28 febbraio 2018 - 13 Adar 5778

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22 Agosto 2018 - 11 Elul 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Giuseppe Momigliano,
rabbino
“Quando costruirai una casa nuova farai una protezione attorno al tuo tetto, non essere causa di spargimento di sangue in casa tua, se uno dovesse precipitare di lassù” (Deut. 22,8).
Maimonide, nel definire i termini del comandamento, ne sottolinea la portata più ampia: “È un precetto affermativo di porre una recinzione al tetto, dell’altezza di almeno dieci cubiti (circa  1m)...Tanto si tratti del tetto, tanto di qualsiasi altro luogo che possa essere fonte di pericolo e di morte, come un pozzo o un fosso che si trovino nel cortile e che devono essere recintati. Così pure, relativamente a qualsiasi elemento che possa mettere a repentaglio la vita delle persone, costituisce un precetto affermativo l’obbligo di rimuovere tale pericolo e di essere particolarmente attenti a non mettersi in condizioni di rischio.

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Davide
Assael,
ricercatore
Non c’è niente da fare, il nostro tempo è affamato di radicalità. Così, per rispondere alla crescita di una destra xenofoba e nazionalista, l’elettorato di sinistra si sta orientando verso figure sempre più estreme che riportano in auge parole e temi da cui ci si era faticosamente, e mai del tutto, emancipati. Fra queste c’è il più becero antisemitismo. L’esempio più eclatante è l’inglese Corbyn, che ha buone chance di diventare Primo Ministro dopo il disastro storico del partito conservatore di Cameron, May e Johnson. Ma un fenomeno analogo si scorge anche in vista delle elezioni di Midterm USA, dove stanno vincendo le primarie democratiche molti/e giovani appartenenti a varie minoranze, con discorsi che ricalcano le visioni di Bernie Sanders. Ed anche in questo caso si assiste all’ascesa di figure di indirizzo antisioniste, che poi vuol dire antisemite. Oltre al successo mediatico della nota americana-palestinese Linda Sarsour (non candidata, ma tra i leader delle proteste anti-Trump), ha già un posto assicurato al Congresso Rashida Tlaib. Anche lei americana-palestinese, in riferimento ai problemi mediorientali ha sempre sostenuto l’ipotesi dei due Stati. Ultimamente, però, ha cambiato rotta, accentuando i toni critici nei confronti di Israele e sostenendo la soluzione di uno Stato unico. In fondo, oggi c’è bisogno di radicalità. Una radicalità che a me appare sempre più come il sonno della ragione.
 
"Una strada per Calò"
Nel 2010 il sindaco Gianni Alemanno annunciò l’intenzione di dedicare una via di Roma a Settimio Calò, che nel rastrellamento del 16 ottobre del ’43 perse nove figli, la moglie e un nipotino. Sul Corriere, in occasione degli 80 anni dalla promulgazione delle Leggi Razziste, si invita Virginia Raggi a riconsiderare questa iniziativa e a darle finalmente attuazione. Scrive il Corriere: “Dopo la sparata del ministro giallo-verde Lorenzo Fontana per ‘abrogare la legge Mancino’ (tweet di Salvini: ‘Sono d’accordo’); dopo la decisione del consiglio comunale grillino, stoppata in extremis, di dedicare una via a Giorgio Almirante, redattore capo de La difesa della razza dove scriveva che ‘il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti’; dopo l’appello di Liliana Segre a ‘salvare dall’oblio’ tutti quelli che ‘a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento’; ecco, dopo tutto questo la sindaca di Roma ha un dovere. Dare un segnale”.

Ex guardia nel campo nazista di Trawniki in Polonia, il 95enne Jakiw Palij è stato espulso dagli Stati Uniti e trasferito in Germania. In una intervista con Avvenire il direttore del Centro Wiesenthal, Efraim Zuroff, commenta: “Ritengo che nel mondo siano centinaia i sospetti criminali nazisti a piede libero. Tutti sui novant’anni, certo, ma perseguibili. Non sappiamo, però, se potranno mai essere trovati e sottoposti a processo”. E questo perché, dice Zuroff, “molti Paesi non collaborano per nulla”. Le principali difficoltà, sottolinea, “nei Paesi baltici e dell’Est Europa”.
 
