Ephraim Mirvis, rabbino capo
di
Gran Bretagna
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Il popolo ebraico ha bisogno di una politica estera comune. In due parole: responsabilità sociale.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Povera Italia. Si continua a vivere ancora in un clima di tifo da stadio, quello della peggior specie, urlato e volgare.
Una capotreno, giustamente stufa di rom senza biglietto che molestano i
viaggiatori, ingiustamente insulta i molestatori etichettandoli per la
loro appartenenza etnica. È un genere di generalizzazione a cui siamo
abituati in questa nostra epoca di razzismo montante. La capotreno, ed
è un mio parere personale, ha agito d’impulso, certamente tirata per i
capelli della sua esperienza quotidiana, ma l’insulto che le è uscito
dalle labbra non si addice affatto a nessun comune mortale dotato di
minima intelligenza e sensibilità, e tanto meno si addice a un pubblico
ufficiale.
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“Corbyn, dimettiti”
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Non
fanno quasi più notizia le iniziative anti-israeliane del leader
laburista Jeremy Corbyn, immortalato alcuni anni fa nell’atto di
rendere omaggio ad alcuni terroristi palestinesi (tra cui diversi
responsabili del massacro degli atleti israeliani ai Giochi di Monaco
del ’72). Immagini che sono tornate a circolare con evidenza sulla
stampa inglese. Poche righe, su Corriere e Repubblica, raccontano
questa nuova imbarazzante vicenda. “La controversia avviene in un
momento di tensione per il partito laburista, già ampiamente sotto
accusa per antisemitismo” spiega Repubblica. Il Corriere segnala
l’intervento del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha detto:
“L’atto richiede una condanna inequivocabile da parte di tutti:
sinistra, destra o qualsiasi altro schieramento”. Corbyn, evidentemente
non pago del polverone sollevato, ha poi commentato: “Quello che merita
una inequivocabile condanna è l’uccisione a Gaza da parte delle forze
israeliane di oltre 160 dimostranti palestinesi da marzo, inclusi
decine di bambini”. Il ministro dell’Interno britannico Sajid Javid ha
suggerito a Corbyn di dimettersi.
Il Sole 24 Ore dedica un approfondimento al boom turistico registrato
in Israele. Nei primi sei mesi del 2018, è stato infatti reso noto
dagli organi competenti, gli arrivi hanno superato il tetto storico dei
due milioni. Numeri che sembrano la premessa a un potenziamento
dell’offerta infrastrutturale annunciato dagli stessi membri di
governo. Sottolinea il quotidiano economico-finanziario: “Siamo in un
Paese circondato da nemici e noto anche per il conflitto più
incancrenito dell’ultimo secolo, quello-israelo palestinese. Da cinque
anni la cruenta guerra civile in Siria sta destabilizzando la regione.
I jihadisti e l’esercito di Assad si contendono i territori a ridosso
delle alture del Golan. I caccia israeliani effettuano con regolarità
incursioni militari contro le basi iraniane in Siria o contro i
convogli di armi destinati agli Hezbollah libanesi. Nella tormentata
striscia di Gaza sono ripresi i lanci di razzi. Eppure, a dispetto
degli altri Paesi della regione, in Israele il turismo continua a
crescere a ritmi impensabili”
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l'incontro segreto tra netanyahu e al-sisi
Israele-Egitto, al lavoro per Gaza
Il
22 maggio scorso il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato in
segreto al Cairo il Presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi per
discutere la situazione della Striscia di Gaza. Un vertice durato poche
ore, considerato molto sensibile, tanto che non ne erano stati
informati neanche i ministri del gabinetto di sicurezza israeliano. A
rivelare la notizia dell'incontro, a distanza di due mesi, l'emittente
israeliana Canale 10 che sottolinea l'esistenza di un “rapporto
profondo tra l'ufficio del Primo Ministro e l'Ufficio del Presidente
egiziano. L'incontro tra Netanyahu e al-Sisi del 22 maggio è solo una
parte di questo rapporto segreto. Un altro incontro di questo tipo,
rivelato da Haaretz un anno fa, si è svolto nell'aprile 2016 tra
al-Sisi, Netanyahu e l'allora leader dell'opposizione Yitzhak Herzog”.
