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14 Marzo 2019 - 7 Adar II 5779


alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di rav  Ephraim Mirvis e di Giorgio Berruto. Nella sezione pilpul una riflessione di Stefano Jesurum, Maria Teresa Milano, Sara Valentina Di Palma e Valentino Baldacci.
 
 
'Mussolini? Ha fatto cose buone'
Hanno suscitato più di una reazione le parole del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che ieri questo ha detto di Benito Mussolini (l’occasione è stata una intervista con il programma radiofonico La Zanzara): “Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla”. Questo, scrive La Stampa, “è il bignami pasticciato di Tajani, oggi vicepresidente di Forza Italia, un passato giovanile nel fronte monachico, che ieri in tanti hanno rievocato con gusto”.

Le mire di Hezbollah. Preoccupa l'attivismo del gruppo terroristico Hezbollah, di cui Israele ha svelato nelle scorse ore le ultime trame. “Una milizia locale – spiega La Stampa – armata e addestrata, pronta a ricevere razzi come quelli piazzati in Libano. È quanto sostiene l’Intelligence militare israeliana, che ha scoperto il cosiddetto Golan File, una operazione segreta della milizia sciita libanese”.

Ebrei in Polonia. Prosegue il viaggio europeo del Corriere in vista del voto di maggio. La puntata odierna è dedicata alla Polonia e alla vita dei suoi cittadini ebrei. “Gli ebrei sono tornati a essere polacchi. O i polacchi a cercare le loro origini ebraiche” si legge nell’approfondimento, che raccoglie diverse testimonianze. Un viaggio dal 1968, quando una comunità già devastata dalla Shoah diventò pressoché invisibile, fino agli anni Novanta, quando la terza generazione – si legge – “ha rotto il silenzio e l’oblio, e ora alleva la seguente nella consapevolezza della propria identità”.

L'inchiesta su Srebrenica. “Bosnia, un nuovo negazionismo?”. È la domanda che si pone Avvenire, parlando dell’iniziativa dei governanti serbi che in febbraio hanno istituito due commissioni “che sembrano funzionali a svalutare i crimini ormai certi verso i musulmani di Srebrenica nel 1995". A capo di entrambe due storici israeliani.

1948, la scritta cancellata. Incredibile inciampo per la squadra Decoro del Comune di Roma, che a caccia di slogan antisemiti sui muri cittadini ha per errore cancellato una storica scritta elettorale del 1948. Il Messaggero riporta la reazione del capo operaio: "Pensavamo fosse uno sfottò per la campagna elettorale, per le europee, una specie di presa in giro: vota Garibaldi! Sa quante ne cancelliamo di scritte politiche ogni giorno? Contro Salvini, contro Renzi, contro Di Maio. E chi se l’aspettava tutto questo chiasso, in fondo sempre un graffito è, pure se del dopoguerra, mica è un affresco, un’opera d’arte”.

Un libro su Einstein. In edicola con il Corriere la biografia che Vincenzo Barone ha dedicato ad Albert Einstein. “Centoquarant’anni fa nasceva il fisico a cui si deve la teoria della relatività. Non è accettabile – si legge – metterlo sotto accusa per l’avvento delle armi nucleari”.

Jewish Manga. Il Corriere del Veneto propone una visita a una mostra dedicata al rapporto tra identità ebraica e mondo dei manga che sarà inaugurata a breve a Venezia, al Museo ebraico. Autore dei disegni è Thomas Carlo Lay, “l’unico disegnatore occidentale a essere diventato mangaka in Giappone”.

Un ricordo di Finzi. Sul dorso genovese di Repubblica si rende omaggio a Vittorio Finzi, da poco scomparso all’età di 99 anni, ex dirigente delle Ferrovie dello Stato e docente universitario che fu amico di Primo Levi e protagonista della Resistenza.

"Meglio la diplomazia delle armi". Incalzata da un lettore, su 7 Lilli Gruber esprime l’auspicio che non si interrompa un canale negoziale con l’Iran. Dimenticandosi forse che la capitale di Israele è Gerusalemme, in un passaggio scrive: “Se Washington, Tel Aviv o Ryadh volessero fare una guerra preventiva dando per scontato che l’Iran sarà una potenza nucleare, sarebbe certamente allarmante. Meglio far parlare la diplomazia che le armi”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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