Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Nel
descrivere le qualità dei costruttori del Mishkan, il Tabernacolo, la
Torah li definisce "sapienti", usando però un'espressione in cui il
possesso della conoscenza viene collegato con il cuore "lev", sono
infatti definiti "khachme' lev".
Partendo dal presupposto che le nostre conoscenze e sensibilità moderne
non ci portano più ad associare la sapienza al cuore, diversi
commentatori hanno cercato di cogliere in questa espressione nuovi
significati.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Kol HaKavod ad Annalisa Capristo e Giorgio Fabre, che sul Jerusalem Post
di oggi vengono citati per la loro recente indagine sulla cacciata dei
dipendenti pubblici ebrei in Italia dopo il 1938, pubblicata da Il
Mulino (Il registro. La cacciata degli ebrei dallo Stato italiano nei
protocolli della corte). Da dove il giornalista Greer Fay Cashman ha
saputo di questa preziosa indagine storiografica in tempi di
revisionismo nei confronti della Shoah? È presto detto perché lui
stesso cita la fonte: Pagine Ebraiche. Un'ulteriore testimonianza della
capacità della testata di offrire un'informazione esaustiva ed
intelligente sulle vicende riguardanti l'ebraismo italiano. Che poi
spesso Pagine Ebraiche sia criticato dalle nostre parti non deve
stupire: un po' fa parte della proverbiale litigiosità ebraica, un po'
si sa, nessuno è profeta in patria.
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“La Storia alla maturità”
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Ieri,
intervenendo su Repubblica, la senatrice a vita Liliana Segre aveva
lanciato l’allarme per la possibile soppressione della traccia storica
dagli esami di maturità. “Io – le sue parole – mi sono sempre occupata
di memoria. Ma memoria e storia vanno insieme. Da trent’anni rendo
testimonianza sulla Shoah nelle scuole, e vedo la fatica che talvolta
fanno i professori per contestualizzare il mio racconto”.
Oggi, sempre su Repubblica, il ministro Marco Bussetti in una lettera
scrive: “Voglio rassicurarla in questa sede, così come avvenuto di
persona, sul fatto che il Ministero che ho l’onore di guidare non ha
alcuna intenzione di penalizzare una disciplina come la storia,
fondamentale per la crescita di cittadini responsabili e consapevoli.
Non ci sarà alcuna penalizzazione nemmeno nell’esame di Stato. Anzi. La
storia sarà presente nelle prove di giugno”.
Il pestaggio subito da rav Gabriel Davidovich a Buenos Aires tra le
notizie dall’estero più presenti sui giornali italiani. Un nuovo
inquietante episodio, associato all’attentato all’Associazione mutual
israelita del 1994 nella cui sede rav Davidovich ha il proprio ufficio.
Ricorda il Corriere: “I responsabili della strage dell’Amia del 1994
non sono mai stati individuati con certezza, ma in Argentina si è
indagato a lungo anche sulle connivenze ai più alti livelli per
l’insabbiamento della vicenda. Clamorosa nel 2015 la morte di Alberto
Nisman, il pm che indagava da anni su Cristina Kirchner, in un
probabile omicidio a lungo trattato come un suicidio”.
In un editoriale su Repubblica in cui si parla dei recenti casi di
antisemitismo ci si stupisce per lo sconcerto manifestato dalle
istituzioni europee. “Senza colpo ferire per anni – si legge – si è
consentito al ‘viktatore’ di Budapest, il primo ministro ungherese
Viktor Orbán, di chiudere i suoi confini col filo spinato, di
contrastare libertà di stampa e di insegnamento, di rifiutare gli
obblighi di solidarietà comunitaria, di attentare all’indipendenza
della magistratura, di proclamarsi alfiere di un’inconcepibile
‘democrazia illiberale’. E altrettanto ci si è comportati con i
camerati di Varsavia che in sfregio allo Stato di diritto hanno fatto
anche di peggio arrivando a teorizzare l’univocità religiosa del Paese”.