Lo scorso settembre a New York Netanyahu e al-Sisi si erano fatti
fotografare insieme, ufficializzando le buone relazioni tra i due
paesi, relazioni che – spiega il Canale 10 - “stanno diventando
fondamentali per la Striscia di Gaza. Per quanto riguarda Israele, gli
egiziani sono e saranno sempre il fattore principale e forse l'unico in
grado di agire come mediatore con Hamas. Per l'Egitto, prevenire la
guerra a Gaza e migliorare la sua situazione umanitaria è fondamentale
per la sicurezza nazionale”. Leggi
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il presidente del wjc sul new york times
“Israele, democrazia a rischio”
"Sono
sempre stato vicino a Israele e lo farò sempre. Ma ora, da fratello,
con amore, chiedo al governo di ascoltare le voci di protesta e di
indignazione che si sentono in Israele e in tutto il mondo ebraico. In
qualità di presidente del World Jewish Congress invito i leader
israeliani a ripensare alle azioni distruttive compiute questa estate”.
È quanto scrive il presidente del Congresso ebraico mondiale Ronald
Lauder in un editoriale pubblicato sul New York Times sotto il titolo
“Israel, This Is Not Who We Are”. Una voce critica che è destinata a
far parlare. Lauder, 74 anni, di note simpatie conservatrici, torna a
esprimersi sull’autorevole quotidiano statunitense dopo che già in
marzo, sulle stesse pagine, aveva espresso le proprie perplessità per
lo stallo negoziale con i palestinesi e i rapporti a suo dire sempre
più incrinati tra Israele e Diaspora.
“Per molti israeliani, ebrei e sostenitori di Israele – scrive oggi
Lauder – l’ultimo anno è stato impegnativo. Nell’estate del 2017 il
governo israeliano si è ritirato da un accordo che avrebbe creato
un’area di preghiera egualitaria al Muro occidentale e proposto una
rigida legge di conversione che incide sui diritti degli ebrei non
ortodossi. Quest’estate la Knesset ha approvato una legge che nega
l’uguaglianza dei diritti alle coppie dello stesso sesso. Il giorno
successivo è arrivata la legge che correttamente riafferma che Israele
è uno Stato ebraico, ma danneggia anche il senso di uguaglianza e
appartenenza dei cittadini drusi, cristiani e musulmani di Israele. Lo
scorso mese un rabbino conservative è stato arrestato per questo
crimine: aver eseguito una cerimonia nuziale non ortodossa in Israele.
In diversi comuni, inoltre, sono stati fatti tentativi per interrompere
la vita secolare chiudendo negozi di generi alimentari di Shabbat”. Leggi
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La saga della famiglia Sereni |
È
mancata di recente Clara Sereni, scrittrice, figlia di Emilio Sereni,
fratello di Enzo, l’eroe sionista ucciso dai nazisti. La famiglia
Sereni – scrisse Miriam Mafai – “è una di quelle famiglie "nobili"
della nostra Repubblica (come gli Amendola, i Ginzburg, i Pajetta, i
Rosselli, per non citarne che alcune)”. In realtà, solo per pudore la
Mafai aveva circondato di virgolette il termine “nobili” perché la
nobiltà, derivante dallo straordinario valore dei relativi personaggi,
era davvero tangibile. In periodi di decadenza come il nostro, questi
personaggi e la loro grandezza abitano soltanto nei ricordi dei meno
giovani. A proposito di siffatte rimembranze, rammento la zia di Clara,
Ada Sereni, vedova di Enzo. Quando la incontrai, tantissimi anni
addietro, da zia Ida Coen, non ebbi contezza di quanto fosse e quanto
rappresentasse questa grande eroina di Israele, che si spese per il
sogno sionista, contribuendovi fattivamente.
Emanuele Calò
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