29 Maggio 2017 - 4 Sivan 5777

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14 Agosto 2017 - 22 Av 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach, insegnante
“Siate Santi, perché Io, L’Eterno vostro D-o, sono Santo” (Levitico 19, 2); “Io sono D-o onnipotente: cammina davanti a me e sii perfetto (integro) [circoncisione del cuore e del prepuzio come perfezione fisica e spirituale]” (Genesi 17, 1; Bereshith Rabba 46).
Su tre cose il mondo poggia: sulla Torah, sul servizio divino e sulle opere di amore verso il prossimo (Avoth 1, 2).
 
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Anna
Foa,
storica
Non c’erano solo gli slogan contro gli ebrei, oltre che contro i neri, lanciati dai suprematisti bianchi a Charlottesville nel corso di queste giornate di odio e di violenza, che alla fine hanno portato alla morte di una ragazza che manifestava contro i razzisti. ma c’erano anche molti ebrei, studenti delle scuole rabbiniche e rabbini, venuti da ogni parte degli Stati Uniti a dire no al razzismo, alcuni con la kippah in testa e il taled che li avvolgeva. Hanno pensato che quello fosse il posto di un ebreo. Mi vengono in mente le manifestazione contro la segregazione degli anni Sessanta, con Avraham Joshua Heschel e Martin Luther King alla testa. Sono passati oltre cinquant’anni, molta acqua è scorsa sotto i ponti, e siamo di nuovo là, a manifestare contro gli orridi seguaci del KKK, i discepoli di Bannon e di Julius Evola. Non passeranno.
 
Bufera su Trump
A diverse ore dai fatti di Charlottesville è ancora bufera sul presidente americano Donald Trump, che non ha ancora condannato in maniera esplicita e diretta i suprematisti e neonazisti responsabili di una giornata di follia (delle scorse ore l’arresto di James Alex Fields jr, poco più di vent’anni, al volante dell’auto killer che ha ucciso una donna nel corteo antirazzista). Spiega tra gli altri La Stampa: “Il capo della Casa Bianca sabato ha condannato le violenze, e ieri ha fatto le condoglianze via Twitter alle vittime. Però non ha citato espressamente i nazionalisti bianchi, e ha richiamato le responsabilità che esistono da più parti, mettendo in sostanza sullo stesso piano i neonazisti e i loro oppositori. Questo ha provocato dure reazioni all’interno dello stesso Partito repubblicano”.

A Lodi l’assessore alle Politiche per la casa Stefano Buzzi, membro di una Giunta con a capo la sindaca leghista Sara Casanova, ha definito anacronistiche le commemorazioni delle vittime del nazifascismo. Buzzi, medico legale di 61 anni, un passato in Forza Italia e oggi in Fratelli d’Italia, è alla prima esperienza amministrativa. Scrive al riguardo il Corriere Milano: “Nonostante un carattere irruento e uscite talvolta sopra le righe non è considerato un estremista. Stavolta però le sue dichiarazioni hanno provocato un terremoto in città, a poco più di una settimana dalla commemorazione dell’eccidio nazifascista nel poligono di tiro di viale Milano”.

È polemica intanto in Calabria per la decisione del comune di Cardinale (guidato da un’amministrazione di centrosinistra) di intitolare una strada all’ex segretario del Movimento Sociale Italiano Pino Rauti, nato appunto a Cardinale. La decisione dovrebbe diventare operativa oggi e già nei giorni scorsi Anpi, Cgil, Si e Mdp locali si erano scagliati contro tale “deprecabile scelta”, riporta La Stampa. Ieri anche la segreteria regionale del Pd ha preso le distanze da questa iniziativa.
 
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  davar
le testimonianze 
Charlottesville, voci ebraiche

dal cuore nero del corteo
Un pomeriggio al parco a Charlottesville, la città della Virginia in cui i razzisti hanno sfilato e ucciso, insieme a un centinaio di suprematisti bianchi che lanciavano cori minacciosi contro ebrei, afroamericani, la stampa e tutte le categorie individuate come “nemiche”.
Il giornalista Nathan Guttman, a capo dell’ufficio di Washington del giornale ebraico statunitense The Forward, ha raccontato l’agghiacciante incontro in un articolo dal titolo “What a Jewish Journalist Saw in Charlottesville”. Una testimonianza preziosa per riflettere da una prospettiva ebraica sull’America più nera, tra i nostalgici del nazismo, della segregazione razziale, del Ku Klux Klan, mentre ancora infuriano le polemiche (anche da parte ebraica) per la condanna non sufficientemente chiara e incisiva del presidente Trump.
Nemico numero uno dei suprematisti, racconta Guttman, il sindaco ebreo di Charlottesville Michael Signer, “colpevole” della rimozione della statua del generale eroe dei separatisti nella Guerra civile americana. “Jew, Jew, Jew, Jew” grida la folla di fanatici, guidata dal leader estremista Richard Spencer (uno degli esponenti più noti del movimento Alt-Right, particolarmente minaccioso). Guttman racconta inoltre l’incontro con David Duke, già a capo del Ku Klux Klan e noto cospiratore antisemita e negazionista della Shoah. Anche per lui un’ovazione.
A seguire il corteo anche la Jewish Telegraphic Agency, attraverso il proprio corrispondente da Washington Ron Kampeas. Tra i diversi episodi inquietanti di giornata Kampeas racconta l’incontro, al Dogwood Vietnam Memorial, con un uomo che l’ha inseguito per raccontargli che “la Shoah è una bugia, gli ebrei sono crudeli e che il dna è fondamentale per definire la purezza”. Quindi, all’Emancipation Park, il coro di un gruppo di ragazzini che l’ha circondato per gridargli: “Buttate giù il muro in Israele, un confine aperto per tutti!”. Nelle loro minacce, spiega Kampeas, c’è il riferimento a una teoria che ha preso piede nell’estrema destra americana: gli ebrei vorrebbero confini aperti negli Stati Uniti per portarli alla rovina e allo stesso tempo si starebbero industriando per preservare la purezza di Israele.
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dafdaf agosto 2017
La stella che voleva cambiare
In distribuzione in questi giorni, il numero di agosto di DafDaf propone ai suoi giovani lettori pagine particolarmente giocose e colorate. Nel numero 82 del giornale ebraico dei bambini ritorna la rubrica “Filò”, curata da Sara Gomel, che da circa un anno offre ai giovani lettori riflessioni e storie che sono spunti per le prime incursioni nel mondo della filosofia. Questo mese la sua rubrica affronta un argomento complesso, e molto attuale, ossia il nostro rapporto con la bellezza. Raccontato però dal punto di vista di una stella marina, che vorrebbe essere diversa da quello che è.


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pilpul
Oltremare - Cioccolata
Durante la lunga estate israeliana, che inizia a fine maggio e finisce dopo le Feste ebraiche dell’autunno, fa un tale caldo e, almeno a Tel Aviv, un tale umido, che gli umani tendono a nutrirsi di cose fredde, in particolare insalate e frutta. I più civilizzati arrivano al gelato ma ben pochi fra i locali sanno distinguere fra gelato italiano e altre meno fortunate versioni, piene di coloranti e altre cose che non vogliamo veramente sapere. Fino a pochi anni fa, la cioccolata era considerata qui un alimento invernale. Probabilmente per giuste ragioni di conservazione, scompariva dai supermercati quando l’estate era al picco per ricomparire un paio di settimane prima delle Feste, perché si sa, in quell’epoca dell’anno gli israeliani ritornano erranti, e vagano per tutto il paese senza posa per cene di famiglia, e un pacchetto di cioccolatini è sempre gradito.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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