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17 novembre 2017 - 28 Cheshvan 5778
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La scomparsa del grande Maestro

Rav Giuseppe Laras, le parole che ci ha lasciato

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Uno sguardo a decenni di sogni e di realtà sorte e tramontate. Un monito contro l’antisemitismo e contro le intolleranze. Parole di amore e di esortazione per l’ebraismo italiano, e per una comunità a cui ha dedicato la vita. Israele, il dialogo ebraico-cristiano, l’ahavat Israel (amore per il popolo ebraico). Nei giorni in cui il male lo stava vincendo, rav Giuseppe Laras, che fu guida delle cattedre rabbiniche di Ancora, Livorno, Milano, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana e del Tribunale rabbinico del Centro Nord Italia, ha voluto lasciare i suoi pensieri sui temi a lui più cari in un testo, che si aggiunge ai tanti scritti pubblicati negli anni su libri e giornali (di cui riproponiamo qui una selezione).

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La scomparsa del grande MaestrO

Memoria necessaria e antisemitismo che cresce

Caro direttore, l'importanza del ricordo come antidoto all'antisemitismo è ribadita in ogni commemorazione del Giorno della Memoria. Molto viene fatto. Con mezzi scientifici, tecnici e didattici si cerca di mostrare ciò che di infame ed efferato fu perpetrato dal nazifascismo in Europa — e non solo — dagli anni 30 del ‘900. Si è parlato. Si sono mostrate immagini agghiaccianti dei campi di sterminio, in cui strame fu fatto dei corpi di milioni di esseri umani. Si è ricorso ai superstiti vittime di tali brutture (ai quali va commossa gratitudine per lo sforzo, specie psichico, a cui si sottopongono) per rendere testimonianza dell'annientamento dell'essere umano e dello sterminio del Popolo Ebraico. Le scuole accompagnano scolaresche ad Auschwitz perché «vedano» e «tocchino con mano» quello che, lungi dall'essere favola triste, è verità storica profanante e contraddicente i valori etici e spirituali dell'umanità e, specialmente, delle culture da secoli promananti dalla scaturigine biblica. Presso il grande pubblico si è purtroppo ridotto l'ebraismo alla Shoah. L'ebraismo è ben altro: Bibbia, Talmùd, persone, volti, lingue, Israele, Oriente e Occidente insieme.

Giuseppe Laras, Corriere della Sera, 25 gennaio 2016

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La scomparsa del grande MaestrO

L'Unesco e Gerusalemme, ferita per l'umanità

Caro direttore, infamie e verità negate. Riguardo alle delibere Unesco e Onu sull'importanza di Gerusalemme per Ebraismo, Cristianesimo e Islam, si vorrebbe pensar bene. Invece, circa il Monte del Tempio, i nomi appaiono solo in arabo e la pregnanza spirituale riconosciuta è solo islamica. Inoltre, compaiono riferimenti unilaterali alle violenze da parte ebraica, senza menzione alcuna circa i terroristi islamici e le efferatezze di cui, da sempre, sono vittime gli israeliani. Uno sguardo, infine, ai Paesi firmatari, per lo più islamici, molti dei quali non democratici, almeno per come è inteso in Occidente tale aggettivo; Paesi in cui è sconsigliabile e pericoloso appartenere a minoranze religiose (pena sottomissione o persecuzione), essere donna o gay. La domanda è semplice: il Monte del Tempio è un sito solo islamico? Il muftì di Al-Aqsa, M. A. Hussein, sostiene addirittura che non sia mai esistito alcun Santuario sul Monte del Tempio, ma solo una moschea. Da sempre! E così, nella dichiarazione Onu-Unesco, la passata e presente memoria ebraica del Tempio scompare, nonostante Salomone, Erode, l'ebreo Gesù di Nazareth che vi pregò e i Romani che lo distrussero; nonostante migliaia di ebrei abbiano nei secoli successivi, non appena veniva concesso loro, continuato a recarvisi e a pregarvi; nonostante Karl Marx si sia lamentato per come i musulmani colà affliggessero gli ebrei; nonostante Freud, Einstein, Wiesel, Levi-nas, Buber e tanti altri (in teoria molto amati dagli occidentali); nonostante Shimon Peres, per cui i governanti italiani hanno versato lacrimucce. Meno male che, prima che della pace, Peres si preoccupò della sicurezza di Israele!

