Roberto
Della Rocca,
rabbino
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La
parashà di Vayerà, che abbiamo letto Shabbat scorso, ci offre due
modalità contrastanti di come rapportarsi allo “straniero”. Quella di
Abramo caratterizzata dall’apertura e dall’ospitalità, e quella di
Sodoma dalla diffidenza e dall’oppressione.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Non
si finisce mai di parlarne, perché la costanza con cui i segnali si
ripetono è davvero preoccupante. Segnali di antisemitismo becero e
aberrante, di fronte ai quali si continua sorprendentemente a
sorprendersi. Ci si è sorpresi così, nei giorni scorsi, che la Lazio
abbia nella sua tifoseria fascisti irriducibili. Ci si è sorpresi che
il presidente Lotito, anziché fare formale un gesto floreale, non abbia
preso i provvedimenti adatti alla gravità della situazione. Ci si è
sorpresi, mentre sarebbe stato normale aspettarselo, questo e ben altro.
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L'avanzata dei fascisti
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Dopo
la vittoria in Sicilia del centrodestra, l’attenzione dei quotidiani è
su un’altra sfida, meno significativa dal punto dei numeri ma comunque
parziale rappresentazione di cosa succede nella pancia dell’elettorato:
le elezioni a Ostia, dove al ballottaggio andranno Giuliana Di Pillo
(M5S) che ha ottenuto il 30% di consensi, e Monica Picca (Centrodestra
26,9). Nessuna delle due – come testimoniano le interviste al Corriere
della Sera di Di Pillo e Picca – ha scelto di fare apertamente la corte
agli elettori del terzo candidato: Luca Marsella del movimento
neofascista di Casapound che ha ottenuto un inquietante 9 per cento. Ma
quei voti rischiano di servire, anche alla luce della grande
astensione, vera “vincitrice” a Ostia afferma il politologo Oreste
Massari al Corriere, ricordando come i Cinque stelle abbiano perso voti
nell’area rispetto alle elezioni della sindaca Raggi. “Sul calo pesa
certamente anche il disincanto verso la capacità di amministrare del
M5S – la lettura di Massari -. Chiaro che sia un segnale di
disillusione anche all’interno dei 5 Stelle, un giudizio in sostanza
negativo. Ostia conferma una battuta d’arresto: vero che il M5S è
ancora il primo partito e che il risultato è importante. Però è pure
vero che si puntava alla vittoria”. Rispetto all’elettorato di Marsella
invece Repubblica scrive “Delusi, senzatetto e malavita ecco il bacino
di CasaPound” mentre Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia,
spiega che con i neofascisti “abbiamo un rapporto sereno. Hanno fatto
una buona campagna elettorale in un territorio dove sono radicati.
Guardiamo con interesse ai loro elettori per questo ballottaggio”.
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il ritrovamento annunciato oggi Bologna e 'l'Orto degli Ebrei'
"Opportunità unica di studio"
È
la più vasta area cimiteriale medievale mai indagata in città,
testimone di eventi che hanno radicalmente mutato la storia e la vita
di una parte della popolazione bolognese tra il XIV e il XVI secolo.
Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei
bolognesi ma dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento –
che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici – sopravvive per
secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”.
“Ritrovato
nel corso degli scavi archeologici del 2012-2014, il cimitero ebraico
medievale scoperto in Via Orfeo a Bologna non è solo il più grande
finora noto in Italia ma un’opportunità unica di studio e ricerca” ha
spiegato il sindaco di Bologna Virginio Merola in occasione della
presentazione del progetto.
Ha aggiunto il primo cittadino. “Sono state scavate 408 sepolture di
donne, uomini e bambini, alcune delle quali hanno restituito elementi
d’ornamento personale in oro, argento, bronzo, pietre dure e ambra. Un
gruppo di lavoro composto da Soprintendenza Archeologia Belle Arti e
Paesaggio di Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna,
Comunità ebraica di Bologna e ricercatori indipendenti, con il supporto
del Comune di Bologna, è al lavoro per ricomporne le vicende storiche,
ricostruendo le dinamiche insediative e l’evoluzione topografica e
sociale dell’area”. Al fianco del sindaco Merola a intervenire, tra gli
altri, il presidente della Comunità ebraica bolognese Daniele De Paz,
il rabbino capo Alberto Sermoneta e il Consigliere dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane David Menasci. Leggi
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qui genova - la cerimonia
Primo Levi, premiato Grossman "Lucida coscienza di Israele"
Uno
dei più grandi scrittori e romanzieri contemporanei, ormai un classico
della letteratura mondiale. Ma anche una delle più "lucide coscienze"
del suo paese, un intellettuale-attivista il cui costante impegno
civile e politico è stato declinato a favore “di quel processo di pace
e di convivenza tra israeliani e palestinesi a cui guardano milioni di
uomini in tutte le parti del mondo”. Anche per questo, come ha
ricordato il presidente Piero Dello Strologo a Palazzo Ducale, il
Centro Primo Levi di Genova ha voluto assegnare il suo prestigioso
premio annuale a David Grossman. Una cerimonia molto attesa, arrivata a
poche ore dal corteo silenzioso che ha portato migliaia di genovesi
nelle strade della città per affermare i valori di Memoria, impegno,
responsabilità.
