RELIGIONI
Lo studio collettivo pilastro della tradizione
Antonella Castelnuovo / L’EBRAISMO ED I GRANDI EDUCATORI DEL ‘900 / Salomone Belforte
Tre convegni svoltisi tra 2015 e 2017: il primo dedicato all'Ebraismo,
il secondo al Cristianesimo, il terzo all'Islam. La sfida di declinare
tre diversi approcci, condividendoli con un pubblico di specialisti e
addetti ai lavori.
Presentata recentemente in Campidoglio, la pubblicazione di tre volumi
dedicati alle religioni monoteiste e ai grandi educatori rappresenta,
per la professoressa Antonella Castelnuovo, il tentativo di mettere a
confronto e trovare nuove convergenze in un'epoca in cui la prospettiva
stessa dell'educazione è minacciata. "Nel caso dei tre monoteismi, che
sono radice e presente d’Europa, un codice comune alla base. Un terreno
sul quale si può e deve costruire insieme, anche ricordando le
esperienze positive del passato” ha sottolineato a Pagine Ebraiche in
una recente intervista.
Molti gli spunti che emergono dal volume dedicato all'ebraismo,
pubblicato dall'editore Salomone Belforte (come gli altri due). Ad
intervenire sono rabbini, educatori, giornalisti, studiosi a vario
titolo.
a.s.
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narrativa
Romania, stereotipi lunghi secoli
Andrei Oișteanu / L’IMMAGINE DELL’EBREO / Salomone Belforte
“L’immagine dell’ebreo” è un libro corposo, di quasi novecento pagine,
che racconta – come recita il sottotitolo “Stereotipi antisemiti nella
cultura romena e dell'Europa centro-orientale” - la genesi e
l’evoluzione del pregiudizio antiebraico in Romania e nell’Europa
dell’est.
Il volume è una antologia ragionata di articoli e ricerche realizzati
in decenni di studi dallo storico romeno Andrei Oișteanu, professore
all’università di Bucarest, etnologo e antropologo che ha dedicato gran
parte delle sue ricerche alla storia degli ebrei nel suo Paese.
Pubblicato dall’editore livornese Salomone Belforte, questo libro
ripercorre secoli di pregiudizio, nell’ottica di approfondire quanto
profondo, diffuso e radicato fosse l’antisemitismo nell’Europa
dell’est, ben prima della tragedia della Shoah.
Un pregiudizio che, senza meno, giocò un ruolo importante nel
manifestarsi, durante la Shoah, del collaborazionismo e di quella
diffusa indifferenza sociale sulla sorte della popolazione ebraica, che
permise ai nazisti di agire senza argini, con spietata efficacia e con
non sporadico fiancheggiamento delle popolazioni locali.
mdp
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religioni
La mistica come tecnica
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PROTAGONISTI
Lia Wainstein, un salotto come avamposto di libertà
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Moshe Idel / TECNICHE
E RITUALI DELLA MISTICA EBRAICA / Morcelliana
Il legame tra il Creatore e il mondo può essere paragonato a una corda,
anzi a una catena, dicono i qabbalisti ossia i mistici dell'ebraismo.
Una catena fatta di anelli intrecciati, che l'uomo può percorrere
all'insù, ascendendo nei mondi superni che quegli anelli collegano
l'uno all'altro; ma può servire anche per scendere o far discendere la
luce divina verso le sfere più basse, fino a toccare la materia di cui
è fatto questo nostro mondo. Per secoli gli insegnamenti esoterici
dell'ebraismo, riservati a una cerchia ristretta di maestri e di
studiosi, hanno esplorato questa catena incantata, si sono aggrappati a
questa corda o, con altra immagine, a questo pilastro, per salire al
divino e ridiscenderne portando raggi di luce, un po' come Mosè dopo
gli incontri con Dio. Quando, nel corso del Novecento, gli storici
delle fonti ebraiche hanno riscoperto manoscritti e rare edizioni delle
opere di questi mistici, ne hanno dedotto complesse cosmogonie,
dottrine metafisiche sugli attributi divini e un'antroposofia
religiosa, ispirata, se non proprio fondata, sulle stesse Scritture
bibliche.
Massimo Giuliani, Avvenire,
19 febbraio 2019
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Regina Wainstein / MEMORIE D'EUROPA / Edizioni Clichy
«Io qui sottoscritto, inaugurando non senza tremebonda reverenza l'anno
1949 in questo album, affermo che a parer mio la Sig.ra Wainstein è la
migliore erede di quella civiltà che si raccoglie intorno all'arte
nobile e difficoltosa della conversazione. Ove taluno avesse ad
impugnare la veridicità di siffatto mio giudizio, sono pronto a
rendergliene ragione in ogni luogo e tempo, e pertanto mi firmo, Cesare
Cases». È il «Libro degli ospiti» del 22 gennaio 1949, che inaugura la
lunga stagione del salotto di Lia Wainstein. Primo firmatario è un
giovane Cesare Cases, critico letterario e germanista, suo compagno di
università a Zurigo, rincontrato a Roma nell'immediato dopoguerra. È
solo il primo di una lunga serie di personaggi che frequenteranno per
mezzo secolo casa Wainstein a Roma, il villino liberty a due passi da
via Veneto, costruito dall'architetto Pincherle negli Anni Venti. Il
salotto al primo piano è destinato a diventare un crocevia di
intellettuali, giornalisti, politici, artisti e il punto di riferimento
per i più importanti nomi della dissidenza contro il regime sovietico.
Lucia Correale,
La Stampa,
20 febbraio 2019
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