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26 febbraio 2019 - 21 Adar I 5779
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RELIGIONI

Lo studio collettivo pilastro della tradizione

img headerAntonella Castelnuovo / L’EBRAISMO ED I GRANDI EDUCATORI DEL ‘900 / Salomone Belforte

Tre convegni svoltisi tra 2015 e 2017: il primo dedicato all'Ebraismo, il secondo al Cristianesimo, il terzo all'Islam. La sfida di declinare tre diversi approcci, condividendoli con un pubblico di specialisti e addetti ai lavori.
Presentata recentemente in Campidoglio, la pubblicazione di tre volumi dedicati alle religioni monoteiste e ai grandi educatori rappresenta, per la professoressa Antonella Castelnuovo, il tentativo di mettere a confronto e trovare nuove convergenze in un'epoca in cui la prospettiva stessa dell'educazione è minacciata. "Nel caso dei tre monoteismi, che sono radice e presente d’Europa, un codice comune alla base. Un terreno sul quale si può e deve costruire insieme, anche ricordando le esperienze positive del passato” ha sottolineato a Pagine Ebraiche in una recente intervista.
Molti gli spunti che emergono dal volume dedicato all'ebraismo, pubblicato dall'editore Salomone Belforte (come gli altri due). Ad intervenire sono rabbini, educatori, giornalisti, studiosi a vario titolo.

a.s. 

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narrativa

Romania, stereotipi lunghi secoli

img headerAndrei Oișteanu / L’IMMAGINE DELL’EBREO / Salomone Belforte

“L’immagine dell’ebreo” è un libro corposo, di quasi novecento pagine, che racconta – come recita il sottotitolo “Stereotipi antisemiti nella cultura romena e dell'Europa centro-orientale” - la genesi e l’evoluzione del pregiudizio antiebraico in Romania e nell’Europa dell’est.
Il volume è una antologia ragionata di articoli e ricerche realizzati in decenni di studi dallo storico romeno Andrei Oișteanu, professore all’università di Bucarest, etnologo e antropologo che ha dedicato gran parte delle sue ricerche alla storia degli ebrei nel suo Paese.
Pubblicato dall’editore livornese Salomone Belforte, questo libro ripercorre secoli di pregiudizio, nell’ottica di approfondire quanto profondo, diffuso e radicato fosse l’antisemitismo nell’Europa dell’est, ben prima della tragedia della Shoah.
Un pregiudizio che, senza meno, giocò un ruolo importante nel manifestarsi, durante la Shoah, del collaborazionismo e di quella diffusa indifferenza sociale sulla sorte della popolazione ebraica, che permise ai nazisti di agire senza argini, con spietata efficacia e con non sporadico fiancheggiamento delle popolazioni locali.

mdp 

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religioni

La mistica come tecnica

PROTAGONISTI

Lia Wainstein, un salotto come avamposto di libertà

Moshe Idel / TECNICHE
E RITUALI DELLA MISTICA EBRAICA / Morcelliana

Il legame tra il Creatore e il mondo può essere paragonato a una corda, anzi a una catena, dicono i qabbalisti ossia i mistici dell'ebraismo. Una catena fatta di anelli intrecciati, che l'uomo può percorrere all'insù, ascendendo nei mondi superni che quegli anelli collegano l'uno all'altro; ma può servire anche per scendere o far discendere la luce divina verso le sfere più basse, fino a toccare la materia di cui è fatto questo nostro mondo. Per secoli gli insegnamenti esoterici dell'ebraismo, riservati a una cerchia ristretta di maestri e di studiosi, hanno esplorato questa catena incantata, si sono aggrappati a questa corda o, con altra immagine, a questo pilastro, per salire al divino e ridiscenderne portando raggi di luce, un po' come Mosè dopo gli incontri con Dio. Quando, nel corso del Novecento, gli storici delle fonti ebraiche hanno riscoperto manoscritti e rare edizioni delle opere di questi mistici, ne hanno dedotto complesse cosmogonie, dottrine metafisiche sugli attributi divini e un'antroposofia religiosa, ispirata, se non proprio fondata, sulle stesse Scritture bibliche.




Massimo Giuliani, Avvenire,
19 febbraio 2019


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Regina Wainstein / MEMORIE D'EUROPA / Edizioni Clichy


«Io qui sottoscritto, inaugurando non senza tremebonda reverenza l'anno 1949 in questo album, affermo che a parer mio la Sig.ra Wainstein è la migliore erede di quella civiltà che si raccoglie intorno all'arte nobile e difficoltosa della conversazione. Ove taluno avesse ad impugnare la veridicità di siffatto mio giudizio, sono pronto a rendergliene ragione in ogni luogo e tempo, e pertanto mi firmo, Cesare Cases». È il «Libro degli ospiti» del 22 gennaio 1949, che inaugura la lunga stagione del salotto di Lia Wainstein. Primo firmatario è un giovane Cesare Cases, critico letterario e germanista, suo compagno di università a Zurigo, rincontrato a Roma nell'immediato dopoguerra. È solo il primo di una lunga serie di personaggi che frequenteranno per mezzo secolo casa Wainstein a Roma, il villino liberty a due passi da via Veneto, costruito dall'architetto Pincherle negli Anni Venti. Il salotto al primo piano è destinato a diventare un crocevia di intellettuali, giornalisti, politici, artisti e il punto di riferimento per i più importanti nomi della dissidenza contro il regime sovietico.

Lucia Correale,
La Stampa,
20 febbraio 2019


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