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5 Agosto 2018 - 24 Av 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Haim Korsia, Gran Rabbino di Francia
Le sofferenze subite l’hanno resa sensibile a tutte le sofferenze altrui. Questo è l’aspetto più grande di Simone Veil.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Forse questi sono giorni per tornare sulle pagine conclusive del “Trattato teologico-politico” di Spinoza, laddove argomenta che lo scopo ultimo dello Stato non è il dominio, né la sua istituzione è pensata per ridurre l’uomo da essere razionale a bestia o ad automa, ma, al contrario, per evitare che gli uomini si combattano con ira, inganno e odio e per restituire loro la libertà.

 
L'intervista alla Tamimi
“Le donne sono la chiave di volta nella lotta contro l’oppressione in tutto il mondo, non solo in Palestina. Devono lottare per i propri diritti anche in Israele, dove sono obnubilate dall’ideologia sionista ma in verità sono a loro volta oppresse”. Così la 17enne palestinese Ahed Tamimi, da poco tornata libera dopo i mesi trascorsi in carcere per l’aggressione a un soldato israeliano, in una intervista a La Stampa. “Gli italiani – afferma Tamimi – devono sapere che il mio arresto non ha nulla di speciale rispetto all’arresto di centinaia di altri bambini palestinesi che sono vittime di questo tipo di abusi ogni giorno. Da oggi intendo impegnarmi per loro”.

Pm al lavoro per capire se si possa profilare una responsabilità penale nel caso delle centinaia di falsi account Twitter in cui a fine maggio si richiedevano le dimissioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la mancata nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia.
“Troll contro il Quirinale anche da Estonia e Israele” titola Il Messaggero. “I profili falsi degli utenti, che per ore hanno sommerso il social web con messaggi contro il capo dello Stato – si legge nell’articolo – sarebbero tutti italiani e sarebbero stati creati attraverso server esteri, le sedi sarebbero in Israele e in Estonia. Le verifiche, però, sono ancora in corso”.
 
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  davar
israele
Minoranze e legge sull'identità

La protesta scende in piazza
È ancora molto lontana dal ricomporsi la frattura tra governo israeliano e comunità drusa, che da giorni contesta la Legge Fondamentale sull’identità ebraica d’Israele recentemente approvata dalla Knesset.
Di “dolore” e “angoscia” avevano parlato i leader della comunità nel corso di un incontro con il Presidente Reuven Rivlin tenutosi dopo il voto in Parlamento. Tre parlamentari drusi si erano poi rivolti all’Alta Corte di Giustizia, definendo la legge un atto “estremo” che discrimina le minoranze del paese. E forti critiche erano arrivate anche da un esponente molto in vista del governo, il ministro dell’Istruzione Naftali Bennett, secondo cui ”è stata fatta troppo frettolosamente”, non rispettando le diverse sensibilità di tutti i cittadini di Israele. E in particolare dei drusi, da sempre protagonisti della vita e della democrazia israeliana.
Ieri sera la contestazione ha preso la forma di una protesta con molte decine di migliaia di persone che si sono ritrovate a Tel Aviv, in piazza Rabin.
Come riportano i quotidiani israeliani, a prendere la parola è stato tra gli altri il leader spirituale druso Sheikh Muafak Tarif. “Nonostante la nostra lealtà illimitata verso lo Stato, lo Stato non ci considera uguali” ha detto il religioso in apertura di raduno. Mentre l’esponente laburista Shachiv Shnaan, che ha perso il proprio figlio di 22 anni, poliziotto, in un attacco terroristico sul Monte del Tempio a Gerusalemme, ha sottolineato: “Nella santa Gerusalemme il mio amato figlio Kamil ha restituito la sua anima al creatore del mondo. Da allora ho iniziato una nuova vita, con montagne di dolore e fiumi di lacrime. Quando la legge è stata approvata ho capito che sono diventato un cittadino di seconda classe. E che anche mio figlio è stato un combattente di seconda classe”.
Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, nel corso dell’odierno Consiglio dei ministri, ha però respinto ogni critica.
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PAGINE EBRAICHE AGOSTO 2018
CR7, il campione dal cuore d'oro con un legame forte con Israele
Colpaccio solo per la Juventus, che con lui in campo verosimilmente si assicura almeno un altro paio di scudetti consecutivi e punta con decisione alla Champions League, il trofeo che le manca in bacheca da oltre 20 anni, oppure colpaccio un po’ per tutti? Per la Juve, certo, ma anche per il Napoli, l’Inter, il Milan, la Roma e via dicendo. Per una Serie A che torna a riassaporare
una centralità mediatica dimenticata? È la domanda che si stanno ponendo un po’ tutti i calciofili d’Italia, in queste ultime settimane.
In ogni caso, nel mondo del pallone, l’acquisto di Ronaldo è stata senza dubbio la notizia dell’estate. Perché CR7, oltre che un campione, il più forte della sua epoca insieme a Leo Messi e tra i più grandi di sempre, è un brand globale capace di generare fenomeni irripetibili altrove: milioni di follower sui social che da un giorno all’altro passano dal Real Madrid ai bianconeri, quotazioni in rialzo in borsa, merchandising sfrenato nei cinque continenti. Ronaldo, consapevole della sua dimensione pubblica, è però anche altro. Un uomo di sport che si è distinto per il suo impegno sociale.
In Shimon Peres, l’ex presidente israeliano scomparso nel 2016, aveva ad esempio un grande fan.
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le parole del moderatore valdese
'Fontana, intervento inopportuno'
Molteplici reazioni al farneticante proposito del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, che ha auspicato l’abolizione della Legge Mancino. “Sbagliato, inopportuno e intempestivo”. Così il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, ha tra gli altri commentato l’intervento del ministro.
“In un tempo in cui negli stadi, per le strade e anche in altri spazi pubblici si moltiplicano attacchi verbali e violenze contro immigrati, richiedenti asilo, uomini e donne di colore, non capiamo il senso di una proposta che ha il sapore ideologico della tolleranza benevola nei confronti di chi adotta un linguaggio o un comportamento antisemita, razzista e discriminatorio. Vogliamo sperare – afferma Bernardini – che il proposito annunciato sia un’improvvisazione estiva e che la maggioranza di governo non voglia assecondare un progetto di questa portata”.
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sorgente di vita
Il Kaddish di Bernstein
Un profilo del grande compositore e pianista Leonard Bernstein apre la puntata di repliche di Sorgente di Vita in onda stasera, domenica 5 agosto 2018. A “Lenny” l’Accademia di Santa Cecilia ha dedicato nella scorsa stagione un ciclo di concerti, diretti dal Maestro Antonio Pappano, direttore musicale della prestigiosa istituzione.
Pianista, compositore, autore di musica colta e di grandi successi come West Side Story, esponente dell’ebraismo liberal newyorkese, Bernstein è stato anche un filantropo, un sostenitore delle battaglie per i diritti civili, impegnato per la promozione della musica e della cultura tra i giovani. Tra i brani proposti in concerto all’Auditorium Parco della Musica a Roma, la sinfonia Kaddish, opera complessa e di grande potenza.
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pilpul

