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24 ottobre 2017 - 4 Cheshwan 5778
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SCIENZA & SOCIETà

“Razzismo, un problema politico”

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img headerGuido Barbujani / L’INVENZIONE DELLE RAZZE / Bompiani

Le razze, biologicamente parlando, non esistono. Ma, come spiega il genetista Guido Barbujani a Pagine Ebraiche, anche “la scienza non è esente dall’affermare sciocchezze. A volte la si distorce e la si usa come scorciatoia e dietro ad essa si nascondono in realtà decisioni politiche”. Esempio, le leggi razziste del 1938 così come le discriminazioni subite dagli afroamericani negli Stati Uniti o l'apartheid sudafricano. Modelli discriminatori che rivendicavano l'esistenza delle razze per applicare sistemi che privano alcuni cittadini/esseri umani dei loro diritti e garantiscono ad altri di mantenere il potere nelle sue diverse forme. Non che non esista un razzismo dal basso che anzi oggi, in tempo di grandi migrazioni, riaffiora sotto forma di paura. “Saremmo più onesti – affermava Barbujani in una lunga intervista proprio con Pagine Ebriche - se invece che mascherarci dietro a questioni di razze ammettessimo che ‘tra me e te ci sono differenze genetiche minuscole, il fatto è che proprio non sopporto la tua cultura’; almeno saremmo sinceri”. “Le differenze esistono, non siamo certo tutti uguali, e queste differenze ci permettono, a volte, di collocare uno sconosciuto nel continente da cui ha avuto origine - spiega ancora Barbujani nel volume No Razza, sì cittadinanza curato da Manuela Monti e Carlo Alberto Redi - Ma spesso ci si sbaglia: quello che vediamo (o che crediamo di vedere) nella pelle e nei tratti somatici del nostro prossimo non è sempre una rappresentazione accurata di quello che sta scritto nei nostri geni. Inoltre, queste differenze riguardano l’uno per mille del nostro genoma: abbiamo in comune con ogni sconosciuto, di qualunque continente sia, il restante 999 per mille”. Autore di libri a carattere divulgativo sul tema, come Sono razzista ma sto cercando di smettere (Bompiani – scritto assieme al giornalista Pietro Cheli), Barbujani è spesso invitato a conferenze per spiegare che no, le razze scientificamente non esistono.

Il disegno è di Giorgio Albertini.

Daniel Reichel, Pagine Ebraiche, ottobre 2017

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viaggi

Alla scoperta dell’antica Puglia ebraica

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Maria Pia Scaltrito / PUGLIA. IN VIAGGIO PER SINAGOGHE
E GIUDECCHE
/ Adda editore

Un viaggio alla scoperta della storia e dei siti ebraici in Puglia, area in cui comunità sono fiorite per lunghi secoli e fino alla fine del ‘400, quando gli editti di espulsione spagnoli colpirono anche questa regione del sud Italia. Un territorio in cui da diversi anni è in corso una riscoperta delle radici culturali ebraiche, la cui ricchezza e complessità è ricostruita nel bel saggio della giornalista e studiosa Maria Pia Scaltrito “Puglia. In viaggio per Sinagoghe e giudecche”, edito da Adda.
Da nord a sud del “tacco d’Italia”, sono tutt’oggi tangibili i segni dell’antica presenza ebraica. E il libro, corredato da un ampio e godibile apparato fotografico (e da un’utile bibliografia), accompagna il lettore alla scoperta di un mondo.
Tra affreschi che ritraggono gli ebrei con la rotella rossa (triste simbolo di riconoscimento, antesignano della novecentesca stella gialla) e i nasi adunchi, tipico retaggio di certa iconografia, presenti in chiese di Galatina e Soleto, alle numerose ex-giudecche. Come quella di Trani, dove da qualche anno è tornata a vivere una nuova Sinagoga, sorta sulle vestigia di quella medievale, ma anche di Bari, Taranto, Otranto, Andria e altri luoghi.

Marco Di Porto

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LETTERATURA

Tutti gli esordi
di Philip Roth   

narrativa

II grande romanzo Usa
in trasferta  

Philip Roth / ROMANZI 1959-1986 / Meridiani Mondadori

«Scrivila, per amor di Dio. Scrivi quella storia». Philip Roth non si è mai dimenticato queste parole di incoraggiamento, ascoltate quando era ancora giovanissimo, in una taverna della Chicago University. A pronunciarle fu Richard Stem, Dick per gli amici, critico influente, romanziere lui stesso, e grande educatore di talenti in erba. È un episodio che Roth ha più volte rievocato, quasi trasformandolo in un piccolo «mito dell'origine», e vale la pena tornarci sopra, perché contiene un'inestimabile lezione di scrittura. Per divertire Stem, durante un pranzo Roth gli aveva raccontato una sua storia d'amore con una ragazza dei sobborghi ricchi di Newark, flglia di un industriale del vetro.

Emanuele Trevi,
Corriere della Sera,
23 ottobre 201
7

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Nathan Englander / DINNER AT THE CENTER OF THE EARTH / Knopf

2002: una spia israeliana di origine americana, noto solo come Z, tradisce la causa per spontaneo amore di giustizia e finisce in una prigione nel deserto del Negev. 2014: il Prigioniero Z ha come guardia un giovane fattone poco ambizioso, la cui madre, che gli ha rimediato il lavoro, fa da infermiera al Generale (un Ariel Sharon mai nominato) che giace in coma da anni allucinando Ie imprese passate. La storia di Dinner at the Center of the Earth, appassionante, é raccontata però con il freddo stratagemma dei capitoli alternati, che ci porta avanti e indietro tra il 2002 e il 2004 e su e giù tra terra e sottoterra e tra Medio Oriente, Stati Uniti cd Europa. A unire i capitoli, alcune ricchissime domande.

Francesco Pacifico,
Sole 23 Ore IL,
1 novembre 201
7

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