Giuseppe Laras, Corriere della Sera, 20 ottobre 2016 

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La scomparsa del grande MaestrO

La crisi dell'Occidente  che ignora la Bibbia

Siamo in guerra e prendiamo coscienza che siamo solo agii inizi. E la prima volta dai giorni di Adolf Hitler che le sinagoghe in Francia sono state chiuse di sabato. Tuttavia, è unicamente il tragico attentato al giornale Charlie Hebdo che ha scosso gli europei: i molti e continui attentati ai singoli ebrei e alle comunità ebraiche in tutta Europa in questi anni hanno turbato qualcuno, ma per quasi tutti si è trattato «solo» di ebrei. Molti intellettuali e politici sostengono che il problema non è l'Islam, ma il terrorismo. È come dire che il cristianesimo non è l'antisemitismo o l'antigiudaismo. Certo! Tuttavia è innegabile che l'antisemitismo e l'antigiudaismo sono stati problemi profondi propri del cristianesimo (e non solo). La violenza e il fanatismo, la sottomissione religiosa e il terrore non esauriscono l'Islam, ma sono un problema religioso che in qualche modo riguarda l'Islam. L'autocritica dell'Islam (assieme alla critica laica esterna) su questo punto sembra difettare. Cristiani ed ebrei, secondo il Corano, sono presenti nei Paesi islamici in quanto dhimmi, popolazioni sottomesse, tollerate purché subalterne e paganti apposite tasse. Cosa dobbiamo, sia a livello politico e giuridico sia a livello interreligioso, chiedere oggi ai più autorevoli teologi islamici nei Paesi europei e arabi, anche a fronte della massiccia presenza demografica di musulmani? La prima domanda è la seguente: è possibile per l'Islam, in ossequio al Corano e per necessità religiosa intima propria dei musulmani osservanti, e non solo perché richiesto dai governi occidentali o da ebrei e cristiani, accettare teologicamente, apprezzandolo, il concetto di cittadinanza politica, anziché quello di cittadinanza religiosa, confliggente quest'ultimo con i valori occidentali e pericoloso per le comunità cristiane ed ebraiche che, in qualità di minoranze, sarebbero esposte a intolleranze e arbitrio?

Giuseppe Laras, Corriere della Sera, 11 agosto 2014 

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La scomparsa del grande Maestro

La drammatica lezione dei perseguitati
Il dovere delle fedi è non abbandonarli

Le nostre parole e le nostre azioni a favore dei cristiani del Medio Oriente sono tarde, colpevolmente in ritardo. Da numerosi anni, in una regione estremamente vasta, che va dal Nord Africa sino alla Siria e all'Iraq, nel silenzio generale dell'Occidente — e dell'Europa in particolare —, cristiani e altre minoranze, tra cui i pacifici yazidi, sono sottoposti a terrore, violenze continue e morte. Poco importa se si è preferito tacere per interessi economici, per «strategie» politiche o per un politically correct benpensante e ignavo, tanto salottiero e cieco quanto ideologico e dispotico. Il risultato è che si sono abbandonate a se stesse, e così sacrificate, centinaia di migliaia di vite. E questo abominio si perpetua senza posa. Il Popolo ebraico in quelle stesse terre, nel corso dei passati otto decenni, è già stato sottoposto a prove analoghe che prevedevano l'alternativa tra la morte e l'espulsione. Anche in quel caso vi fu colpevole silenzio da parte dell'Occidente, nonostante la feroce persecuzione e la conseguente fuga abbiano riguardato centinaia di migliaia di persone.

Giuseppe Laras, Corriere della Sera, 11 agosto 2014 

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La scomparsa del grande Maestro

«Il corpo è un mirabile dono di Dio.
Ma l'età mi sta fiaccando...»

I miei ricordi di bambino sono stati traumatizzati dalla guerra e dalla persecuzione. Ricordo di aver vissuto, nascosto e braccato, in luoghi estremamente belli, in cui i colossi montani si stagliavano in tersi cieli color indaco oppure tra plumbee nubi. Si trattava delle magnifiche vette della Val Grande di Lanzo, con i loro picchi e declivi, boschi e radure, fieri rapaci e simpatici animaletti. Ricordo che avevo imparato a raccogliere i funghi, distinguendoli correttamente, inoltrandomi là dove gli alberi erano più folti. Riconto anche che mi piaceva quella vita rustica ed essenziale. Purtroppo, per mia madre e me era sì un luogo di ricovero, ma era al contempo un posto estremamente pericoloso, irto di difficoltà. Richiedeva mille attenzioni, mille sotterfugi e nascondimenti. Eravamo ostaggio di infinite paure, che spesso si concretizzavano. I nazisti rastrellavano anche lassù ebrei e partigiani, di intesa con i loro molti complici italiani, non meno spietati. Iniziai ad apprendere che viltà e spietatezza sono spesso compagne e complici. Ho dei ricordi di quel che fu la mia famiglia e il nostro focolare domestico: l'essere amato da chi ti ha generato, la presenza di mia mamma, l'amore tra i miei genitori, la mamma di mia mamma che condivideva da vicino la nostra vita familiare. Ricordo la bellezza di tutto questo, una bellezza intima e discreta, tenera ed essenziale, romantica ma non sdolcinata, sincera e mai sfacciata. Ricordo quando le due SS italiane bussarono seccamente alla porta, dopo che la nostra devota portinaia, tante volte beneficata dalla mia famiglia, aveva venduto mia madre e mia nonna per cinquemila lire ciascuna.

Giuseppe Laras, Avvenire, 16 novembre 2017

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