Israele Stato nazionale ebraico Una legge importante 
La Legge fondamentale “Israele come Stato nazionale del popolo ebraico” adottata dalla Knesset il 19 luglio 2018 non merita le critiche di cui, soprattutto in chiave politica internazionale, è stata fatta sommariamente oggetto. Un esame attento delle sue disposizioni conferma che essa si colloca nel solco della realizzazione del sogno sionista con la costituzione dello Stato nel 1948 e nella direzione tracciata dalla Dichiarazione d’Indipendenza.
Non può essere messo in dubbio, come sancito nei due principi fondamentali espressi all’art.1 che “la terra d’Israele è la patria (homeland) storica del popolo ebraico dove è stato costituito lo Stato d’Israele” e che esso “è la patria (home) nazionale del popolo ebraico in cui esso realizza il suo diritto naturale, culturale, religioso e storico alla autodeterminazione.” Con questa proclamazione Israele si afferma come stato nazionale non tanto della nazione israeliana ma del popolo ebraico, in una dimensione storico-nazionale fondamentale che non è dissimile da quanto proclamano altre costituzioni di paesi in cui la realizzazione del proprio stato è stato oltremodo difficile, come è il caso dei paesi baltici.
Dalla proclamazione del carattere nazionale ebraico dello Stato d’Israele discendono logicamente le norme sui simboli dello Stato (nome, bandiera, il candelabro a sette braccia come emblema, Hatikvah come inno; la capitale (Gerusalemme indivisa); l’ebraico come lingua nazionale, fatto salvo uno speciale status della lingua araba; il calendario ebraico come quello ufficiale accanto al gregoriano; i giorni di festa nazionale, il sabato e le feste d’Israele come giorni di riposo (impregiudicato il diritto dei non ebrei di osservare i propri giorni di riposo settimanali e festivi). Molte di queste disposizioni si trovano già in leggi precedenti ma non erano inquadrate come espressione organica della natura di Israele come Stato nazionale del popolo ebraico a livello costituzionale.


Giorgio Sacerdoti, giurista
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La concorrenza tra le vittime
Quando la denuncia delle male parole, delle discriminazioni, delle violenze, delle aggressioni si trasforma in una rincorsa a chi “sta peggio”, ovvero a chi si dichiara nella condizione di “più offeso”, poiché dall’essere (o ritenersi) vittima deriverebbe un qualche beneficio, ossia il diritto ad un qualsiasi risarcimento (anche solo morale o di visibilità mediatica), allora c’è di che mettersi le mani nei capelli. Poiché l’orizzonte quotidiano sembra essere costituito da un numero incalcolabile di defraudati o vittimizzati. Fa notizia la prevaricazione contro qualcuno, non la realizzazione di qualcosa. E questo fatto deve fare riflettere, poiché sempre più spesso all’umanesimo dei diritti si sostituisce l’umanitarismo dei risarcimenti. Così come la lievitazione del valore (e dell’onerosità) di questi ultimi. Qualsiasi identità, quindi ogni individualità, sembra oramai essere degna di considerazione solo se ha da rivendicare una compensazione per un qualche torto subito. In una parossistica rincorsa a chi dice di stare peggio. Si tratta di un dispositivo infernale, che senz’altro risponde alla logica della spettacolarizzazione, per cui conta lo scalpore e fa “scena” solo la notizia per cui è l’uomo che morde il cane e non viceversa.

Claudio Vercelli
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