Su Repubblica Milano è commentata con preoccupazione l’assoluzione di
tre nostalgici di estrema destra che tre anni fa si erano esibiti al
Campo 10 del cimitero Maggiore con tanto di fregi e labaro delle SS:
“La decisione legittima di fatto l’esibizione in luoghi pubblici di
emblemi del Terzo Reich e delle SS. Non bello. Ancor meno per Milano
capitale della Resistenza”.
Con interesse sono seguite anche le ultime vicende da Teheran, dove il
presidente Rohani ha respinto le dimissioni del ministro degli Esteri
Jawad Zarif. Un annuncio, sottolinea La Stampa, che è arrivato dopo una
giornata ad alta tensione “che ha visto le due anime del regime
iraniano, riformista e oltranzista, scontrarsi senza esclusioni di
colpi”. La battaglia sarebbe principalmente su due fronti: “Quello del
mantenimento dell’accordo sul nucleare in cooperazione con l’Unione
Europea e nonostante l’uscita degli Stati Uniti. E quello per rimanere
nel mercato finanziario internazionale, a costo di approvare una norma
contro il finanziamento al terrorismo che irrita i conservatori perché
potrebbe ostacolare l’afflusso di denaro alle milizie sciite nella
regione”.
Nel 2011, durante una conferenza stampa a Cannes, il regista Lars von
Trier affermò: “Capisco Hitler… non sono contro gli ebrei, ma in realtà
non troppo perché Israele è un problema”. In una intervista con il
Corriere, oggi sostiene: “Una mia frase stupida su Hitler è stata
strumentalizzata, non mi è stato dato modo di spiegare che la
compassione non era per il mostro ma per l’uomo chiuso nel bunker con
le sue spaventose responsabilità. No, non mi sono mai sentito
colpevole. Non sono un nazista, i miei quattro figli hanno tutti nomi
ebraici”.
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la mostra a modena
Angelo Fortunato Formiggini,
utopista che sorrideva al mondo
L’uomo
di cultura che seppe imporsi sulla scena con geniali intuizioni,
l’editore che segnò una stagione straordinariamente feconda di
iniziative, l’utopista che sognò un mondo affratellato dalle buone
letture e dalle risate in un tempo segnato da cupezza, rancore,
violenza. Odio che pagò in prima persona con la promulgazione delle
Leggi razziste e a cui decise di opporsi con un gesto estremo, per far
aprire gli occhi a una società distratta: il suicidio. Il 29 novembre
del ’38 fu il suo ultimo giorno: salì sulla torre del Ghirlandina del
Duomo di Modena e da lì si lanciò in un salto nel vuoto che poteva
avere una sola conclusione. “Al tvajol ed Furmajin”, il tovagliolo del
Formaggino in dialetto locale, un luogo chiamato così un po’ da tutti i
modenesi in modo ufficioso ma entrato solo da poco ufficialmente nella
toponomastica cittadina.
Atto che ha rappresentato il più significativo di una serie di impegni
nel suo nome che proseguono in queste ore con l’inaugurazione di una
mostra davvero emozionante: “Angelo Fortunato Formiggini. Ridere,
leggere e scrivere nell’Italia del primo Novecento”.
Ospitata alla Galleria Estense e alla Biblioteca Estense di Modena, le
istituzioni cui donò il suo patrimonio documentale e di titoli che
avrebbero dovuto confluire nella tanto agognata Casa del ridere, è una
mostra che ci accompagna lungo una intera fase storica. Gli anni
dell’Italia liberale, l’impresa coloniale in Libia, la tragedia del
primo conflitto mondiale, gli anni del regime fascista. A curarla è il
ricercatore Matteo Al Kalak, che ha oggi guidato una visita in
anteprima per la stampa in compagnia della direttrice delle Gallerie
Estensi Martina Bagnoli, di Renato Cecilia Santamaria, nipote di
Formiggini e dell’assessore comunale alla Cultura Gianpietro Cavazza. Leggi
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il messaggio d'affetto dall'italia
“Rav Gabriel Davidovich,
amico saggio e sensibile"
Sono
in miglioramento le condizioni di rav Gabriel Davidovich, il rabbino
capo d’Argentina brutalmente aggredito nella sua abitazione, a cui la
Presidente UCEI Noemi Di Segni ha fatto pervenire un messaggio di
solidarietà a nome di tutte le Comunità ebraiche italiane. A darci la
positiva notizia sulle condizioni del rav, Angel Harkatz, amico di una
vita di Davidovich e oggi cantore della Comunità ebraica di Verona.
