Haim Korsia, Gran Rabbino di Francia |
Le sofferenze subite l’hanno resa sensibile a tutte le sofferenze altrui. Questo è l’aspetto più grande di Simone Veil.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee |
Forse
questi sono giorni per tornare sulle pagine conclusive del “Trattato
teologico-politico” di Spinoza, laddove argomenta che lo scopo ultimo
dello Stato non è il dominio, né la sua istituzione è pensata per
ridurre l’uomo da essere razionale a bestia o ad automa, ma, al
contrario, per evitare che gli uomini si combattano con ira, inganno e
odio e per restituire loro la libertà.
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L'intervista alla Tamimi
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“Le
donne sono la chiave di volta nella lotta contro l’oppressione in tutto
il mondo, non solo in Palestina. Devono lottare per i propri diritti
anche in Israele, dove sono obnubilate dall’ideologia sionista ma in
verità sono a loro volta oppresse”. Così la 17enne palestinese Ahed
Tamimi, da poco tornata libera dopo i mesi trascorsi in carcere per
l’aggressione a un soldato israeliano, in una intervista a La Stampa.
“Gli italiani – afferma Tamimi – devono sapere che il mio arresto non
ha nulla di speciale rispetto all’arresto di centinaia di altri bambini
palestinesi che sono vittime di questo tipo di abusi ogni giorno. Da
oggi intendo impegnarmi per loro”.
Pm al lavoro per capire se si possa profilare una responsabilità penale
nel caso delle centinaia di falsi account Twitter in cui a fine maggio
si richiedevano le dimissioni del Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella per la mancata nomina di Paolo Savona a ministro
dell’Economia.
“Troll contro il Quirinale anche da Estonia e Israele” titola Il
Messaggero. “I profili falsi degli utenti, che per ore hanno sommerso
il social web con messaggi contro il capo dello Stato – si legge
nell’articolo – sarebbero tutti italiani e sarebbero stati creati
attraverso server esteri, le sedi sarebbero in Israele e in Estonia. Le
verifiche, però, sono ancora in corso”.
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israele Minoranze e legge sull'identità
La protesta scende in piazza
È
ancora molto lontana dal ricomporsi la frattura tra governo israeliano
e comunità drusa, che da giorni contesta la Legge Fondamentale
sull’identità ebraica d’Israele recentemente approvata dalla Knesset.
Di “dolore” e “angoscia” avevano parlato i leader della comunità nel
corso di un incontro con il Presidente Reuven Rivlin tenutosi dopo il
voto in Parlamento. Tre parlamentari drusi si erano poi rivolti
all’Alta Corte di Giustizia, definendo la legge un atto “estremo” che
discrimina le minoranze del paese. E forti critiche erano arrivate
anche da un esponente molto in vista del governo, il ministro
dell’Istruzione Naftali Bennett, secondo cui ”è stata fatta troppo
frettolosamente”, non rispettando le diverse sensibilità di tutti i
cittadini di Israele. E in particolare dei drusi, da sempre
protagonisti della vita e della democrazia israeliana.
Ieri sera la contestazione ha preso la forma di una protesta con molte
decine di migliaia di persone che si sono ritrovate a Tel Aviv, in
piazza Rabin.
Come riportano i quotidiani israeliani, a prendere la parola è stato
tra gli altri il leader spirituale druso Sheikh Muafak Tarif.
“Nonostante la nostra lealtà illimitata verso lo Stato, lo Stato non ci
considera uguali” ha detto il religioso in apertura di raduno. Mentre
l’esponente laburista Shachiv Shnaan, che ha perso il proprio figlio di
22 anni, poliziotto, in un attacco terroristico sul Monte del Tempio a
Gerusalemme, ha sottolineato: “Nella santa Gerusalemme il mio amato
figlio Kamil ha restituito la sua anima al creatore del mondo. Da
allora ho iniziato una nuova vita, con montagne di dolore e fiumi di
lacrime. Quando la legge è stata approvata ho capito che sono diventato
un cittadino di seconda classe. E che anche mio figlio è stato un
combattente di seconda classe”.
Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, nel corso dell’odierno Consiglio dei ministri, ha però respinto ogni critica. Leggi
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PAGINE EBRAICHE AGOSTO 2018 CR7, il campione dal cuore d'oro con un legame forte con Israele Colpaccio
solo per la Juventus, che con lui in campo verosimilmente si assicura
almeno un altro paio di scudetti consecutivi e punta con decisione alla
Champions League, il trofeo che le manca in bacheca da oltre 20 anni,
oppure colpaccio un po’ per tutti? Per la Juve, certo, ma anche per il
Napoli, l’Inter, il Milan, la Roma e via dicendo. Per una Serie A che
torna a riassaporare una
centralità mediatica dimenticata? È la domanda che si stanno ponendo un
po’ tutti i calciofili d’Italia, in queste ultime settimane.
In
ogni caso, nel mondo del pallone, l’acquisto di Ronaldo è stata senza
dubbio la notizia dell’estate. Perché CR7, oltre che un campione, il
più forte della sua epoca insieme a Leo Messi e tra i più grandi di
sempre, è un brand globale capace di generare fenomeni irripetibili
altrove: milioni di follower sui social che da un giorno all’altro
passano dal Real Madrid ai bianconeri, quotazioni in rialzo in borsa,
merchandising sfrenato nei cinque continenti. Ronaldo, consapevole
della sua dimensione pubblica, è però anche altro. Un uomo di sport che
si è distinto per il suo impegno sociale.
