società
Tifoserie malate, necessario agire

Gli adesivi con Anna Frank giallorossa opera di alcuni sostenitori
della Lazio hanno rappresentato uno shock, aprendo un confronto a tutti
i livelli. Ma le tifoserie del calcio italiano sono in realtà malate da
tempo, nessuna (o quasi) esclusa. E il recente caso degli ululati
razzisti a Koulibaly, il fortissimo difensore del Napoli preso di mira
per la pelle nera, ne sono una ulteriore conferma. L'ultimo di una
serie di episodi troppo spesso sottovalutati, derubricati a "ragazzate"
o a "intemperanze di pochi idioti, poche mele marce". E invece il
problema è serio, tremendamente serio. E non si può più far finta di
niente. Qualcuno se n’è accorto, altri forse ancora no.
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Ebraiche, febbraio 2019
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società
Federcalcio, svolta sui cori razzisti
C'è
chi, non a torto, l'ha definito "stoico". Il sociologo Mauro Valeri,
alla guida dell'Osservatorio sul Razzismo e l'Antirazzismo nel calcio,
conduce da anni una battaglia quasi solitaria per far emergere il
veleno che infesta le curve dei nostri stadi. Un fenomeno trattato con
passione civile e approccio scientifico, senza mai cullarsi
nell'illusione che il problema sia marginale. Anzi, tutt'altro, come i
report dell'osservatorio da tempo dimostrano. Ha fatto quindi piuttosto
impressione il suo mancato coinvolgimento nel quadro degli impegni
annunciati dal governo nella repressione della violenza e delle parole
di odio che provengono dagli spalti della Serie A come dei campionati
minori. Fortunatamente, qualcosa sembra muoversi almeno a livello
federale. Con riferimento alla ‘Tutela dell’ordine pubblico in
occasione delle gare’, tema che è stato al centro di una riunione
definita “epocale” dai vertici di categoria, il Consiglio della
Federcalcio ha infatti recentemente approvato all’unanimità la modifica
di un articolo che tocca tale argomento. Nello specifico, su
segnalazione del responsabile dell’ordine pubblico in servizio allo
stadio o dei collaboratori della Procura Federale in caso di cori o
striscioni razzisti e discriminatori, è stata introdotta l’interruzione
temporanea della gara ad opera dell’arbitro ed è stato disposto che
l’annuncio al pubblico venga dato a gioco fermo (con i giocatori al
centro del campo).
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Ebraiche, febbraio 2019
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MACHSHEVET
ISRAEL
La responsabilità collettiva delle città-rifugio
«Un
certo diritto» – scrive Levinas in L’Au-delà du verset, riferendosi al
nucleo biblico del diritto ebraico– «è concesso al mero stato d’animo
[…]”, alla rabbia del parente dell’ucciso nei confronti dell’assassino,
ancorché involontario. Sullo sfondo la figura del go’el ha-dam, del
redentore del sangue versato. Eppure – appunto – solo un certo,
limitato, diritto (soggettivo), poiché proprio contro questo, contro la
spontanea rabbia dei parenti della vittima, il diritto – in quanto
sistema di norme e di apparato atto ad applicarle – “protegge
l’assassino involontario”, ossia colposo. “La legge di Mosé individua
delle città rifugio ove l’assassino involontario si [possa] rifugiare o
esiliare. Rifugiarsi o esiliarsi: le due cose, assieme”. Se è vero che
la città rifugio costituisce una protezione contro il ‘calore del
cuore’ del parente dell’ucciso, è anche vero che essa costituisce per
l’omicida colposo “una sanzione”. Dunque chi è “assassino per
imprudenza” non è, per questo, meno responsabile delle proprie azioni.
Levinas passa quindi a chiedersi, utilizzando la prima persona plurale
e, con ciò, interrogando ciascuno di noi: “siamo abbastanza coscienti,
desti”? siamo “abbastanza uomini”?
Cosimo Nicolini Coen
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società
Se il modernismo
è totalitario
Quarantacinque
anni fa, la rivista «Storia contemporanea», fondata e diretta da Renzo
De Felice, pubblicò una nota di considerazioni sull'ideologia del
fascismo. L'opinione allora dominante fra gli studiosi negava
l'esistenza di una ideologia fascista. Tutt'al più si concedeva al
fascismo un'ideologia abborracciata e rabberciata con scampoli di
ideologie tradizionaliste e reazionarie. Invece, l'autore della nota
sostenne che il fascismo non solo ebbe una propria ideologia, ma fu
un'ideologia modernista, rivoluzionaria e totalitaria, espressione di
un movimento politico nuovo, mosso da un ottimismo tragico e attivo
alla conquista del futuro, con l'ambizione di dare inizio a una nuova
epoca e costruire una nuova civiltà. Il fascismo, proseguiva la nota,
animato dal «mito del futuro», mirava alla rigenerazione della nazione
per creare un «uomo nuovo», entro le strutture dello Stato totalitario,
dove la massa viveva in condizione di mobilitazione organizzata
permanente.
Emilio Gentile, Il Sole 24 Ore Domenica,
24 febbraio 2019
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società
La malattia contagiosa
Sacrosanto
il diffuso sentimento di indignazione suscitato dai nuovi focolai di
antisemitismo che si stanno propagando dall'Est all'Ovest dell'Europa.
Ma anche allarmante lo sconcerto che traspare dalle reazioni di
Bruxelles e di alcune capitali importanti a simili manifestazioni di
intolleranza. Di che cosa ci si sta sorprendendo? Del ritorno della
svastica nelle piazze tedesche? Dei nuovi pogrom invocati per le vie di
Varsavia? Delle croci uncinate nei cimiteri ebraici in Francia? Di
qualche miserabile che rilancia la menzogna zarista dei Protocolli di
Sion in Italia? Così tanti indizi sono la prova provata che ormai ci si
trova di fronte a un fenomeno esteso e articolato. Che, dunque, non può
essere considerato accidentale e tanto meno inaspettato perché le sue
radici vanno cercate proprio nell'arrendevolezza con la quale le
istituzioni dell'Unione - e con loro i governi più autorevoli - hanno
assistito al progressivo allontanamento di alcuni Paesi e di larghe
fasce delle pubbliche opinioni dai canoni storici della democrazia
europea.
Massimo Riva, La Repubblica,
27 febbraio 2019
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