Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

8 febbraio 2018 - 25 shevat 5778
header

società

Rav Sacks: “Come battere i populismi”    

img header

“'Questi sono i tempi’, disse Thomas Paine, ‘che mettono alla prova l’animo degli uomini’. E ora sfidano il nostro. È un momento pieno di conseguenze, per la storia dell’Occidente. Abbiamo visto elezioni laceranti, e società lacerate. Una crescita dell’estremismo in politica e nella religione, alimentato da ansietà, incertezza e paura, paura di un mondo che cambia a un ritmo quasi insostenibile, e con la sola certezza che quel ritmo aumenterà. Ho un amico, a Washington. Gli ho chiesto com’è stato vivere lì durante le recenti elezioni presidenziali. Mi ha risposto: ‘Be’, sembrava la barzelletta dell’uomo seduto sul ponte del Titanic, con un bicchiere di whiskey in mano, che dice, ‘Certo che avevo chiesto del ghiaccio ma questo è esagerato’. Ma c’è qualcosa che possiamo fare, ognuno di noi, per riuscire ad affrontare il futuro senza paura? Penso di sì”. Questo l’incipit con cui rav Jonathan Sacks, una delle voci più ascoltate dell’ebraismo contemporaneo, ha dato il via lo scorso aprile al suo Ted Talks (le celebri conferenze internazionali di divulgazione culturale e scientifica) riflettendo – tra citazioni bibliche, letterarie, filosofiche, scientifiche – sulla minaccia del populismo e su come contrastare i vari istigatori all’odio. Dodici minuti, intervallati da molti applausi, che hanno catturato l’attenzione della rete, diventando virali: oltre 1,5 milioni di persone hanno infatti guardato (fino a gennaio scorso) il video disponibile sul sito dei Ted- Talks e su Youtube. “Grazie a tutti coloro che hanno guardato e condiviso il mio video”, ha commentato il rav, già rabbino capo di Gran Bretagna, in un tweet.

Pagine Ebraiche, febbraio 2018

Leggi tutto

 

MACHSHEVET ISRAEL

Ethos o ethnos? Dilemma moderno 

img headerI drammi delle migrazioni (per le ragioni estreme di fame, guerra, persecuzione politica, ecc.) toccano da vicino sia la società italiana sia la società israeliana. Un autorevolissimo rabbino italiano ha parlato di mondo ebraico “lacerato” dinanzi a questi drammi, che sono certamente questioni politiche ma prima di tutto sono esistenze umane concrete, storie di individui e dignità di persone. Un fenomeno migratorio di massa, a ben vedere, pone problemi non solo di sicurezza ma anche di identità. Il mondo ebraico italiano, in quanto minoranza e per la sua storia, ha nel proprio dna una grande sensibilità al problema ma non ha soluzioni politiche preconfezionate da offrire. Può nondimeno sollevare il velo dell’ipocrisia di quanti o non vedono, per cinismo, la ‘posta etica’ in gioco o non s’avvedono, per irenismo, delle ‘implicazioni’ realisticamente insite nel problema. Non si tratta di un dilemma nuovo. Esso è stato messo a fuoco dallo storico inglese Simon Schama, che ha da poco pubblicato in inglese il secondo volume della sua “storia degli ebrei” (così il titolo in italiano del primo volume, che però non coglie il senso del titolo originale: “The Story of the Jews” non è “The History of the Jews”, e questo è un esempio dei limiti linguistici del nostro idioma nazionale). Il secondo volume, non ancora tradotto, copre il periodo 1492-1900 e porta il titolo ben azzeccato “Belonging”. Come verrà tradotto in italiano? Appartenere? Far parte? Essere radicati?

Massimo Giuliani, docente al Diploma Studi Ebraici, UCEI

Leggi tutto

 

Società    

Ecco gli estremisti
dell'approdo moderato    

Vista amara. Elogia la poligamia, considera Israele uno stato terrorista, mette «la mano sul fuoco cento volte sull'innocenza di Tariq Ramadan», vuole costruire una moschea vista mare. Si chiama Davide Piccardo (Imperia,1982), è un esponente di primo piano della comunità islamica. Figlio di Hamza Roberto Piccardo (Imperia, 1952), fondatore dell'Ucoii, l'unione delle comunità islamiche, ma ora in posizione marginale, che alle spalle ha già tre matrimoni (la terza moglie è stata ripudiata con un sms). A «La Zanzara», Davide ha dichiarato: «Le donne hanno rapporti più stabili, è raro che abbiano amanti a lungo o doppie vite». Intanto Ramadan, il discusso professore di Oxford, che grazie a grandi affabulazioni maschera con successo la sua appartenenza all'islam dei Fratelli musulmani, è stato arrestato a Parigi con l'accusa di stupro. Davide Piccardo lo difende a spada tratta dal suo blog sull'Huffington Post Italia.


