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28 febbraio 2019 - 17 adar I 5779
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società

Tifoserie malate, necessario agire

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Gli adesivi con Anna Frank giallorossa opera di alcuni sostenitori della Lazio hanno rappresentato uno shock, aprendo un confronto a tutti i livelli. Ma le tifoserie del calcio italiano sono in realtà malate da tempo, nessuna (o quasi) esclusa. E il recente caso degli ululati razzisti a Koulibaly, il fortissimo difensore del Napoli preso di mira per la pelle nera, ne sono una ulteriore conferma. L'ultimo di una serie di episodi troppo spesso sottovalutati, derubricati a "ragazzate" o a "intemperanze di pochi idioti, poche mele marce". E invece il problema è serio, tremendamente serio. E non si può più far finta di niente. Qualcuno se n’è accorto, altri forse ancora no.

Pagine Ebraiche, febbraio 2019


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società

Federcalcio, svolta sui cori razzisti

img headerC'è chi, non a torto, l'ha definito "stoico". Il sociologo Mauro Valeri, alla guida dell'Osservatorio sul Razzismo e l'Antirazzismo nel calcio, conduce da anni una battaglia quasi solitaria per far emergere il veleno che infesta le curve dei nostri stadi. Un fenomeno trattato con passione civile e approccio scientifico, senza mai cullarsi nell'illusione che il problema sia marginale. Anzi, tutt'altro, come i report dell'osservatorio da tempo dimostrano. Ha fatto quindi piuttosto impressione il suo mancato coinvolgimento nel quadro degli impegni annunciati dal governo nella repressione della violenza e delle parole di odio che provengono dagli spalti della Serie A come dei campionati minori. Fortunatamente, qualcosa sembra muoversi almeno a livello federale. Con riferimento alla ‘Tutela dell’ordine pubblico in occasione delle gare’, tema che è stato al centro di una riunione definita “epocale” dai vertici di categoria, il Consiglio della Federcalcio ha infatti recentemente approvato all’unanimità la modifica di un articolo che tocca tale argomento. Nello specifico, su segnalazione del responsabile dell’ordine pubblico in servizio allo stadio o dei collaboratori della Procura Federale in caso di cori o striscioni razzisti e discriminatori, è stata introdotta l’interruzione temporanea della gara ad opera dell’arbitro ed è stato disposto che l’annuncio al pubblico venga dato a gioco fermo (con i giocatori al centro del campo).

Pagine Ebraiche, febbraio 2019


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MACHSHEVET ISRAEL

La responsabilità collettiva delle città-rifugio

img header«Un certo diritto» – scrive Levinas in L’Au-delà du verset, riferendosi al nucleo biblico del diritto ebraico– «è concesso al mero stato d’animo […]”, alla rabbia del parente dell’ucciso nei confronti dell’assassino, ancorché involontario. Sullo sfondo la figura del go’el ha-dam, del redentore del sangue versato. Eppure – appunto – solo un certo, limitato, diritto (soggettivo), poiché proprio contro questo, contro la spontanea rabbia dei parenti della vittima, il diritto – in quanto sistema di norme e di apparato atto ad applicarle – “protegge l’assassino involontario”, ossia colposo. “La legge di Mosé individua delle città rifugio ove l’assassino involontario si [possa] rifugiare o esiliare. Rifugiarsi o esiliarsi: le due cose, assieme”. Se è vero che la città rifugio costituisce una protezione contro il ‘calore del cuore’ del parente dell’ucciso, è anche vero che essa costituisce per l’omicida colposo “una sanzione”. Dunque chi è “assassino per imprudenza” non è, per questo, meno responsabile delle proprie azioni. Levinas passa quindi a chiedersi, utilizzando la prima persona plurale e, con ciò, interrogando ciascuno di noi: “siamo abbastanza coscienti, desti”? siamo “abbastanza uomini”?

Cosimo Nicolini Coen 

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società        

Se il modernismo
è totalitario 

Quarantacinque anni fa, la rivista «Storia contemporanea», fondata e diretta da Renzo De Felice, pubblicò una nota di considerazioni sull'ideologia del fascismo. L'opinione allora dominante fra gli studiosi negava l'esistenza di una ideologia fascista. Tutt'al più si concedeva al fascismo un'ideologia abborracciata e rabberciata con scampoli di ideologie tradizionaliste e reazionarie. Invece, l'autore della nota sostenne che il fascismo non solo ebbe una propria ideologia, ma fu un'ideologia modernista, rivoluzionaria e totalitaria, espressione di un movimento politico nuovo, mosso da un ottimismo tragico e attivo alla conquista del futuro, con l'ambizione di dare inizio a una nuova epoca e costruire una nuova civiltà. Il fascismo, proseguiva la nota, animato dal «mito del futuro», mirava alla rigenerazione della nazione per creare un «uomo nuovo», entro le strutture dello Stato totalitario, dove la massa viveva in condizione di mobilitazione organizzata permanente.


Emilio Gentile, Il Sole 24 Ore Domenica,
24 febbraio 2019  


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società 

La malattia contagiosa

Sacrosanto il diffuso sentimento di indignazione suscitato dai nuovi focolai di antisemitismo che si stanno propagando dall'Est all'Ovest dell'Europa. Ma anche allarmante lo sconcerto che traspare dalle reazioni di Bruxelles e di alcune capitali importanti a simili manifestazioni di intolleranza. Di che cosa ci si sta sorprendendo? Del ritorno della svastica nelle piazze tedesche? Dei nuovi pogrom invocati per le vie di Varsavia? Delle croci uncinate nei cimiteri ebraici in Francia? Di qualche miserabile che rilancia la menzogna zarista dei Protocolli di Sion in Italia? Così tanti indizi sono la prova provata che ormai ci si trova di fronte a un fenomeno esteso e articolato. Che, dunque, non può essere considerato accidentale e tanto meno inaspettato perché le sue radici vanno cercate proprio nell'arrendevolezza con la quale le istituzioni dell'Unione - e con loro i governi più autorevoli - hanno assistito al progressivo allontanamento di alcuni Paesi e di larghe fasce delle pubbliche opinioni dai canoni storici della democrazia europea.

Massimo Riva, La Repubblica,
27 febbraio 2019


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