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29 Marzo 2019 - 22 Adar II 5779



Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di rav Alberto Sermoneta, di Gadi Luzzatto Voghera, Anna Segre, Francesco Moises Bassano.
 
 
Il futuro dell’istruzione italiana
Dall’aumento del numero chiuso per Medicina all’esame di maturità, fino alla sua partecipazione al controverso Congresso mondiale delle famiglie di Verona. Su Repubblica ampia intervista al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che, tra le altre cose parla dell’assenza della traccia di Storia alla Maturità: “veniva affrontato da pochi studenti. – afferma Bussetti – Ora, con la Storia presente in diversi titoli, lo affronteranno in molti e tutti gli studenti saranno costretti a studiarla. Aggiungere un’ora a settimana? Non si può ragionare su una sola disciplina, anche Storia dell’arte è sottostimata”. “Perché, ministro, va al Congresso di Verona? Ci scrivono: la scuola è laica per definizione, al Congresso si esporranno tesi antiscientifiche e omofobiche”, chiede il giornalista di Repubblica. “A Verona – la replica del ministro – non parlerò in nome della scuola. Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma se uno mi invita a partecipare a un convegno io accetto. Discuterò di come può essere migliorato il rapporto tra la scuola e la famiglia. Questo non significa sposare certe idee o discriminarne altre, potrei anche convincere qualcuno. Come Marco Bussetti ho una mia idea di famiglia e la tengo per me. La migliore situazione è quella dove i ragazzi si trovano bene e questo può avvenire anche in famiglie allargate. L’amore è amore e le persone vanno rispettate tutte”.

L’Iran, bersaglio israeliano in Siria. In un’intervista alla radio israeliana, il ministro degli esteri d’Israele Yisrael Katz è sembrato confermare che gli aerei da guerra israeliani abbiano colpito obiettivi militari iraniani fuori da Aleppo durante la notte scorsa. “Per quanto ne sa l’Iran, è Israele” che ha effettuato il bombardamento, mirando a un deposito di armi. Nell’attacco sono morti sette tra soldati iraniani e miliziani filo-iraniani, come scrive Avvenire, riportando anche la decisione del Consiglio di Sicurezza Onu di respingere la decisione americana di riconoscere la sovranità israeliana sul Golan.

Emirati arabi e l’apertura a Israele. “Con il senno di poi, quella araba di non avere rapporti con Israele fu una decisione molto sbagliata”, così il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, in un’intervista riportata dal  quotidiano di Abu Dhabi The National. Una frase inusuale che sembra aprire a un possibile dialogo, scrive La Stampa: “Il ragionamento del ministro emiratino è che se davvero si vogliono aiutare i palestinesi le relazioni tra arci-nemici devono mutare, perché decenni di silenzio hanno complicato la ricerca di una soluzione (tra i tanti piani dimenticati giace anche l’Iniziativa di pace araba del 2002)”.

Ricordando Artom. Parte questa mattina (ore 11.00) da Porta Nuova – lapide ai deportati, binario 17 – la marcia in memoria di Emanuele Artom, il giovane partigiano ebreo trucidato dai nazisti il 7 aprile 1944. Una manifestazione promossa dalle Comunità ebraiche di Torino, Vercelli e Casale Monferrato, dal Comune e Comunità di Sant’Egidio col patrocinio del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale. Dell’iniziativa parlano sui rispettivi dorsi torinesi, Repubblica e La Stampa.

Appello alla difesa della Costituzione. “Qualche mese fa, in un seminario internazionale, una giudice della Corte tedesca si è rivolta ai presenti: non lasciate sole le Corti Costituzionali in questo momento in Europa perché abbiamo cominciato ad adottare decisioni che incontrano il dissenso forte di chi è ostile agli immigrati, di chi è ostile ai diritti civili più avanzati. E ne adotteremo altre ancora, ha aggiunto quella giudice tedesca: per questo non possiamo essere lasciati soli”, l’appello di Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale italiana in un’intervista pubblicata dal Venerdì di Repubblica. Nell’intervista Amato sottolinea quanto la Shoah abbia inciso sulle carte costituzionali europee del dopoguerra nel sancire la tutela della dignità umana.

La Francia e l’antisemitismo islamista. Secondo Hamid Zanaz “I media, specie quelli gauchisti, trascurano la minaccia islamista e amplificano quella dell’estrema destra, che invece non ha firmato alcun Bataclan e difficilmente prenderà il potere”. Intervistato da La Stampa, lo scrittore algerino (autore di L’Europe face à l’invasion Islamique, une civilisation en péril, Editions de Paris) afferma: “non si vuole ammettere che, al netto di gruppi neo-nazisti e anti-sionisti di sinistra, il nuovo anti-semitismo è tutto islamista, i musulmani vengono cresciuti a odio verso gli ebrei. Ma attenzione, se la società francese ha degli anticorpi contro i nipotini di Jean Marie Le Pen non ne ha contro una religione assai meno addomesticabile del cristianesimo”.

Segnalibro. Sul Venerdì di Repubblica Paolo Rumiz parla del libro di Miljenko Jergović Ruta Tannenbaum, ispirato alla storia vera di Lea Deutsch, la ‘Shirley Temple di Jugoslavia’, che calcò giovanissima le scene del teatro croato negli anni Trenta e morì neanche sedicenne sul treno che la portava ad Auschwitz.

Firenze, scrittori raccontano Levi. “Primo Levi era e resta il più importante testimone della Shoah, ma è diventato testimone perché era un grandissimo scrittore, uno dei massimi autori di romanzi del secolo scorso”, lo ricorda su Repubblica Firenze Wlodek Goldkorn, tra i protagonisti della rassegna Scrittori raccontano scrittori in cui parlerà del grande contributo culturale e civile di Levi in qualità di voce della Memoria ma anche di raffinato narratore.

Giorgio Avigdor (1932-2019). È scomparso all’età di 87 anni il fotografo Giorgio Avigdor. “Per oltre sessant’anni ha fotografato il suo Piemonte, poi l’Italia e il mondo, osservando le vie delle città, i palazzi, i dettagli architettonici, scoprendo le trasformazioni urbanistiche e immortalando anche qualche volto della moda, come Valentino”, racconta oggi Corriere Torino, città dove era nato nel 1932 da una famiglia di origine ebraica – ricorda La Stampa – segnata duramente pochi anni dopo dal dramma della Shoah. Giorgio ebbe un’adolescenza inquieta tra Torino e Parigi, dove ‘fuggì’ inseguendo la passione, che non l’avrebbe mai lasciato, per la musica e la danza (le ritroveremo in futuro in molti suoi scatti). Tornato ‘a casa’ si laureò in architettura con Gabetti e scoprì con Mollino l’altro grande amore della sua vita, ossia la fotografia”. Oggi, al cimitero ebraico di Torino, i funerali.

Non si fa marketing con la Shoah. Fortemente criticato in Germania l’ultimo video della rockband Rammstein, in cui ci sono molti riferimenti ai campi di concentramento nazisti e al Terzo Reich. “Chi utilizza l’Olocausto per motivi di marketing agisce in modo spregevole e immorale. Al contrario sono molti artisti che nelle loro opere si confrontano in modo dignitoso con la Shoah”, afferma il presidente del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi, Josef Schuster (Repubblica).

Daniel Reichel twitter
@dreichelmoked
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