Aldo Grasso, Corriere della Sera,
4 febbraio 2018


Leggi tutto

società 

Il Tempo di Liliana
     

“Dillo che c'ho 87 anni, le vecchiette vanno presentate”, così ha esordito la neoeletta senatrice a vita Liliana Segre, ospite del salotto di Fazio. Il 19 gennaio il Presidente della Repubblica Mattarella le ha telefonato per darle la notizia della nomina e lei non ha perso la calma («Ero in un negozio, ho chiesto una sedia»), né il piglio tipico («Grazie infinite, ma un minimo di preparazione l'avrei gradita...»). Sopravvissuta all'Olocausto, Liliana ha passato la vita a testimoniare le incredibili atrocità subite, descrivendole nei libri, ma soprattutto raccontandole a voce, in particolare agli studenti. Un impegno indefesso che ha dedicato a una persona: suo padre, con cui nel 1944 venne deportata al campo di Auschwitz-Birkenau. È nel ricordo di questo legame, sublime e cristallino, ma anche tenero e sanguigno, che Liliana dona a tutti noi - bypassando, per una volta, i modi affettati di Fazio, quella cortesia sempre esibita, spazzata via da una presenza tanto forte e luminosa - un momento di rara bellezza e valore.

Asif, Il Sole 24 Ore Domenica,
4 febbraio 2018 


Leggi tutto



Shir shishi - una poesia per erev shabbat

Bab El Wad, la via che non dimentica

img headerIl poeta Haim Guri, scrittore, giornalista, traduttore e uomo politico nel senso completo e civile dell'impegno per il proprio Paese, è morto all'età di 94 anni. Insignito di importanti premi come il Premio Israele, premio Sokolov, Dottore Honoris Causa delle università di Tel Aviv e Gerusalemme, Guri nasce a Tel Aviv nel 1923 e da giovane frequenta la mitica scuola di agricoltura Kaduri insieme a Yitzhak Rabin. A 18 anni si arruola nelle unità combattenti dell'organizzazione Palmach e alla fine della guerra viene inviato prima in Ungheria, poi in Cecoslovacchia, importante alleata dello Yishuv, per partecipare agli addestramenti della prima formazione di paracadutisti israeliani a cui aderiscono anche Hanna Szenes, Enzo Sereni e Vittorio Dan Segre. Le prime commoventi liriche descrivono le battaglie per la difesa della Gerusalemme assediata dalla legione giordana e dalle bande arabe.
La narrazione israeliana ha trattato con molta attenzione la centralità della città di Davide nella storia sionista, - o come disse Ben Gurion, "L'anima del popolo ebraico" - come vediamo ad esempio in Amos Oz e Yoram Kaniuk. Le battaglie durarono molti mesi e i caduti furono tanti, praticamente un terzo delle perdite subite durante la Guerra di Indipendenza. La parte sud della città rimase in mano araba mentre ad occidente, i combattenti riuscirono a liberare lo spazio verso la strada che scendeva in pianura e permetteva il collegamento con il centro di Israele. Oggi chiamiamo quella valle Sha'ar Hagai, ma allora il nome arabo, diventato simbolo della tenacia e il senso di solidarietà tra soldati e popolazione civile, portava il nome arabo, Bab El Wad (Porta della valle). Guri ha scritto elegie per i suoi amici caduti in battaglia nel tentativo di raggiungere la gente affamata di Gerusalemme. "Ecco, i nostri corpi buttati…una fila eternamente lunga", si recita in Israele durante il giorno della Rimembranza, festeggiato poco prima che inizi la gioia per la festa dell'indipendenza. Ma per ricordare i 279 convogli che attraversarono Bab El Wad, subendo morti e feriti, compone una poesia, cantata nel 1949 da Yafa Yarkoni.
Haim Guri è autore di oltre trenta libri tra saggi come Davanti alla gabbia di vetro, in cui documenta da giornalista il processo Eichmann e il libro, Il sigillo della memoria, ultima opera lirica del grande poeta appartenente alla generazione del '48.

Bab El Wad
Di qui passo, mi fermo accanto alla
pietra.                                  
Una strada asfalta e nera, rocce
e rupi.
La sera cala piano, la brezza soffia dal mare.                                 
La luce della prima stella si insinua
da Beit Mahssir.

Bab El Wad
Ricorda per sempre i
nostri nomi,
i convogli han fatto breccia nella
città assediata.
Al ciglio della strada giacciono i nostri morti        
e lo scheletro di ferro tace come i miei compagni.

Qui ribollivano al sole la pece e il piombo.                                                                                                                                             
Qui le notti si trasformavano in fuoco e coltelli.                          
Qui insieme dimoravano sconforto e splendore:                        
un blindato incenerito e i nomi di militi ignoti. 
E io mi incammino, passo
qui piano piano.                            
 
E li ricordo uno a uno.                      
Qui insieme abbiamo
combattuto su dirupi e terre incolte.                                                                                                  
Qui insieme eravamo un'unica famiglia.

Verrà un giorno di
primavera e il ciclamino sarà in fiore
con il rosso dell'anemone sui monti e pendii.              
Chi passerà per la via da noi percorsa deh non dimentichi
noi; noi siamo Bab El Wad.

Sarah Kaminski, Università di Torino

Leggi tutto

 
moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici suFACEBOOK  TWITTER

Pagine Ebraiche 24, l’Unione Informa e Bokertov e Sheva sono pubblicazioni edite dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa, notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009. Pagine Ebraiche Reg. Tribunale di Roma – numero 218/2009. Moked, il portale dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 196/2009. Direttore responsabile: Guido Vitale.