In Shimon Peres, l’ex presidente israeliano scomparso nel 2016, aveva ad esempio un grande fan. Leggi
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le parole del moderatore valdese 'Fontana, intervento inopportuno' Molteplici
reazioni al farneticante proposito del ministro della Famiglia Lorenzo
Fontana, che ha auspicato l’abolizione della Legge Mancino. “Sbagliato,
inopportuno e intempestivo”. Così il moderatore della Tavola valdese,
il pastore Eugenio Bernardini, ha tra gli altri commentato l’intervento
del ministro.
“In un tempo in cui negli stadi, per le strade e anche in altri spazi
pubblici si moltiplicano attacchi verbali e violenze contro immigrati,
richiedenti asilo, uomini e donne di colore, non capiamo il senso di
una proposta che ha il sapore ideologico della tolleranza benevola nei
confronti di chi adotta un linguaggio o un comportamento antisemita,
razzista e discriminatorio. Vogliamo sperare – afferma Bernardini – che
il proposito annunciato sia un’improvvisazione estiva e che la
maggioranza di governo non voglia assecondare un progetto di questa
portata”. Leggi
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sorgente di vita Il Kaddish di Bernstein Un
profilo del grande compositore e pianista Leonard Bernstein apre la
puntata di repliche di Sorgente di Vita in onda stasera, domenica 5
agosto 2018. A “Lenny” l’Accademia di Santa Cecilia ha dedicato nella
scorsa stagione un ciclo di concerti, diretti dal Maestro Antonio
Pappano, direttore musicale della prestigiosa istituzione.
Pianista, compositore, autore di musica colta e di grandi successi come
West Side Story, esponente dell’ebraismo liberal newyorkese, Bernstein
è stato anche un filantropo, un sostenitore delle battaglie per i
diritti civili, impegnato per la promozione della musica e della
cultura tra i giovani. Tra i brani proposti in concerto all’Auditorium
Parco della Musica a Roma, la sinfonia Kaddish, opera complessa e di
grande potenza. Leggi
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Israele Stato nazionale ebraico Una legge importante |
La
Legge fondamentale “Israele come Stato nazionale del popolo ebraico”
adottata dalla Knesset il 19 luglio 2018 non merita le critiche di cui,
soprattutto in chiave politica internazionale, è stata fatta
sommariamente oggetto. Un esame attento delle sue disposizioni conferma
che essa si colloca nel solco della realizzazione del sogno sionista
con la costituzione dello Stato nel 1948 e nella direzione tracciata
dalla Dichiarazione d’Indipendenza.
Non può essere messo in dubbio, come sancito nei due principi
fondamentali espressi all’art.1 che “la terra d’Israele è la patria
(homeland) storica del popolo ebraico dove è stato costituito lo Stato
d’Israele” e che esso “è la patria (home) nazionale del popolo ebraico
in cui esso realizza il suo diritto naturale, culturale, religioso e
storico alla autodeterminazione.” Con questa proclamazione Israele si
afferma come stato nazionale non tanto della nazione israeliana ma del
popolo ebraico, in una dimensione storico-nazionale fondamentale che
non è dissimile da quanto proclamano altre costituzioni di paesi in cui
la realizzazione del proprio stato è stato oltremodo difficile, come è
il caso dei paesi baltici.
Dalla proclamazione del carattere nazionale ebraico dello Stato
d’Israele discendono logicamente le norme sui simboli dello Stato
(nome, bandiera, il candelabro a sette braccia come emblema, Hatikvah
come inno; la capitale (Gerusalemme indivisa); l’ebraico come lingua
nazionale, fatto salvo uno speciale status della lingua araba; il
calendario ebraico come quello ufficiale accanto al gregoriano; i
giorni di festa nazionale, il sabato e le feste d’Israele come giorni
di riposo (impregiudicato il diritto dei non ebrei di osservare i
propri giorni di riposo settimanali e festivi). Molte di queste
disposizioni si trovano già in leggi precedenti ma non erano inquadrate
come espressione organica della natura di Israele come Stato nazionale
del popolo ebraico a livello costituzionale.
Giorgio Sacerdoti, giurista
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La concorrenza tra le vittime
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Quando
la denuncia delle male parole, delle discriminazioni, delle violenze,
delle aggressioni si trasforma in una rincorsa a chi “sta peggio”,
ovvero a chi si dichiara nella condizione di “più offeso”, poiché
dall’essere (o ritenersi) vittima deriverebbe un qualche beneficio,
ossia il diritto ad un qualsiasi risarcimento (anche solo morale o di
visibilità mediatica), allora c’è di che mettersi le mani nei capelli.
Poiché l’orizzonte quotidiano sembra essere costituito da un numero
incalcolabile di defraudati o vittimizzati. Fa notizia la
prevaricazione contro qualcuno, non la realizzazione di qualcosa. E
questo fatto deve fare riflettere, poiché sempre più spesso
all’umanesimo dei diritti si sostituisce l’umanitarismo dei
risarcimenti. Così come la lievitazione del valore (e dell’onerosità)
di questi ultimi. Qualsiasi identità, quindi ogni individualità, sembra
oramai essere degna di considerazione solo se ha da rivendicare una
compensazione per un qualche torto subito. In una parossistica rincorsa
a chi dice di stare peggio. Si tratta di un dispositivo infernale, che
senz’altro risponde alla logica della spettacolarizzazione, per cui
conta lo scalpore e fa “scena” solo la notizia per cui è l’uomo che
morde il cane e non viceversa.
Claudio Vercelli
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