Valori richiamati dallo stesso Grossman nel suo intervento, dedicato al
rapporto personale con gli scritti di Primo Levi. Introdotto da Wlodek
Goldkorn, Grossman ha proposto anche alcune riflessioni legate alla
stretta attualità. In particolare al dramma dei migranti.
“I media – il suo atto d’accusa – sono colpevoli di uno sguardo fugace
e di un occhieggiare a volte pornografico. Comincerà un vero processo
di guarigione solo se riusciremo a estrapolare dai cliché mediatici del
rifugiato e del profugo il viso dell’uomo che era prima che la sua vita
si ribaltasse. Il primo che guardate sarà il primo a guarire dallo
stato di rifugiato”. Leggi
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qui torino - il ricordo di cesare jarach
L'economista e la Grande Guerra
“Non
pare possibile, a un secolo di distanza, calarsi nei panni di chi,
trovandosi nel mezzo del cammino della sua vita negli anni della Grande
Guerra, decise, per amor patrio, di calarsi nell’inferno. La distanza
irriducibile che ci separa da quei giorni ed esclude ogni
immedesimazione è forse appena sufficiente a consentire – oggi, nel
momento in cui malintesi conflitti economici e nazionalismi tornano a
minacciare la pace in Europa – uno sguardo veramente storico su quella
catastrofe generazionale che fu il ’15-18”.
Queste le prime righe della prefazione, scritta da Manuel Disegni, al volume Cesare Jarach, un economista ebreo nella Grande Guerra
(ed. Zamorani), presentato nei locali della Comunità ebraica di Torino
in occasione del centenario dalla sua scomparsa. Al tavolo dei relatori
il Professore di Scienza delle finanze Francesco Forte, autore della
sezione “Cesare Jarach economista”, accanto ad Alberto Cavaglion,
docente di storia presso l’Università di Firenze e autore di importanti
studi sulla partecipazione degli ebrei alla prima guerra mondiale. A
moderare l’incontro Gadi Luzzatto Voghera, Direttore del CDEC. In
apertura inoltre un saluto di Dario Disegni, presidente della Comunità
ebraica torinese. Leggi
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l'iniziativa in palazzo vecchio
Firenze, l'incontro dei sindaci
"Lavoriamo per la convivenza"
A
quaranta anni dalla scomparsa di Giorgio La Pira, il sindaco dei
“Colloqui Mediterranei” che fece di Firenze una capitale del dialogo,
l’obiettivo è di dare continuità al suo messaggio, al suo incessante
lavoro per costruire una rete sempre più forte di relazioni tra popoli,
cittadini e amministratori. Si rinnova con questo proposito
l’iniziativa Unity in Diversity, giunta al terzo appuntamento. Sessanta
sindaci da tutto il mondo convocati a Firenze, nel Salone dei
Cinquecento, per un confronto sui temi di più stretta attualità che
coinvolge accademici, giornalisti, economisti rappresentanti di
istituzioni nazionali e internazionali. Pace, cultura, ambiente e
sostenibilità: queste alcune delle parole chiave della mattinata, Un
confronto, fortemente voluto dal sindaco Dario Nardella, che proseguirà
nel pomeriggio a Firenze e nella giornata di domani in Vaticano.
“Come la società civile si alimenta dalle religioni così le religioni
si alimentano e fanno proprie le difficoltà e fatiche di questo momento
storico per definire forme di confronto che permettano di fare dei
passi avanti” ha sottolineato il Consigliere dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Saul Meghnagi, ospite della prima sessione della
conferenza. Leggi
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La storia chiede serietà
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"È
arrivato il momento di andare oltre quegli anni di guerra civile in cui
morirono persone che credevano di combattere ognuno dalla parte giusta.
Sono cattolico e penso che non si debba distinguere fra i morti e penso
anche che il sindaco debba rappresentare tutti quando si tratta di
commemorare persone defunte”. Così si è espresso Marco Bucci, sindaco
di Genova alla guida di una coalizione di centro-destra. Non c’è male,
per un dirigente eletto da appena cinque mesi in una città Medaglia
d’oro della Resistenza, finora governata sempre dalle sinistre. Il caso
scoppia per la scelta del Comune di deporre una corona di fiori a
ricordo dei caduti della Repubblica sociale italiana.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Sul mondo futuro
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Daniel
Reichel (Moked 3 novembre 2017) cita, giustamente, le parole del
Presidente d’Israele Reuven Rivlin: “La vera democrazia può e deve
prevedere il disaccordo”. Parole che sono, per me, d’ispirazione per
dialogare con Gadi Luzzatto Voghera, che scrive con la sua qualifica di
Direttore della Fondazione CDEC un articolo che prende lo spunto dalla
Dichiarazione Balfour, nel quale riassume la dinamica nazionale ebraica
nei seguenti elementi: 1) La rinascita dell’ebraico; 2) La creazione di
nuovi movimenti giovanili pionieristici, 3) La nascita, dopo duemila
anni, di una politica degli ebrei, 4) Il rifiuto – soprattutto in
Europa orientale – del modello di emancipazione borghese e liberale che
aveva caratterizzato la rapida parabola assimilazionista dell’ebraismo
occidentale nel corso dell’Ottocento.
Emanuele Calò
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