Ephraim Mirvis, rabbino capo
di
Gran Bretagna
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I genitori dovrebbero crescere i loro figli
con storie, aneddoti, insegnamenti su tutto ciò che è bello e glorioso.
Di conseguenza le persone, crescendo, sapranno apprezzare quanto sia
meraviglioso il mondo di Hashem.
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Dario
Calimani,
Università di Venezia
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Riace, oltre che per gli splendidi bronzi,
sta diventando un modello di convivenza famoso in tutto il mondo.
Ammirato in tutto il mondo fuorché in Italia.
Nel 1998, sulla costa ionica calabrese sono sbarcate ottocento persone, 800
immigrati dall’Afghanistan e dall’Iraq, e il borgo ormai fantasma di
Riace ha cominciato a risvegliarsi alla vita. Riace ha deciso per
l’accoglienza e non per il campo profughi o per il ghetto. Così,
attività morte da anni hanno riaperto. Hanno riaperto case, scuole,
negozi, ristoranti. Si sono riaperti all’uso e alla vita un centinaio
di appartamenti, sono stati avviati corsi di lingua italiana per gli
immigrati, grazie ai quali tanti insegnanti hanno trovato lavoro.
Insomma, l’economia si è rimessa in moto, e a Riace è tornata la vita,
ma soprattutto la speranza.
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Esultò col saluto romano
Archiviato il caso
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Nessun reato e caso archiviato. Questa, come
riporta tra gli altri la Gazzetta dello Sport, la decisione del Gip,
che ha disposto l’archiviazione chiesta dalla Procura di Bologna “per
il caso di Marzabotto che ha visto protagonista Eugenio Maria Luppi, il
giocatore dilettante che il 12 novembre 2017 esultò facendo il saluto
romano e mostrando la maglietta della Repubblica Sociale” nella
cittadina emiliana simbolo della violenza nazifascista. Luppi è stato
scagionato dalle accuse di apologia del fascismo, scrive il quotidiano
sportivo, “perché stando a quanto si legge nella richiesta di
archiviazione del pm, poi accolta dal giudice, nessun pericolo
all’ordinamento democratico può essere riscontrato”.
Auschwitz-Birkenau è “il luogo più orribile sulla Terra” e ricorda ai
tedeschi che la loro responsabilità per lo sterminio di sei milioni di
ebrei, di oppositori, rom, zingari e omosessuali “non finirà mai”. L’ha
dichiarato il ministro degli Esteri Heiko Maas, ieri in visita al
lager. Il capo della diplomazia tedesca, come mette in evidenza il
Corriere, ha ricordato più volte che è stato proprio Auschwitz a
spingerlo a entrare in politica: “È qui – le sue parole – che bisogna
fare una scelta: perdere fiducia nell’umanità o conquistare speranza e
forza di schierarsi per la dignità umana e lavorare per questa”.
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Me
Too, un messaggio utile
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La
vicenda di Asia Argento si presta ovviamente a ogni sorta di frizzi e
lazzi. Dopo aver avviato la pubblica gogna del potentissimo produttore
Harvey Weinstein, e con questa il movimento globale del “Me too”,
l’attrice italiana si è vista costretta a risarcire con 380 mila
dollari un giovane attore americano con cui ha avuto rapporti sessuali
mentre questi era ancora minorenne. Per la precisione, diciasettenne.
All’inevitabile reazione del “chi la fa l’aspetti” all’accusa di
ipocrisia allo sberleffo del ragazzo che si sente soggiogato in grande
ritardo e comunque in età non proprio tenerissima. Vittorio Feltri su
Libero utilizza un titolo ammiccante e volgare.
Ora, l’ironia fa bene anche in questa estate terribile. Ma, come si
suol dire, bisogna evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Suona
libero o occupato?
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Un’organizzazione
umanitaria asserisce che le sue posizioni sulle responsabilità
israeliane nel caso di taglio o di allentamento dei rifornimenti a Gaza
sono basate sul diritto internazionale, sulle risoluzioni delle Nazioni
Unite e sui principi umanitari, soggiungendo che hanno utilizzato
l’espressione “potenza occupante” poiché, sebbene Israele abbia
smantellato, nel 2005, i propri insediamenti a Gaza, sono le stesse
Nazioni Unite ad affermare che Israele stia ancora occupando Gaza, in
quanto ne controlla lo spazio aereo e marittimo.
Sennonché, Israele decise unilateralmente di evacuare Gaza; il blocco è
avvenuto soltanto due anni dopo a causa delle aggressioni omicide da
Gaza verso Israele mediante razzi che lasciano agli israeliani pochi
secondi per cercare rifugio.
Emanuele Calò, giurista
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