Giuseppe Momigliano,
rabbino
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“Quando
costruirai una casa nuova farai una protezione attorno al tuo tetto,
non essere causa di spargimento di sangue in casa tua, se uno dovesse
precipitare di lassù” (Deut. 22,8).
Maimonide, nel definire i termini del comandamento, ne sottolinea la
portata più ampia: “È un precetto affermativo di porre una recinzione
al tetto, dell’altezza di almeno dieci cubiti (circa 1m)...Tanto
si tratti del tetto, tanto di qualsiasi altro luogo che possa essere
fonte di pericolo e di morte, come un pozzo o un fosso che si trovino
nel cortile e che devono essere recintati. Così pure, relativamente a
qualsiasi elemento che possa mettere a repentaglio la vita delle
persone, costituisce un precetto affermativo l’obbligo di rimuovere
tale pericolo e di essere particolarmente attenti a non mettersi in
condizioni di rischio.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Non c’è niente da fare, il nostro tempo è
affamato di radicalità. Così, per rispondere alla crescita di una
destra xenofoba e nazionalista, l’elettorato di sinistra si sta
orientando verso figure sempre più estreme che riportano in auge parole
e temi da cui ci si era faticosamente, e mai del tutto, emancipati. Fra
queste c’è il più becero antisemitismo. L’esempio più eclatante è
l’inglese Corbyn, che ha buone chance di diventare Primo Ministro dopo
il disastro storico del partito conservatore di Cameron, May e Johnson.
Ma un fenomeno analogo si scorge anche in vista delle elezioni di
Midterm USA, dove stanno vincendo le primarie democratiche molti/e
giovani appartenenti a varie minoranze, con discorsi che ricalcano le
visioni di Bernie Sanders. Ed anche in questo caso si assiste
all’ascesa di figure di indirizzo antisioniste, che poi vuol dire
antisemite. Oltre al successo mediatico della nota
americana-palestinese Linda Sarsour (non candidata, ma tra i leader
delle proteste anti-Trump), ha già un posto assicurato al Congresso
Rashida Tlaib. Anche lei americana-palestinese, in riferimento ai
problemi mediorientali ha sempre sostenuto l’ipotesi dei due Stati.
Ultimamente, però, ha cambiato rotta, accentuando i toni critici nei
confronti di Israele e sostenendo la soluzione di uno Stato unico. In
fondo, oggi c’è bisogno di radicalità. Una radicalità che a me appare
sempre più come il sonno della ragione.
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"Una strada per Calò"
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Nel 2010 il sindaco Gianni Alemanno annunciò
l’intenzione di dedicare una via di Roma a Settimio Calò, che nel
rastrellamento del 16 ottobre del ’43 perse nove figli, la moglie e un
nipotino. Sul Corriere, in occasione degli 80 anni dalla promulgazione
delle Leggi Razziste, si invita Virginia Raggi a riconsiderare questa
iniziativa e a darle finalmente attuazione. Scrive il Corriere: “Dopo
la sparata del ministro giallo-verde Lorenzo Fontana per ‘abrogare la
legge Mancino’ (tweet di Salvini: ‘Sono d’accordo’); dopo la decisione
del consiglio comunale grillino, stoppata in extremis, di dedicare una
via a Giorgio Almirante, redattore capo de La difesa della razza dove
scriveva che ‘il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti’; dopo
l’appello di Liliana Segre a ‘salvare dall’oblio’ tutti quelli che ‘a
differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono
stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che
sono cenere nel vento’; ecco, dopo tutto questo la sindaca di Roma ha
un dovere. Dare un segnale”.
Ex guardia nel campo nazista di Trawniki in Polonia, il 95enne Jakiw
Palij è stato espulso dagli Stati Uniti e trasferito in Germania. In
una intervista con Avvenire il direttore del Centro Wiesenthal, Efraim
Zuroff, commenta: “Ritengo che nel mondo siano centinaia i sospetti
criminali nazisti a piede libero. Tutti sui novant’anni, certo, ma
perseguibili. Non sappiamo, però, se potranno mai essere trovati e
sottoposti a processo”. E questo perché, dice Zuroff, “molti Paesi non
collaborano per nulla”. Le principali difficoltà, sottolinea, “nei
Paesi baltici e dell’Est Europa”.
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l'annuncio
di donald trump
"È
il momento dei palestinesi"
"Per
i palestinesi è in arrivo qualcosa di molto buono. Adesso è il loro
turno". Non sono state fornite ulteriori spiegazioni, ma le parole del
presidente statunitense Donald Trump, così intervenuto nel corso di un
comizio elettorale in West Virginia, hanno senz'altro riacceso
l'interesse per le questioni mediorientali. Nel corso del suo
intervento l'inquilino della Casa Bianca ha anche parlato del
riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele e del
successivo trasferimento dell'ambasciata americana: iniziativa, come è
noto, che è stata duramente contestata dalla leadership palestinese. "A
good thing to have done" ha sottolineato Trump.
