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15 gennaio 2019 - 9 Shevat 5779

 



alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi il pensiero di Dario Calimani. Nella sezione pilpul una riflessione di Tobia Zevi, Mario Avagliano ed Emanuele Calò.
 
 
 
Due sorelle ad Auschwitz 
In uscita per il Giorno della Memoria il libro autobiografico delle sorelle Andra e Tatiana Bucci “Noi, bambine ad Auschwitz”. Una iniziativa della Fondazione Museo della Shoah di Roma insieme a Mondadori, che pubblica il volume (i curatori sono Umberto Gentiloni e Marcello Pezzetti in collaborazione con Stefano Palermo). “A renderlo speciale – spiega Repubblica – è la qualità della testimonianza, due voci che diventano una ma senza annullarsi vicendevolmente, piuttosto disegnando un mondo di sfumature emotive diverse, perché ai lutti della Storia si può reagire in tanti modi. Tati si è dimenticata subito il numero tatuato sul braccio, Andra è come se l’avesse inciso nell’anima”.
“I libri sulla Shoah, tanti e necessari”. Così si intitola un pensiero di Paolo Di Stefano sul Corriere, scaturito dall’incontro con alcuni ragazzi di prima media. “Sarà forse merito delle due prof di italiano – spiega – ma ho avuto l’impressione che il tema della Shoah riuscisse a sollecitare la sensibilità anche presso quel gruppo di giovanissimi non provenienti dalle zone della cosiddetta ‘eccellenza’ scolastica”.


Morte a Danzica. L’assassinio del sindaco di Danzica scuote l’Europa e getta un’ombra sul futuro. “Credeva nel progetto di una Polonia indipendente, tollerante, pluralista e multicolore; amica per i vicini” lo ricorda l’intellettuale ebreo Adam Michnik, che fu protagonista della lotta per l’affermazione dei diritti e della libertà di pensiero nel paese, in una riflessione pubblicata su Repubblica. “Che fortuna – scrive Michnik, vincitore nel dicembre scorso del premio del Centro Primo Levi di Genova – che nella storia polacca sia comparso Pawel Adamowicz. Anche solo per un attimo”.

I canti della resilienza. Domani sera, all’Auditorium Parco della Musica, il concerto “Libero è il mio canto” proporrà diciotto brani di Memoria al femminile. Voce del concerto sarà Cristina Zavalloni, che in una intervista con il Corriere Roma dice: “L’animo delle donne racchiude la capacità di resilienza, di adattamento alle circostanze e di accoglienza, un amore che si nutre anche nel disagio”. Il progetto, che si sviluppa a partire dalla ricerca sulla musica concentrazionaria di Francesco Lotoro, “prende vita da un’idea inedita e felice: è un focus sulle donne prigioniere che hanno usato la loro arte per cercare di rendere tollerabile la loro vita nei lager o di sopravvivere anche solo un giorno in più”.

Il concerto è presentato anche sull'area blog de La27ora del Corriere. "L’evento - si legge - vede protagonista la musica dimenticata e quasi perduta delle donne che furono internate nei lager nazisti, nei gulag sovietici e nei campi giapponesi e africani durante la seconda guerra mondiale. Sono testimonianze struggenti della creatività femminile e della capacità di non arrendersi al male".

Sommozzatori nel Danubio. La Stampa riporta la notizia che sommozzatori israeliani setacceranno il fondo del Danubio a Budapest, alla ricerca dei resti di migliaia di ebrei uccisi alla fine del 1944. A dare l’annuncio è stato il ministro dell’Interno Aryeh Deri, in visita in Ungheria. “Il governo guidato dal nazionalista Viktor Orban ha così voluto dare un segnare di vicinanza a Israele” sottolinea La Stampa.

Quadro trafugato, parlano gli eredi. “Saremmo disposti a restituire il quadro anche senza una ricompensa se a deciderlo fosse un arbitrato. Ma siamo sicuri di una cosa. Non è stato un furto d’arte nazista”. Così, in una intervista con Repubblica, gli eredi del caporale tedesco Herbert Stock che secondo le indagini del nucleo tutela del patrimonio culturale dei carabinieri trafugò nel 1944 il “Vaso di Fiori” del pittore olandese Jan van Huysum dalla collezione di Palazzo Pitti a Firenze. Il Primo Gennaio il direttore degli Uffizi Eike Schmidt aveva invocato la sua restituzione.

Educazione alla responsabilità. “Il nostro scopo è quello di educare i giovani al concetto di responsabilità. Insegnare loro che anche nei casi avversi della vita è possibile decidere in modo giusto. La verità è che oggi forse i valori che portiamo avanti non piacciono a tutti: tra i cippi che già ci sono nel Giardino, uno è dedicato alla Guardia costiera per il salvataggio dei migranti. Una cosa che non va molto di moda in questo periodo”. A dirlo al dorso milanese di Repubblica è Giampaolo Gualla, che per l’associazione Gariwo coordina il progetto del Giardino dei giusti.

Adam Smulevich
twitter @asmulevichmoked
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