28 dicembre 2017 - 10 Tevet 5778
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Elia Richetti e di
Sergio Della Pergola. Nella sezione pilpul una riflessione di Stefano
Jesurum, Maria Teresa Milano, Giorgio Berruto e Sara Valentina Di Palma.
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Haaretz.com@haaretzcom
28 dicembre
Iran's parliament unanimously recognizes Jerusalem as permanent capital of Palestine in response to Trump
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Un anno di Trump presidente
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il finire del 2017 si conclude il primo anno di Donald Trump alla
presidenza degli Stati Uniti. Repubblica, secondo cui il gradimento
negli Usa per Trump è ai minimi storici (sotto del 35 per cento)
ricorda alcune tappe salienti di questi primi 365 giorni tra cui la
riforma fiscale (primo vero successo politico interno per
l'amministrazione Trump) e il riconoscimento di Gerusalemme come
Capitale d'Israele. Su questa decisione - come sulla questione ucraina
-, Paolo Mieli denuncia una certa ipocrisia europea e parla di “un non
meditato linciaggio”. “Sarebbe stato quantomeno degno di interesse –
scrive Mieli - ricostruire come andò nel 1995 quando, presidente Bill
Clinton, una legge approvata dal Congresso stabilì che gli Stati Uniti
dovessero per l'appunto spostare la propria ambasciata da Tel Aviv alla
città delle tre religioni. Certo, successivamente, per ben ventidue
anni, la presa d'atto di quel voto era stata sempre rinviata. Ma un
rinvio non dovrebbe comportare il venir meno delle ragioni di fondo di
una decisione del Congresso”. Intanto, da Israele il ministro dei
Trasporti Israel Katz ha annunciato l'intenzione di dedicare a Donald
Trump la stazione ferroviaria che progetta di costruire vicino al Muro
Occidentale, a Gerusalemme. Negli Stati Uniti invece, racconta
Repubblica, le contestazioni al presidente Trump hanno assunto diverse
forme: Jeff Bergman, 39 anni, mercante d'arte, ad esempio legge
pubblicamente libri davanti alla Trump Tower, a New York. “Vengo alla
Trump Tower da un anno: sì, anche durante le feste. Non mi ero mai
considerato un attivista. - racconta Bergman a Repubblica - Ma quando
The Donald è eletto sentii il bisogno di fare qualcosa. Venni qui e
iniziai a leggere ad alta voce un libro che, come ebreo, mi è molto
caro: Notte di Elie Wiesel. Ricordo che molti si avvicinarono
arrabbiati: "Trump farà grandi cose per Israele". Come se potesse
bastare. Da allora di libri ne ho letti almeno duecento. A volte solo.
A volte con chi ha scelto di unirsi”.
Stati Uniti polarizzati.
L'Fbi prevede che il 2018 sarà segnato da scontri violenti tra i
suprematisti bianchi, usciti allo scoperto durante l'ultima campagna
elettorale e dopo l'elezione di Trump, e il cosiddetto movimento
Antifa. Quest'ultimo, scrive La Stampa, “è pronto ad usare gli stessi
metodi violenti degli avversari della destra alternativa, Alt-right,
contro cui sta conducendo la sua 'resistenza'”.
Riad, scacchi senza velo.
La scacchista campionessa in carica, l'ucraina Anna Muzychuk, ha
annunciato che non parteciperà ai prossimi mondiali di scacchi a Riad
perché contraria all'imposizione del velo. “Tra qualche giorno perderò
i miei due titoli mondiali, uno a uno. E questo solo perché ho deciso
di non andare in Arabia Saudita, di non giocare secondo le regole di
altri, di non mettermi l'abaya (la veste tradizionale tipica dei Paesi
del Golfo lunga fino ai piedi, ndr)”. Un duro colpo di immagine per
l'Arabia Saudita che, riporta il Corriere, “vacilla anche per le ire
degli israeliani. E non importa che di recente il capo di Stato
maggiore d'Israele, Gadi Eisenkot, abbia lasciato intravedere delle
aperture in funzione anti iraniana. Ai sette giocatori israeliani sono
stati negati i visti per entrare in Arabia Saudita. Nella spiegazione
dei funzionari sauditi, il rifiuto è dovuto all'assenza di legami
diplomatici con Israele. Una mossa cui la Federazione israeliana ha
risposto con una richiesta di risarcimento danni accusando i sauditi di
aver 'barato', lasciando intendere prima di essere disposti ad
ammettere i giocatori israeliani per ottenere il permesso di ospitare
il torneo, salvo poi tirarsi indietro”.
Argentina, l'omicidio di Alberto Nisman.
Non è stato suicidio: è stato omicidio. Ma, come raccontava ieri
moked.it, non è ancora chiaro chi sia stato a uccidere il procuratore
ebreo argentino Alberto Nisman, che indagava sulla strage terroristica
del 1994 al centro ebraico di Buenos Aires e ai tentativi di
insabbiamento dell'indagine per il coinvolgimento dell'Iran
nell'attacco. “Chi avesse un movente per farlo, lo sanno tutti: -
scrive il Fatto Quotidiano - l'ex presidente, e ora senatrice,
Christina Kirchner e il suo clan. La vicenda giudiziaria, sfruttata
dagli avversari della Kirchner, appare politicamente inquinata: la
verità è oggi forse più vicina, ma resta lontana. Le conclusioni
dell'inchiesta del giudice federale Julián Ercolini, contenute in un
documento di 656 pagine, aggravano indubitabilmente la posizione
dell'ex presidente, proprio mentre l'Argentina riscopre la protesta dei
caceriolazos — i gruppi di manifestanti che usano le pentole come
strumento per esprimere il dissenso - e vive un clima da guerriglia
urbana contro la riforma delle pensioni promossa dal suo successore
Mauricio Macri”.
Segnalibro. Un
libro che racconta la storia dei superstiti dei lager nazisti e in
particolare il loro rientro in Italia tra solidarietà e indifferenza. A
ricostruire queste vicende, il lavoro di Elisa Guida in
La strada di casa. II ritorno in Italia dei sopravvissuti alla Shoah
(Viella, 2017) presentato oggi da La Stampa. Il Quotidiano Nazionale
invece torna su quella che definisce una bomba nel mondo dell'editoria
francese, ovvero la decisione di Lucette Destouches, vedova di
Louis-Ferdinand Céline, “di autorizzare la ripubblicazione delle opere
antisemite dello scrittore, quei pamphlet che lo stesso autore aveva
deciso di chiudere in un cassetto dopo le polemiche esplose a seguito
della loro diffusione fra il 1937 e il 1941”. Il quotidiano ne parla
con l'avvocato e scrittore François Gibault, 85 anni, biografo ed
esecutore testamentario di Céline, che difende la scelta della moglie
dello scrittore e definisce assurda la censura sui noti testi
antisemiti perché “sono reperibili dappertutto, su Internet, dai
bouquinistes, in edizioni straniere, il più delle volte senza apparato
critico, senza note, senza spiegazioni".
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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