno a Tel Aviv, un
tale umido, che gli umani tendono a nutrirsi di cose fredde, in
particolare insalate e frutta. I più civilizzati arrivano al gelato ma
ben pochi fra i locali sanno distinguere fra gelato italiano e altre
meno fortunate versioni, piene di coloranti e altre cose che non
vogliamo veramente sapere. Fino a pochi anni fa, la cioccolata era
considerata qui un alimento invernale. Probabilmente per giuste ragioni
di conservazione, scompariva dai supermercati quando l’estate era al
picco per ricomparire un paio di settimane prima delle Feste, perché si
sa, in quell’epoca dell’anno gli israeliani ritornano erranti, e vagano
per tutto il paese senza posa per cene di famiglia, e un pacchetto di
cioccolatini è sempre gradito.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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