Il tempo delle concessioni. Un concetto che, osserva la stampa
israeliana, lo stesso Trump aveva espresso faccia a faccia con il
Premier Netanyahu durante l'ultimo meeting del World Economic Forum a
Davos. "Hai avuto un punto a tuo favore, qualcun altro dovrai lasciarlo
agli altri nelle prossime fasi del negoziato. Se mai proseguirà" aveva
detto in gennaio. "Dovremo essere pronti a pagare un prezzo" aveva poi
ammesso in occasione del trasferimento dell'ambasciata americana il
ministro della Difesa Avigdor Lieberman.
Le parole di Trump, pur rigettate dal gruppo terroristico Hamas, che
non vede alcuna possibilità di successo per il "piano del secolo" più
volte annunciato da Washington, arrivano in un momento chiave per il
futuro politico e diplomatico della regione.
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italia ebraica agosto 2018 'Scuola, futuro da protagonista'
“Un’esperienza
nuova e appassionante. Non pensavo alla mia età e dopo quarant’anni di
carriera che mi sarei trovato davanti una nuova sfida. Questa è una
scuola che mi ha dato molti stimoli per migliorare”. A parlare è il
direttore della Scuola ebraica di Milano Agostino Miele, che a distanza
di un anno dalla nomina alla guida dell’istituto, tira con noi le fila
del lavoro portato avanti sino a qui. “Abbiamo lavorato nell’ottica di
far alzare ancora di più l’asticella della qualità dell’educazione
degli allievi”. Per la scuola elementare e per le medie, spiega Miele,
sono stati messi appunto dei modelli di valutazione utili a migliorare
la didattica. Rispetto alla scuola media, prosegue il direttore, è
stato messo a punto un percorso che prende in considerazione il nuovo
esame di stato. Con il decreto che applica le nuove regole indicate
dalla Buona scuola, infatti, l’esame conclusivo della scuola secondaria
di primo grado ha subito importanti modifiche nelle prove e nei criteri
di valutazione degli studenti. Anche il test Invalsi ha cambiato pelle
(prove al pc e un test in più, quello di inglese) e cambiano le
modalità di valutazione che, nelle intezioni del legislatore, vogliono
mettere al centro l’intero processo formativo e i risultati di
apprendimento al fine di dare più valore al percorso fatto dagli
studenti nei tre anni di scuola
media.
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Ticketless
- Buoni?
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Siamo
ancora "brava gente"? si chiede Giuseppe De Rita in un editoriale sul
Corriere (7 agosto). La tensione sui profughi sta cambiando il nostro
carattere? Nell’Italia che nei giorni bollenti dell’estate lascia per
giorni al largo dei porti barche cariche di neonati e donne
partorienti, dobbiamo rassegnarci alla supremazia di un egoistico
rifiuto degli «altri da noi» («prima gli italiani»)? Il tema ci
interessa, per ovvie ragioni. Non si sa mai, potremmo sempre avere
bisogno di quel carattere «bonario e accomodante che ci ha fatto
compagnia per secoli», cui si riferisce De Rita appoggiandosi a un
famoso saggio di Giulio Bollati troppo spesso dimenticato da chi
s’interroga sui percorsi biografici dei Giusti. Quello del «bravo
italiano» è un problema intrinseco alla Shoah in Italia, ma rimane un
mito. Studiare a fondo, nei suoi risvolti più profondi, il carattere
nazionale invece può aiutarci a comprendere perché tanti Salvati ieri
(e, forse, perché così pochi Salvati oggi).
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Corbyn |
Le
già nerissime nuvole addensatesi sui cieli d’Europa rischiano di
oscurarli nel modo più tenebroso che si possa immaginare, se solo si
pensa che un domani prossimo una delle maggiori nazioni del Vecchio
Continente (oltre che del mondo intero: potenza nucleare, centro del
Commonwealth, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU,
per lunghi secoli, fino solo a pochi decenni fa, dominatrice assoluta
dei mari, massima forza economica, coloniale e militare della Terra,
vincitrice delle due guerre mondiali) potrebbe essere governata da un
azzimato signore che cela nel cuore un formidabile “hate-maker”: una
potentissima, inarrestabile, inesauribile batteria produttrice di odio.
Un odio, che, ovviamente, sceglie come suo bersaglio naturale il popolo
ebraico, soprattutto – ovvietà dell’ovvietà – nella sua principale
materializzazione contemporanea, ossia lo stato di Israele, per il
quale il suddetto nutre una vera e propria ossessione.
Francesco Lucrezi
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Centuplicare
l'ingegno
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Una
delle forme più feroci di tortura perpetrate in alcuni campi del Reich
nei riguardi dei musicisti fu quella di compromettergli definitivamente
gli arti indispensabili alla carriera professionale; per esempio, le
mani (irrinunciabili, vitali per uno strumentista).
Štěpán Lucký, pianista e compositore ebreo ceco, pupillo di Alois Hába,
fu arrestato e trasferito a Buchenwald, qui le guardie gli storpiarono
la mano destra (sopravvissuto, si dedicherà alla composizione); al
compositore e pianista ebreo olandese Samuel Schuijer le SS amputarono
le mani (Schuijer morì l’11 giugno 1943 a Sobibór).
Nel 1944 presso lo Stalag XA Sandbostel l’internato militare italiano
Spartaco Lemmetti realizzò uno strano disegno; un musicista suona un
violino come se stesse suonando un violoncello (nella foto).
Francesco Lotoro
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