29 Agosto 2018 - 18 Elul 5778
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Giuseppe Momigliano e
Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto
Cavaglion, Francesco Lucrezi e Francesco Lotoro.
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Orban-Salvini, intesa a Milano
Sorrisi,
strette di mano e reciproci complimenti tra il Premier ungherese Viktor
Orban e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Scrive La Stampa: “Si
sa: Matteo Salvini è in campagna elettorale permanente. Ieri ha
iniziato quella delle Europee di maggio. Primo spot, l’incontro a
Milano, in Prefettura, con il premier ungherese Viktor Orban, l’uomo
nero dell’Europa”. Così invece il Corriere: “I vicini a Salvini
raccontano di un incontro in cui si è discusso molto più di economia
che di immigrazione. In particolare, Orbán avrebbe detto
all’interlocutore di essere riuscito a fare le riforme a cui puntava
‘perché da noi non ci sono i sindacati'”. Nel corso dell’incontro,
segnalano i quotidiani, Salvini ha annunciato visite imminenti in “Nord
Africa, Israele e Russia”.
All’esterno della prefettura affollato sit-in “antisovranista” promosso
da sinistra e diverse associazioni, tra cui Comunità di Sant’Egidio,
Arci, Anpi, Cgil e Uil.
Iran, la crisi è anche politica. Il
Parlamento iraniano ha respinto le spiegazioni del presidente Hassan
Rohani, che ha attribuito le ragioni della crisi economica alle
tensioni con gli Stati Uniti e alle sanzioni. II voto, che ha accettato
le argomentazioni di Rohani solo riguardo alla chiusura dei mercati
finanziari globali alle banche iraniane, secondo il Sole 24 Ore
testimonia “l’inasprimento del confronto a Teheran tra l’ala
conservatrice e i moderati che appoggiano il presidente”.
"Impariamo dal '39". Secondo
l’ex segretario del Pd Walter Veltroni, che firma un lungo intervento
su Repubblica, il momento storico che l’Italia e l’Europa stanno
vivendo è tra i più inquietanti. “Credo – scrive Veltroni – che si
debba uscire dal presentismo che domina il nostro tempo, che toglie
respiro, serietà, credibilità alle parole e ai gesti. Guardare il mondo
e interpretare i segni che ci pervengono. Fu quello che nell’estate del
1939 non si fu capaci di fare, mentre l’umanità precipitava in una
guerra terribile”.
Il professore che disse no. A
ottanta anni dalla promulgazione delle Leggi antiebraiche da parte del
regime fascista il Corriere, in un ritratto di Gian Antonio Stella,
ricorda la figura del professor Massimo Bontempelli, unico tra 896
docenti cui furono assegnate le cattedre vacanti per l’allontanamento
degli ebrei dall’università a dire no. Scrive Stella: “Nato a Como nel
1878, studente anarchico (‘fui orgoglioso di portare qua e là pacchi di
manifesti sovversivi’), laurea in Filosofia con una tesi sul libero
arbitrio e in Lettere con una sull’endecasillabo, docente, poeta,
interventista, corrispondente di guerra, collaboratore del Fascio
politico futurista di Filippo Tommaso Marinetti, tessera del Partito
fascista fatta insieme col suo amico Luigi Pirandello, cominciò a
staccarsi dal regime nel 1936, dopo la guerra d’Abissinia”. Nel
dopoguerra (un “paradosso”) scontò il suo passato fascista molto più di
tanti colleghi e intellettuali abilmente riciclatisi.
Il saggio su Wannsee. Sul
Manifesto lo storico Claudio Vercelli recensisce il saggio Verso la
soluzione finale. La conferenza di Wannsee di Peter Longerich. Docente
di storia tedesca presso l’Università di Londra e fondatore del Royal
Holloway’s Holocaust Research Centre, l’autore è già conosciuto per
un’ampia biografia dedicata a Joseph Goebbels, interamente costruita
sui diari del ministro della propaganda. “In questo nuovo libro –
spiega Vercelli – si sforza di dare conto dei soggetti interessati, dei
passaggi così come della mediazioni che compongo il processo
decisionale che portò allo sterminio degli ebrei d’Europa”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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