Con i lettori di Pagine
Ebraiche Angel ha deciso di condividere qualcosa della sua infanzia
argentina assieme al futuro rabbino capo. La storia di due famiglie e
di legami che resistono a grandi distanze chilometriche.
Mi chiamo Angel Harkatz, vivo a Verona da più di 20 anni e sono iscritto alla Comunità ebraica di questa città.
Un collega di lavoro a me caro, sapendo che sono argentino di Buenos
Aires, mi ha inviato un link al cellulare dandomi la preoccupante
notizia che il capo rabbino Gabriel Davidovich, che svolge la sua
attività nell’Associazione Mutual Israelita Argentina, era stato
aggredito nella sua abitazione. È molto triste venire a sapere che un
nostro fratello e stato aggredito solo per il fatto di essere ebreo, ma
ancora più triste quando se tratta di un amico.
Angel Harkatz Leggi
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lo sportello per le segnalazioni
Antenna Antisemitismo
strumento contro l’odio
Crescono
le segnalazioni e cresce l’aggressività online legata
all’antisemitismo. È quanto emerge dal lavoro di Antenna Antisemitismo,
l’iniziativa congiunta dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
assieme alla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea
CDEC di Milano, per contrastare odio e intolleranza. Da cinque anni,
vittime o testimoni possono contattare l’OsservatorioAntisemitismo
della Fondazione CDEC telefonando al numero 0233103840 oppure
compilando il modulo disponibile sul sito (www.osservatorioantisemitismo.it) e avere così uno sportello sempre accessibile dove denunciare eventuali episodi antisemiti. Leggi
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Ticketless - I codici del silenzio
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Nella
letteratura sull’oppressione il tema del silenzio ha due declinazioni.
Una linguistico-politica, quella per intenderci praticata da Levi nei
Sommersi e i salvati, l’altra è quella biblico-storica praticata ad
esempio da André Neher. Nella stagione ormai tramontata della
semiologia, che storicamente coincide con la tragedia dei desaparicidos
annullati nel silenzio dalla repressione in Argentina, si era soliti
dire che la discussione sul silenzio fosse più rumorosa che mai. Erano
gli anni Settanta nei quali maturava la riflessione su questi temi di
una grande ispanista che oggi vorrei qui ricordare, Lore Terracini. Mi
è tornato sotto mano questa settimana un suo libro pubblicato nel
luglio 1987, segnato fortemente, anzi direi determinato proprio dalla
improvvisa morte di Levi.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Memoria al veleno
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Per
chiunque sia impegnato sul fronte della tutela dei diritti umani e
della dignità dell’uomo, della lotta contro ogni forma di
prevaricazione, razzismo, antisemitismo, del faticoso ma irrinunciabile
sforzo di costruire un mondo migliore, la tutela della memoria, com’è
noto, è un valore primario e assoluto. Niente di solido, di credibile,
di affidabile può essere costruito sull’oblio, sull’obliterazione del
passato o, peggio ancora, sulla menzogna, sulla negazione di ciò che è
stato. Il ricordo delle vittime non rappresenta un mero atto di pietas
umana, un gesto di solidarietà e partecipazione, così come il ricordo
dei carnefici non è solo un rinnovo di condanna e di esecrazione: in
entrambi i casi, la memoria del male – di quello subito e di quello
inflitto – è un fondamento imprescindibile di qualsiasi tentativo di
costruzione di una civiltà umana che possa essere definita tale.
Francesco Lucrezi, storico
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