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  davar
l'annuncio di donald trump
"È il momento dei palestinesi"
"Per i palestinesi è in arrivo qualcosa di molto buono. Adesso è il loro turno". Non sono state fornite ulteriori spiegazioni, ma le parole del presidente statunitense Donald Trump, così intervenuto nel corso di un comizio elettorale in West Virginia, hanno senz'altro riacceso l'interesse per le questioni mediorientali. Nel corso del suo intervento  l'inquilino della Casa Bianca ha anche parlato del riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele e del successivo trasferimento dell'ambasciata americana: iniziativa, come è noto, che è stata duramente contestata dalla leadership palestinese. "A good thing to have done" ha sottolineato Trump.
Il tempo delle concessioni. Un concetto che, osserva la stampa israeliana, lo stesso Trump aveva espresso faccia a faccia con il Premier Netanyahu durante l'ultimo meeting del World Economic Forum a Davos. "Hai avuto un punto a tuo favore, qualcun altro dovrai lasciarlo agli altri nelle prossime fasi del negoziato. Se mai proseguirà" aveva detto in gennaio. "Dovremo essere pronti a pagare un prezzo" aveva poi ammesso in occasione del trasferimento dell'ambasciata americana il ministro della Difesa Avigdor Lieberman.
Le parole di Trump, pur rigettate dal gruppo terroristico Hamas, che non vede alcuna possibilità di successo per il "piano del secolo" più volte annunciato da Washington, arrivano in un momento chiave per il futuro politico e diplomatico della regione.
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italia ebraica agosto 2018
'Scuola, futuro da protagonista'
“Un’esperienza nuova e appassionante. Non pensavo alla mia età e dopo quarant’anni di carriera che mi sarei trovato davanti una nuova sfida. Questa è una scuola che mi ha dato molti stimoli per migliorare”. A parlare è il direttore della Scuola ebraica di Milano Agostino Miele, che a distanza di un anno dalla nomina alla guida dell’istituto, tira con noi le fila del lavoro portato avanti sino a qui. “Abbiamo lavorato nell’ottica di far alzare ancora di più l’asticella della qualità dell’educazione degli allievi”. Per la scuola elementare e per le medie, spiega Miele, sono stati messi appunto dei modelli di valutazione utili a migliorare la didattica. Rispetto alla scuola media, prosegue il direttore, è stato messo a punto un percorso che prende in considerazione il nuovo esame di stato. Con il decreto che applica le nuove regole indicate dalla Buona scuola, infatti, l’esame conclusivo della scuola secondaria di primo grado ha subito importanti modifiche nelle prove e nei criteri di valutazione degli studenti. Anche il test Invalsi ha cambiato pelle (prove al pc e un test in più, quello di inglese) e cambiano le modalità di valutazione che, nelle intezioni del legislatore, vogliono mettere al centro l’intero processo formativo e i risultati di apprendimento al fine di dare più valore al percorso fatto dagli studenti nei tre anni di scuola media.                             
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  pilpul
Ticketless - Buoni?
Siamo ancora "brava gente"? si chiede Giuseppe De Rita in un editoriale sul Corriere (7 agosto). La tensione sui profughi sta cambiando il nostro carattere? Nell’Italia che nei giorni bollenti dell’estate lascia per giorni al largo dei porti barche cariche di neonati e donne partorienti, dobbiamo rassegnarci alla supremazia di un egoistico rifiuto degli «altri da noi» («prima gli italiani»)? Il tema ci interessa, per ovvie ragioni. Non si sa mai, potremmo sempre avere bisogno di quel carattere «bonario e accomodante che ci ha fatto compagnia per secoli», cui si riferisce De Rita appoggiandosi a un famoso saggio di Giulio Bollati troppo spesso dimenticato da chi s’interroga sui percorsi biografici dei Giusti. Quello del «bravo italiano» è un problema intrinseco alla Shoah in Italia, ma rimane un mito. Studiare a fondo, nei suoi risvolti più profondi, il carattere nazionale invece può aiutarci a comprendere perché tanti Salvati ieri (e, forse, perché così pochi Salvati oggi).

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Corbyn 
Le già nerissime nuvole addensatesi sui cieli d’Europa rischiano di oscurarli nel modo più tenebroso che si possa immaginare, se solo si pensa che un domani prossimo una delle maggiori nazioni del Vecchio Continente (oltre che del mondo intero: potenza nucleare, centro del Commonwealth, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per lunghi secoli, fino solo a pochi decenni fa, dominatrice assoluta dei mari, massima forza economica, coloniale e militare della Terra, vincitrice delle due guerre mondiali) potrebbe essere governata da un azzimato signore che cela nel cuore un formidabile “hate-maker”: una potentissima, inarrestabile, inesauribile batteria produttrice di odio. Un odio, che, ovviamente, sceglie come suo bersaglio naturale il popolo ebraico, soprattutto – ovvietà dell’ovvietà – nella sua principale materializzazione contemporanea, ossia lo stato di Israele, per il quale il suddetto nutre una vera e propria ossessione.

Francesco Lucrezi
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Centuplicare l'ingegno
Una delle forme più feroci di tortura perpetrate in alcuni campi del Reich nei riguardi dei musicisti fu quella di compromettergli definitivamente gli arti indispensabili alla carriera professionale; per esempio, le mani (irrinunciabili, vitali per uno strumentista).
Štěpán Lucký, pianista e compositore ebreo ceco, pupillo di Alois Hába, fu arrestato e trasferito a Buchenwald, qui le guardie gli storpiarono la mano destra (sopravvissuto, si dedicherà alla composizione); al compositore e pianista ebreo olandese Samuel Schuijer le SS amputarono le mani (Schuijer morì l’11 giugno 1943 a Sobibór).
Nel 1944 presso lo Stalag XA Sandbostel l’internato militare italiano Spartaco Lemmetti realizzò uno strano disegno; un musicista suona un violino come se stesse suonando un violoncello (nella foto).

Francesco Lotoro
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